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  1. #21
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    Predefinito Re: I fondamenti della vita associata

    In relazione al punto 2b si può ipotizzare uno scenario del genere in cui Gino chiede a Pino..

    "Pino.. Amico mio.. Guarda questa lista che ho compilato (costituzione). È una lista di cinema dove desidero andare e mi voglio riproporre di andare solo in questi. Però siccome a volte sono un po un cazzone e mi lascio turlupinare da gentaglia di basso rango (purtroppo mi conosco e poi con queste mani che tremano tutte come gli pare a loro a volte perdo il senno), allora se mi vedi entrare in un cinema che non è fra questi ti autorizzo a imperdirmelo con la forza"

    Questa sostanzialmente è la ratio attrsverso la quale una società si da una Costituzione.



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    Ultima modifica di TheMeroving; 25-11-21 alle 09:36
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  2. #22
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    Predefinito Re: Assalto alla CGIL - Discussioni unite.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) Ciò che da inizio a qualcosa non è quel qualcosa. La miccia innesca l'esplosione ma non è l'esplosione.
    L'aggregazione inizia la cooperazione, ma non è l cooperazione. Nelle altro post mi sembrava di aver capito che solo dio ha causa in sé stesso!

    2) Non riesci proprio a comprendere che la società non è la mera sommatoria degli individui per questo affermi che se tutti gli individui, sommati assieme ubbidiscono all autorità allora la società ubbidisce all autorità!
    Il problema quindi diventa comprendere se la società è la mera somma di tutti gli individui o è un ente separato dalla somma degli individui. O se addirittura non esiste come ente in sé! Qual è la tua risposta?

    Giò ti ha risposto molto bene che l'esistenza della società


    Citazione Originariamente Scritto da Giò
    non può prescindere dall'unione psicologica dei suoi membri in vista del fine comune, ma anche che non è riducibile alle parti, analogamente a come un corpo non è riducibile ai suoi arti.




    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) l'aggregazione non può essere la società è ciò che da inizio alla società allo stesso tempo e sotto il medesimo aspetto. Stai violando il pdnc.

    2) quindi consideriamo tre entità.

    L'autorità
    La somma defli individui
    La società.

    Chi deve ubbidienza a chi è in base a quale criterio?
    Lo risolve il concetto del fine.

    Il fine della società è la piena realizzazione dell'essere umano negli individui umani, provvedendo alla loro sicurezza e quant'altro. E' il soddisfacimento del fine che ordina la gerarchia da seguire.

    Il tuo problema è che scomponi i fenomeni come in laboratorio (lo stesso problema degli evoluzionisti), e come se i singoli atti del processero fossero casuali senza connessioni. Perchè vedi, Dio solo ha causa in sè stesso ma gli atti umani hanno la loro causa nel fine, che per la società è quello di cui sopra.
    Per l'ateo, il relativista e l'utopista, la rinuncia a parte della libertà personale, imposta dalla società mediante l'esercizio dell'autorità, è lo "scandalo" perchè non comprendono che nel fine di tale rinuncia vi si trova un chiaro vantaggio. Senza la società l'uomo sarebbe ridotto allo stato di natura primordiale e degraderebbe ad uno stile di vita che non rappresenta la pienezza di ciò che è desiderabile per nessuno.


    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving
    La società non è tale solo perché nasce. È tale perché nasce e perché vi é cooperazione. La cooperazione è possibile solo se vi è accordo. Quindi affinché si possa parlare di società servono tre elementi tutti e tre necessari
    La cooperazione non è la causa della società! La causa della società è la necessità di realizzare la pienezza dell'essere umano, a partire dalla base biologica. Data la necessità si impone la cooperazione che è un effetto della necessità ed una mediazione alla sussistenza della società. La cooperazione è una fase dell'effetto società.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving
    2) l'autorità serve ad evitare il caos derivante dalle molteplici volontà degli individui. Se la società è una "unità morale" da essa non può giungere caos. Quindi perché deve essere sottoposta all autorità?
    Perchè confondi l'unità con l'uno filosofico...

