Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 34
  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    24 Jan 2010
    Messaggi
    4,376
     Likes dati
    0
     Like avuti
    760
    Mentioned
    34 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Come faccio ogni tanto, ecco che ripropongo la necessità di superare il bicameralismo cosiddetto “perfetto”.
    Nuovamente, non ritenendo molto significativo limitarmi a scrivere poche righe contenenti enunciazioni di principio, che spesso possono voler dire tutto e niente, cercherò di scendere nel dettaglio, riportando le specifiche modifiche che si potrebbero apportare alla costituzione. Il risultato, non inaspettatamente, è un lunghissimo intervento suddiviso in più messaggi.
    Ovviamente, scendere nel dettaglio non significa che mi aspetti che domani questa specifica proposta venga approvata e diventi parte della Costituzione (anche perché, tra l'altro, vi sono quasi sicuramente errori e sviste, e io stesso posso avere qualche dubbio qua e là).
    Comunque, cominciamo. Innanzitutto occorre chiedersi perché abbia fallito il tentativo di riforma costituzionale della scorsa legislatura. Direi che, oltre alla "personalizzazione" del voto, la stessa vastità della riforma, che toccava vari aspetti dell’organizzazione istituzionale italiana, ha probabilmente contribuito a coalizzare il dissenso. Ad esempio, c’era chi era contrario ai senatori eletti dai Consigli regionali, chi avversava la riforma del Titolo V con la clausola di supremazia, mentre altri avranno giudicato negativamente il cosiddetto voto a data certa per i provvedimenti sostenuti dal governo, e via dicendo. Probabilmente, troppe questioni tutte insieme. Col senno del poi, meglio sarebbe stato focalizzarsi su uno o due aspetti più urgenti, e procedere, in anni o legislature successive, eventualmente, ad occuparsi del resto. E siccome, a mio parere, la questione forse più urgente è quella del superamento del bicameralismo perfetto, è a questa che va data la priorità.
    Ora, recentemente, è stata approvata la riduzione del numero di parlamentari, con 400 deputati e 200 senatori (non considerando i senatori a vita). Personalmente, nel referendum, ho votato contro, perché la riforma non risolve la questione del bicameralismo, e, secondo me, prevede un numero di deputati eccessivamente ridotto. Ma non posso non tenere conto che dalla prossima legislatura i parlamentari saranno 600 (sempre senza considerare i senatori a vita). Nel seguito, ho quindi previsto un riequilibrio tra Camera e Senato, dove la prima avrebbe 480 membri, ed il secondo 120 (nel complesso, quindi, sempre 600).

    In sintesi, lo schema di riforma prevederebbe:

    • Una Camera dei Deputati, con 480 membri, di cui 12 eletti all’estero, unico ramo del Parlamento che accorda o revoca la fiducia al governo.

    • Un Senato della Repubblica, composto da 120 membri elettivi (a cui si sommano unicamente gli ex Presidenti della Repubblica, e non più l’altra categoria dei senatori a vita di nomina presidenziale, abolita), di cui 3 eletti all’estero. Il Senato sarebbe eletto dallo stesso corpo elettorale della Camera, quindi direttamente da tutti i cittadini maggiorenni, e si adotterebbe un criterio proporzionale, ma rimarrebbe a base regionale. Il suo compito sarebbe di “garanzia e ripensamento”. Sarebbe quindi co-legislatore per le leggi costituzionali, di revisione della Costituzione, ed per alcune altre leggi, espressamente previste dalla Costituzione, senza, però, fare uso di rimandi (li ho volutamente evitati). Per tutte le altre leggi, potrebbe solo approvare le leggi già approvate dalla Camera, proporre modifiche e rinviarle a quest’ultima, o respingerle, ma, comunque, in caso di rinvio o respingimento, la Camera potrebbe, con successiva votazione, approvarle in modo definitivo.
      Tra i poteri del Senato vi sarebbe anche quello di eleggere 5 giudici della Corte Costituzionale (elezione che non avverrebbe più, quindi, a Camere riunite), ed i membri laici del CSM. Quindi, la Camera dei Deputati non parteciperebbe più alle elezioni di giudici costituzionali e membri del CSM.

