Scontro ai vertici della Lega
La sfida di Giorgetti: aperto
il congresso per un partito non sovranista (e in stile Ppe)
https://www.corriere.it/politica/21_...15bf71fa.shtml


Scontro ai vertici della Lega
La sfida di Giorgetti: aperto
il congresso per un partito non sovranista (e in stile Ppe)
https://www.corriere.it/politica/21_...15bf71fa.shtml


https://www.corriere.it/politica/21_...15bf71fa.shtml
Mi spiace ma inizio a pensare che Giorgetti sia una specie di quinta colonna berlusconiana che vuole affossare la Lega e portare il partito a tirare l'acqua al mulino della UE piu' becera
Giorgetti sbaglia sicuramente i tempi (tra tre giorni si vota!)
i modi
il modo di rivolgersi al suo segretario
e il suo modo di rifiutare il sovranismo, che non è il male assoluto
avanti di questo passo la Lega si spacca
che succede se poi la maggioranza non segue Giorgetti? va a Forza Italia? o i suoi oppositori vanno con la Meloni?
Vedere questa mancanza di coesione in un momento come questo fa male


Salvini hai fallito vattene a casa...basta con i negri..!
avanti con Berlusconi, Calenda, Renzi...!![]()
Non si è mai troppo vecchi per imparare, non si è mai troppo giovani per insegnare...il problema e' farsene una ragione....!!


@Dario, puoi unire questa discussione con questa?
Giorgetti sfida Salvini per il congresso e per un partito non sovranista e PPE




e quindi che vorresti dire, che la tua è piu ' esaustiva? Non direi


Dici che il caso Morisi, più che causato dagli avversari alle amministrative (che come dicevamo il CDX sta cercando di perdere), sia usato come leva per la lotta intestina alla Lega?
Socio Fondatore - Presidente in Carica - Alternativa Sociale - A.S. - "Rinnovare la Tradizione"




Mao Tse-tung "sono convinto che tutti gli uomini nascano buoni, e che pure l'ex Imperatore della Cina possa essere un buon comunista"[/B] @Scomunista Reloaded più incazzoso di prima!!


SALVINI-GIORGETTI: NE RESTERA’ SOLO UNO: SUL CASO MORISI INIZIA IL CONGRESSO DELLA LEGA – SALVINI E’ INCAZZATO NERO CON GIORGETTI PER UN ATTACCO CHE VIENE PARAGONATO ALLO STRAPPO DI FINI NEL PDL. IL MINISTRO VAGHEGGIA UN NUOVO PARTITO STACCATO DA LOGICHE SOVRANISTE E ANCORATO AL PPE. IL SUO OBIETTIVO E’ PALAZZO CHIGI CON DRAGHI AL QUIRINALE - TENSIONE ALLE STELLE ANCHE FRA "IL CAPITONE" E I GOVERNATORI DEL NORD: QUESTI ULTIMI SONO PRUDENTI SULLE NUOVE APERTURE, SALVINI INVECE...
Francesco Verderami per corriere.it
È iniziato il congresso della Lega. Giorgetti lo ha aperto prima ancora che si chiudessero le urne, scommettendo su una sconfitta del disegno salviniano alle Amministrative. Se dopo la tumultuosa avanzata alle Europee il voto dovesse consegnare al Carroccio un risultato sotto la soglia del 10% al Centro e al Sud, tramonterebbe infatti l’obiettivo di una forza a dimensione nazionale. Sarebbe un ritorno alla Lega Nord, il nervo scoperto di Salvini, che va su tutte le furie quando per errore viene citata la vecchia denominazione. Il «ritorno alle origini» che immagina Giorgetti non è però la riproposizione del passato, ma un nuovo partito sul modello della Csu bavarese, staccato dalle logiche sovraniste e ancorato al Ppe.
Ecco la sfida, che il «caso Morisi» ha amplificato perché l’inventore della «Bestia» era diventato la quintessenza del progetto salviniano, inviso da tempo a una larga parte del gruppo dirigente storico, che lo additava per un verso di aver cambiato il dna del partito e per l’altro di fomentare l’ostilità verso l’ala governista. La vicenda giudiziaria in queste ore sta alimentando i soliti sospetti nel Carroccio, ma il motivo del duello tra il segretario e il ministro dello Sviluppo economico era e resta politico.
Ce n’è la prova nelle ultime lamentazioni di Giorgetti, secondo cui l’impostazione di Salvini era sbagliata: dalle scelte dei candidati per le Amministrative alla battaglia ingaggiata sul green pass, fino all’inopportunità di attaccare in questa fase la titolare del Viminale. Atteggiamento che aveva indotto persino Berlusconi e i suoi amici di una vita a manifestare riservatamente solidarietà alla Lamorgese. L’insieme di queste mosse contravveniva di fatto all’accordo interno raggiunto dai due dopo l’ingresso nel gabinetto Draghi: quello cioè di procedere verso nuovi lidi a livello europeo in vista della scalata a Palazzo Chigi.
Così si è arrivati al punto di non ritorno. E il «no» di Giorgetti a Berlusconi per il Quirinale è parte del disegno, perché mira a far saltare la federazione di centrodestra a cui aspira Salvini, indicando invece a un pezzo di Forza Italia la strada per un’aggregazione dell’area moderata insieme ai centristi, a Renzi e a Calenda, citato non a caso per la corsa al Campidoglio. In questo scontro tutto interno al Carroccio giocano un ruolo anche i potenti presidenti di Regione, che nei giorni del braccio di ferro sul green pass avevano sottolineato come la linea della Lega fosse «la linea dei governatori».
Il voto delle Amministrative sarà uno spartiacque e Salvini già si prepara a resistere sostenendo che i candidati del centrodestra «andranno tutti al ballottaggio». La chiusura della campagna elettorale insieme a Meloni e Tajani a Milano e Roma è un modo per blindarsi e per blindare la coalizione. Gli alleati del segretario leghista attaccano Giorgetti per aver rotto il patto di lealtà a pochi giorni dal voto: «Chi si fiderà più di uno come lui?». È chiaro che il ministro non può più tornare indietro: peraltro la citazione di Bossi nell’intervista alla Stampa è l’affondo più duro verso Salvini, siccome evoca la capacità politica del Senatùr di sapersi muovere nel Palazzo nonostante avesse meno consensi nel Paese.
Il congresso della Lega è cominciato. E stavolta Salvini potrebbe avere come alleati anche i suoi rivali. Perché la mossa di Giorgetti, se riuscisse, cambierebbe la geografia politica nazionale, rianimerebbe lo spazio centrista che oggi è deserto, e minaccerebbe il disegno di Pd e Conte. Coincidenza vuole che il capo del Carroccio e pezzi autorevoli della dirigenza dem usino gli stessi termini per esorcizzare l’eventualità: «È roba da salotti». Salvini si limita a citare «il salotto di Calenda», i democratici si spingono a parlare di «salotti istituzionali». Così membri della segreteria dem iniziano a teorizzare che per far terra bruciata «forse sarebbe meglio votare Draghi al Colle e andare subito alle urne». E quel 60% di peones che non tornerebbe più in Parlamento, chi lo avvisa?
https://www.dagospia.com/rubrica-3/p...zia-284277.htm