    L'unità è quella di marito e moglie che nelle loro diversità perseguono il medesimo fine, l'uno è la proprietà dell'unica sostanza, indivisibile, che conserva i medesimi attributi nelle sue parti
    come le goccie d'acqua sono sempre acqua che siano sparse o raccolte in un bicchiere.
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" Mt 28, 19


  3. #23
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    Predefinito Re: Assalto alla CGIL - Discussioni unite.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Giò ti ha risposto molto bene che l'esistenza della società










    Lo risolve il concetto del fine.

    Il fine della società è la piena realizzazione dell'essere umano negli individui umani, provvedendo alla loro sicurezza e quant'altro. E' il soddisfacimento del fine che ordina la gerarchia da seguire.

    Il tuo problema è che scomponi i fenomeni come in laboratorio (lo stesso problema degli evoluzionisti), e come se i singoli atti del processero fossero casuali senza connessioni. Perchè vedi, Dio solo ha causa in sè stesso ma gli atti umani hanno la loro causa nel fine, che per la società è quello di cui sopra.
    Per l'ateo, il relativista e l'utopista, la rinuncia a parte della libertà personale, imposta dalla società mediante l'esercizio dell'autorità, è lo "scandalo" perchè non comprendono che nel fine di tale rinuncia vi si trova un chiaro vantaggio. Senza la società l'uomo sarebbe ridotto allo stato di natura primordiale e degraderebbe ad uno stile di vita che non rappresenta la pienezza di ciò che è desiderabile per nessuno.




    La cooperazione non è la causa della società! La causa della società è la necessità di realizzare la pienezza dell'essere umano, a partire dalla base biologica. Data la necessità si impone la cooperazione che è un effetto della necessità ed una mediazione alla sussistenza della società. La cooperazione è una fase dell'effetto società.



    Perchè confondi l'unità con l'uno filosofico...

    L'unità è quella di marito e moglie che nelle loro diversità perseguono il medesimo fine, l'uno è la proprietà dell'unica sostanza, indivisibile, che conserva i medesimi attributi nelle sue parti
    come le goccie d'acqua sono sempre acqua che siano sparse o raccolte in un bicchiere.
    Ti ritieni che un gruppo di sconosciuti su di un territorio che non cooperano e dove quindi ognuno si fa i fatti propri, formino una società?

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  4. #24
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    Predefinito Re: I fondamenti della vita associata

    Le gocce d'acqua in un bicchiere sono sempre acqua ma non sono gocce d'acqua. Sono gocce d'acqua in potenza.
    Esattamente come gli individui sono società in potenza. Divengono società quando la materia alla fine del percorso di transizione prende forma. La società è la forma e quindi definire cosa renda una società tale è importante ed è per questo che è importante la domanda fatta sopra

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  5. #25
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    Predefinito Re: Assalto alla CGIL - Discussioni unite.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Ti ritieni che un gruppo di sconosciuti su di un territorio che non cooperano e dove quindi ognuno si fa i fatti propri, formino una società?

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    Questa immagine è esattamente quello che definisce il processo mentale da laboratorio, tipico di cui parlavo. E' una scena da film surreale. In questa situazione assurda gli sconosciuti inizialmente si trovano come individui slegati e psicologicamente direi un po' frastornati. Successivamente inizieranno a formare un gruppo, senz'altro, orientato a risolvere le necessità che si presentano.
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  6. #26
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    Predefinito Re: Assalto alla CGIL - Discussioni unite.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Questa immagine è esattamente quello che definisce il processo mentale da laboratorio, tipico di cui parlavo. E' una scena da film surreale. In questa situazione assurda gli sconosciuti inizialmente si trovano come individui slegati e psicologicamente direi un po' frastornati. Successivamente inizieranno a formare un gruppo, senz'altro, orientato a risolvere le necessità che si presentano.
    Casomai è una scena da film ritenere che le società si formino istantaneamente per magia!
    Quindi prima di iniziare a formare un gruppo e iniziare a risolvere i problemi non esiste società e quindi senza inziare a formare un gruppo e a iniziare a risolvere i problemi la società non può esistere. E quindi equivale a dire che senza cooperazione non è possibile alcuna società




