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    Predefinito In lotta con la mentalità americana

    In lotta con la mentalità americana



    Da quando il Pakistan è stato colpito dalla terribile alluvione di luglio…

    - Decine di milioni di persone hanno perso la casa, sono rimaste isolate, altre hanno dovuto evacuare e sfollare; numerose strade, scuole e cliniche sono state distrutte

    - Centinaia di villaggi sono stati spazzati via

    - Milioni di capi di bestiame sono morti; per i poveri contadini il danno è paragonabile al crollo di una borsa occidentale, che cancella anni e anni di risparmi

    - Un numero indefinito di allevamenti è stato decimato, comprese alcune coltivazioni fondamentali come il frumento; stime ufficiali parlano di danni per centinaia di migliaia di dollari e non sembra possibile che il Pakistan possa risollevarsi nel giro di pochi anni

    - Le malattie infettive si stanno diffondendo a macchia d’olio

    - Aerei statunitensi hanno sorvolato il Pakistan e sganciato bombe in svariate di occasioni

    Rivolgo queste osservazioni a tutti quei lettori che hanno a che fare con cittadini americani che si irrigidiscono quando sentono accusare gli Stati Uniti di azioni immorali; sono convinti che America significhi bene; le nostre ragioni sono nobili e se facciamo qualcosa che sembra cattivo, e che non può essere insabbiato facilmente o liquidato in poche parole…allora beh, le grandi potenze hanno sempre fatto cose del genere, non siamo certo peggiori delle altre grandi del passato, anzi molto meglio della maggior parte di loro. Dio benedica l’America.

    Una buona percentuale di questa gente alla fine cambia idea e la smette con le giustificazioni; di solito questo accade dopo che si è imbattuta un numero X di volte con le prove del comportamento tutt’altro che nobile del loro governo nel resto del mondo. Ovviamente il valore di X cambia a seconda dell’individuo; perciò non rinunciate a cercare di educare gli americani più ostici con i quali entrate in contatto. Continuate a illuminarli sulle particolari malefatte del loro paese preferito: non potete sapete quale sarà la goccia che farà traboccare il loro vaso filo-imperialista. (Ma ricordate l’avvertimento del tedesco Friedrich Schiller: Mit der Dummheit känpfen Götter selbst vergebens – Contro la stupidità anche gli dèi lottano invano.)

    Ecco una recente rivelazione di crudeltà che può tornare utile al fine di smuovere alcuni non “illuminati”: recentemente sono venute alla luce nuove prove a sostegno della visione secondo la quale la CIA avrebbe avuto un ruolo nell’omicidio di Patrice Lumumba, il primo presidente eletto in Congo dopo l’indipendenza dal Belgio, ottenuta nel 1960. Gli Stati Uniti non hanno premuto il grilletto, ma hanno pensato a tutto il resto, perfino a dare il segnale agli ufficiali congolesi che avevano rapito Lumumba. Oggi sappiamo che la spia della CIA Larry Delvin fu interpellata da questi ufficiali prima di consegnare Lumumba ai suoi nemici giurati. Delvin comunicò che non aveva niente da obiettare. Il destino di Lumumba era segnato.

    Fu un classico esempio di anti-comunismo da Guerra Fredda, portato all’estremo da un’assurda crudeltà. Anni dopo, il Sotto Segretario di Stato C. Douglas Dillon disse, a un comitato investigativo del Senato, che il National Security Council (Consiglio per la Sicurezza Nazionale, ndt) e il presidente Eisenhower, nel 1960, credevano che Lumumba fosse “una persona con la quale era difficile, se non impossibile, rapportarsi, pericoloso per la pace e la sicurezza mondiale”. Questa affermazione ha portato l’autore Jonathan Kwitty a osservare:

    Quanto andava oltre i sogni di uno scalzo impiegato postale del 1956, diventare, nel giro di pochi anni, pericoloso per la pace e la sicurezza mondiale! L’idea sembra folle, soprattutto perché viene dal National Security Council, che ha davvero il potere di porre fine a qualsiasi vita umana nell’arco di poche ore.

    Il presidente Eisenhower ordinò personalmente di uccidere il leader progressista africano.

    Non possiamo sapere con esattezza come sarebbe stata la vita del popolo congolese se a Lumumba fosse stato concesso di rimanere al potere, ma sappiamo bene che cosa è seguito al suo assassinio – una serie di brutali dittatori ha presieduto oltre 50 anni di omicidi di massa, stupri e distruzione, mentre le forze nazionali antagoniste e gli stati vicini combattevano senza sosta per la vasta ricchezza mineraria del paese. In Congo non si sono svolte elezioni democratiche per 46 anni.

