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    Predefinito La sindrome di Soros. I diritti umani uccidono

    La sindrome di Soros. I diritti umani uccidono



    Qualche settimana fa George Soros ha annunciato che avrebbe donato 100 milioni di dollari all’organizzazione Human Rights Watch, a condizione che essa riesca a trovare ogni anno 10 milioni di dollari da altri donatori per dieci anni. E’ stato ricompensato con un coro di applausi per la sua disinteressata munificenza.
    La relazione esistente tra “diritti umani” e la rotta seguita dall’impero è ben evidenziata da due distinte dichiarazioni, la prima delle quali appartiene all’ex direttore esecutivo di HRW, Aryeh Neier: “Quando abbiamo creato Human Rights Watch, uno degli scopi originari era quello di far leva sul potere, sul denaro e sull’influenza degli Stati Uniti per cercare di promuovere i diritti umani in altri paesi”.
    Accostate questo commento, già impressionante per la sua sfacciata ostentazione di sicumera imperiale, a quello recentemente rilasciato da Soros alla National Public Radio, in cui egli ha dichiarato che nell’espansione di HRW favorita dalla sua nuova e sostanziosa donazione “le persone che condurranno le indagini non saranno necessariamente degli americani... Gli Stati Uniti hanno perduto la loro superiorità morale e questo ha in qualche modo messo a rischio la credibilità, la legittimità con cui gli americani si ponevano in prima linea nella tutela dei diritti umani”.
    Soros il finanziere internazionale, che ha guadagnato i suoi miliardi con le speculazioni valutarie; è in grado di distruggere le riserve di valuta di una nazione, accelerando la sua disintegrazione sociale. E poi c’è Soros il filantropo, che finanzia HRW per investigare sugli abusi che le sue speculazioni hanno contribuito a creare. Nella sua persona si incarna un attraente profilo dell’interventismo liberale dei nostri tempi, in cui la diretta destabilizzazione economica e politica (in gran parte calibrata di concerto con il governo USA) ricorre spesso al bastone morale e politico dei rapporti sui diritti umani, i quali vengono a loro volta utilizzati per organizzare la pressione necessaria a giustificare un diretto massacro imperialista tramite sanzioni economiche, operazioni d’intelligence, bombardamenti aerei o un cocktail di tutte e tre le cose insieme. Il ruolo svolto dalle ONG dei diritti umani nell’attacco della NATO alla ex Jugoslavia è l’esempio principe.
    Oppure date un’occhiata al coinvolgimento di Soros in Georgia. I suoi milioni e le ONG sotto il suo controllo hanno giocato un ruolo cruciale nel portare al governo l’instabile e fortemente autoritario Mikheil Saakashvili. La Fondazione per la Difesa delle Democrazie ha recentemente citato le parole di un ex parlamentare georgiano, il quale avrebbe dichiarato che nei tre mesi che precedettero la Rivoluzione delle Rose del 2003 “Soros spese 42 milioni di dollari per favorire il rovesciamento di Shevarnadze”. L’ex Ministro degli Esteri georgiano, Salomé Zourabichvili, è stata citata dal giornale francese Hérodote per aver dichiarato: “Le ONG gravitanti intorno alla Fondazione Soros hanno innegabilmente gestito la rivoluzione. In ogni caso, non si può condurre un’analisi fermandosi alla sola rivoluzione, poiché è chiaramente visibile che, nel periodo successivo, la Fondazione di Soros e le sue ONG sono state integrate nei quadri di potere”. Se consultate il rapporto stilato tre anni dopo da Human Rights Watch sulla situazione dei diritti umani in Georgia, lo troverete piuttosto attenuato e vi leggerete una dichiarazione secondo la quale “il sostegno offerto dagli Stati Uniti al governo del presidente Saakashvili ha portato ad una situazione meno critica riguardo le violazioni dei diritti umani nel paese”.
    Soros ha creato l’Open Society Institute, ma, come mi è stato spiegato da un collaboratore di Counterpunch ben inserito nella topografia politica e intellettuale della regione, “nell’Europa centro-orientale l’organismo di Soros è tutto tranne che una ‘Società Aperta’. Finanzia un numero assai ristretto di produzioni intellettuali e riduce alla fame quelle che si pongono in conflitto con le sue vedute... Molte delle figure di spicco provengono dal novero degli esiliati nel periodo della Guerra Fredda. Gente molto reazionaria o molto neoliberale, se più giovane. Sul territorio, costoro hanno realmente ‘privatizzato l’azione politica’ come tu dici. Hanno anche privatizzato la produzione intellettuale, poiché lo Stato neoliberale ha prosciugato le risorse destinate agli atenei, lasciando solo le fondazioni a finanziare il libero pensiero. E ciò secondo le direttive tracciate da Bill Simon nel 1974, secondo le quali bisognava chiudere il ‘rubinetto dei finanziamenti’ alle persone ‘sbagliate’ e ‘aprirlo’ solo alle persone giuste. Ciò poteva essere realizzato privatizzando la creazione politica dopo gli ‘eccessi’ democratici degli anni ’60 e ’70, fino al momento in cui lo stato fosse stato riconquistato”.
    Con il denaro extra di Soros, la HRW potrà elargire sostanziosi emolumenti ai suoi proseliti non americani. E con riferimento agli alti salari che sicuramente ne deriveranno, può essere utile citare l’esperienza dell’Eritrea, che si trovò immediatamente nei guai con il sistema delle ONG dopo l’indipendenza conquistata nel 1991. Il giornalista Tom Mountain, che lavora in Eritrea, mi ha detto: “Prima di tutto, l’Eritrea non permetterà alle ONG di pagare salari superiori a quelli governativi. Perché? Quando le ONG arrivano in un paese, vanno sempre a cercare le menti più brillanti e capaci e offrono loro salari dieci o venti volte superiori alla media locale, comprandosi così la loro fedeltà e spesso mettendole contro il proprio paese. In secondo luogo, l’Eritrea ha imposto alle ONG un contributo del 10% alle spese di ricerca e tutte le ONG che non hanno potuto o voluto mettersi in regola con la documentazione sono state espulse dal paese; allo stesso tempo l’Eritrea ha espulso i ‘peacekeepers’ dell’ONU che si trovavano sul suo territorio”.
    In altre parole, le fondazioni, le organizzazioni no-profit, le ONG – chiamatele come volete – possono in certe occasioni comportarsi egregiamente, ma quando acquisiscono troppo potere finiscono per muoversi al passo con lo spirito dei tempi: privatizzano l’azione politica, che viene posta sotto la gestione e supervisione diretta dei ricchi e dei loro funzionari. La tradizione di volontariato viene soppiantata da una burocrazia “benefattrice”, professionale e molto ben retribuita.