    • Il Presidente della Repubblica continuerebbe ad essere eletto dal Parlamento in seduta comune, a cui continuerebbero ad aggiungersi i delegati eletti dai Consigli regionali, ma questi sarebbero non più 58, ma 117, esattamente come i senatori eletti in Italia (e distribuiti nello stesso modo tra le regioni). Inoltre, non sarebbe più il Parlamento in seduta comune a mettere, eventualmente, in stato d’accusa il Presidente, ma il solo Senato.


    Fine parte 1 di 4 (continua...)

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    24 Jan 2010
    Messaggi
    4,376
     Likes dati
    0
     Like avuti
    760
    Mentioned
    34 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Parte 2 di 4

    Quante segue è una ipotetica bozza (dove ci saranno molto probabilmente errori, dimenticanze e simili) di riforma costituzionale che preveda il superamento del bicameralismo (ottimisticamente detto) perfetto. La versione attualmente in vigore è a sinistra, la bozza a destra. In grassetto sono indicate le modifiche (non sono invece esplicitamente contrassegnate le parti di articolo rimosse). In alcuni altri articoli della Costituzione, in parti che non ho considerato, ci sarebbero da sostituire, ad esempio, “le Camere” con “la Camera”, e cose del genere, ma mi è sembrato inutile dilungarmi ulteriormente, trattandosi di “dettagli”. Per motivi di più rapida comprensione, ho aggiunto delle brevi note, in corsivo, e in arancio chiaro, al termine di alcuni articoli significativi, al fine di spiegare alcune scelte. Spero si comprenda facilmente la differenza tra il testo dell’articolo e la nota aggiuntiva.
    (Per un limite nella dimensione massima consentita di un messaggio, ho inoltre dovuto dividere in due il testo della proposta di riforma)


    Titolo I: il parlamento

    Sezione I: Le Camere
    Titolo I: il parlamento

    Sezione I: Le Camere
    Art. 55

    Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
    Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.
    Art. 55

    Invariato
    Art. 56

    La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
    Il numero dei deputati è di quattrocento, otto dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
    Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età.
    La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentonovantadue e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
    Art. 56

    La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
    Il numero dei deputati è di quattrocentoottanta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
    Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età.
    La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per quattrocentosessantotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.



    Ho portato
    il numero dei deputati a 480, per avere una maggiore rappresentatività, mantenendolo comunque multiplo del nuovo numero di Senatori che ho previsto(120). Anche l'incremento dei deputati eletti all’estero, segue un analogo criterio (ho previsto 3 senatori eletti all'estero).
    Ho poi abbassato l’età per essere eletti alla Camera a 21 anni. Questo perché ho in seguito abbassato l'età per essere eletti al Senato a 30 anni, e ho quindi cercato di mantenere un senso all’etimologia della parola Senato.

    Art. 57

    Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
    Il numero dei senatori elettivi è di duecento, quattro dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
    Nessuna Regione o Provincia autonoma può avere un numero di senatori inferiore a tre; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.
    La ripartizione dei seggi tra le Regioni o le Province autonome, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
    Art.57

    ll Senato delle Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, e a suffragio universale e diretto, con criterio proporzionale.
    Il numero dei senatori elettivi è di centoventi, tre dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
    La Valle D‘Aosta elegge un senatore.
    La ripartizione dei restanti seggi tra le rimanenti Regioni o Province autonome, si effettua assegnando un seggio ad ognuna di tali Regioni o Province autonome, e successivamente incrementando tale numero ripartendo i seggi ancora da assegnare in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
    Qualora
    la suddetta ripartizione assegni meno di due seggi ciascuna ad una o più Regioni o Province Autonome, a queste viene attribuito il numero minimo di due seggi ciascuna e si procede quindi a ripartire nuovamente i seggi restanti, secondo quanto previsto dal precedente comma, tra le altre Regioni e Province Autonome fino a che non siano soddisfatti i criteri di ripartizione indicati nel presente articolo.


