Lunardi, Libè e Torri, per la pensione meglio non votare…

Inchiesta de L’Espresso sui parlamentari pasdaran della pensione. Il settimanale ha elencato i deputati e i senatori che ancora devono maturare i giorni di lavoro parlamentare necessari a godere del vitalizio. “Prima del prossimo maggio difficilmente si andrà a votare- si legge-. Perché 245 deputati e 107 senatori matureranno la pensione in primavera. E quello contro lo scioglimento anticipato dello stipendio è il partito più forte del Parlamento”. Il nome ? Pap: Partito degli aspiranti alla pensione.

Nella lista degli esponenti del Pap c’è di tutto: parlamentari illustri di destra e di sinistra che almeno a prima vista dovrebbero temere poco lo scioglimento anticipato delle Camere visto che, almeno loro, in Parlamento dovrebbero tornarci sicuramente. Gente del rango di Pietro Lunardi, Giorgia Meloni, Raffaele Fitto e Mariastella Gelmini tra i berlusconiani; o di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc; Gianrico Carofiglio (scrittore e magistrato) e Ricardo Franco Levi, ex braccio destro di Romano Prodi, del Pd. Ma ci sono anche, e sono la maggioranza, soprattutto sconosciuti peones che per approdare in Parlamento hanno dato fondo a tutte le loro risorse, risparmi compresi, che devono ancora rifarsi delle spese e che della ricandidatura non sono affatto sicuri.

Solo tre anni fa Camera e Senato hanno rivisitato i propri regolamenti, stabilendo che per riscuotere il vitalizio ci vogliono una legislatura completa di cinque anni (Camera) o quasi (Senato), collezionabili anche attraverso più mandati. In cambio, deputati e senatori devono versare mensilmente una percentuale della propria indennità, circa mille euro. Una cifra modesta considerando quello che si va a riscuotere una volta raggiunta l’età “pensionabile”: con le nuove regole, 65 anni con una sola legislatura, uno in meno e fino a un minimo di 60 anni in caso di più elezioni. Quanto per la precisione?

Ben il 20 per cento dell’indennità parlamentare (oggi attestata a circa 12 mila euro) con cinque anni di anzianità, cioè 2.486 euro. Molto di più, fino al 60 per cento, per quelli che riusciranno a collezionare sei o più legislature. Ma attenzione, queste norme valgono solo per gli eletti a partire dal 2008. Gli altri, i parlamentari di lungo corso che sono riusciti a conquistare lo scranno nelle legislature precedenti, spiega il settimanale nel numero in edicoila, dell’indennità parlamentare possono arrivare a riscuotere, beati loro, fino all’80 per cento, cioè quasi 10 mila euro al mese. Una cifra ragguardevole, in grado di assicurare una vecchiaia serena e che molti parlamentari potrebbero decidere di agguantare ad ogni costo.

E gli eletti parmigiani? Nell’elenco dell’Espresso non figurano Carmen Motta e Albertina (al secondo mandato) che qualunque sia l’esito della legislatiura in corso hanno già diritto alla pensione. Idem per Fabio Rainieri della Lega Nord. Diverso il discorso per Pietro Lunardi (Pdl) e Mauro Libè (Udc) ai quali mancano 204 giorni di lavoro da parlamentare per godere del vitalizio. Il traguardao è fissato al 28 aprile 2011. Avrà ancora da frequentare gli scranni romani anche Giovanni Torri del Carroccio: ben 935 giorni alla pensione traguardata al 28 aprile 2013.