    Non ho ancora ben capito perché Ralph Nader, nel suo lungo romanzo del 2008 “Solo i super-ricchi possono salvarci”, abbia finito per identificarsi nella proposizione espressa nel titolo (a meno che tutta l’opera non sia altro che un’incursione nell’ironia). In quanto classe internazionale, i super-ricchi sono decisamente poco interessati a salvarci, a parte la loro attitudine a invocare riforme studiate solo per scatenare gravi disordini sociali.
    Per molti decenni, i super-ricchi di questo paese sono stati convinti che il maggior pericolo per la stabilità sociale venisse dalla sovrappopolazione e dall’insalubre patrimonio genetico dei poveri. Le loro ONG e le loro organizzazioni di “sostegno” si occupavano diligentemente di tali questioni, attraverso sterilizzazioni forzate, esclusione di slavi ed ebrei dalle coste americane e altri espedienti, capeggiati dai leader liberali del momento.
    Più di recente, “globalizzazione” e “sostenibilità” sono diventati gli immancabili mantra e guai all’aspirante a una sovvenzione che non sia pratico di entrambe queste parole. Le ONG gestite dai ricchi sono istintivamente ostili ai mutamenti sociali radicali, almeno nei termini in cui li avrebbe intesi la sinistra degli anni ’50 e ’60. Il movimento ambientalista americano è oggi sotto la supervisione strategica del Pew Charitable Trust, suo principale dispensatore di sostegno e denaro, ed è quindi stato neutralizzato come forza radicale.
    Per ciò che riguarda il ruolo svolto dalle ONG occidentali nel Terzo Mondo, consiglio di dare uno sguardo al testo classico “Everybody loves a good drought” [Tutti adorano una bella siccità], del grande giornalista indiano P. Sanaith:
    “La teologia dello sviluppo sostiene che le ONG sarebbero estranee all’establishment e che rappresenterebbero una credibile alternativa ad esso. Ma, ahimé, la maggioranza delle ONG sono profondamente integrate con l’establishment, con i governi e con i programmi dei loro finanziatori... Forniscono perfino un impiego ai colletti bianchi. Il Nepal, alla porta accanto, ha più di 10.000 ONG, una ogni 2.000 abitanti. Fate un paragone con il numero di insegnanti, medici e infermieri che esistono per ogni 2.000 abitanti. Il denaro che scorre attraverso i 150 conti esteri delle ONG rappresenta il 12 per cento del prodotto interno lordo del Nepal”.
    “Il problema delle parole ‘ONG’, ‘organizzazione no-profit’ o roba del genere”, mi ha scritto Sanaith, “è che esse possono significare tutto e niente. Una squadra di football è una ONG. Penso che questo termine sia salito alla ribalta quando in occidente è morto il volontariato. Date un’occhiata ai salari dei dirigenti delle ONG e delle organizzazioni no-profit. Il volontariato è una tradizione assai più antica, soprattutto in paesi come il nostro, dove risale praticamente ai tempi del Buddha.
    “Esiste senz’altro una piccola percentuale di esse che svolge un ottimo lavoro e così facendo si pone ben oltre questi termini. Rispetto ed ammiro queste realtà, ma esse rappresentano una percentuale molto piccola. Dall’altro lato, si può notare che ogni grande multinazionale crea la propria ONG, la quale, oltre agli sgravi fiscali, garantisce pubblicità e – soprattutto – una migliore penetrazione nel mercato.
    “Così, una ONG impegnata nello ‘studio delle risorse idriche’ e della siccità, scopre e raccomanda a un governo la predisposizione di sistemi d’irrigazione come miglior soluzione possibile. Di lì a poco, la suddetta multinazionale annuncia orgogliosamente di aver importato milioni di sistemi di irrigazione da Israele o da altri paesi per un prezzo assai modesto e che essi sono ora disponibili per la salvezza del genere umano.
    “D’altro canto, voglio ribadirlo, esistono alcune di queste organizzazioni che meritano rispetto e ammirazione. Molto spesso si tratta di piccoli gruppi che NON ricevono finanziamenti dalle multinazionali o dall’estero, ma lavorano su iniziative locali; come alcuni vecchi gruppi gandhiani o di sinistra, gente che crede nella promozione dell’autosufficienza e non vuole limitarsi a trasferire la dipendenza degli abitanti dei villaggi dal governo alle proprie strutture. A volte esse si trasformano in movimenti. Ma i gruppi più grandi sono i diffusissimi gruppi che danno impiego ai colletti bianchi.
    “Un altro prodotto del periodo di liberalizzazione/privatizzazione sono quei gruppi che si muovono apertamente su direttive semicorporative o corporative o imprenditoriali, ‘imprenditoria sociale’ e roba simile. La loro terminologia richiederebbe un apposito dizionario. Essi disprezzano tutto ciò che non produce profitto”.
    Molti di questi gruppi si occupano di microcredito e hanno praticamente distrutto ciò che era in origine - ed è ancora - un legittimo strumento con cui le donne dei poveri villaggi cercavano di costruirsi una vita un po’ meno dura. Oggi le grandi banche multinazionali e le organizzazioni finanziarie corporative si stanno rapidamente mettendo in moto per appropriarsi del settore del microcredito.
    Infatti, la sorprendente carriera del “microcredito” come strategia per lo “sviluppo” è davvero molto istruttiva. Le ONG occidentali e i loro ricchi finanziatori hanno gioiosamente preso d’assalto questo istituto. Da un certo punto di vista, esso aveva qualcosa di felicemente austero: i micro-prestiti sono, per definizione, piccoli e pertanto rifuggono dalle grandi ambizioni politiche, come l’organizzarsi politicamente per costringere un governo a interventi importanti o, se necessario, rovesciare un governo e sostenere macro-interventi come una riforma agraria o una redistribuzione economica.
    All’alba del ventesimo secolo, Lenin e Martov stavano organizzando i loro congressi internazionali e avevano bisogno di denaro per questo fine. Martov, il menscevico, disse a Lenin che doveva assolutamente smettere di pagare le sale e gli hotel con il denaro che Stalin rapinava alle banche georgiane di Tbilisi. Lenin lo rassicurò e chiese a Stalin di assaltare una banca diversa; cosa che egli fece; e si trattò della più grande rapina in banca mai realizzata fino a quel momento nella storia d’Europa. Era un sistema, forse l’unico, per sfuggire alle grinfie degli inaffidabili milionari. Allora come adesso.
    dal sito Counterpunch
    traduzione di Gianluca Freda