    Rovesciare l’ultima grande speranza di un paese, con conseguenze disastrose, è uno schema storico ricorrente nella lunga cronaca degli interventi imperialisti americani, dall’Iran al Guatemala negli anni Cinquanta, ad Haiti e all’Afghanistan negli anni Novanta, con molti esempi intermedi. Washington lavora su Hugo Chávez da un decennio.

    Come le pubblicità che avvertono “Don’t try this at home” (Non imitatelo, ndt), vi esorto a non perdere tempo nel cercare di educare chi la pensa come Thomas Friedman del New York Times il quale, non molto tempo fa, ha definito gli “uomini e le donne dell’Esercito, della Marina, dell’Aviazione degli Stati Uniti e i Marine” come “i più importanti costruttori di pace al mondo dell’ultimo secolo”. Che cosa si può dire a uno così? E questo è il maggior editorialista di politica estera del quotidiano più diffuso d’America. Che Dio ci aiuti. A quest’uomo sarebbe consigliata la presenza di un adulto.

    Un uomo chiamato Barack Obama

    Per molti anni non ho fatto una grande attenzione ai partiti politici degli Stati Uniti. Di solito mi limito a una conoscenza superficiale dei membri del Congresso. È la politica che mi interessa, non i politici. Durante la campagna elettorale del 2008, ogni volta che accendevo la radio, sentivo parlare di Barack Obama e leggevo spesso questo nome nei titoli dei giornali. Di lui sapevo solo che era un senatore dell’Illinois e che… Era nero?

    Un giorno ho acceso la radio in cucina e ho sentito che Obama stava per iniziare un discorso. Ho deciso di ascoltare, e l’ho fatto per circa 15 o 20 minuti, mentre lavavo i piatti. Ascoltavo, e ascoltavo, poi all’improvviso ho capito…Questo non sta dicendo niente! Solo banalità e luoghi comuni, ben poca sostanza. Il discorso avrebbe potuto essere stato scritto da un computer, in modo da toccare gli argomenti giusti e dire solo ciò che, verosimilmente, poteva dare un po’ di speranza ai pessimisti e sfidare con abilità lo scetticismo dei cinici; linguaggio leggero per ogni occasione; saggezza convenzionale per ogni problema. I suoi sostenitori, avrei saputo in seguito, insistevano che dovesse parlare così per essere eletto, ma una volta eletto – Aha! Il vero Barack Obama, autentico progressista e pacifista, sarebbe venuto fuori. “Change you can belive in!” (Il cambiamento in cui puoi credere, ndt) Alleluia!...Dicono ancora cose del genere.

    La scorsa settimana Obama ha tenuto il tradizionale discorso annuale in occasione dell’apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Per darvi un’idea di quanto quest’uomo adesso esca davvero “fuori dal coro”, ecco che cosa ha avuto da dire sul Pakistan: “Da quando sono arrivate le piogge e le inondazioni in Pakistan, abbiamo portato la nostra assistenza; tutti dobbiamo sostenere il popolo pakistano nel processo di ripresa e di ricostruzione”. Pensa che nessuno al mondo sappia delle bombe americane? Con chi credeva di parlare, con dei sofisticati diplomatici internazionali o con gli agricoltori dell’Iowa durante la campagna elettorale?

    Poi un’infinita verbosità sull’infinita questione israelo-palestinese, che avrebbe potuto essere stata estrapolata da un qualsiasi discorso di un qualsiasi presidente americano degli ultimi 30 anni. Nessun cenno a Gaza. Oh, scusate – una frase c’era: “La ragazzina di Gaza che non vuole avere ostacoli ai suoi sogni”. Commovente. Chi direbbe che gli Stati Uniti hanno un’enorme influenza sullo stato di Israele – miliardi/trilioni di dollari di aiuti economici e militari. Un presidente americano con un po’ di coraggio potrebbe costringere Israele a fare delle concessioni e nella battaglia tra un gorilla di trecento libbre (Israele) e un neonato (Hamas), è il gorilla che deve abbandonare il campo.

    E questa: “L’esperienza ci ha insegnato che tutti coloro che difendono questi valori [universali] per il loro popolo sono nostri carissimi amici e alleati, mentre coloro che hanno rinnegato questi diritti – siano essi gruppi terroristici o governi tirannici - hanno scelto di essere nostri avversari”.