    Il Senato, pur rimanendo eletto a base regionale (minimizzazione delle modifiche, che avrebbero potuto essere sgradite ai sostenitori del regionalismo italiano), viene ora eletto dallo stesso corpo elettorale della Camera. E’ costituzionalizzato il criterio proporzionale per la sua elezione.
    Il numero di Senatori elettivi è fissato a 120. Le limitate funzioni del Senato che ho previsto, non credo giustifichino gli attuali 200 senatori elettivi.
    Ho poi previsto un nuovo sistema per la distribuzione dei seggi senatoriali tra le regioni, in cui si assegna un seggio ad ogni regione, e si dividono i restanti (dedotti i seggi per l’estero e quello della Valle d’Aosta), tra tutte le regioni.
    E’ comunque previsto che nessuna regione, ad esclusione della Valle d’Aosta, possa avere meno di due senatori.
    I seggi esteri sono ridotti a 3, in conseguenza del nuovo rapporto (1:4) tra senatori e deputati.

    Art. 58

    I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.
    Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.
    Art. 58

    Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il trentesimo anno.




    Avendo ora un Senato eletto a suffragio universale, con importanti funzioni di garanzia, mi è sembrata troppo alta la soglia dei quarant’anni, e l’ho quindi abbassato a 30 anni.
    Il primo comma dell’articolo 58 viene abrogato, non essendo più prevista la soglia dei 25 anni per essere elettori della Camera Alta.

    Art. 59

    È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
    Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque.
    Art. 59

    È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.








    Viene abolita la carica di senatore di nomina presidenziale.

    Art. 60

    La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.
    La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.
    Art. 60

    La Camera dei deputati è eletta per cinque anni. La durata del Senato corrisponde a quella della Camera.
    La durata delle Camere non può essere prorogata se non per legge approvata da entrambe le Camere e soltanto in caso di guerra.


    Il primo comma prevede una durata in anni solo per la Camera, e si prevede che la durata del Senato sia uguale a quella della Camera . Le due Camere verrebbero quindi elette contemporaneamente. Lo scopo è quello di non avere un bassa affluenza per le elezioni del Senato, presumibilmente sentite come meno importanti, ed usare quindi quelle della Camera come “traino”.
    Il secondo comma prevede una riserva di legge bicamerale.

    Art. 61

    Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.
    Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.
    Art. 61

    Invariato
    Art. 62

    Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.
    Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.
    Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra.
    Art. 62

    Invariato
    Art. 63

    Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l'Ufficio di presidenza.
    Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l'Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.
    Art. 63

    Invariato
    Art. 64

    Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
    Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.
    Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.
    I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.
    Art. 64

    Invariato
    Art. 65

    La legge determina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore.
    Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.
    Art. 65

    Con legge approvata da entrambe le camere si determinano i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore.
    Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.


    Riserva di legge bicamerale.

    Art. 66

    Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.
    Art. 66

    Invariato
    Art. 67

    Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
    Art. 67

    Invariato
    Art. 68

    I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
    Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.
    Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
    Art. 68

    Invariato
    Art. 69

    I membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge.
    Art. 69

    I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita con legge approvata da entrambe le Camere.


    Riserva di legge bicamerale.

    Sezione II

    La formazione delle leggi

    Sezione II

    La formazione delle leggi
    Art. 70

    La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
    Art. 70

    La funzione legislativa è esercitata dalle Camere nei modi previsti dalla Costituzione.
    Essa è esercitata collettivamente dalla due Camere nel caso di leggi di revisione della Costituzione, delle altre leggi costituzionali, delle leggi che regolano l’elezione del Senato, e negli altri casi in cui la Costituzione preveda l’approvazione di entrambe le Camere.


    Al contrario della riforma del 2016, ho evitato gli “odiosi” rimandi, e ho cercato di mantenere questo articolo più “leggibile” possibile.

    Art. 71

    L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
    Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
    Art. 71

    L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro della Camera, ad un decimo dei membri del Senato ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
    Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.


    Il ruolo “secondario” del Senato, nella funzione legislativa, viene rimarcata dai maggiori vincoli a cui è soggetto per l’iniziativa legislativa.