    La sindrome di Soros. I diritti umani uccidono, Alexander Cockburn
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    Predefinito Rif: La sindrome di Soros. I diritti umani uccidono

    Due procure indagano su Soros


    I procuratori Guerriero e Martellino hanno accolto le indicazioni dell'esposto del Movimento Solidarietà.Un segnale di resistenza al liberismo


    Due indagini sono state aperte sul conto del finanziere internazionale George Soros, una dalla Procura della Repubblica di Roma e l'altra dalla Procura della Repubblica di Napoli, per accertare il suo ruolo nell'attacco speculativo contro la lira e contro altre monete europee avvenuto nel settembre del 1992. La notizia è stata diffusa dal quotidiano romano Il Tempo che il 3 febbraio ha scritto con molto risalto in prima pagina "Soros, l'ammazzalira, nel mirino dei giudici." La notizia è stata ripresa tra gli altri anche da Il Giornale.

    Il sostituto procuratore di Roma Cesare Martellino ha annunciato di aver ordinato una serie di accertamenti alla Guardia di Finanza. Il pubblico ministero di Napoli Antonio Guerriero ha iniziato le indagini sulle attività della Banca d'Italia nella crisi della lira del 1992. I due dirigenti della banca centrale, Carlo Azeglio Ciampi, che era Governatore, e Lamberto Dini, che era direttore generale, sono poi diventati Presidenti del Consiglio dei due governi di "tecnici" responsabili della politica di privatizzazione su tutto il fronte e di tagli alla spesa pubblica per soddisfare la logica del Trattato di Maastricht. L'attacco speculativo del settembre 1992 portò ad una svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d'Italia, che fu costretta a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare l'attacco speculativo. La crisi portò anche allo scioglimento del Sistema Monetario Europeo.

    Le indagini ora aperte sono state sollecitate da un esposto di Paolo Raimondi e Claudio Ciccanti, rispettivamente presidente e segretario generale del "Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà", inoltrato alla fine dell'ottobre 1995 alle Procure di Milano, Roma, Napoli e Firenze. Il noto avvocato romano Giuseppe de Gori rappresenta il Movimento Solidarietà nella procedura legale. Il movimento si rifà alle idee politiche ed economiche di Lyndon LaRouche, l'economista americano e candidato alla presidenza nel partito democratico. L'esposto (pubblicato sul numero 5 di Solidarietà, ottobre 1995) documenta le dirette responsabilità di Soros nell'attacco alla lira e stabilisce inoltre un collegamento tra questa manovra e l'incontro segreto tenuto a bordo del panfilo reale "Britannia" della regina Elisabetta II d'Inghilterra, avvenuto il 2 giugno 1992, nel corso del quale esponenti del mondo bancario e finanziario anglo-olandese incontrarono delle personalità italiane per complottare la completa privatizzazione delle partecipazioni statali a prezzi stracciati. Tra i partecipanti di quell'incontro c'erano i rappresentanti delle banche Barings e S.G. Warburg, Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e Beniamino Andreatta.

