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Discussione: Ai piedi del Trono vuoto

  1. #31
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    Predefinito Re: Ai piedi del Trono vuoto

    [AI PIEDI DEL TRONO VUOTO] Padre Cekada a colloquio con Pio XII sulla riforma della Settimana santa

    Questa rubrica di Radio Spada, agile collezione di appunti sparsi, schegge e notarelle epigrammatiche, non nasce senza una pretesa che, nel suo piccolissimo – per non dire infimo –, ha del rivoluzionario. Per la prima volta, infatti, due laici, con toni volutamente leggeri, senza alcuna pretesa d’esaustività, consegnano ai lettori una sorta di autodiagnosi del cosiddetto mondo “sedevacantista” italiano. Lo fanno, si diceva, con quel poco di acume che Dio ha avuto la benevolenza di donare loro, consapevoli che in tempi ferrigni come quelli in cui stiamo vivendo, ormai privati di tutto, persino della dignità, l’autoironia è forse l’unica cosa che rimane: non ridarà la speranza, non risolleverà i cuori, ma almeno – si spera – strapperà un sorriso e, chissà, magari toglierà un po’ di polvere dalle menti appassite. A tal proposito è bene precisare che non è intenzione degli autori offendere nessuno. Saranno elencati numerosi limiti di un mondo marginale, angusto, a tratti persino fetido, ma un mondo a cui loro sentono irrevocabilmente d’appartenere. Ci potranno essere persino sferzate indelicate. Nel qual caso saranno date con la medesima asprezza di quelle che pure loro meriterebbero. Ogni difetto evidenziato è quindi anche e soprattutto loro, anzi, forse loro stessi sono il peggio che questo piccolo mondo antico abbia mai prodotto. Non è falsa modestia: in tempi di mediocrità diffusa come quelli in cui viviamo, essere pessimi è pur sempre un segno di distinzione [RS].



    di Luca Fumagalli e Piergiorgio Seveso

    Certamente l’apologetica cattolico-integrale oggi, grazie alle moderne tecnologie e ai social networks (dall’ormai antico Facebook all’agile Instagram), può essere più rapida, efficace ed immediata. Le prediche un tempo confinate all’ascolto di pochi, talvolta assonnati o infreddoliti, possono essere fruite da tutti e a tutte le latitudini, così come le conferenze, le interviste, le repliche polemiche a stretto giro di posta. Tutto si è fatto facile, liquido e scorrevole sulle nostre pagine. Se un tempo per dirimere annose dispute bisogna attendere (in qualche caso con bramosia) rivistine o opuscoli stampati su due piedi e senza troppa cura estetica, oggi basta un click e possiamo vedere in faccia gli interlocutori o i maestri, le loro espressioni facciali, il tremolio degli zigomi, la voce forte o querula, gli accentuazioni e le pause nei discorsi. Tutto è dato e spesso non si coglie la meraviglia di un così notevole progresso. D’altro canto, pur in questo clima di grande innovazione, molto spesso tutto segue dei abituali cliques, dei ritmi codificati da sperimentate consuetudini e rafforzati dal consenso di un pubblico abituato e abitudinario.

    In altri casi invece il lampo di genialità fa vivere dei percorsi apologetici nuovi o difficilmente messi in cantiere: pubblici confronti, riduzioni teatrali dei principali temi di attualità e di decomposizione ecclesiale (come abbiamo fatto noi stessi nel 2016 alla festa di Radio Spada di Reggio) oppure video come quello che vi presentiamo oggi in questa rubrica. Il noto padre Cekada, sedevacantista americano di lunghissima data, volgarizza il delicato tema del riforme liturgiche dei primi anni Cinquanta, ispirate da Annibale Bugnini e generalmente rifiutate dalla maggior parte del mondo sedevacantista, anche se realizzate durante il regno assediato ma ancora felice di Papa Pio XII.

    Con un video folgorante, surreale ed ironico, in pieno stile situazionista e a tratti dadaista, padre Cekada viene trasportato da un’improbabile macchina del tempo al cospetto del Pastor Angelicus e inizia con lui un incalzante colloquio sulla bontà o dannosità di quelle riforme. Il risultato è esilarante e al contempo dal forte impatto apologetico. Prima di riprendere le consuete puntate di questa quanto mai necessaria rubrica, ci prendiamo un pausa per goderci insieme la visione di questo video esemplare, per stile ancor prima che per contenuti.