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  7. #27
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    Predefinito Re: I fondamenti della vita associata

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) L'ho dimostrato usando i principi della metafisica aristotelica. Gli individui sono materia in potenza. Una società nasce quando la materia diviene atto attraverso la forma che è la società in quanto tale. La forma si dice tale se in presenza di aggregazione e di cooperazione. Il fatto che nella transizione da potenza ad atto intervenga prima l'aggregazione rispetto alla cooperazione è irrilevante perché fintanto che la transizione non si è conclusa ovvero fintanto che tutti gli elementi della forma non sono presenti, non c'è società. C'è solo la transizione di potenza in atto. Quindi è dimostrato che non può esserci temporalmente parlando una società prima della cooperazione.
    Merovingio, una cosa o è in potenza o è in atto. Non c'è una via di mezzo. Potresti dirmi che, secondo te, gli individui isolati sono un aggregato in potenza, l'aggregato in atto è un aggregato cooperante in potenza, l'aggregato cooperante in atto è la società in potenza e il patto sociale è ciò che fa passare l'aggregato cooperante in atto da società in potenza a società in atto. Però resta ingiustificata la distinzione fra aggregato e società, stante il fatto che l'aggregato è l'insieme degli individui uniti dallo scopo di realizzare il bene comune in modo permanente...e la società pure! La cooperazione fra i membri della società è il mezzo attraverso il quale la società perdura nel tempo, ma questo se mai dà una perfezione dell'essere alla società, non è ciò che dà l'essere alla società (premesso che qui parliamo di "essere" in un senso analogico, visto che la società non è un ente sostanziale, ma morale).

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    2) Giò.. Senza individui non può esservi società così come senza le sue parti non può esistere un corpo. Il corpo sociale è un corpo le cui parti non sempre rispondono alla volontà generale. Nemmeno si può dire che la volontà generale non esiste ed esiste solo quella delle sue parti perché se così fosse non servirebbe definire la società come unione di scopo degli individui. Nemmeno si può dire che la volontà di tutti gli individui coincide con quella della società perché la natura dell uomo assai raramente prevede una assoluta unanimità di scopi. E se anche esistesse l'unanimità essa coinciderebbe con la volontà della società espressa al massimo grado e di essa bisognerebbe comunque tenere conto. Dire che la volontà della società esiste e allo stesso tempo non esiste perché coincide con quella delle sue parti non ha senso. Se la società è solo un astrazione della cui volontà e dei cui fini si può anche non tenere conto allora a che ci serve definire questa astrazione. Se invece non è una astrazione, ma è realtà allora è una realtà di cui bisogna tenere conto. Nemmeno ha molto senso sostenere che i fini della società devono essere immutabili perché non si capisce per quale motivo debbano esserlo.
    Detto questo il confronto con il corpo umano per analogia a mio avviso è fondato e poco vale l'obiezione che si tratta di un corpo fisico al contrario di quello sociale perché non è chiaro perché sia rilevante.
    Se Gino (la società) ha dei tic alle mani e alle gambe (gli individui) può chiedere a pino (l'autorità) di dargli una mano a tenere ferme le mani che fanno quello che lui non vuole. Questo però non vuol dire che Pino ha autorità su Gino. Fa quello che Gino (la società) gli ha chiesto di fare. Supporre però che sulla base di ciò Pino (autorità) ha il diritto di vietare a Gino (società) di andare al cinema (ovvero esercitare la volontà generale e non quella delle parti) perché a Pino (autorità) il film non piace perché magari lo reputa un po osé, è ipotizzabile nei seguenti casi

    a) Pino (l'autorità) é fisicamente più forte di Gino (la società). Pino e grosso e comanda lui. Gino si attacchi al tram.
    b) Gino (la società) ha dato a Pino (l'autorità) il mandato di decidere per lui se andare al cinema o meno
    c) Gino (la società) e Pino (l'autorità) hanno dato mandato a Lino (ente esterno) di decidere per entrambi. Pino è un portavoce di Lino e Gino ubbidisce di buon grado perché vuole molto bene a Lino. È proprio una brava persona.
    d) Lino (ente esterno) è più forte di Pino (autorità) e di Gino (società) e quindi esercita la sua forza su Gino (società) attraverso Pino (autorità). Lino è onnisciente e onnipotente e Pino è il suo agente. A Gino toccherà adeguarsi o conoscerà la sua collera.

