da Immigrazione, «permessi di soggiorno in nome di Dio» - l'Unità.it
Immigrazione, «permessi di soggiorno in nome di Dio»
di Roberto Monteforte
«Permessi di soggiorno. In nome di Dio». Sarà così in tutta Italia il prossimo 20 giugno. Data importante e non casuale: è la Giornata mondiale per il Rifugiato. Si mobilitano contro «il pacchetto sicurezza» le associazioni cattoliche e non solo, i movimenti, i singoli, i missionari, istituzioni pubbliche, enti locali e molte realtà impegnate nel sociale sul terreno difficile dell'immigrazione.
Da apri pista vi sono i padri comboniani di Castelvolturno che con i padri «Sacramentini» di Caserta, l'associazione «Beati costruttori di Pace» e le riviste missionarie, sono in prima fila nella denuncia delle scelte discriminatorie e xenofobe contro i migranti. «L'iniziativa però - lo assicura padre Giorgio Poletti, tra gli organizzatori - è a rete. Non vi sono primogeniture. Siamo aperti al contributo di tutti. Ciascuno modulerà l'iniziativa secondo le situazioni e gli interessi particolari presenti sul proprio territorio».
La «rete» si muove. Si stanno raccogliendo le adesioni e arrivano le prime disponibilità da Venezia, Rovigo, Modena, Firenze, Bologna, Genova, Verona, Vicenza, Caserta per l'appuntamento del prossimo 20 giugno. Saranno diverse le motivazioni che spingeranno gli organizzatori a consegnare «il permesso di soggiorno» - quasi identico a quello "ufficiale" rilasciato dal
Ministero dell'Interno - a chi è considerato irregolare. Porterà la dicitura «Ministero del Cielo». Ma la motivazione è comune. «Con questa azione vogliamo dire il nostro no alle attuali politiche sull'immigrazione - spiega padre Giorgio -. È questa un'azione che parte dal diritto di ogni persona ad esistere, ad essere rispettata nella sua umanità, nella sua ricerca di vita democratica e libertà. Il diritto a costruire un futuro per se e per i propri figli. Oggi questo mondo chiede, e noi che ci consideriamo colti e civilizzati siamo chiamati a rispondere, di rispettare quei valori che da anni proclamiamo».
Il padre missionario invita tutti i gruppi a «contattare» le autorità locali, a cercare un confronto. La macchina organizzativa è partita.
«L'entusiasmo e l'adesione trovata è uno stimolo a realizzare questa manifestazione come momento di presa di posizione decisa contro le disposizioni governative espresse nel pacchetto sicurezza. È l'inizio di un lavoro di ricerca e di confronto a tutti i livelli dove tutti noi, associazioni e movimenti, siamo coinvolti e impegnati collettivamente».
Alla domanda sul perché questa manifestazione «In nome di Dio», il padre missionario risponde. «Riteniamo che in una società come la nostra frazionata, divisa in molti modi in cui il nome di Dio viene usato in mille modi, spesso per interessi politici ed economici, noi crediamo che Dio stia dalla parte dei più deboli e indifesi». Di sicuro vi è che di motivi per protestare il «pacchetto sicurezza» ne offre molti.
22 maggio 2009




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