    Fonte: https://www.radiospada.org/2019/10/a...ttimana-santa/

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  2. #32
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    Predefinito Re: Ai piedi del Trono vuoto

    [ANTONIO DIANO 08.08.1955 - 18.11.2019]

    Ci giunge inattesa e mestissima la notizia della morte improvvisa di Antonio Diano, ricercatore e studioso veneto, storico, politologo, scrittore di teologia, apologeta e polemista. Cattolico romano integrale, sedevacantista appassionato da molti anni, la sua amicizia con Radio Spada durava dalla sua fondazione ed era stata coronata nel 2018 dalla pubblicazione di "Cattolico in trincea. Fragmenta collecta", una specie di summa del suo pensiero, quasi un lascito testamentario per le giovani generazioni. La morte è giunta crudele a spezzare la sua penna ancora feconda ed operosa ad maiorem Dei gloriam. Il Presidente, il Consiglio direttivo, i redattori di Radio Spada affidano alle vostre preci e ai vostri suffragi il riposo dell'anima sua. Requiescat in pace.
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  3. #33
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    Predefinito Re: Ai piedi del Trono vuoto

    [RADIO SPADA] Antonio Diano: in memoriam



    di Piergiorgio Seveso, Presidente SQE di Radio Spada

    Nella mia vita ho visto morire molti che, come me, hanno scelto la lotta antimodernista e, a vario titolo, in modo più o meno convinto o efficace, il cattolicesimo romano integrale opposto all’attuale deriva ecclesiale. Non certo ho visto, per evidenti limiti anagrafici, la prima generazione di coloro che presero consapevolezza della crisi ma certamente della seconda generazione molti visi e molte storie mi passano davanti agli occhi. Di tutti conservo preziosa memoria.

    Dico sempre che un cattolico romano che voglia esser tale porta su di sé oggi tutto il dolore del mondo, sconvolto dall’errore, angustiato dalle eresie, privo della guida sicura delle chiavi del Sommo Gerarca. Lo può fare con equilibrio, a volte persino con leggerezza e con brio ma questa segreta pena (agli occhi dei più, ora ignari ora nemici) la porta sempre nel cuore. Anche Antonio Diano era così.

    Il professor Diano (l’ho sempre chiamato così sia a voce che per iscritto e lo faccio anche ora) ci ha lasciato in questi giorni per abbandonare le meschinità di questo mondo caduco e raggiungere il porto sicuro del Cielo, dove speriamo e preghiamo possa aver trovato la giusta mercede per aver tanto assiduamente lavorato nell’orto della Chiesa. Speriamo anche abbia potuto ritrovare quegli spiriti magni che l’hanno preceduto nei celesti comprensori: Papi, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, tra tutti padre Guerard des Lauriers.

    Un “tradizionalista” quando muore, è spesso più solo degli altri, umanamente parlando: riceve (se va bene) un funerale cattolico, sepolto tra l’incomprensione di molti e l’ingratitudine di altri.

    Il professor Diano ha però lasciato in tanti il ricordo della sua polemica bonomia, della sua affabilità profonda e priva di orpelli, della sua forte e invidiabile preparazione culturale: anche quando esprimeva con forza le sue posizioni di un sedevacantismo netto ed irrevocabile, anche quando bollava a fuoco (e spesso a ragione) gli errori e le distonie del mondo tradizionalista e integrista di vicini e lontani, si sentiva in lui l’affettuosa e attenta dedizione per i suoi interlocutori, l’assoluta mancanza di considerazione di sé, la consapevolezza delle sue personali mancanze e l’essersi fatto “servo della Verità” senza rispetti umani ma anche senza personalismi.

    Non vorrei però che pensaste stia scrivendo un melenso “coccodrillo” all’insegna del “de mortuis nihil nisi bonum”: so intingere se serve il lirismo nel fiele.

    C’è però una cosa ulteriore di Antonio Diano che ricorderò sempre: l’alto concetto che aveva dell’amicizia tra gentiluomini e la profonda (e largamente immeritata) stima che nutriva nei miei riguardi. Sono state quell’amicizia e quella stima a far sì che ci consegnasse, con fiducia, la piccola “summa” del suo pensiero che si è poi concretizzata nel suo libro “Cattolico in trincea – Fragmenta collecta”.