    Queste erano le mie domande iniziali alle quali non hai risposto.


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    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    In relazione al punto 2b si può ipotizzare uno scenario del genere in cui Gino chiede a Pino..

    "Pino.. Amico mio.. Guarda questa lista che ho compilato (costituzione). È una lista di cinema dove desidero andare e mi voglio riproporre di andare solo in questi. Però siccome a volte sono un po un cazzone e mi lascio turlupinare da gentaglia di basso rango (purtroppo mi conosco e poi con queste mani che tremano tutte come gli pare a loro a volte perdo il senno), allora se mi vedi entrare in un cinema che non è fra questi ti autorizzo a imperdirmelo con la forza"

    Questa sostanzialmente è la ratio attrsverso la quale una società si da una Costituzione.



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    Merovingio, il rapporto fra la società e l'autorità che la presiede non è paragonabile al rapporto che tu descrivi fra Gino e Pino, in cui Gino chiede a Pino di fermare i suoi tic. Il rapporto che c'è è più paragonabile, sempre entro l'ambito dell'analogia, a quello che intercorre fra il suo corpo e Gino: Gino ha dei tic ed il suo corpo lo sollecita a porre rimedio a questa situazione perché è di grande fastidio. Gino stesso è infastidito dai suoi tic perché si rende conto che sono un disordine che provoca grande disagio. Gino interviene fasciandosi la mano in modo che i tic vengano impediti o siano perlomeno sotto controllo.
    Il corpo è la società e Gino è l'autorità. Gino è stato sollecitato ad intervenire dal suo stesso corpo ma lo ha fatto primariamente per il bene del "tutto", non per soddisfare soltanto le sollecitazioni del corpo. E senza Gino che cosa sarebbe il corpo di Gino? Sarebbe un ammasso di carne senza vita, destinato ad un progressivo deperimento: destino che, per analogia, possiamo attribuire alle società in cui l'autorità non è più efficace o risulta totalmente vacante.
    Il dilemma che tu poni - perché l'autorità dovrebbe imporre determinate regole a coloro che fanno parte della società - è analogo a chiedersi perché Gino debba imporre al suo stesso corpo di andare al cinema quando ritiene che sia lecito ed opportuno andarci. A meno che andare al cinema non costituisca palesemente un danno grave e costante al suo stesso corpo, non si può dire che Gino sbagli nel procedere in questi termini.
    Certamente siamo di fronte ad analogie che, come tali, hanno dei limiti.
    Infatti, nella realtà, se Gino muore o viene impedito da una malattia che lo riduce ad un vegetale in modo irreversibile, non c'è niente che possa sostituirlo, mentre invece nel caso della società politica se colui o coloro che possiedono l'autorità ne abusano gravemente, in modo certo e costante, è possibile porvi rimedio.
    Preciso infine che io non sto dicendo che la volontà generale esista e non esista. Io sto dicendo che la volontà generale come volontà che prescinde da quella degli individui che convergono verso lo scopo comune non esiste. Ad esistere è la volontà generale intesa come volontà dell'aggregato - o meglio, degli individui che ne fanno parte - a conseguire il medesimo scopo (il bene comune) in modo costante. Sono due aspetti differenti ed il pdnc dice che una cosa non può essere e non essere simultaneamente e sotto il medesimo aspetto. Ma qui, come si è detto, gli aspetti sono ben distinti.
    Quanto ai "fini" della società: il fine della società è il bene comune e questo fine è immutabile. Ciò che può variare sono i fini intermedi o le modalità attraverso le quali si può attuare il bene comune in determinati casi. E non ho ancora capito per quale ragione, nemmeno dal punto di vista della tua impostazione giuscontrattualista, se il popolo nel designare il detentore o i detentori dell'autorità non ha posto condizioni il popolo o la parte largamente maggioritaria di esso debba sentirsi in diritto di rigettare a proprio piacimento le decisioni dell'autorità solo perché non è stato consultato. Se il popolo voleva avere maggiore voce in capitolo su determinate questioni avrebbe dovuto pensarci prima quando designò determinate persone a governarlo senza porre condizioni.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  8. #28
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    Predefinito Re: I fondamenti della vita associata

