Afghanistan: “La Costituzione me lo vieta? Abolite la Costituzione!”

“Il racconto dell’orgoglio dello schiavo, della tomba e della dignità:
non di una farfalla e una candela, ma la storia di una farfalla e una stella”.
Khan Abdul Ghani Khan, poeta afghano
In Afghanistan, ci sono i combattenti della resistenza afghana, che appartengono a molte realtà diverse. L’antichissimo trucco dei media, da noi, consiste nel dare loro un nome unico e bizzarro, quello di talebani. Che anche i cosiddetti taliban sono molto cambiati, rispetto a dieci anni fa.
Io non so come si possa sopravvivere senza arrendersi, per nove anni, quando hai di fronte la più grande potenza che la storia abbia finora prodott0, assieme ai suoi alleati. Senza avere alcun luogo sicuro in tutto il mondo su cui contare, senza ospedali in cui curare i propri feriti, tra neve e sabbia, senza colonne di camion che portino benzina e cibo preconfezionato.
Non lo so. Evidentemente, gli esseri umani sono a volte capaci di cose straordinarie e questo fatto è, a modo suo, confortante.


Un giorno qualunque nella vita di un afghano

The Hunting of the Snark, è un’opera intraducibile di Lewis Carroll che descrive la suprema impresa imperiale, quella che le riassume tutte – la caccia allo Snark, creatura indefinita per eccellenza. Una caccia che richiede una surreale varietà di mezzi:
“You may seek it with thimbles–and seek it with care;
You may hunt it with forks and hope;
You may threaten its life with a railway-share;
You may charm it with smiles and soap–“[1]
Ai combattenti della resistenza afghana, si dà la caccia with thimbles and care, with smiles and soap, e in ogni parte del mondo, come può testimoniare un mio amico afghano – peraltro marxista – quando viaggia in Italia: lo fermano per la faccia da zingaro e poi lo trattengono per il suo passaporto, tre, quattro volte ogni giorno. E a sentire i giornali, gli afghani dovrebbero i nostri alleati.
‘But oh, beamish nephew, beware of the day,
If your Snark be a Boojum! For then
You will softly and suddenly vanish away,
And never be met with again!’ [2]
Ho conosciuto diversi militari di professione, e li rispetto abbastanza da non considerarli vittime. Hanno scelto il mestiere più rischioso noto all’uomo,e ogni tanto qualcuno ci muore. Non lo ritengo un mestiere criminale – chi lo dice, non ha idea di come siano gli altri mestieri – a patto che si assumano le responsabilità personali. Non quelle storiche: non chiedo certamente a giovani militari di capire abbastanza anche da scegliere la parte giusta.
Luca Cornacchia è il militare italiano sopravvissuto a un incidente di lavoro ieri in Afghanistan. E’ interessante il ritratto che ne fanno i media:
“AFGHANISTAN: PAGINA FACEBOOK FERITO, MI SONO ROTTO STARE QUI MESSAGGIO POSTATO SEI GIORNI FA, FAN VASCO ROSSI E CHE GUEVARA (ANSA) – L’AQUILA, 9 OTT – «Mi sono rotto di stare qua in Aghanistan, non si capisce nulla». Il messaggio, datato il 3 ottobre scorso è l’ultimo che appare nella bacheca di Luca Cornacchia, il militare abruzzese ferito stamani nell’attentato nella zona di Farah, dove hanno perso la vita quattro militari italiani. Una pagina in cui, attraverso articoli foto e canzoni, Cornacchia racconta la vita in Afghanistan e il contributo alla vita di tutti i giorni. Di qui, tra una video di Carmen Consoli condiviso e una canzone di Vasco Rossi, spicca la foto di un soldato che dà la mano a un bambino del posto, con lo slogan «non importa quando doniamo ma quanto amore mettiamo in quello che doniamo». C’è anche spazio a un messaggio di speranza, «tranquilli cuccioli vi riporto tutti a casa…», scrive agli amici a casa parlando dei suoi commilitoni, tra i commenti di un video in cui scorrono le immagini dei soldati statunitensi che riabbracciano le proprie famiglie. E poi rivolto alla moglie, Monica, scrive, «amore sei la mia vita…». Come foto del profilo ha scelto l’immagine di Ernesto Che Guevara. (ANSA). Y3M-PRO 09-OTT-10 135
Questo è un ritratto dell’immagine esteriore, l’unica cosa, per fortuna, che un giornalista è in grado di percepire. Forse Luca Cornacchia è anche altro, ma non lo scrive, perché deve apparire normale e buono e come tale insipido. Può darsi poi che Luca Cornacchia possieda un mondo proprio, che nessun giornalista è in grado di inquinare: magari la notte, dipinge sogni degni di Tarkovski.
Ma certo, l’immagine esteriore è del vuoto assoluto e dell’anonimato, che assorbe in sé anche Che Guevara:
“Un giorno, per esempio, ci capita di prestare attenzione al silenzio collettivo di un vagone del metrò. Ed ecco che, dietro la finta condivisione, ci sentiamo invadere da un brivido di fondo, da un terrore primario, aperto a ogni sospetto”.[3]