    Che bugia. Sarebbe difficile nominare un solo regime dittatoriale del mondo occidentale che, nella seconda metà del XX° secolo, non sia stato sostenuto dagli Stati Uniti; non solo sostenuto, ma spesso messo e tenuto al potere contro i voleri della popolazione. Anche negli ultimi anni Washington ha appoggiato governi molto repressivi, come in Arabia Saudita, Honduras, Indonesia, Egitto, Kosovo, Colombia e Israele. Per quanto riguarda i gruppi terroristici che sarebbero avversari degli Stati Uniti – ecco un altro pezzo per il futuro Barack Obama Presidential Liebrary (gioco di parole tra library e lie [bugia]; qui si fa riferimento a un gioco da tavolo molto diffuso negli USA, Liebrary appunto, nel quale si gioca con la biografia di personaggi reali, ndt); come ho affermato più volte in questo reportage, gli Stati Uniti hanno supportato gruppi terroristici per decenni, così come hanno supportato la loro politica estera.

    “Sì certo, è bello avere un presidente che formula frasi complete, ma il fatto che siano coerenti non le rende oneste”. – John R. MacArthur, editore di Harper’s Magazine.

    Il segreto per capire la polita estera USA

    In una delle sue consuete “Riflessioni”, Fidel Castro ha recentemente considerato l’ostilità degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela. “Quello che davvero vogliono è il petrolio”, ha scritto il leader cubano. Questo è il punto di vista più diffuso nella sinistra internazionale. L’opinione è sostenuta, per esempio, nel recente film di Oliver Stone, “South of the Border”. Tuttavia, io costituisco un’eccezione.

    Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, prendendo in considerazione solo l’America Latina, gli Stati Uniti hanno adottato lo stesso atteggiamento di ostilità nei confronti dei governi e dei movimenti progressisti, in Guatemala, Salvador, Nicaragua, Honduras, Grenada, Repubblica Domenicana, Cile, Brasile, Argentina, Cuba e Bolivia. Tutti avevano in comune il fatto di essere o di essere stati di sinistra; niente a che vedere con il petrolio. Da oltre mezzo secolo Washington cerca di bloccare l’ascesa di qualsiasi governo latino-americano che minacci di offrire una via alternativa al modello capitalista. È ovvio che questo scenario calza a pennello al Venezuela, petrolio o non petrolio.

    Questa ideologia era l’essenza della Guerra Fredda nel mondo.

    Il segreto per capire la politica estera statunitense è che non c’è alcun segreto. Prima di tutto, si deve avere la consapevolezza che gli Stati Uniti combattono per dominare il mondo. Una volta capito questo, molta dell’apparente confusione, delle contraddizioni e delle ambiguità che circondano la politica di Washington svaniscono. Per esprimere questa lotta per la supremazia in termini numerici, basti considerare che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti hanno:

    - Rovesciato oltre 50 governi stranieri, la maggior parte dei quali eletti democraticamente

    - Interferito nelle elezioni democratiche di almeno 30 paesi

    - Intrapreso azioni militari o di guerra, sia direttamente, sia con un esercito di mercenari, in circa 30 paesi

    - Cercato di assassinare oltre 30 leader stranieri

    - Sganciato bombe sulla popolazione in circa 30 paesi

    - Soppresso decine di movimenti popolari/nazionalisti in ogni angolo del pianeta.

    La macchina da guerra istituzionale degli Stati Uniti ha inserito da tempo il pilota automatico.

    Il Movimento per la Verità sull’11 settembre

    I sostenitori del Movimento per la Verità hanno insistito a lungo perché esprimessi il mio appoggio alla loro causa. Ecco la mia posizione al riguardo. Sono ben consapevole delle gravi contraddizioni e delle evidenti bugie presenti nella Versione Ufficiale del Governo (VUG) circa quello che accadde in quel giorno fatale. (Prima che i sostenitori del Movimento possano essere scacciati come “teorici del complotto”, è bene notare che la VUG è letteralmente una “teoria del complotto” sulle cose incredibili che 19 tizi cospiravano di fare). È evidente che gli edifici di New York sono crollati soprattutto a causa di una demolizione controllata, che ha utilizzato esplosivi e sostanze incendiarie trovate poi tra le macerie. Dunque, per queste e molte altre questioni sollevate dal Movimento per la Verità sull’11 settembre, la VUG non può essere presa alla lettera, ma deve essere seriamente esaminata punto per punto. Tuttavia, date le discrepanze all’interno della VUG, ne consegue necessariamente che gli eventi dell’11 settembre sono frutto di un “intrigo politico”? La questione è davvero o bianca o nera? O i colpevoli sono un gruppo di terroristi, o il governo ha pianificato tutto fino all’ultimo dettaglio?