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Merovingio, una cosa o è in potenza o è in atto. Non c'è una via di mezzo. Potresti dirmi che, secondo te, gli individui isolati sono un aggregato in potenza, l'aggregato in atto è un aggregato cooperante in potenza, l'aggregato cooperante in atto è la società in potenza e il patto sociale è ciò che fa passare l'aggregato cooperante in atto da società in potenza a società in atto. Però resta ingiustificata la distinzione fra aggregato e società, stante il fatto che l'aggregato è l'insieme degli individui uniti dallo scopo di realizzare il bene comune in modo permanente...e la società pure! La cooperazione fra i membri della società è il mezzo attraverso il quale la società perdura nel tempo, ma questo se mai dà una perfezione dell'essere alla società, non è ciò che dà l'essere alla società (premesso che qui parliamo di "essere" in un senso analogico, visto che la società non è un ente sostanziale, ma morale).



    Merovingio, il rapporto fra la società e l'autorità che la presiede non è paragonabile al rapporto che tu descrivi fra Gino e Pino, in cui Gino chiede a Pino di fermare i suoi tic. Il rapporto che c'è è più paragonabile, sempre entro l'ambito dell'analogia, a quello che intercorre fra il suo corpo e Gino: Gino ha dei tic ed il suo corpo lo sollecita a porre rimedio a questa situazione perché è di grande fastidio. Gino stesso è infastidito dai suoi tic perché si rende conto che sono un disordine che provoca grande disagio. Gino interviene fasciandosi la mano in modo che i tic vengano impediti o siano perlomeno sotto controllo.
    Il corpo è la società e Gino è l'autorità. Gino è stato sollecitato ad intervenire dal suo stesso corpo ma lo ha fatto primariamente per il bene del "tutto", non per soddisfare soltanto le sollecitazioni del corpo. E senza Gino che cosa sarebbe il corpo di Gino? Sarebbe un ammasso di carne senza vita, destinato ad un progressivo deperimento: destino che, per analogia, possiamo attribuire alle società in cui l'autorità non è più efficace o risulta totalmente vacante.
    Il dilemma che tu poni - perché l'autorità dovrebbe imporre determinate regole a coloro che fanno parte della società - è analogo a chiedersi perché Gino debba imporre al suo stesso corpo di andare al cinema quando ritiene che sia lecito ed opportuno andarci. A meno che andare al cinema non costituisca palesemente un danno grave e costante al suo stesso corpo, non si può dire che Gino sbagli nel procedere in questi termini.
    Certamente siamo di fronte ad analogie che, come tali, hanno dei limiti.
    Infatti, nella realtà, se Gino muore o viene impedito da una malattia che lo riduce ad un vegetale in modo irreversibile, non c'è niente che possa sostituirlo, mentre invece nel caso della società politica se colui o coloro che possiedono l'autorità ne abusano gravemente, in modo certo e costante, è possibile porvi rimedio.
    Preciso infine che io non sto dicendo che la volontà generale esista e non esista. Io sto dicendo che la volontà generale come volontà che prescinde da quella degli individui che convergono verso lo scopo comune non esiste. Ad esistere è la volontà generale intesa come volontà dell'aggregato - o meglio, degli individui che ne fanno parte - a conseguire il medesimo scopo (il bene comune) in modo costante. Sono due aspetti differenti ed il pdnc dice che una cosa non può essere e non essere simultaneamente e sotto il medesimo aspetto. Ma qui, come si è detto, gli aspetti sono ben distinti.
    Quanto ai "fini" della società: il fine della società è il bene comune e questo fine è immutabile. Ciò che può variare sono i fini intermedi o le modalità attraverso le quali si può attuare il bene comune in determinati casi. E non ho ancora capito per quale ragione, nemmeno dal punto di vista della tua impostazione giuscontrattualista, se il popolo nel designare il detentore o i detentori dell'autorità non ha posto condizioni il popolo o la parte largamente maggioritaria di esso debba sentirsi in diritto di rigettare a proprio piacimento le decisioni dell'autorità solo perché non è stato consultato. Se il popolo voleva avere maggiore voce in capitolo su determinate questioni avrebbe dovuto pensarci prima quando designò determinate persone a governarlo senza porre condizioni.
    1) Infatti una società in potenza non è una società! È una società in potenza!
    Tu affermi che l'"aggregato" coincide con la società.
    A questo punto occorre definire bene che cosa intendi per aggregato.

