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    Predefinito Yoani Sanchez - Generacion Y

    abr 01 2009
    Disoccupazione giovanile
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y



    Certe capricciose statistiche non sono pubblicizzate dai mezzi di diffusione, ma, nonostante la loro evidente incidenza, vengono occultate. Si nasconde il numero dei suicidi, degli aborti, dei divorzi e anche la cifra reale dei disoccupati. I notiziari e i cartelloni politici vogliono farci credere che viviamo in una società nella quale tutti hanno l’opportunità di trovare un lavoro, mentre soltanto i vagabondi restano disoccupati. Tante braccia improduttive indicano, tuttavia, l’essenza di un sistema che ha trasformato il lavoro in una vuota facciata e il salario in uno scherzo di cattivo gusto.

    Qualche giorno fa, un breve programma televisivo ha affrontato il tema della disoccupazione giovanile, ma senza menzionare il numero degli attuali disoccupati. L’Avana, alle dieci del mattino di un giorno feriale, mostra con evidenza quante persone non hanno un lavoro che consenta di guadagnare da vivere. Vedere parchi, marciapiedi e angoli di strada affollati di gente in orario lavorativo, è un parametro più affidabile dei bassi indici di disoccupazione rilevati dalle statistiche annuali. Secondo la prudente specialista che ha parlato davanti alle telecamere, molti giovani manifestano un falso apprezzamento delle loro potenzialità e per questo motivo non accettano un certo tipo di impieghi. La sua frase è stata seguita da un’intervista nella facoltà degli studi socioculturali della provincia Granma, dove gli ultimi laureati si lamentavano dei posti da addetti alle pulizie e di disinfestatori di zanzare che gli erano stati assegnati.

    Tante acrobazie verbali per non riconoscere che fino a quando gli stipendi continueranno a essere così bassi, i giovani non si sentiranno motivati a lavorare. Non si tratta di appellarsi alla abnegazione o di convocare i giovani per la salvezza della Patria grazie al loro sforzo quotidiano, ma di retribuirli con una paga giusta che permetta di fare una vita decente. Il progettato “uomo nuovo” non è molto diverso dal resto del genere umano: vuole impiegare il suo tempo e le sue energie in qualcosa che produca prosperità e benessere. Non dovrebbe essere una cosa così difficile da capire da parte degli specialisti e neppure così sistematicamente ignorata dalle statistiche.



    Traduzione di Gordiano Lupi

    Gordiano Lupi

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Yoani Sanchez - Generacion Y

    Abr 01 2009
    Ci hanno dato i microfoni
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y

    Ieri abbiamo trascorso una notte indimenticabile al Centro Wilfredo Lam, per merito della performance dell’artista Tania Bruguera. Un podio munito di microfoni, davanti a un gigantesco telone rosso, formava parte dell’installazione interattiva ubicata nel salone centrale. Tutti coloro che volevano farlo, avevano un minuto di tempo per pronunciare un discorso.

    Ho approfittato dell’occasione, perché in questo paese i microfoni non abbondano e l’ultimo che ho usato risale ai tempi in cui ero una studentessa che recitava versi patriottici. Avvisata per tempo da amici informati, ho preparato un testo improntato su libertà di espressione, censura, blog e quello sfuggente attrezzo del mestiere chiamato Internet. Davanti alle telecamere della televisione nazionale e protetti dalla presenza degli invitati stranieri, in occasione della X Biennale dell’Avana, si sono succedute grida di “libertà”, “democrazia” e persino aperti rimproveri alle autorità cubane. Un ragazzo di vent’anni ha confessato che non si era mai sentito così libero.

    Tania ha passato i microfoni a noi che non siamo mai stati messi in condizione di pronunciare un discorso, ma abbiamo sempre avuto il ruolo di chi sopporta filippiche sotto il sole cocente. Si trattava di un’attività artistica, ma nelle nostre dichiarazioni non c’era traccia di scherzo. Eravamo tutti molto seri. Una colomba si fermava sulle nostre spalle, proprio come aveva fatto un’altra circa cinquant’anni prima. Tuttavia, noi che abbiamo parlato non ci siamo creduto degli eletti, nessuno si è messo in testa di fermarsi - per cinque decadi - a gridare dai microfoni.