    Art. 72

    Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale.
    Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza.
    Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

    La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.
    Art. 72

    Nei casi in cui la Costituzione preveda che la funzione legislativa sia esercitata collettivamente dalle due Camere, un disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
    Nei casi in cui la Costituzione non preveda che la funzione legislativa sia esercitata collettivamente dalle due Camere, un disegno di legge è presentato alla Camera dei Deputati e, secondo il regolamento di questa, esaminato da una commissione e poi dalla Camera dei Deputati stessa, che l’ approva articolo per articolo e con votazione finale.
    Il disegno di legge così approvato dalla Camera dei Deputati è inviato, senza ritardo, al Senato, che lo esamina secondo le norme del suo regolamento.
    Il Senato delibera sul disegno di legge entro trenta giorni dal suo ricevimento. In caso contrario, il disegno di legge si considera approvato.
    Il Senato può approvare il disegno di legge, respingerlo, o rinviarlo alla Camera dei Deputati con emendamenti per l’approvazione definitiva.
    Qualora la Camera dei Deputati non approvi il disegno di legge come emendato dal Senato, o il disegno di legge sia stato da questo respinto, la Camera dei Deputati
    può comunque approvare in via definitiva il disegno di legge nella forma non emendata, o respinta, dal Senato. In questo caso, se il disegno di legge è stato respinto o rinviato dal Senato a maggioranza assoluta dei suoi membri, è richiesta la maggioranza assoluta dei membri della Camera.
    Il regolamento di ogni Camera stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
    Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.
    La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.


    Nelle materie in cui non è previsto che Camera e Senato siano “co-legislatori”, la Camera dei Deputati può comunque “forzare” l’approvazione di una legge, anche in caso di opposizione da parte del Senato.

    Art. 73

    Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall'approvazione.
    Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l'urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
    Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.
    Art. 73

    Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione.
    Se la Camera dei Deputati, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ne dichiara l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
    Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.


    Invariato, a parte alcune modifiche per tenere conto del differente bicameralismo.

    Art. 74

    Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
    Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.
    Art. 74

    Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
    Se la legge è nuovamente approvata, questa deve essere promulgata.
    Art. 75

    È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
    Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
    Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
    La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
    La legge determina le modalità di attuazione del referendum.
    Art. 75

    È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
    Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
    Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggereil Parlamento.
    La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
    Con legge approvata da entrambe le Camere si determinano le modalità di attuazione del referendum.


    Viene prevista, all’ultimo comma, una riserva di legge bicamerale.

    Art. 76

    L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.
    Art. 76

    Invariato
    Art. 77

    Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
    Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.
    I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
    Art. 77

    Il Governo non può, senza delegazione disposta con legge, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
    Nei casi in cui la Costituzione preveda che la funzione legislativa sia esercitata collettivamente dalle due Camere, la delegazione ad emanare decreti che abbiano forza di legge ordinaria deve essere disposta con legge approvata da entrambe le Assemblee.
    Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alla Camera dei deputati, anche quando la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. Le Camere, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.
    I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.
    Con legge, che nei casi in cui la Costituzione preveda che la funzione legislativa sia esercitata collettivamente dalle due Camere deve essere approvata da entrambe le Assemblee, si possono tuttavia regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

    Modifiche sostanzialmente formali, oltre alla previsione di riserve di legge dove necessario.

    Art. 78

    Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.
    Art. 78

    La Camera dei Deputati delibera a maggioranza assoluta dei suoi membri lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari.


    In questo nuovo articolo 78, solo la Camera delibera lo stato di guerra.

    Art. 79

    L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.
    La legge che concede l'amnistia o l'indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.
    In ogni caso l'amnistia e l'indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.
    Art. 79

    Invariato
    Art. 80

    Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.
    Art. 80

    La Camera dei deputati autorizza con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi. Le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea sono approvate da entrambe le Camere.


    E’ prevista una riserva di legge bicamerale (come nella riforma del 2016), per i trattati relativi all’Unione Europea.

    Art. 81

    Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
    Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
    Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
    Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
    L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
    Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale.
    Art. 81

    Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
    Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione della Camera dei Deputati adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
    Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
    La Camera dei Deputati ogni anno approva con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
    L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
    Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti della Camera dei Deputati, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale .



    Adeguamenti “formali” al nuovo bicameralismo.

