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    Predefinito "IL F.S.L.N. E LA RIVOLUZIONE SANDINISTA TRADITA"

    IL FRONTE SANDINISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE: LA RIVOLUZIONE TRADITA DEL NICARAGUA"Confusero il sandinismo con il marxismo. Non avevano alcun concetto di lavoro, di famiglia, di responsabilità. La Direzione nazionale distrusse un sistema economico e non ne costruì un altro, nemmeno quello di stampo socialista che teorizzava. Mi disillusi già nei primi giorni”

    (dichiarazione di Eden Pastora, il Comandante Zero)








    Augusto César Sandino (Augusto Nicholàs Calderòn Sandino) è stato uno dei capi della rivoluzione nazionale, contro la presenza militare statunitense, del Nicaragua durata dal 1927 al 1933.

    Le forze USA sbarcano la prima volta in Nicaragua nel Luglio del 1912, per reprimere una rivolta contro il Presidente Adolfo Diaz, sostenuto da Washington. Sandino, all’epoca appena 17enne, rimane colpito dall’immagine del corpo del capo dei rivoltosi, il Generale Benjamin Zeledon, che viene trasportato pubblicamente dai Marines in giro per la città.

    A seguito di una lite, finita a colpi di pistola, con il figlio di un notabile del suo Paese, decide di andare in Messico per seguire i gruppi antimperialisti che li sono già in attività. Sono gruppi di anarchici e di comunisti rivoluzionari, cosa che spingerà lo stesso Sandino verso questa impostazione, dando alla rivolta nicaraguese un’impostazione marcatamente anti-imperialista, piuttosto che nazionalista.

    Nel 1926, il dirigente conservatore Emiliano Chamorro da inizio ad un golpe contro il presidente Carlos Solorzano (partito conservatore), che lascia il potere al vicepresidente costituzionale Juan Batista Sacasa (partito liberale), ma i golpisti obbligano anche quest’ultimo a dimettersi e prendono il potere. Ma interviene nuovamente Washington, che depone Chamorro e lo sostituisce con Adolfo Diaz. A questo punto i liberali, contro le violazioni del diritto perpetrate, danno vita alla “guerra costituzionalista”, chiedendo il ritorno in carica si Sacasa. Visto il pericolo per il Presidente in carica, e soprattutto per le aziende americane (la United Fruit su tutte) presenti in Nicaragua, la Marina statunitense, invia le sue forze a presidiare le coste del Nicaragua, dichiarando “neutrali” alcune zone del Paese, vitali per le forze governative, così nel caso fossero state attaccate dai liberali, Washington avrebbe dichiarato guerra. Tra queste zone rientra Puerto Cabezas, la “capitale” degli insorti, con il conseguente arresto, e relativa cacciata dalla città, di Sacasa, gettando in acqua le armi dei rivoltosi.

    In questo contesto, scende in campo Sandino, inizialmente a fianco dei liberali. Ma il loro capo, José María Moncada, gli nega le armi, così i suoi uomini, aiutati dalle prostitute di Puerto Cabezas, raccolgono dall’acqua un buon lotto d’armi e munizioni che sono state rubate a Sacasa., stabilendosi successivamente a Las Segovias.

    Fino ad allora, lo scontro tra liberali e conservatori governativi era condotto secondo le normali regole di guerra tra fronti opposti, invece Sandino, istruito dai comunisti messicani, adotta le tecniche della guerriglia, cosa che gli consente di ottenere una serie di successi militari, che fanno crescere notevolmente le fila dei rivoluzionari che si mettono al suo servizio, formando la “colonna segoviana” di matrice socialista. Anche grazie a questo, i liberali lanciano una grande offensiva, che li porta a controllare ampie zone del Paese.

    Quando ormai la vittoria sembra vicina, il Generale dei liberali Moncada si spaventa per un possibile attacco USA, così decide di patteggiare con Washington. Gli Stati Uniti inviano un loro emissario, Henry L. Stimson, che tratta la resa degli insorti, a Managua, che accettano il governo conservatore e di partecipare alle successive elezioni presidenziali del 1928. Sandino non accetta la resa e si ritira con i suoi a El Chipote.

    Da qui inizia la guerra civile tra i sostenitori del governo e i sandinisti, i quali distruggevano le proprietà delle aziende statunitensi, pur non riuscendo a liberarsi della United Fruit.