    E se il governo, con i suoi occhi e le sue orecchie onnipresenti, avesse scoperto il complotto dei terroristi mediorientali qualche tempo prima e avesse deciso di lasciare che accadesse – e perfino di accrescere la distruzione – per giustificare la “Guerra al Terrore”? I sostenitori del Movimento ammettono di non riuscire a spiegare che cosa sia successo esattamente, ma sostengono di non essere obbligati a farlo; hanno denunciato le bugie del governo e questo basta a provare che sia stato un intrigo politico. Il Movimento ha fatto un ottimo lavoro, ma io, e sono sicuro altri come me, per accettare l’idea di un intrigo politico, devo sapere che cosa è successo con esattezza, o almeno molto di più di quanto so ora. Dopotutto si tratta di una storia incredibile e ho bisogno di sapere come abbia fatto il governo a tirarla fuori. Ho bisogno di avere delle risposte ad alcune domande, tra le quali:

    1.Gli aerei che hanno colpito le torri erano stati dirottati?

    2.Trasportavano i passeggeri menzionati tra le vittime?

    3.Gli aerei erano pilotati a distanza o da bordo?

    4.Se erano pilotati da bordo, chi erano i piloti?

    5.In Pennsylvania è caduto un aereo? Se sì, perché? Che ne è stato dei resti dell’aereo e dei passeggeri?

    6.Si è davvero schiantato un aereo sul Pentagono? Che ne è stato dei resti dell’aereo e dei passeggeri?

    7.Perché il Movimento afferma che alcuni, o molti, degli attentatori arabi sono stati trovati vivi e vegeti all’estero? Perché gli attentatori non avrebbero potuto rubare le loro identità?

    Se il Movimento non riesce a rispondere a nessuna, o alla maggior parte, di queste domande, è pronto a considerare l’idea che l’11 settembre sia stata un’operazione “lascia-che-accada”?

    Le parole devono pur voler dire qualcosa?

    “Rinnegatore dell’olocausto non può guidare visite ad Auschwitz”. Questo era il titolo di un articoletto uscito il 22 settembre sul Washington Post. Nell’articolo si leggeva: “David Irving, lo storico britannico che ha rinnegato l’esistenza dell’ olocausto, non avrà il permesso di effettuare visite guidate all’interno del Museo Statale polacco di Auswitz-Birkenau. Lo hanno riferito martedì fonti ufficiali del museo, dopo l’arrivo in Polonia del chiacchierato storico che voleva guidare una visita sui luoghi del nazismo. Irving venerdì ha dichiarato al britannico Daily Mail che Treblinka era un vero campo di sterminio, ma che Aushwitz era un’ “attrazione turistica in stile Disney”.

    Allora come si può dire che Irving sia un “rinnegatore dell’olocausto” se dice che il campo di concentramento di Treblinka “era un vero campo di sterminio”? Non lo so. E voi? Perché non lo chiedete al Washington Post? Non rispondono mai alle mie lettere. E già che ci siete, chiedetegli perché il loro editorialista si riferisca abitualmente al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad come a un “rinnegatore dell’olocausto”. Potete fargli notare che Ahmadinejad, in un discorso alla Columbia University (27 settembre 2007), ha risposto a una domanda sull’olocausto, affermando: “Non dico che non sia esistito. Non è questo il mio giudizio”.

    Infatti, non so se qualcuno dei cosiddetti “rinnegatori dell’olocausto”, in realtà abbia mai…ummm, insomma, come dire...rinnegato l’olocausto. Ne mettono in discussione alcuni aspetti che ci sono stati tramandati, ma non dicono esplicitamente che quello che noi conosciamo come olocausto non sia mai esistito. Sicuramente ci sarà qualche testa di rapa che lo pensa da qualche parte.

    A proposito di teste di rapa, due giorni dopo il discorso di Ahmadinejad alla Columbia University, Duncan Hunter, rappresentante al Congresso per la California, ha presentato una mozione “per bloccare le sovvenzioni federali e i contratti con la Columbia University” (HR 3675, 11° Congresso. La sigla indica il numero di serie con il quale sono classificate le proposte di legge alla House of Representatives, l’equivalente della Camera, ndt). Mi sorprende che non abbia chiamato un predator a sorvolare il campus e sganciare qualche bomba. Non sono simpatici i nostri membri del Congresso? Subito seguiti, pare, da qualche tipo del “Teaparty” che pensa che Barack Obama sia un socialista. (Se Obama è socialista, Hugo Chávez cos’è? E Karl Marx?) La nuova Madame Speaker of the House (equivalente al nostro presidente della Camera, ndt) potrebbe essere Alice nel Paese delle Meraviglie.

    Titolo originale: "In Struggle With the American Mind "

    Fonte: Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War II


    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura diDANIA MORINI

    In lotta con la mentalità americana, William Blum
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    Gli umori corrodono il marmo

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  2. #2
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    Predefinito Rif: In lotta con la mentalità americana

    La mentalità filoamericana mi fa venire in mente una battuta del film the inception, un 'unica idea che diventa una mania, una specie di parassita hefico: .
    Ultima modifica di Freezer; 12-10-10 alle 19:56
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 

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