    Art. 82

    Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.
    A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'Autorità giudiziaria.
    Art. 82

    Invariato

    Titolo II: Il Presidente della repubblica


    Titolo II: Il Presidente della repubblica
    Art. 83

    Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.
    All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato.
    L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.
    Art. 83

    Il Presidente della Repubblica è eletto da un'assemblea composta dai membri delle due camere del Parlamento in seduta comune dei suoi membri.
    All'elezione partecipano un numero di delegati per ogni Regione pari al numero di senatori eletti nel suo territorio. Tali delegati sono eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze
    L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.


    Il secondo comma modifica il numero di delegati regionali, rispetto alla situazione attuale. Ora sono 58, mentre in base a questa ipotetica riforma, diventerebbero 117. In questo modo, l’assemblea che elegge il Presidente della Repubblica, sarebbe composta da 480 deputati, 120 senatori elettivi, 117 delegati regionali, ed un certo numero, probabilmente molto ridotto (un paio), di ex presidenti della repubblica. Complessivamente, circa 717-720 persone, di cui i deputati costituirebbero circa il 67%, mentre, lasciando a 58 il numero dei delegati regionali, i deputati sarebbero stati circa il 73% (attualmente sono circa il 61%).

    Art. 84

    Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d'età e goda dei diritti civili e politici.
    L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.
    L'assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.
    Art. 84

    Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.
    L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.
    L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge approvata da entrambe le Camere.


    Inalterato, con l’esclusione della riserva di legge bicamerale all’ultimo comma.

    Art. 85

    Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.
    Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
    Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.
    Art. 85

    Invariato
    Art. 86

    Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.
    In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.
    Art. 86

    Invariato
    Art. 87

    Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.
    Può inviare messaggi alle Camere.
    Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
    Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
    Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
    Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
    Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
    Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere.
    Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
    Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
    Può concedere grazia e commutare le pene.
    Conferisce le onorificenze della Repubblica.
    Art. 87

    Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
    Può inviare messaggi alle Camere.
    Indice la elezione della nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
    Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
    Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
    Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
    Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
    Accredita e riceve i rappresentanti di diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione della Camera dei deputati.
    Ratifica i trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, previa l’autorizzazione di entrambe le Camere.
    Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalla Camera dei Deputati.
    Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
    Può concedere grazia e commutare le pene.
    Conferisce le onorificenze della Repubblica.


    Modifiche conseguenti a quanto previsto altrove.

    Art. 88

    Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
    Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.
    Art. 88

    Il Presidente della Repubblica può, sentiti i Presidenti delle due Camere, sciogliere, congiuntamente, le Camere.
    Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.


    Modificato sempre secondo la logica di far eleggere contemporaneamente Camera e Senato.

    Art. 89

    Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
    Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
    Art. 89

    Invariato
    Art. 90

    Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
    In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
    Art. 90

    Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
    In tali casi è messo in stato di accusa dal Senato della Repubblica, a maggioranza assoluta dei suoi membri.



    Sarebbe il Senato ad occuparsi di mettere in stato d’accusa il Presidente, per evitare sulla questione sia "dominante" il peso numerico della Camera dei Deputati, che già contribuisce grandemente alla sua elezione.

    Art. 91

    l Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.
    Art. 91

    Invariato



    Fine parte 2 di 4 (continua...)

  3. #3
    Leggenda
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    cancellato
    Messaggi
    125,961
     Likes dati
    15,078
     Like avuti
    22,166
    Mentioned
    3323 Post(s)
    Tagged
    58 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    1

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    .

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    24 Jan 2010
    Messaggi
    4,376
     Likes dati
    0
     Like avuti
    760
    Mentioned
    34 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Parte 3 di 4



    Titolo III: il governo


    Sezione I

    Il Consiglio Dei Ministri


    Titolo III: il governo


    Sezione I

    Il Consiglio Dei Ministri
    Art. 92

    Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.
    Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
    Art. 92

    Invariato
    Art. 93

    Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.
    Art. 93

    Invariato
    Art. 94

    Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
    Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
    Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
    Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
    La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.
    Art. 94

    Il Governo deve avere la fiducia della Camera dei Deputati.
    La Camera dei Deputati accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
    Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alla Camera dei Deputati per ottenerne la fiducia.
    Il voto contrario della Camera dei Deputati su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
    La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera dei Deputati e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.