Luca Cornacchia è visibile e privo di interesse; mentre nessuna macchina mediatica fruga nella strana pienezza delle esistenze dei combattenti della resistenza afghana. Anche gli insulti – pazzi, fanatici, mostri – non fanno che rendere più impenetrabile il mistero.
Il morto in guerra si può ancora spacciare per eroe. Anzi, supremo esempio di presunzione di essere a casa nostra pure in casa di altri, la Procura di Roma ha aperto ufficialmente un’inchiesta (grazie, Saigon 2K):
“Attentato con finalità di terrorismo. Per questa ipotesi di reato la Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’inchiesta in relazione all’attacco subito questa mattina dai militari italiani a est di Farah, in Afghanistan. Gli accertamenti sono stati avviati dai pm, Francesco Scavo e Giancarlo Amato. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto, Pietro Saviotti, responsabile del pool antiterrorismo. Nelle prossime ore saranno affidate le consulenze tecniche del caso e le deleghe investigative ai carabinieri del Ros ed agli uomini della Digos della Polizia.”
Ma oltre ai 34 italiani morti in Afghanistan, c’è qualcosa di ben più significativo, di cui politici e media eviteranno sempre di parlare:
“Uno studio della Rand Corporation, nel 2008, stimò che il numero totale di membri delle forze armate statunitensi che avevano servito in Iraq e in Afghanistan e che erano tornati affetti da PTSD [disordine da stress post-traumatico], trauma cranio-encefalico (TBI), o per i quali “era suonata la campana“, per usare la terminologia adoperata nel dipartimento E7 al Centro Medico della Marina a Bethesda,Maryland, vicino a Washington, avesse superato la cifra di 320,000. Oggi si pensa che si avvicini a 350,000.”
I Tremonti ci sono anche negli Stati Uniti, dove si spingono i veterani a firmare una dichiarazione che indichi che erano affetti da un preesistente “disturbo della personalità“, risparmiando così i soldi che l’esercito dovrebbe versare loro.
I combattenti della resistenza, invece, i loro incubi se li tengono.
Il terzo attore dell’Afghanistan, per oggi, non possiede né la realtà del mujahid afghano, né quelle vie di fuga verso la realtà che ha comunque Luca Cornacchia – quel Che Guevara, o magari anche semplicemente l’amore per la moglie, sono comunque indizio di vita sotto la brace.
Il terzo attore è il Mandante, uno dei tanti mandanti. Per oggi, questo ruolo è assunto da Giancarlo Lehner, deputato del PdL e fondatore di qualcosa si chiama, non invento nulla, “Nuova ForzaItalia for President“.
Lehner ci dà un esempio grafico della supponenza imperiale, di quella certezza di poter ficcare la propria pancia dentro il mondo tipica di chi é chi è Occidentale nell’anima:
“AFGHANISTAN: LEHNER (PDL), LA MEGLIO GIOVENTÙ MUORE DI COSTITUZIONE = IPOCRITA ART. 11 SU RIPUDIO GUERRA CHE IMPEDISCE AZIONI PREVENTIVE Roma, 9 ott. – (Adnkronos) – «Onore ai nuovi quattro caduti in Afghanistan. Madri, vedove ed orfani si chiedono perchè la chiamano missione di pace, essendo,in realtà, guerra, guerra unilateralmente bestiale, da parte talebana.”
Cioè, alcuni italiani – figli/mariti/padri – stavano attraversando il Helmand per andare a vedere la partita Juve-Lazio, quando un gruppo di “talebani” li ha “bestialmente aggrediti“.
Prosegue Lehner:
“Da rappresentante del popolo, denuncio che tutti i nostri caduti sono vittime, in primo luogo, dell’art. 11. L’Italia, infatti, ripudiando la guerra, impedisce ai nostri soldati incisive azioni militari preventive contro i terroristi. Grazie a regole ipocrite, la meglio gioventù italiana continua a morire di Costituzione». Lo dichiara Giancarlo Lehner (Pdl). (Pol/Pn/Adnkronos) 09-OTT-10 13:41
Io voglio sparare liberamente su gente a migliaia di chilometri da casa, in maniera “preventiva“, cioè prima che qualcuno ti abbia fatto qualcosa.
La Costituzione me lo vieta? Abolite la Costituzione!

Note:
[1] “Cercatelo con ditali, Cercatelo con attenzione;
Dategli la caccia con forchette e speranza;
Minacciatelo con un’azione delle ferrovie;
Incantatelo con sorrisi e sapone”
nel tentativo di traduzione di Romana Zacchi e Massimiliano Morini. Riguardo alle traduzioni di The Hunting of the Snark in italiano, si legga questo bel saggio.
[2] All’incirca, “Caro nipote, attento al giorno, se il tuo Snark si rivela un Boojum! Perché allora scomparirai delicatamente e improvvisamente, e nessuno ti vedrà più!”
[3] Tiqqun, Teoria del Bloom, Bollati Boringhieri, pagina 16.


Afghanistan: “La Costituzione me lo vieta? Abolite la Costituzione!”, Miguel Martinez