    L'esposto chiede alle autorità giudiziarie di stabilire se le attività di Soros costituiscano una violazione dell'articolo 501 del codice penale, secondo il quale è prevista una pena carceraria fino a quattro anni per chi provoca la svalutazione della moneta nazionale e dei titoli di stato con mezzi illeciti.

    Queste azioni riflettono il tentativo di retroguardia di alcune forze politiche ed economiche che stanno cercando di fermare, o almeno rallentare il processo di disintegrazione delle istituzioni dello stato. Esse si agganciano anche a quelle forze e interessi americani, sopratutto intorno al Presidente Clinton, che stanno cercando di arginare le folli politiche di tagli proposte da Gingrich, che è nel contempo uno dei più accesi sostenitori della "libera" speculazione della finanza derivata. Infatti, le attività di George Soros sono oggetto di indagini da parte di organi ufficiali americani, soprattutto a partire dal giugno 1993 quando l'allora presidente della commissione bancaria del Congresso, il democratico Henry Gonzalez sollevò la questione della grande speculazione e di Soros in una storica seduta. La crisi in Italia ha già raggiunto l'orlo dell'abisso e minaccia adesso di gettare la nazione in un caos totale aprendo le porte ad una cannibalizzazione dell'economia italiana da parte delle forze finanzarie ispirate dalla City di Londra.
    Dini e Fazio
    In questo contesto è interessante notare il fatto che il 26 gennaio il Primo ministro uscente Lamberto Dini ha presentato al Parlamento il rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, in cui si diceva che i servizi segreti italiani erano stati chiamati a svolgere delle indagini sulle continue operazioni di destabilizzazione economica e finanziaria dell'Italia. Nel documento si leggeva che "i mercati valutari e le Borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta originate, specie in passaggi delicati della vita politico-instituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardante la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo." L'azione dei servizi è quindi stata indirizzata "alla verifica di eventuali strategie di aggressione sistematica alla nostra sicurezza economica, in un momento in cui è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente." Il rapporto presentato da Dini, ma certamente da lui non preparato, evitava di identificare il noto caso di George Soros.

    Lo stesso giorno, il prof. De Gori, per conto del Movimento Solidarietà, ha mandato una nota al Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, chiedendogli di sollecitare un intervento del Consiglio Superiore della Magistratura. Il giorno dopo, 27 di gennaio, parlando a Roma in occasione del Cinquantesimo Anniversario dell'Ufficio Italiano Cambi (UIC), il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, denunciava che i mercati finanziari sono troppo forti e le banche centrali non sono più in grado di resistere alle operazione speculative sui mercati dei cambi. "Oggi, diceva Fazio, se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco". Per l'Italia, il cambiamento del clima c'è stato nel 1990 e il vento ha cominciato a soffiare nel 1992: nell'arco di quei dodici mesi l'UIC ha utilizzato tutte le sue riserve di 8 miliardi di DM per cercare inutilmente di smorzare la furia dei venti speculativi. Sul mercato italiano dei cambi si registra una esplosione delle transazioni internazionali che toccano i 50 mila miliardi giornalieri. Fazio concludeva ammettendo che le banche centrali del mondo non possono far altro che assecondare i "venti" finanziari e monetari. La dichiarazione di Fazio, tardiva, conferma la giustezza dell'analisi e degli interventi del movimento di LaRouche a livello internazionale e del Movimento Solidarietà in Italia. Ad esempio, il 28 giugno 1993 il Movimento Solidarietà tenne una conferenza a Milano dove vennero denunciate le operazioni speculative del Britannia e della finanza derivata contro gli interessi nazionali. (Vedi Solidarietà dell'ottobre 1993 anno 1, numero 1).

    Siamo adesso in campagna elettorale. Il governo Dini e il tentativo di Antonio Maccanico, due civil servant della grande finanza internazionale, sono colati a picco su due scogli: il primo si chiama Maastricht, e la sua sostanza è la logica infernale di tagli al bilancio, che, contrariamente alle paranoie monetariste, non pareggiano i bilanci ma fanno detonare le mine sotto i resti dell'economia reale; il secondo è costituito da una resistenza, seppur tardiva e disorganizzata, alla speculazione e alle privatizzazioni selvagge complottate sul Britannia. Inoltre, anche se molti non se ne sono ancora accorti, la campagna elettorale americana insegna che le forze sociali e produttive hanno già sconfitto i candidati e le politiche dei neo conservatori di Gingrich e vogliono invece dibattere i temi strategici del rilancio dell'economia produttiva, dell'occupazione, della tecnologia. Una campagna elettorale può essere momento di lavaggio del cervello di massa se si impone agli elettori un dibattito su argomenti virtuali, oppure un momento di educazione e di responsabilizzazione se si introducono le grandi sfide di oggi, contro il neo malthusianesimo, il post industriale, la geopolitica destabilizzante e la cultura della morte.