    Il rapporto fiduciario è solo tra Governo e Camera dei Deputati.

    Art. 95

    Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri.
    I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.
    La legge provvede all'ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri.
    Art. 95

    Invariato
    Art. 96

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.
    Art. 96

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.


    Modifica conseguente al bicameralismo asimmetrico.

    [...] [...]
    Titolo IV - La Magistratura

    Sezione I
    Ordinamento giurisdizionale

    Titolo IV - La Magistratura

    Sezione I
    Ordinamento giurisdizionale
    [...] [...]
    Art. 104

    La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
    Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
    Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
    Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
    Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
    I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
    Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.
    Art. 104

    La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
    Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
    Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
    Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Senato tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
    Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
    I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
    Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.



    Il Senato, e non più il Parlamento in seduta comune, eleggerebbe i membri cosiddetti laici del CSM

    [...]
    [...]
    Titolo VI - Garanzie costituzionali

    Sezione I

    La Corte Costituzionale

    Titolo VI - Garanzie costituzionali

    Sezione I

    La Corte Costituzionale
    Art. 134

    La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
    sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
    sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.
    Art. 134

    Invariato
    Art. 135

    La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
    I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.
    I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.
    Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.
    La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.
    L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
    Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.
    Art. 135

    La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Senato della Repubblica e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
    I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.
    I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.
    Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.
    La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.
    L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
    Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.








    La Camera dei Deputati non eleggerebbe giudici della Corte Costituzionale. Questo per evitare che un’eventuale legge elettorale della Camera, scritta per favorire la governabilità, nel caso dia origine a super-maggioranza (o simili), possa comportare l’elezione di giudici costituzionali un po’ troppo vicini alla maggioranza.

    Art. 136

    Quando la Corte dichiara l'illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.
    La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.
    Art. 136

    Invariato
    Art. 137

    Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d'indipendenza dei giudici della Corte.
    Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.
    Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.
    Art. 137

    Invariato
    Sezione II

    Revisione della Costituzione

    Leggi costituzionali
    Sezione II

    Revisione della Costituzione

    Leggi costituzionali

    Art. 138

    Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
    Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
    La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
    Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
    Art. 138

    Invariato


    Fine parte 3 di 4 (continua...)

  5. #5
    Forumista senior
    Data Registrazione
    24 Jan 2010
    Messaggi
    4,376
     Likes dati
    0
     Like avuti
    760
    Mentioned
    34 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Parte 4 di 4


    Riporto la suddivisione degli ipotizzati 120 seggi elettivi del Senato tra le ventuno circoscrizioni, utilizzando il sistema Hare, e considerando, per le regioni e le province autonome, la popolazione del censimento del 2011:


    Regione
    Seggi
    Lombardia
    17
    Campania
    10
    Lazio
    10
    Sicilia
    9
    Veneto
    9
    Piemonte
    8
    Emilia-Romagna
    8
    Puglia
    7
    Toscana
    7
    Calabria
    4
    Sardegna
    4
    Liguria
    4
    Marche
    3
    Abruzzo
    3
    Friuli-Venezia Giulia
    3
    Umbria
    2
    Basilicata
    2
    Molise
    2
    Prov. autonoma di Trento
    2
    Prov. autonoma di Bolzano
    2
    Valle d'Aosta
    1
    Circoscrizione Estero
    3
    Totale
    120