    Il video - molto amatoriale - che ho girato ieri:

    http://www.youtube.com/watch?v=1h0EtvL2Pqg



    Nota del traduttore



    Mai come questa volta è necessaria una nota esplicativa per chi non è esperto di cose cubane. Se vi collegate al link sopra indicato potete vedere una straordinaria rappresentazione della libertà di pensiero messa in atto dai ragazzi di Generación Y. Le parole di Yoani e dei suoi amici sono chiare. Non chiedono la luna, ma libertà di parola, internet per tutti, partecipazione alle decisioni governative e democrazia. Una cosa come questa fatta a Cuba è davvero eclatante. Da notare la rappresentazione scenica della colomba che si posa sulla spalla di chi parla, per citare ironicamente ciò che accadde durante il primo discorso di Fidel subito dopo il suo ingresso all’Avana. Che a Cuba stia davvero cambiando qualcosa? (Gordiano Lupi)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Yoani Sanchez - Generacion Y


  4. #4
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    Predefinito Rif: Yoani Sanchez - Generacion Y

    Abr 01 2009
    La stampa silenziosa
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y



    Circondati da commemorazioni e date da celebrare, abbiamo lasciato passare sotto silenzio lo scorso 14 marzo, giorno della stampa cubana. I notiziari hanno trasmesso ampi servizi sul sacrificio lavorativo dei giornalisti e sulla loro fedeltà alla Rivoluzione. Alcuni reporter hanno ricevuto diplomi per il pregevole lavoro prestato e per l’irreprensibile atteggiamento ideologico, mentre il quotidiano Granma ha dedicato grande spazio all’autocelebrazione.

    Proprio nei giorni in cui si celebravano queste feste, il presidente nordamericano Barack Obama ha ammorbidito le limitazioni di viaggio verso l’Isola per i cubano-americani. Le restrizioni che sono state abolite concedevano a questi emigrati la possibilità di far visita alle famiglie soltanto una volta ogni tre anni. Ponevano anche un limite rigido all’invio di rimesse ai parenti che vivono sull’Isola. Per la precaria economia cubana, il denaro inviato dagli Stati Uniti è ossigeno indispensabile per la sopravvivenza. In un paese dove tanti cittadini vivono sull’altra sponda, la notizia di aver reso flessibili certe misure dovrebbe essere in primo piano su tutti i periodici. Secondo quello che si studia nelle scuole di giornalismo avrebbe dovuto essere il titolo di rilievo per tutta la settimana.

    Tuttavia, la stampa cubana ha menzionato appena questo passo in avanti concesso dall’inquilino della Casa Bianca. Il silenzio ufficiale è stata l’unica risposta che ha ricevuto la tanto attesa e applaudita misura. Anche se tutti per strada non parlano d’altro e le madri si preparano per dare il benvenuto ai figli che vivono al Nord, i mezzi di comunicazione ufficiali se la prendono con cautela. I giornalisti sono stati impegnati in altri temi: la raccolta delle patate, il mondiale di baseball, la rivoluzione bolivariana e - chiaramente - i festeggiamenti per il giorno della stampa cubana.



    Traduzione di Gordiano Lupi

    Gordiano Lupi

  5. #5
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    Predefinito Rif: Yoani Sanchez - Generacion Y

    Abr 03 2009
    Performance completata
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y



    Senza la dichiarazione, che potete leggere a questo link: CUBA - LA JIRIBILLA, rilasciata dal Comitato Organizzatore della Decima Biennale dell’Avana sui fatti accaduti domenica al centro Wifredo Lam, la performance di Tania Bruguera non sarebbe stata completa. Al minuto di libertà davanti al microfono doveva corrispondere il necessario castigo. Senza il rimprovero, l’azione plastica poteva rappresentare un segnale che l’intolleranza è finita e che è possibile salire su un podio ed esprimersi senza paura. Per questo devo ringraziare i redattori di una serie di ingiurie pubblicate su La Jiribilla (CUBA - LA JIRIBILLA), perché senza di loro, tutto sarebbe rimasto sul piano delle cose consentite e interpretato come qualcosa di costruito per dare un’apparenza di apertura.

    Con quei cinque paragrafi hanno chiuso - nel miglior modo possibile - la performance. Hanno ricordato a noi che abbiamo osato utilizzare il breve spazio di libertà, che la punizione e il rimprovero sono ancora la sola risposta nei confronti della libera opinione. Il Comitato Organizzatore ha confermato, nel suo testo carico di insulti, perché da quella tribuna sono uscite fuori così tante grida per la libertà. Con le loro accuse hanno messo allo scoperto la ragione per cui quella notte molte persone non hanno osato prendere in mano il microfono.



    * Vi annuncio che stiamo lavorando a montare il video completo di quanto è accaduto. Metteremo anche dei sottotitoli, perché l’audio non è perfetto. Lo pubblicherò appena sarà pronto.