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    dossier Soros
    “Non vi è socialismo senza nazionalizzazione e socializzazione delle industrie” STANIS RUINAS

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    Predefinito Rif: La sindrome di Soros. I diritti umani uccidono

    ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA
    CONTRO GEORGE SOROS

    Il seguente documento è stato presentato dal Movimento Solidarietà al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995


    PAOLO RAIMONDI, IN QUALITÀ DI PRESIDENTE del "Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà" e Claudio Ciccanti, in qualità di segretario generale dello stesso Movimento, portano all'attenzione del signor Procuratore della Repubblica di Milano alcuni fatti e cosiderazioni relative alle attività speculative contro la lira, intraprese dal cittadino americano George Soros a partire dal 1992. Il 30 ottobre 1995 il signor George Soros, controllore del fondo di investimento "Quantum Fund", dovrebbe ricevere una laurea `honoris causa' in economia all'Università di Bologna e, secondo i bollettini stampa, uno dei coordinatori di tale manifestazione sarebbe il prof. Romano Prodi. Si chiede l'apertura di un procedimento giudiziario nei confronti del sig. George Soros e per motivare tale richiesta si espongono i seguenti fatti:


    I.
    Il sig. George Soros, per sua stessa ammissione in molte interviste alla stampa e alla televisione, è stato uno dei principali promotori, organizzatori e beneficiari del gigantesco attacco speculativo contro la lira, la sterlina britannica, il franco francese e altre monete europee nel settembre 1992, che ha costretto alla libera fluttuazione al di fuori del Sistema Monetario Europeo (SME) ponnedo una seria ipoteca sul futuro dello stesso SME.

    Secondo resoconti della stampa economica, George Soros avrebbe incassato in pochi giorni almeno 400 miliardi di lire (28 milioni di dollari) nella speculazione contro la lira e ben 1.200 miliardi di lire operando contro la lira sterlina.

    Soros e il suo fondo di investimento"Quantum Fund" sono tra i più abili operatori sui mercati speculativi dei derivati, strumenti finanziari contrattati globalmente per una media di 1.000 miliardi di dollari al giorno. La tecnica utilizzata dagli speculatori in derivati permette loro di operare su cifre enormi disponendo in realtà solo una minima parte dell'ammontare nominale. La stessa tecnica sarebbe stata utilizzata da Soros anche nella speculazione contro la lira, per la quale ha potuto mobilitare un miliardo di dollari impegnando di suo solo 50 milioni di dollari e raccogliendo il resto in crediti, utilizzando i 50 milioni come garanzie collaterali.

    La nostra moneta, da 760 lire per un marco tedesco, ha perso subito il 30% del suo valore ed è continuata a scivolare fino alle 1200 lire per un marco con conseguenze drammatiche per le risorse dello stato, con perdite in ricchezza reale e in occupazione (la lira si è ovviamente anche indebolita nei confronti delle altre monete a partire dal dollaro). Tutte le importazioni di energia, materie prime e tecnologia sono in dollari o in marchi.

    La Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha speso inutilmente 60 miliardi di marchi per la difesa del franco francese, della lira e delle altre monete dello SME. La Banca d'Italia avrebbe utilizzato tra il giugno e il settembre 1992, 48 miliardi di dollari di riserve per difendere, senza successo, il valore della lira.


    II.
    La precisione dell'attacco, spiegato dai media come frutto di qualità quasi "magiche" del sig. Soros, dovrebbe invece sollevare dubbi su possibili azioni illegali e criminali di aggiotaggio e di "insider trading", di possesso di informazioni riservate che, se utilizzate, danno allo speculatore un margine di vantaggio e di sicurezza per poter anticipare movimenti su titoli, valori e cambi delle monete.

    È stato infatti annotata nel 1992 l'esistenza, per esempio, di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell'apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria "Goldman Sachs & co." come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldaman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia.

    In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della "Albertini e co. SIM" di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del "Quantum Fund" di Soros.


    III.
    L'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht "Britannia" della regina Elisabetta II d'Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S.G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell'industria di stato italiana. A seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell'economia nazionale e dell'occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all'incontro del Britannia avevano già ottenuto l'autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L'agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l'intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.


    IV.
    Il "Quantum Fund", il fondo di investimento controllato da Soros, registrato nelle Antille Olandesi, annovera i seguenti personaggi nel suo consiglio di amministrazione:
    Alberto Foglia ( Banca del Ceresio di Lugano);

    Isidoro Albertini (Albertini e co. SIM Agenti di Cambio, di Milano);

    Richard Katz ( direttore della Rothschild Italia Spa);

    L. Amedée de Moustier ( IFA Banque di Parigi);

    Boat Notz di Ginevra;

    Edgar de Picciotto (Union Bancaire Privée (UBP) di Ginevra);

    Claudio Segré di Ginevra;

    Nils O. Taube(socio d'affari di lord Rothschild nella finanziaria "St. James's Place Capital plc");
    Un esempio dell''ambiente' del "Quantum Fund": Edgar de Picciotto.

    De Picciotto presiede la UBP , la terza banca svizzera, nata dalla fusione della Compagnie de Banque et d'Investissements, la banca privata della famiglia Picciotto, e della Trade Development Bank (TDB) appartenente ad Edmund Safra. Safra fu coinvolto in un'inchiesta aperta nel 1989, assieme alla Shakarchi Trading Company, accusata dalla DEA, l'agenzia anti droga americana, di essere legata al cartello colombiano della cocaina. L'inchiesta su Safra fu poi archiviata. Il 27 novembre 1994 la polizia americana ha arrestato in Florida Jacques Handali, funzionario della Union Bancaire Privée sotto l'accusa di riciclaggio di soldi della droga tra gli USA e la Svizzera. Su richiesta americana, la procura di Ginevra aveva aperto un'inchiesta parallela e il giorno dopo furono perquisiti gli uffici della UBP di Ginevra. Contemporaneamente a New York venivano arrestati diversi individui accusati di aver svolto le mansioni di corrieri, trasportando valigette di narcodollari dagli USA alle casse della UBP in Svizzera. Mentre i vertici della UBP si dichiarano innocenti accusando Handali di aver agito per proprio conto, gli inquirenti americani sostengono il contrario, grazie alle prove ottenute attraverso un cliente di Handali che in realtà era un informatore della polizia. Ad uno degli incontri tra Handali e il cliente-informatore, questi viene invitato a Ginevra dove incontra nella sede dell'UBP una persona di più alto livello nell'operazione. Il cliente-informatore viene incoraggiato a investire in uno dei principali fondi di investimento europei.