    2) Che il bene comune debba essere lo stesso per tutte le società non segue.
    Che i mezzi per giungervi li debba scegliere necessariamente l autorità a prescindere dalla volontà della società non segue.
    Che il bene ritenuto appetibile e la scelta dei mezzi per giungervi debbano essere necessariamente immutabili non segue.
    Che non possa esistere una volontà generale circa la scelta di questi mezzi, ma solo la volontà delle sue parti non segue. Ed è anche contraddittorio perché se esiste solo la volontà di alcune sue parti non segue il fatto che le altre parti debbano conformarvisi. Eppoi quali sono le parti che dettano la linea? E se dettano la linea perché devono essere sottoposti alla autorità? Allora è l'autorità a dettare la linea! Quindi non solo non esiste la volontà generale, ma nemmeno quella della sue parti! Se invece esiste solo la volontà di tutte le parti essa non risulta in realtà esistente perché è acclarato che in nessuna società esista una totale unanimità. E se anche esistesse essa coincide con la volontà della società espressa al suo massimo grado e quindi sarebbe contraddittorio affermare che non esiste!
    Sono tutti non sequitur che vanno sciolti.


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    Ultima modifica di TheMeroving; 26-11-21 alle 11:47
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  9. #29
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    Predefinito Re: I fondamenti della vita associata

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Però resta ingiustificata la distinzione fra aggregato e società, stante il fatto che l'aggregato è l'insieme degli individui uniti dallo scopo di realizzare il bene comune in modo permanente...e la società pure! La cooperazione fra i membri della società è il mezzo attraverso il quale la società perdura nel tempo,
    Ho trovato la tua definizione di aggregato.
    Quindi un aggregato/società in cui non inizi la cooperazione per quanto tempo resterebbe società?

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  10. #30
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    Predefinito Re: Assalto alla CGIL - Discussioni unite.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Casomai è una scena da film ritenere che le società si formino istantaneamente per magia!
    Quindi prima di iniziare a formare un gruppo e iniziare a risolvere i problemi non esiste società e quindi senza inziare a formare un gruppo e a iniziare a risolvere i problemi la società non può esistere. E quindi equivale a dire che senza cooperazione non è possibile alcuna società


    Comincio a capire qual'è il nodo. La transizione. Che poi è il mistero dell'esistenza, com'è che l'essenza si manifesta?
    Vorrei usare un'altro paradigma, dato che hai parlato di magia, e anzichè la metafisica aristotelica prenderei la metafica cabbalistica. Probabilmente ti è anche più affine... poi il modo di girarlo in termini aristotelici te lo mostro più avanti.
    Secondo la cabbala l'esistenza dell'universo, di cui pongo un'analogia con la società, avviene nel corso di una "perdita" di Dio. E' lo Tzintzum. Dio si ritira da un punto di sè. E' sufficiente questo perchè si dia la "distinzione", la "successione" impossibile nell'unità infinita di Dio. La distinzione fa "piovere" giù, dal nulla, tempo, moto (la successione), spazio e corpo (la distinzione).
    Hai ottenuto l'esistenza, la creazione perfettamente separata di Dio dal mondo, due sostanze distinte ma perchè originasse la seconda la prima doveva perdere qualcosa.