    * Vi lascio qui il testo che ho letto quella notte.



    Se mi dessero il microfono… direi



    Cuba è un paese circondato dal mare ed è anche un’Isola recintata dalla censura. Internet e in special modo i blog hanno aperto alcune crepe al muro del controllo informativo. Il fenomeno della blogosfera alternativa è cresciuto ed è conosciuto da buona parte della popolazione cubana. Siamo ancora pochi blogger, ma i nostri siti mostrano il risveglio dell’opinione cittadina.

    Le autorità considerano le nuove tecnologie come un “puledro selvaggio” da addomesticare, mentre noi blogger indipendenti vogliamo che corra libero. Le difficoltà per diffondere i nostri siti sono molte. Il contenuto dei blog fa il giro dell’Isola, di mano in mano, grazie a memory flash, Cd e obsoleti dischetti.

    Internet sta diventando una piazza pubblica di discussione nella quale noi cubani scriviamo i nostri principi. L’isola reale ha cominciato a essere un’isola virtuale, più democratica e partecipativa.

    Purtroppo, questi venti di libertà che percorrono la rete, si sentono appena soffiare nella nostra sorvegliata realtà. Non continuiamo ad aspettare che ci autorizzino a entrare su Internet, a gestire un blog o a scrivere un’opinione. Questa è l’ora di superare il muro del controllo.



    Traduzione di Gordiano Lupi

    Gordiano Lupi



    Nota del traduttore: È inutile fare una traduzione completa della presa di posizione ufficiale rilasciata dal Comitato Organizzatore della Decima Biennale dell’Avana e pubblicata su La Jiribilla. Il contenuto ricalca le solite accuse: Yoani e le altre persone che hanno parlato sarebbero dei controrivoluzionari manipolatori dell’opinione pubblica, facinorosi al soldo del nemico, persone che non hanno niente a che fare con il mondo della cultura. Vi invito a scrivere a La Jiribilla per esprimere la Vostra opinione in merito: lajiribilla@enet.cu.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Yoani Sanchez - Generacion Y

    Abr 07 2009
    Maestri istantanei
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y



    Tra gli amici di mio figlio ce n’è uno particolarmente apatico, che sta per terminare la scuola media. A lui non interessano molto i libri e per i suoi genitori fargli conseguire il diploma è stato un vero tormento. Da una settimana sono venuta a sapere che aspira a intraprendere la carriera pedagogica. Ho pensato che mi stavano parlando di un altro ragazzo perché, almeno quello che conosco bene, non è portato né ha la vocazione di stare in cattedra a insegnare. Quando gli ho chiesto quali fossero le sue motivazioni, per chiarire i miei dubbi ha detto: “Mi sono iscritto al liceo pedagogico perché si studia in città e non voglio andare a lavorare in una scuola di campagna”.

    Tra chi sceglie una specializzazione pedagogica, una percentuale molto alta - oserei dire quasi tutti - lo fa perché non ha scelta. Si tratta di studenti che a causa dei cattivi giudizi riportati non possono aspirare a una specializzazione informatica e a un liceo di scienze esatte. In meno di tre anni di formazione, sono pronti per affrontare una classe composta da alunni di pochi anni più giovani di loro. Senza questi “maestri istantanei” le aule resterebbero senza professori, perché i miseri salari hanno provocato un esodo verso settori meglio retribuiti.

    Mi spaventa pensare ai giovani che verranno educati con il palese disinteresse e la poca preparazione di questo ragazzo che conosco. Ho il terrore di veder arrivare i miei nipoti dicendomi che “la stella della bandiera cubana ha cinque punte, perché rappresenta gli agenti cubani imprigionati nelle carceri nordamericane”, oppure che “il Madagascar è un’isola dell’America del Sud”. Non esagero, aneddoti come questi sono all’ordine del giorno tra i genitori di figli educati da maestri emergenti. Se una professione così nobile continua a essere occupata da coloro che si impegnano meno, il livello educativo delle nuove generazioni sarà pessimo. Un professore ha confessato a mio figlio e ai suoi colleghi, quando cominciavano la prima media: “Studiate molto, se non volete fare la mia fine, che ho dovuto fare il maestro per colpa dei miei cattivi voti”.



