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  1. #1
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    Predefinito Lamento della madre castigliana

    Anche sperando di fare cosa prima o poi utile a qualche camerata, ho trascritto qui il testo completo del “Lamento della madre castigliana” di Giuseppe Valentini, che non mi pare si trovi già in altri siti Internet.
    Buona lettura.

    LAMENTO
    DELLA MADRE CASTIGLIANA

    di Giuseppe Valentini (1938)

    Cinque le frecce, camicia turchina,
    in lui si specchiava la chiara mattina.

    O giorno amaro chi ti ricorda
    che il mio figliuolo portasti via?
    Donatemi un cane, Giuseppe e Maria,
    donatemi un cane che il cuore mi morda.

    Donami un sasso, Gesù crocefisso,
    ché questa testa dolente vi sbatta,
    demonio, demonio e tu dammi un abisso
    perché vi butti quest’anima matta.

    Non ho saputo guardare quel figlio
    era una quercia, era magro, era forte
    e non m’ha chiesto conforto e consiglio
    ed è partito a cercare la morte.

    Ha preso la vanga. E’ partito, è partito,
    ha preso la vanga e pareva una spada.
    Ancora lo vedo. E la strada e la strada
    se lo mangiava. E’ partito, è partito.

    Che n’hanno fatto del figlio mio bello
    che non ritorna? Del figlio mio vivo?
    Era svelto, pareva un uccello,
    era magro, pareva un ulivo.

    Era forte… Gesù benedetto
    per le piaghe del tuo costato
    riconducimi il figlio diletto,
    riconducimi il figlio soldato.

    La camicia l’aveva turchina,
    sulle spalle aveva una vanga.
    O figlio caro da quella mattina
    Cristo ha voluto che mamma ti pianga.

    Avevi una freccia a difenderti il cuore.
    Quale cartuccia te l’ha passata?
    Quale pallottola scomunicata?
    Eri bello parevi un fiore.

    Signor alcalde lo ritrovate?
    Signor curato chiedete a Dio
    che mi riporti quel figlio mio
    che m’è partito di mezza Estate.

    E se n’è andato verso Maqueda,
    e se n’è andato verso Escalona;
    Madonna santa ch’io lo riveda,
    ch’io lo riveda Madonna buona.

    Non c’era un figlio di carne più vera,
    tra monte e monte, tra mar e mar,
    né a Santa Olalla, né a Talavera,
    né a Santa Croce di Retamar…

    Signor alcalde, signor curato,
    Santa Teresa, Gesù, Maria,
    perché son viva se l’hanno ammazzato,
    ch’io lo raggiunga per la sua via.

    Ch’io lo raggiunga, ch’io lo difenda,
    ch’io lo componga nella sua fossa,
    ch’io gli regali una rosa rossa,
    al suo destino ch’egli mi prenda.

    Ma prima voglio portargli una spada
    che ai suoi assassini trapassi il petto.
    Nera è la morte, bianca è la strada,
    saprò trovarti figlio diletto.

    Cinque le frecce, camicia turchina,
    cammina e combatti, combatti e cammina.
    Ultima modifica di vanni fucci; 05-10-10 alle 23:41

  2. #2
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    Predefinito Rif: Lamento della madre castigliana

    Puoi scrivere altre informazioni? E' davvero ineteressante
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Lamento della madre castigliana

    Ho trovato il “Lamento della madre castigliana” di Giuseppe Valentini su un ritaglio di giornale dell’epoca. Ho provato a cercare su Internet, ma l’unico sito che ho trovato che cita il Lamento è:
    BenitoMussoliniForum.com • Leggi argomento - I poeti del tempo del Duce - Nostalgia anni trenta

    qui del “Lamento” ci sono solo i primi sei versi e cita anche l’autore.
    Sul libro: Sandro Attanasio, Gli italiani e la guerra di Spagna, 1974 Mursia MI; Giuseppe Valentini è ricordato a p. 252 come uno dei giornalisti italiani che si occupò della Guerra civile spagnola. Su altri testi di autori stranieri non ho trovato nulla.
    Probabilmente su qualche altro testo – e più facilmente se scritto da un italiano e magari di case editrici di destra - dedicato agli italiani durante la guerra di Spagna è possibile trovare altre informazioni che potrebbero essere utili eventualmente anche per completare il thread.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Lamento della madre castigliana

    Grazie, farò anch'io qualche ricerca
    Tradizione e Azione

 

 

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