    Tutto (e sottolineo tutto) gli avrebbe sconsigliato di farlo: rapporti personali, legami ecclesiali, iniquità di tempi e di uomini, le sue stesse posizioni nei nostri riguardi più di una volta distanti e molto critiche.

    Eppure l’ha fatto ed il suo nome ora è anche (tra le altre sue meritevoli cose) legato indissolubilmente a quello di Radio Spada. Un libro, come un diamante, è per sempre e quando tra anni e anni (speriamo quando saremo nell’Alba di tutto di bensoniana memoria) si scriverà la storia di questi tormentati e terribili decenni anche questo sarà ricordato.

    Il Professor Diano mi aveva scritto una volta, nei nostri epistolari telematici, mentre trattavamo dei nostri rapporti personali : Amicus Plato sed magis amica Veritas” ma Platone rimane comunque amico.

    Era davvero così.

    Non avevamo spesso punti di vista comuni: lui convinto assertore di una visione fascista della politica (conciliata e conciliabile storicamente) con il cattolicesimo, io localista antiunitario, reazionario tra Ottocento e Ventunesimo secolo. Lui sedevacantista simpliciter, netto nel condannare la non cattolicità assoluta della “chiesa conciliare”, io guerardiano e tesista sempre pronto però a contrastare le Erinni di un integrismo da melodramma, da dopolavoro ferroviario di beghine e begardi o da pub di tatuati.

    Lui invocava la pace, l’unità nel “nostro mondo”: testimone (straziato e amareggiato) di tante liti che spesso lo coinvolgevano, agognava le ricomposizioni nella Verità e nella Carità ma io non riuscivo a dargli completamente ragione, un po’ per realismo, un po’ per la drammatica consapevolezza della dispersione delle pecore, di tutte le pecore, una volta percosso il Pastore.

    E non riesco nemmeno ora: mi perdonerà, professor Diano, se scelgo di combattere anche oggi e sempre, per “vicoli e cunicoli”, guerre asimmetriche a trecentosessanta gradi.

    Da ultimo, spesso si scusava, con il consueto garbo, per continuare ad intervenire su tutte le piattaforme virtuali per correggere errori, marchiane sviste, esiziali imprecisioni presenti anche nel (nostro) mondo ed era affranto dal colossale analfabetismo religioso che lo opprimeva e lo assediava. Lui, il “grillo parlante” contro i pinocchi del tradizionalismo, sembrava lasciarsi andare ma poi si rialzava con una risata a tutta voce e una battuta salace. Voglio ricordarlo così.

    Sono convinto che le difficoltà di questo genere sono disseminate dal nemico che spera così di farci desistere, e/o di impedire conversioni fruttuose, ma non s’illuda. Ci si può ogni tanto riposare, ma poi si riprende la buona battaglia. Saremo sempre al nostro posto, demonio maledetto, non illuderti! Con l’aiuto indispensabile della Grazia. (Antonio Diano)

    Arrivederci, Professore!

    Fonte: https://www.radiospada.org/2019/12/r...o-in-memoriam/

  4. #34
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    Predefinito Re: Ai piedi del Trono vuoto

    [RADIO SPADA] Antonio Diano: in memoriam



    di Piergiorgio Seveso, Presidente SQE di Radio Spada

    Nella mia vita ho visto morire molti che, come me, hanno scelto la lotta antimodernista e, a vario titolo, in modo più o meno convinto o efficace, il cattolicesimo romano integrale opposto all’attuale deriva ecclesiale. Non certo ho visto, per evidenti limiti anagrafici, la prima generazione di coloro che presero consapevolezza della crisi ma certamente della seconda generazione molti visi e molte storie mi passano davanti agli occhi. Di tutti conservo preziosa memoria.

    Dico sempre che un cattolico romano che voglia esser tale porta su di sé oggi tutto il dolore del mondo, sconvolto dall’errore, angustiato dalle eresie, privo della guida sicura delle chiavi del Sommo Gerarca. Lo può fare con equilibrio, a volte persino con leggerezza e con brio ma questa segreta pena (agli occhi dei più, ora ignari ora nemici) la porta sempre nel cuore. Anche Antonio Diano era così.