    Traduzione di Gordiano Lupi

    Gordiano Lupi

  7. #7
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    Predefinito Rif: Yoani Sanchez - Generacion Y

    Abr 09 2009
    L’invidia di festa
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y



    Una presentazione in Power Point, che circola da qualche parte, descrive la chiusura di un famoso ristorante dell’Avana. La sequenza di foto, che sembra realizzata dalla polizia economica (DTI), mostra le “prove” per incolpare Juan Carlos Fernández García, padrone della paladar (1) Hurón Azul. Ho finito di guardare la rudimentale presentazione multimediale con disgusto e non certo per colpa dei beni materiali mostrati.

    Mi ha provocato indignazione avere la conferma che il possesso di certi oggetti sembra esclusivo appannaggio di chi ci impone l’“egualitarismo” da una tribuna. La lista dei “delitti” ha contributo al mio disgusto: vendere “alimenti proibiti” come aragosta e carne di manzo, avere più di dodici sedie nel ristorante, fare credito a pittori perché possano mangiare lì, erigersi a mecenate delle arti, pagare una bolletta elettrica esagerata, possedere molto denaro contante e - grande sfacciataggine - voler aprire un ristorante a Milano. Come se non fosse più facile autorizzare la vendita degli animaletti con le antenne che vivono nel nostro mare, complimentarsi con Juan Carlos per il suo lavoro di promotore culturale e consentire che ogni paladar possieda il numero di sedie e di impiegati che crede. Ma no, autorizzare tutto questo provocherebbe una concorrenza troppo agguerrita per gli inefficienti ristoranti e centri culturali di Stato. Tollerare il progresso dell’Hurón Azul significherebbe correre il rischio che un giorno il suo proprietario si metta in testa di fondare una rivista d’arte o di aprire un museo con la sua collezione privata.

    Mi vergogno per chi ha scattato quelle foto. Intuisco nel compiacimento dell’obiettivo che si focalizza sul cibo la profonda indigenza alimentare di chi ha preparato il dossier. Provo un’immensa vergogna perché la polizia del mio paese si dedica a incarcerare cittadini imprenditori, mentre le strade sono piene di delinquenti che borseggiano, rubano e truffano. Mi rattristo pensando al bagno d’invidia fatto dai vicini che provavano rancore alla vista di tanto benessere. Penso, soprattutto, al vecchietto che badava alle auto all’entrata della paladar, alla signora che puliva i piatti, adesso rimasta senza lavoro, e soprattutto ai figli di Juan Carlos. Loro probabilmente hanno compreso, vedendo il caso esemplare dell’Hurón Azul, che per progredire è necessario prendere il largo da questa Isola.



    La presentazione in Power Point dell’Hurón Azul:

    Huron Azul



    Traduzione di Gordiano Lupi

    Gordiano Lupi



    Nota del traduttore: (1) Ho detto più volte che una paladar è un piccolo ristorante privato che per legge non può avere più di dodici coperti.

    Per tutti gli interessati: il 15 aprile esce in Italia il libro di Yoani Sánchez: Cuba libre – Vivere e scrivere all’Avana, edito da Rizzoli. Sono traduttore - curatore. Passate parola, comprate e diffonde il volume. (Gordiano Lupi)

  8. #8
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    Abr 10 2009
    I sette passeggiano per Tebe
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y



    La visita di sette congressisti nordamericani nel nostro Paese ha ravvivato le aspettative di un gran numero di turisti statunitensi. I padroni di camere da affittare calcolano i possibili guadagni e i tassisti sognano quei masticatori di gomme americane che lasciano generose mance. Al terminal dell’Aeroporto José Martí ne sono già arrivati alcuni, fiduciosi nel pronto ammorbidimento delle restrizioni per viaggiare a Cuba. La gente ha soprannominato questi primi visitatori come “i coraggiosi”, non so se per il rischio che corrono di fronte alla legge del loro paese o per aver osato sbarcare in un’isola dove - secondo la versione ufficiale - rappresentano “il nemico”.

    L’attesa “normalizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba” deve avvenire, fondamentalmente, tra i due governi. A livello di popolazioni ci stiamo mettendo d’accordo da tempo, solo che i nostri rispettivi governanti non se ne sono ancora resi conto. La nostra Nazione si sviluppa in due territori, se consideriamo la grande quantità di compatrioti che vivono in America del Nord. Per questo motivo, è la parte cubana che dovrebbe essere più interessata alle buone relazioni tra le due sponde dello stretto della Florida. Malgrado ciò, sembra che il primo passo non lo farà Raúl, ma Obama.

