Storie «Il Dio Thoth» di Massimo Fini ripropone in forma di racconto alcuni temi particolarmente cari al giornalista
Nessuna verità nella società della Grande Mousse dove aleggiano i fantasmi di Orwell e Bradbury
Ispirazioni Una favola morale su informazione e potere, tra le suggestioni dei «classici»

I l romanzo di un' ossessione. Anzi, molte ossessioni che diventano romanzo. L' ultimo libro di Massimo Fini (Il Dio Thoth, Marsilio, pp. 188, 15) ripropone sotto forma di racconto tutto ciò che il polemista e giornalista detesta e che ha attaccato in anni e anni di paradossali quanto godibili saggi al curaro, da La Ragione aveva torto? al Manifesto dell' Antimodernità: un progresso disumanizzante che ci allontana dalle nostre radici naturali, una politica fintamente democratica che spoglia di ogni diritto chi non fa parte dell' élite al potere, un insieme di (dis)valori che attraverso il «politicamente corretto» e la corsa al consumismo ci priva di capacità di giudizio e di libero arbitrio, un' informazione sempre più asservita e distaccata dalla realtà che vorrebbe raccontare, la mancanza di coraggio e il conformismo elevati a sistema di vita. La storia è ambientata in una megalopoli di un ipotetico Occidente, impegnato in una guerra virtuale con l' Oriente, dominata da un edificio gigantesco che è la sede di Tele World, un grande gruppo mediatico. Sulla cima dell' immenso palazzo, visibile da ogni punto della città, ruota incessantemente lo slogan (e il comandamento) della società: «La notizia è il fatto / Il fatto è la notizia». Il protagonista è il mite Matteo, integrato ma con qualche dubbio e qualche intimo ribellismo, che lavora anche lui nel sistema dell' informazione, come del resto fanno quasi tutti. Riscrive notizie che gli arrivano da altri media, che lui non verifica e che si limita a riproporre, in un ciclo continuo apparentemente senza scopo (in realtà lo scopo è il controllo del pensiero anche nelle sue manifestazioni più minute, dal modo di vestirsi a dove passare le vacanze). Periodicamente giornalisti e impiegati si riuniscono e ascoltano in video le parole benevole e rassicuranti della Grande Mousse, un maturo e levigato capo supremo che distilla loro la sua filosofia di vita, la meraviglia di una società senza conflitti. A poco a poco Matteo si accorge che qualcosa non va: assiste a misteriosi omicidi di cui non trova traccia sui media, scopre che tutto ciò che crede reale, dalle corse di cavalli ai grandi processi, in realtà non esiste e viene ricreato facendo ricorso ad attori e comparse oppure semplicemente ripescando, remixando e ripulendo immagini e parole di decenni prima conservati in un immenso cervello elettronico. Alla fine tenterà di ribellarsi ma non ce la farà, il sistema avrà la meglio. Ma lo stesso sistema gli sopravvivrà di poco: un banale black-out del supercomputer lo distruggerà. E sulla Terra tornata alla barbarie preistorica un fabbricante di vasi, il Thoth del titolo, frugando tra i resti della civiltà distrutta, riscoprirà il potere della scrittura e della parola. Non è difficile ritrovare in questo romanzo più che una suggestione di capolavori come 1984 di George Orwell o Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, fino a Notturno di Isaac Asimov. Forse è qui il problema: l' idea di confrontarsi con simili esempi è come se avesse messo le pastoie a Massimo Fini, la cui scrittura, tanto brillante e sciolta nei pamphlet, è qui timida e trattenuta. Si fa fatica a ritrovare la graffiante aggressività che è costata al suo autore perfino la censura in Rai ai tempi di Cyrano. Forse le favole, anche le favole morali, non sono (ancora) il suo pane. Paolo Rastelli

Rastelli Paolo

Nessuna verità nella società della Grande Mousse dove aleggiano i fantasmi di Orwell e Bradbury