    Siccome il Senato svolgerebbe anche le funzioni di “camera di garanzia”, è essenziale verificare come potrebbero distribuirsi i seggi tra i vari partiti, così da rendersi conto se vi siano dei rischi per la tenuta del sistema democratico. L’ipotetico articolo 58 prevede che venga utilizzata una legge elettorale con criterio proporzionale. Ho quindi provato ad applicare una distribuzione proporzionale dei seggi, con circoscrizioni coincidenti con le regioni, alle ultime elezioni politiche (2018). Per comodità, ho utilizzato i risultati dell’elezione del Senato. Ovviamente il risultato è sbagliato, perché avrei dovuto considerare gli elettori della Camera, e sommare le varie circoscrizioni in cui erano suddivise alcune regioni. Ma le percentuali di Camera e Senato sono simili, per cui, per comodità, ho usato i risultati di quest’ultimo (tanto, la stessa legge elettorale del 2018 influisce sui risultati). Inoltre, ho effettuato una seconda simulazione basata sui risultati delle elezioni europee del 2019, come se fossero state per il Senato. Anche qui, è un po’ una forzatura, ma credo sia comunque utile per rendersi conto della effettiva robustezza del sistema istituzionale ipotizzato. Da notare che differenti sistemi proporzionali, a causa anche, credo, del più o meno ridotto numero di seggi per regione, tendono a dare risultati differenti, ma, in generale, sembra vengono favoriti i partiti maggiori, a scapito dei minori. Ecco quindi “risultati”, rispettivamente con il sistema Hare, il sistema Sainte-Laguë, e il sistema D'Hondt:


    Simulazione basata sui risultati delle politiche del 2018


    Seggi sistema Hare
    Seggi sistema Sainte-Laguë
    Seggi sistema D’Hondt
    MOVIMENTO 5 STELLE

    41
    45
    54
    PARTITO DEMOCRATICO
    27
    28
    25
    LEGA
    22
    21
    18
    FORZA ITALIA
    19
    19
    18
    FRATELLI D'ITALIA
    4
    2
    2
    LIBERI E UGUALI
    2
    0
    0
    +EUROPA
    2
    1
    0
    SVP - PATT
    1
    2
    2
    PD-UV-UVP-EPAV
    1
    1
    1
    Estero CDX
    1
    1
    1
    120
    120
    120



    Simulazione basata sui risultati delle europee del 2019


    Seggi sistema Hare
    Seggi sistema Sainte-Laguë
    Seggi sistema D’Hondt
    LEGA SALVINI PREMIER
    42
    45
    53
    PARTITO DEMOCRATICO
    29
    30
    30
    MOVIMENTO 5 STELLE
    26
    25
    25
    FORZA ITALIA
    13
    11
    7
    FRATELLI D'ITALIA
    8
    7
    3
    +EUROPA- ITALIA IN COMUNE - PDE ITALIA
    1
    1
    0
    SVP

    1
    1
    2

    120
    120
    120


    Ci sarebbe da discutere quale sia la scelta migliore, o se ve ne siano altre meno distorsive. Sicuramente, escluderei un sistema che favorisca ulteriormente i grandi partiti, come il D’Hondt. Scelto il sistema, potrebbe essere utile costituzionalizzare questa scelta, per evitare che una qualche maggioranza, sia alla Camera che al Senato, possa modificare la legge elettorale del Senato, per favorirsi, pur rimanendo in un meccanismo proporzionale.
    Scegliendo bene il meccanismo di ripartizione dei seggi, mi pare, che nel complesso, anche con la distorsione, non voluta, a favore dei partiti maggiori, sia molto difficile, per partiti rappresentanti una minoranza di votanti, raggiungere i 2/3 del Senato (80 senatori su 120, non considerando gli ex Presidenti della Repubblica). Probabilmente è necessaria una maggioranza nettamente superiore al 50%+1. Credo, ad una prima valutazione molto approssimativa, intorno al 60% se non di più (sempre non considerando gli ex Presidenti della Repubblica, che potrebbero anche essere 2 o 3, in una certa legislatura). Ad esempio, con i dati del 2019, un’ipotetica alleanza (post-elettorale) tra Lega e PD, avrebbe rappresentato il 57% dei votanti, ma , con il sistema Hare, avrebbe avuto solo 71 senatori, e 75 con il sistema Sainte-Laguë (ben 83 con il D’Hondt, che quindi scarterei). Una ipotetica maggioranza M5S-Lega-FDI, avrebbe rappresentato quasi il 58% dei votanti, ma si sarebbe fermata a 76 senatori con il sistema Hare e 77 con il sistema Sainte-Laguë.

    Nel complesso, il sistema Hare sembrerebbe quello che, nelle due simulazioni, parrebbe offrire un maggiore margine di sicurezza. Ma si tratta di solo due simulazioni (auspicabilmente senza grossi errori di calcolo).