    Analogia con la società: nel momento in cui gli individui, in forza di una stato di necessità, accettano di perdere un po' della propria libertà, si dà la cooperazione. Ma non sono gli individui aggregati o meno che sia a costituire la società e nemmeno la cooperazione, che è un concetto in essenza, ma lo sono gli individui operanti. Nella misura in cui sono cooperanti danno forma alla società.



    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) L'ho dimostrato usando i principi della metafisica aristotelica. Gli individui sono materia in potenza. Una società nasce quando la materia diviene atto attraverso la forma che è la società in quanto tale. La forma si dice tale se in presenza di aggregazione e di cooperazione. Il fatto che nella transizione da potenza ad atto intervenga prima l'aggregazione rispetto alla cooperazione è irrilevante perché fintanto che la transizione non si è conclusa ovvero fintanto che tutti gli elementi della forma non sono presenti, non c'è società. C'è solo la transizione di potenza in atto. Quindi è dimostrato che non può esserci temporalmente parlando una società prima della cooperazione.
    La società non è un ente naturale ma artificiale per cui delle quattro distinzioni aristoteliche di 1) sostanza materiale, 2) causa agente, 3) causa formale, 4) causa finale, la causa agente e la causa formale possono coincidere.

    Inciso, quando parliamo di diritto naturale attenzione a pensare che la società sia un ente naturale!

    Ora colleghiamo lo tzintzum della cabbala con la metafisica aristotelica, qui: ogni ente naturale è sempre proteso verso un fine, essendo caratterizzato da un principio di privazione. E' la ricerca di un certo bene a imprimere il moto.

    L'errore sta nel ragionare solo in termini positivi di atto e di potenza e non negativi, di privazione!

    La società come ente artificiale, aggregato di molti enti, gli individui umani, è la somma delle loro privazioni (non delle loro potenze!) per cui la tensione verso quel bene di cui sono privi porta l'intera società a cercarlo. Il fattore della società non è l'aggregato, la cooperazione ma la il desiderio del bene mancante.
    Per cui la società è composta di: 1) persone (la sostanza materiale, 2) cooperazione, aggregazione (causa agente, cause agenti), 3) la società e lo status di società, cioè proprio lo Stato, ed eventualmente il suo modello politico, definiti attraverso forme visibili, leggi, diritto, istituzioni ed espressioni della politica ecc... (causa formale), 4) soddisfacimento dei bisogni, fine della privazione (causa finale).

    Per questo, siccome nell'ente artificiale in genere la causa formale e la causa finale coincidono, nella società il soddisfacimento del bene sarà perseguito secondo un modello politico e in tale modello si eserciterà l'insieme dei moti convergenti delle privazioni dei singoli individui. L'insieme di tale privazioni origina l'autorità. Che si esprime appunto benignamente tramite imposizioni di privazioni, in divieti, limitazioni, sanzioni e quant'altro.
    Non a caso più forte sono le privazioni che muovono dai singoli più forte sarà il livello di autorità espresso dalla società. Massima inflazione in Germania=massima autorità concentrata in un solo uomo, Hitler.

    Ed è la somma delle privazioni comuni che determina il bene comune, il bene medio. Le privazioni particolari diverse costituiscono la deviazione dal bene comune. Che porterà l'autorità a perseguitarle. L'autorità è orientata come una calamità verso la privazione del moto comune che l'ha originata.

    Una volta compreso che la privazione è un principio negativo in opposizione al principio positivo della potenza, inattuata o realizzata, in atto, e che da questo continuo squilibrio origina il moto, mi sembra che tutto quadri, no?
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" Mt 28, 19


 

 
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