    Il professor Diano (l’ho sempre chiamato così sia a voce che per iscritto e lo faccio anche ora) ci ha lasciato in questi giorni per abbandonare le meschinità di questo mondo caduco e raggiungere il porto sicuro del Cielo, dove speriamo e preghiamo possa aver trovato la giusta mercede per aver tanto assiduamente lavorato nell’orto della Chiesa. Speriamo anche abbia potuto ritrovare quegli spiriti magni che l’hanno preceduto nei celesti comprensori: Papi, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, tra tutti padre Guerard des Lauriers.

    Un “tradizionalista” quando muore, è spesso più solo degli altri, umanamente parlando: riceve (se va bene) un funerale cattolico, sepolto tra l’incomprensione di molti e l’ingratitudine di altri.

    Il professor Diano ha però lasciato in tanti il ricordo della sua polemica bonomia, della sua affabilità profonda e priva di orpelli, della sua forte e invidiabile preparazione culturale: anche quando esprimeva con forza le sue posizioni di un sedevacantismo netto ed irrevocabile, anche quando bollava a fuoco (e spesso a ragione) gli errori e le distonie del mondo tradizionalista e integrista di vicini e lontani, si sentiva in lui l’affettuosa e attenta dedizione per i suoi interlocutori, l’assoluta mancanza di considerazione di sé, la consapevolezza delle sue personali mancanze e l’essersi fatto “servo della Verità” senza rispetti umani ma anche senza personalismi.

    Non vorrei però che pensaste stia scrivendo un melenso “coccodrillo” all’insegna del “de mortuis nihil nisi bonum”: so intingere se serve il lirismo nel fiele.

    C’è però una cosa ulteriore di Antonio Diano che ricorderò sempre: l’alto concetto che aveva dell’amicizia tra gentiluomini e la profonda (e largamente immeritata) stima che nutriva nei miei riguardi. Sono state quell’amicizia e quella stima a far sì che ci consegnasse, con fiducia, la piccola “summa” del suo pensiero che si è poi concretizzata nel suo libro “Cattolico in trincea – Fragmenta collecta”.

    Tutto (e sottolineo tutto) gli avrebbe sconsigliato di farlo: rapporti personali, legami ecclesiali, iniquità di tempi e di uomini, le sue stesse posizioni nei nostri riguardi più di una volta distanti e molto critiche.

    Eppure l’ha fatto ed il suo nome ora è anche (tra le altre sue meritevoli cose) legato indissolubilmente a quello di Radio Spada. Un libro, come un diamante, è per sempre e quando tra anni e anni (speriamo quando saremo nell’Alba di tutto di bensoniana memoria) si scriverà la storia di questi tormentati e terribili decenni anche questo sarà ricordato.

    Il Professor Diano mi aveva scritto una volta, nei nostri epistolari telematici, mentre trattavamo dei nostri rapporti personali : Amicus Plato sed magis amica Veritas” ma Platone rimane comunque amico.

    Era davvero così.

    Non avevamo spesso punti di vista comuni: lui convinto assertore di una visione fascista della politica (conciliata e conciliabile storicamente) con il cattolicesimo, io localista antiunitario, reazionario tra Ottocento e Ventunesimo secolo. Lui sedevacantista simpliciter, netto nel condannare la non cattolicità assoluta della “chiesa conciliare”, io guerardiano e tesista sempre pronto però a contrastare le Erinni di un integrismo da melodramma, da dopolavoro ferroviario di beghine e begardi o da pub di tatuati.

    Lui invocava la pace, l’unità nel “nostro mondo”: testimone (straziato e amareggiato) di tante liti che spesso lo coinvolgevano, agognava le ricomposizioni nella Verità e nella Carità ma io non riuscivo a dargli completamente ragione, un po’ per realismo, un po’ per la drammatica consapevolezza della dispersione delle pecore, di tutte le pecore, una volta percosso il Pastore.

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    Da ultimo, spesso si scusava, con il consueto garbo, per continuare ad intervenire su tutte le piattaforme virtuali per correggere errori, marchiane sviste, esiziali imprecisioni presenti anche nel (nostro) mondo ed era affranto dal colossale analfabetismo religioso che lo opprimeva e lo assediava. Lui, il “grillo parlante” contro i pinocchi del tradizionalismo, sembrava lasciarsi andare ma poi si rialzava con una risata a tutta voce e una battuta salace. Voglio ricordarlo così.

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