    Washington, risponde seminando l’odio etnico in Nicaragua, finanziando la creazione di un esercito anti-sandinista: la Guardia Nazionale del Nicaragua.

    Ma il 2 Settembre 1927, Sandino emette un manifesto dichiarando che era ora di passare ad una fase successiva del conflitto: da guerra civile a guerra di liberazione, che doveva vedere tutti i nicaraguesi uniti contro gli yankees.

    In seguito alla “Grande Depressione” del 1929, gli USA inaugurano la “politica di buon vicinato”, che prevede il ritiro dell’esercito dai paesi vicini, appoggiando solamente i governi locali.

    Così nel 1933, Washington lascia il Nicaragua senza essere riuscito a sconfiggere Sandino ed i suoi ribelli.

    Una volta ritiratosi l’invasore, Sandino propone a Sacasa una proposta di pace, accettata dal governo, che nomina la Guardia Nazionale, come esercito nazionale, cosa che da il via a regolamenti di conti tra i nuovi militari ed i vecchi oppositori sandinisti ormai disarmati.

    Intanto il capo della Guardia, Anastasio Somoza, progetta un golpe per prendere il potere, e in contemporanea di uccidere Sandino.

    Il 21 Febbraio 1934, Sandino e suo padre, cadono vittima di una trappola tesa dall’esercito e vengono fucilati, poche ore dopo stessa sorte toccherà al fratello minore, Socrate.

    Successivamente, nel 1936, Somoza porterà a termine il suo piano proclamandosi “Presidente con poteri straordinari”.



    Le gesta di Sandino, sono d’ispirazione ai combattenti che volevano cacciare Anastasio Somoza Debayle, ultimo discendente della dinastia dei Somoza al potere in Nicaragua e sostenuto dagli Stati Uniti, negli anni ’60.

    Costoro formarono il “Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale”(FSLN), una forza politica marxista, che però raggruppava anche molti elementi cattolici del gruppo “Teologia della Liberazione”.

    Agli inizi degli anni ’70, il FSLN si divide in due fazioni: una “proletaria”, che voleva inquadrare la guerriglia in uno schema tipicamente leninista sotto un partito comunista centrale; e l’altra che invece promulgava la guerriglia “libera” da vincoli politici.

    La divisione permane fino al 1976, quando i fratelli Ortega, riuniscono le due ali in una posizione intermedia.

    Ma la rivoluzione nicaraguese scoppierà nel 1978, grazie ad un uomo esterno al FSLN: Eden Pastora, meglio conosciuto come “Comandante Zero”.

    Pastora iniziò fin da bambino, a 7 anni, ad odiare il regime somoziano; infatti a quell’età vide il padre ucciso da membri della Guardia Nazionale.

    Per combattere Somoza, formerà un “esercito” proprio, con uomini pressi dai villaggi rurali del Sud del Paese e dai nativi del Nicaragua, i cosiddetti “campesinos”, che sarà l’ala militarmente più efficace del fronte ribelle.

    Politicamente si dichiarerà “tercerista”, cioè vicino alle posizioni di Peron che voleva un socialismo nazionale equidistante dal capitalismo a stelle e strisce e dal comunismo sovietico.

    Il 22 Agosto 1978, entra nel Palazzo del Congresso, insieme ad altri guerriglieri travestiti da membri della Guardia Nazionale, e per due giorni respinge ogni attacco dell’esercito. Alla fine otterrà la liberazione di una settantina di prigionieri politici, impunità e asilo da Cuba.

    L’anno successivo,il 19 Luglio 1979, le forze del FSLN, otterranno la vittoria cacciando Somoza e assumendo il potere.

    Immediatamente però, Pastora criticherà il nuovo governo sandinista, accusando i leaders di vigliaccheria (“Quando si trattò di attaccare il Palazzo mandarono me perché ero il più anziano e il più esperto, ma anche perché i dirigenti non se la sentivano. Era una questione di vita e di morte, e nessuno di loro voleva rischiare la pelle”) e di aver tradito gli ideali di Sandino, avendo instaurato un regime comunista sulla scia dell’URSS e di Cuba, rinunciando agli incarichi che gli erano stati conferiti.

    Nell’ Aprile del 1982, forma l' “Alianza Revolucionaria Democrática” (ARDE), una formazione paramilitare che si da alla guerriglia nel sud del Paese, per combattere il regime sandinista.