    V.
    Come è stato menzionato già all'inizio, è lo stesso George Soros ad ammettere pubblicamente di essere uno dei principali speculatori internazionali. Ad esempio, in un'intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian il 19 dicembre 1992, riportata anche nel documento "Lo sviluppo moderno dell'attività finanziaria alla luce dell'etica cristiana", preparato dalla Commissione Pontificia "Justitia et Pax", Soros testualmente dice: "Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l'ombra di un rimorso perchè faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l'Inghilterra, né l'ho fatto per danneggiarla. L'ho fatto semplicemente per far soldi." Questa dichiarazione vale anche per la lira italiana. In un altro articolo scritto per il Times di Londra il 12 settembre 1995, Soros dice a riguardo del suo operato speculativo: "Mi sono mosso nell'ambito di regole decise da altri. Se le regole falliscono, non è colpa mia in quanto partecipante, ma di coloro che le hanno decise... quando gli speculatori fanno profitti, in qualche modo le autorità hanno fallito."


    VI.
    Per queste sue attività speculative, il signor Soros è stato in più occasioni oggetto di indagini dirette o di richieste di indagini.
    Il caso più importante risale al 18 giugno 1993, quando in un discorso pronunciato al Congresso americano, il parlamentare democratico texano Henry Gonzalez, Presidente della Commissione Bancaria e Finanze del Congresso USA, ha richiesto un'inchiesta sulle attività finanziarie internazionali dello speculatore George Soros. Nello stesso discorso, l'on. Gonzalez aveva anche detto: "Quello che fanno le grandi banche non è un'attività normale ma è speculazione. In effetti giocano d'azzardo... Siamo ormai ad oltre mille miliardi di dollari che circolano nel sistema, ma le nostre autorità, che per la vigilanza del sistema bancario internazionale dovrebbero essere quelle del Federal Reserve Board, non si rendono conto di quanto accade.. Anche per questo la nostra Commissione ha aperto un'inchiesta sui proventi della droga. Si stima che ammontino a circa 300 miliardi di dollari le attività di riciclaggio dei soldi della droga."

    In Italia il 6 agosto 1993, il deputato democristiano Raffaele Tiscar ha presentato un'interrogazione al ministro del Tesoro per chiedere l'apertura di un'inchiesta su George Soros e sulle sue attività speculative contro la lira nel contesto della politica di privatizzazioni discussa sul "Britannia". Altri parlamentari di vari partiti e orientamenti politici, tra cui l'On. Antonio Parlato, hanno in varie occasioni presentato interpellanze parlamentari per far luce sulle attività di George Soros in Italia.



    VII.
    In varie occasioni, anche le più alte autorità dello stato italiano hanno sollevato pubblicamernte dubbi sull'operato di interessi finanziari internazionali, con eventuali agganci italiani, nelle operazioni speculative e di destabilizzazione contro l'Italia.

    Marzo 1993. A seguito di una repentina e sorprendente declassificazione di titoli di stato e di altri titoli italiani da parte della agenzia privata di rating "Moody's", che aveva portato a un crollo della lira e della Borsa, il Presidente Luigi Scalfaro chiese pubblicamente se dietro una tale decisione ci fosse qualche ragione destabilizzante. Allo stesso tempo da Londra arrivarono voci di un avviso di garanzia contro il Presidente del Consiglio Giuliano Amato, cosa che aiutò l'attacco speculativo.

    Agosto 1993. Il ministro degli interni Nicola Mancino, a seguito dell'ondata di attacchi terroristici, dichiarò: "Non escludo un ruolo della finanza internazionale".

    5 novembre 1993. Fu il "venerdì nero" della lira anche a seguito di voci provenienti da Londra su un possibile avviso di garanzia nei confronti del Presidente Luigi Scalfaro. Il giorno dopo, l'allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al Procuratore Capo della Republlica di Roma, Vittorio Mele, perchè "avviasse le procedure relative al delitto previsto all'art. 501 del codice penale, considerato nell'ipotesi delle aggravanti in esso contenute." Cioè si chiedeva di indagare su un possibile reato di aggiotaggio da parte di chi aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa.

    25 maggio 1994. Ancora una volta la lira crollò e la Borsa perdette il 2,6% in poche ore a seguito di voci provenienti da Londra su un presunto avviso di garanzia contro il nuovo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.


    IN BASE AI FATTI ESPOSTI, si chiede l'apertura di un procedimento giudiziario nei confronti del signor George Soros, per verificare se la sua ammessa attività speculativa sia stata svolta
    in VIOLAZIONE dell'articolo 501 del codice penale ("Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"). Si fa notare che l'articolo 501 specificamente prevede un raddoppio delle pene "se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello stato".