    In questi cinquant’anni ricordo con difficoltà un solo giorno trascorso senza l’avvertimento che il potente vicino pensava di invadere Cuba. Non so dove finiranno la parola d’ordine: “Cuba sì, Yanquis no” e il grido importato di “Gringos”, mentre tutti li chiamiamo - cordialmente - gli “yumas”. Quasi tutti i discorsi politici di queste cinque decadi diventeranno anacronistici e non serviranno neppure a spaventare i bambini delle scuole. Cosa penseranno i militanti del partito quando li chiederanno di accettare le stesse persone che - fino a poco tempo prima - dovevano odiare? Come potrà Davide venire bene nelle foto se al posto della pietra e della fionda, siederà a dialogare con Golia?

    Curiosamente non vedo nessuno per strada angosciato per questi possibili cambiamenti. Il nervosismo è una prerogativa soltanto di coloro che hanno usato il confronto per mantenersi al potere. Intorno a me noto solo allegria, speranza, il lieve presentimento che Miami possa entrare all’Avana e che la distanza possa diventare più piccola, più familiare.



    Traduzione di Gordiano Lupi

    Gordiano Lupi



    Nota del traduttore: “Cuba sì, Yanquis no”, “Gringos” e “yumas”, sono espressioni popolari che lascio in lingua originale. “Yuma” è il modo affettuoso con cui i cubani chiamano tutti gli stranieri, mentre “Gringo” è un termine dispregiativo riservato agli statunitensi.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Yoani Sanchez - Generacion Y

    Abr 11 2009
    Montecchi e Capuleti
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y



    Quale fu l’origine del conflitto tra la famiglia di Romeo e il potente clan nel quale nacque Giulietta? Ricordo la scala nel balcone, le promesse di ritorno e l’esilio a Mantova, ma non sono in grado di determinare la scintilla che produsse lo scontro tra le due stirpi. Molti giovani cubani, come gli innamorati di Shakespeare, sono nati nel bel mezzo di un conflitto del quale a stento riescono a percepire i motivi. Sono cresciuti all’ombra della rivalità tra il governo cubano e le amministrazioni nordamericane; sono stati allattati sotto il risentimento che avevano provocato - o sopportato - i loro genitori e i loro nonni.

    Oggi, le persone che non arrivano a trent’anni, non possono neppure capire come è cominciato quel rancore del quale non sono responsabili. Guardano avanti e sembra normale che un giorno o l’altro Montecchi e Capuleti mescolino il loro sangue in una prole comune, passando sopra spade e veleni. Visto che non possiamo impedire che si amino, evitiamo che simulino un odio che non provano; soprattutto che fingano di suicidarsi per compiacere i più anziani.



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  10. #10
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    Abr 11 2009
    Figli della crisi
    Escrito por: Yoani Sánchez en Generación Y



    Quando ero piccola, mia madre mi obbligava a mangiare tutto quello che metteva in tavola. La frase per farmi svuotare il piatto era: “Non lasciare neppure una cucchiaiata, perché ci sono altri bambini nel mondo che non hanno niente da mettere in bocca”. Trascorsero solo alcuni anni e la profonda crisi generata dalla caduta del socialismo in Europa modificò radicalmente il panorama della mia tavola. Invece di evocare coloro che non avevano, ci siamo messi a divagare sui manicaretti che altri stavano divorando. A quei tempi parlavamo costantemente di sapori perduti e prodotti scomparsi dal mercato. I miei genitori non tornarono a esigere da me un maggior appetito, ma cominciarono a litigarmi perché inghiottivo troppo rapidamente la quota di pane razionata.

    La crisi entrò nelle nostre vite per non andarsene più. Dopo oltre vent’ani di convivenza con un’economia collassata, adesso la nostra pelle reagisce appena agli stimoli delle difficoltà. Il mondo si spaventa di fronte agli indicatori che mettono in mostra la catastrofe economica, ma la mia generazione - cresciuta nei rigori della carestia - non concepisce di alzarsi una mattina senza l’angosciosa domanda: che cosa mangerò oggi?

    La debacle finanziaria che colpisce il mondo fa predire ad alcuni analisti la fine di un sistema. Noi siamo sopravvissuti alla lunga agonia di un altro, per questo i respiri terminali non ci spaventano. Se il problema persiste, la nostra esperienza di riuscire a vivere con il minimo indispensabile sarà sicuramente molto utile. Forse dovremo riprendere le incredibili ricette dei peggiori momenti del “periodo speciale”, come la bistecca fatta con scorza di pompelmo o il ragù di buccia di banana. Metteremo codesti orrori nel piatto senza incentivare i nostri figli a migliorare il loro appetito, temendo che possano ingurgitare la razione di tutta la famiglia.



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