    Nello stesso periodo, anche gli Stati Uniti finanziano una formazione paramilitare con lo scopo di rovesciare il regime: la “Fuerza Democratica nicaraguese” (FDN), meglio conosciuta come “Contra”. Da notare che queste attività di Washington sfociarono nello scandalo “Iran-Contras”o “Irangate”, quando si venne a sapere che i fondi per finanziare la controrivoluzione in Nicaragua erano stati ottenendo vendendo armi all’Iran.

    Nel 1984 ci furono le elezioni politiche e Ortega, leader del FSLN, venne eletto Presidente del Nicaragua, avendo ottenuto i 2/3 dei seggi. Questo, invece di rasserenare gli animi, aumentò la crudeltà della guerra civile, che al suo termine nel 1990, avrà causato oltre 35.000 morti.

    Intanto Pastora ed i suoi guerriglieri avevano ottenuto il controllo di alcuni territori sulla costa Atlantica, e dichiarò la nascita della “Libera Repubblica di San Juan del Nord”; esperimento però che durò pochi giorni per l’intervento massiccio dell’esercito.

    Ormai Pastora era diventato troppo scomodo, sia per la CIA che temeva una formazione paramilitare anti-Washington, sia per i Sandinisti che si trovavano un nemico armato in casa.

    Costretto a vivere al confine tra il Nicaragua ed il Costa Rica, il 30 Maggio 1984, indisse una conferenza stampa per denunciare l’accordo tra Sandinisti e CIA per ucciderlo e potersi accordo sul futuro del Paese. Peccato per l’incontro pubblico non si svolse perché i suoi due nemici, FSLN e CIA, organizzarono un attentato dinamitardo che uccise 11 persone, tra le quali tre giornalisti, e ne mutilò molte altre, ma dal quale Pastora si salvò miracolosamente.

    Nel Febbraio del 1990, i Sandinisti ed i gruppi rivoluzionari si accordarono per porre fine alle ostilità e indire nuove elezioni.Furono 5 i candidati premier, tra i quali Daniel Ortega per i sandinisti; Erik Ramirez per il Partito Socialcristiano, appoggiato da Pastora, e Violeta Barrios de Chamorro , per un cartello di 13 partiti liberal-conservatori che vinse le elezioni, diventando la nuova presidentessa.

    Nel 1992, Pastora fonda il “Movimento di Azione Democratica”, un partito “tercerista” in contrasto con i due partiti che gestiscono il potere in Nicaragua, i liberali aiutati da Washington e i sandinisti.

    Il 4 Novembre 2006, si sono tenute le ultime elezioni politiche che hanno riportato i sandinisti al potere, sempre guidati da Ortega.

    Il Sandinismo di oggi è molto cambiato da quello originario e rivoluzionario. Durante la campagna elettorale, Ortega ha cancellato il guerrigliero inno del FSLN, ha sostituito il vecchio motto “lottiamo contro lo yankee, nemico dell’umanità” con la frase “Give peace a chance” di John Lennon. Il nuovo governo sandinista ha affermato di opporsi al capitalismo selvaggio, ma al contempo ha detto che si atterrà agli accordi di libero commercio già sottoscritti dal Nicaragua e dagli Stati Uniti d’America, e ai negoziati-quadro con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Per non parlare del fatto che ha candidato alla vicepresidenza Jaime Morales Carazo, un grande imprenditore ed ex capo dei contras, e ha ottenuto l’appoggio della chiesa cattolica, da sempre nemica del sandinismo.



    Più volte il “Comandante Zero” è stato accusato di essersi venduto alla CIA. Vediamo come sono finite le parti in causa. La leadership del FSLN oggi va a braccetto con il FMI, i grandi speculatori di Wall Street e con gli ex “Contras”. Dall’altra parte, Eden Pastora vive facendo il pescatore in un piccolo villaggio e ha messo in vendita tutti i suoi averi per vivere dignitosamente.

    Chi ha veramente tradito la rivoluzione sandinista?



    Manuel


    http://anchesetuttinoino.splinder.com/post/17262186/IL+FRONTE+SANDINISTA+DI+LIBERA

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    “Non vi è socialismo senza nazionalizzazione e socializzazione delle industrie” STANIS RUINAS

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