    (L'articolo 7 del codice penale prevede che il cittadino italiano o straniero anche se commette in territorio estero il predetto reato deve essere punito secondo la legge italiana.)

    in VIOLAZIONE dell'articolo 2628 del codice civile ("Manovre fraudolente sui titoli delle società").

    in VIOLAZIONE dell'articolo 2595 del codice civile ("Limiti legali della concorrenza") che dice: "La concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli interessi dell'economia nazionale..."

    in VIOLAZIONE dell'articolo 2598, paragrafo 3 del codice civile ("Atti di concorrenza sleale").

    in VIOLAZIONE dell'articolo 2041 del codice civile ("Dell'arricchimento senza causa") .
    È opportuno anche verificare se tale attività speculativa sia in violazione dell'articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana secondo cui "l'attività economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana".
    È opportuno anche ricordare che l'articolo 3 della stessa Costituzione prevede che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."




    http://www.movisol.org/soros1.htm
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    Predefinito Rif: La sindrome di Soros. I diritti umani uccidono

    E’ ufficiale: è partita la speculazione contro l’euro !!!!

    Soros lancia la sfida: vuole il crollo dell’euro come con la sterlina nel ’92




    E’ davvero clamorosa la notizia che circola a livello internazionale da un po’ di giorni e riportata dal Wall Street Journal che qui la riprendo tradotta da La Stampa di sabato 27 febbraio tanto per poi ragionarci un po’ sopra!!


    Perché davvero siamo, non dico alla resa dei conti, ma visti i tanti ragionamenti (senz’altro su questo Blog) su possibilità di ripresa dell’economia reale, exit stategy dalla crisi ma soprattutto nuove regole nella finanza mondiale, sembra invece che ci sia qualcuno un po’ fuori di testa che prefigura scenari che, anziché migliorare in etica e regole, pur sempre nel rispetto del mercato, si portano ancora dietro antichi vizi e pericolosi atteggiamenti.


    Ecco da dove partire:


    1) La Stampa, sabato 27 febbraio (sintesi)
    Alcuni potenti Hedge Fund Usa “scommettono” sulla caduta dell’euro fino alla SUA PARITA’ CIOE’ 1 A 1 (SE E QUANDO NON SI SA !!!!! ndr oggi mentre scrivo è 1,3624). La decisione sarebbe stata presa nel corso di una cena esclusiva ospitata da una nota piccola ma qualificata banca d’investimento all’inizio del mese presso una townhouse di Manhattan presente George Soros, sì filantropo ma anche grandissimo speculatore, che riuscì a far crollare per un breve tempo la sterlina nel ’92. Per altre interpretazioni sul rischio Euro vedere una puntuale ed ottima analisi sui dati su Soldionline.it (C' )
    2) La speculazione, ci tengo a sottolineare che comunque svolge una funzione utile e legale nei mercati… (se però in presenza di certe regole che devono essere riscritte), è potente…anzi un ‘ “arma letale” spesso nel male come si è visto come concausa per la crisi 2008 – 2009 e trascinatasi sino ad oggi e forse più. Nel ’92 Soros & C. sorpresero i mercati affondando la sterlina e questa non fu certo un’azione utile !!
    3) Sul tema speculazione, che per un po’ può farla da padrona, ribadisco quanto detto nel mio Post del 1 febbraio 2010 “I guai di una giungla finanziaria” e cioè quanto sia importante la lettura del libro di Luciano Gallino dell'Università di Torino e sociologo industriale di fama dal titolo "Con i soldi degli altri" sottotitolo Il capitalismo per procura contro l'economia, Editore Einaudi. Vi ricordo solo qualche spunto per farvi intuire quale sproporzione ci sia tra economia finanziaria e quella reale e sui suoi effetti indesiderati.
    a) Una massa di risparmio equivalente al Pil del mondo viene gestita da enti finanziari quali fondi pensioni, fondi di investimento, assicurazioni, hedge funds e altre strumenti derivati (spesso nati solo come protezione al rischio d'impresa, tipo valute, materie prime, etc e poi degenerati in super strumenti speculativi)a loro completa discrezione.
    b) Gli investitori istituzionali hanno oggi in portafoglio oltre la metà del capitale delle imprese quotate.
    c) Nel tutelare gli interessi dei risparmiatori sono in genere indifferenti alle conseguenze sociali degli investimenti che effettuano.
    4) Che l’attacco oltre che monetario, con chiaro intento di lucro, sia anche politico (per mille motivi lo scacchiere internazionale non è solo più prevalentemente geopolitico) viene da un altro policy maker, diciamo un po’ schierato…., “L’Italia è la minaccia più grande per l’economia dei 16 paesi della Zona dell’Euro“. Parola del premio Nobel per l’economia, Robert Mundell. L’economista d’origine canadese, intervistato dal network televisivo americano Bloomberg tv ha sostenuto inoltre che “ci sono seri motivi di preoccupazione” per il nostro paese e che un suo eventuale “salvataggio“, visto lo stato attuale dei conti pubblici, sarebbe “molto complicato“. (Vero sì ma molto altre considerazioni positive da fare sul nostro Paese ci sono visto che altri Paesi UE stanno peggio…ma Mundell, Nobel a parte, è stato imbeccato o si è svegliato male ??? spocchioso quasi come gli inglesi !!!)
    5) Ma l’euro è un’ altra cosa e sarà dura mettersi contro in quanto ormai apprezzata anche dai Paesi asiatici:
    a) non è una valuta isolata, è una moneta paniere, 16 Paesi su 27 dell’Unione Europea attualmente vi aderiscono;
    b) il Pil dell'Unione a 27 Paesi (dati 2008) è stato di 12 504 miliardi di euro ma se tradotto in $ (dato medio cross rate 2008 = 1,4500) risulta essere di oltre 18.000 $ abbastanza superiore al Pil Usa 2008 (circa 14.000 mld di $);
    c) i Paesi che aderiscono all’euro hanno un Pil all’interno della stessa UE di circa il 75 % del Pil totale Ue e quindi, espresso in $ 2008, sono più o meno allo stesso livello del Pil Usa;
    d) viviamo in un altro contesto storico e geoeconomico e politico diverso dall’altro millennio e con prospettive per gli 11 Paesi Ue non ancora aderenti all’euro stesso convergenti sempre più ad un’integrazione monetaria comune verso i 16 già aderenti (è solo questione di tempo, legati ai parametri di Maastricht);
    e) guardando ai fondamentali (dei debiti pubblici) a me tanto cari, troviamo che secondo i dati Fmi il rapporto deficit/pil si concluderà nel 2009 (quando arriveranno i dati definitivi) per i Paesi Euro inferiore del 6% che negli Usa e più basso del 10% rispetto al Giappone;
    f) la volontà internazionale (anche se di difficile attuazione) per una nuova “Bretton Woods”.
    6) E il dollaro soffre di quanto ricordato in altri Post andando avedere il seguente link: U.S. National Debt Clock : Real Time
    Ed ecco allora quello che tutte le persone di buon senso si dovrebbero augurare che avvenga. Quello cioè che da tempo Giulio Tremonti insegue. L’avvio di un «legal standard» cioè regole e norme contro la crisi finanziaria. La proposta di uno standard etico-giuridico internazionale, che tutti i paesi dovranno rispettare, regole mondiali per governare il futuro della globalizzazione. Un nuovo ordine globale come una volta c'era il gold standard. Sono regole che non andranno a frapporsi ma andranno ad integrare quelle che in APRILE 2010 saranno discusse alla riunione del G20 a Londra.
    Questo "Legal Standard" ……dal sito del IL sole 24 Ore del 16 gennaio 2010 (VISTI DA LONTANO / Tremonti al FT: una lista nera per le economie "canaglia" - Il Sole 24 ORE) …. potrebbe contenere un set minimo di regole di base sulla proprietà delle attività internazionali e sulla trasparenza che l'intera comunità internazionale dovrà rispettare». Questo mix di norme «volontarie e obbligatorie» sarebbe monitorato con un'ampia gamma di strumenti, tra cui il «peer review», la revisione tra pari, il «naming and shaming», il fare nomi, l'accusare pubblicamente, gli indicatori e «una lista nera… per le economie "canaglia"». L'Italia, continua l'articolo, sta già lavorando con l'Ocse per sviluppare strumenti. «Alcuni già esistono». Gli strumenti Ocse proposti per il legal standard – si legge ancora sul Financial Times - comprendono: una convenzione anti-corruzione, principi di corporate governance che includano le imprese di proprietà statale, linee guida sulle imprese multinazionali, standard di trasparenza e cooperazione sul fisco, principi sulla pubblicità delle informazioni finanziarie, le raccomandazioni esistenti della task force del G7 sull'anti-riciclaggio, e gli standard sui diritti di proprietà internazionali. Le proposte – scrive il quotidiano - nascono dalla convinzione di Tremonti che «il vero capitalismo sia in crisi perché la globalizzazione che ha incluso l'Asia nell'ultimo decennio si è estesa troppo in fretta, è cresciuta troppo presto e ha comportato troppo "leverage", troppo debito». «Quella che lui chiama "tecnofinanza", compresa la proliferazione dei derivati – conclude il Financial Times - è stata creata sulla piattaforma di una globalizzazione senza ostacoli», in parti del mondo dove «la sola regola è l'assenza di regole».
    In definitiva mi sento di finire con due citazioni di due grandi economisti che di economia e finanza se intendono davvero. John Kenneth Galbraith che disse sempre che l’economia serve solo quando c’è qualche complicazione di troppo ma volendo se ne può fare anche a meno e Sergio Ricossa, intervistato da La Stampa sabato scorso (27 febbraio 2010), che da economista liberale qual’è, decano di una scienza “inesistente” come lui stesso la chiama, tra ironia e disincanto dice: è meno utile di altre, la si studi, ma per favore non la si prenda troppo sul serio.
    Dunque alla fine di questa lunga disamina direi comunque che il futuro dell’euro (a mio avviso), sarà più nella LOGICA DEI FONDAMENTALI E NON NELLA SPECULAZIONE che può vincere nel breve ma poi è destinata a perdere (spesso predica male e razzola pure peggio… magari per fare poi l’opposto di quello che dice) e che alle volte finisce, se sbaglia, di essere irrisa e cadere nel ridicolo come quando, con tutto il rispetto per il Santo Padre Papa Benedetto XVI, disse poche settimane fa per evitare facili allarmismi, a “maghi ed economisti”, ….…astenetevi dal fare previsioni !!!!!
    A maggior ragione chissà, se da filantropo più che da speculatore, Soros e amici hanno buone orecchie ?? (non credo che i soldi abbiano un buon cuore…purtroppo)….
    O meglio ancora e vi saluto amici investitori ed analisti, attenti ai furbastri !!!!!






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  5. #5
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    Predefinito Rif: La sindrome di Soros. I diritti umani uccidono

    Un individuo lercio e schifoso come Soros andrebbe immediatamente fucilato per crimini contro l'umanità.
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