    Chiaramente vi sarebbero varie altre cose da dire, ma mi pare d’aver già scritto moltissimo, e quindi mi fermo qui.

    Saluti.

    Midìl


    Statistiche Istat

    senato.it - La Costituzione

    Servizio sospeso | Ministero dell'Interno

    https://documenti.camera.it/leg17/do...df/ac0500n.pdf

  6. #6
    Leggenda
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    cancellato
    Messaggi
    125,961
     Likes dati
    15,078
     Like avuti
    22,166
    Mentioned
    3323 Post(s)
    Tagged
    58 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    1

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Mi sembrano riforme piu' che altro cosmetiche che non risolvono l'ingovernabilità e il cambio di governo ogni anno

    400 o 480 deputati cambia poco, ma mi pare che il problema sia un altro:

    il proporzionale non risolve l'instabilità cronica e i governi con maggioranze risicate

    Io sono per il maggioritario: se vogliamo possiamo ammettere al secondo turno tutte le liste che hanno raggiunto almeno il 12,5%: se le liste sono dello stesso schieramento, ovviamente ci saranno liste che desisteranno, investendo gli altri partiti che hanno preso piu' voti

    le cariche per me dovrebbero essere il piu' possibile elettive: il candidato premier scritto sulle schede elettorali della coalizione che lo sostiene

    l'elezione diretta del Presidente della repubblica= un altro momento di democrazia e rappresentatività diretta dei cittadini

    Il senato mi puo' anche star bene

  7. #7
    Forumista senior
    Data Registrazione
    24 Jan 2010
    Messaggi
    4,376
     Likes dati
    0
     Like avuti
    760
    Mentioned
    34 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Citazione Originariamente Scritto da FrancoAntonio Visualizza Messaggio
    Mi sembrano riforme piu' che altro cosmetiche che non risolvono l'ingovernabilità e il cambio di governo ogni anno

    400 o 480 deputati cambia poco, ma mi pare che il problema sia un altro:

    il proporzionale non risolve l'instabilità cronica e i governi con maggioranze risicate

    Io sono per il maggioritario: se vogliamo possiamo ammettere al secondo turno tutte le liste che hanno raggiunto almeno il 12,5%: se le liste sono dello stesso schieramento, ovviamente ci saranno liste che desisteranno, investendo gli altri partiti che hanno preso piu' voti

    le cariche per me dovrebbero essere il piu' possibile elettive: il candidato premier scritto sulle schede elettorali della coalizione che lo sostiene

    l'elezione diretta del Presidente della repubblica= un altro momento di democrazia e rappresentatività diretta dei cittadini

    Il senato mi puo' anche star bene
    Cercherò di rispondere sinteticamente. La riforma da me proposta non è "cosmetica". E' determinante. Perché differenziando nettamente le due Camere, con la Camera dei Deputati che esprime il governo, e il Senato che opera da "Camera di controllo e ripensamento", cambia tantissimo. Perché non sarebbe più necessario ideare una doppia legge elettorale, per Camera e Senato, che, al tempo stesso, deve favorire la governabilità, ma anche garantire la solidità della Costituzione, evitando super-maggioranze "artificiose". Con un Senato eletto con criteri proporzionali, ed un governo espressone della Camera, le cose si semplificano, perché ci si può concentrare su una legge per la governabilità alla Camera (entro certi limiti), mentre si può ragionevolmente contare sul Senato come strumento di garanzia contro eventuali super-maggioranze alla Camera bassa. Come dicevo, cambia moltissimo.

    Per il resto, mi pare che tu stia proponendo per le due attuali Camere una legge elettorale sostanzialmente alla francese. Si tratta di una legge a mio parere pericolosissima. Nel 1993, in Francia, la coalizione che al primo turno ha ottenuto il 43% circa dei voti, dopo il secondo turno si è ritrovata con 485 dei 577 seggi all'Assemblea Nazionale ( 1993 French legislative election - Wikipedia ). Parliamo di circa l'84% dei seggi. Situazione da evitare. E, comunque, con un Senato grosso modo proporzionale, come quello che ho descritto, forse una simile iper-maggioranza non riuscirebbe comunque a far passare "autonomamente" eventuali riforme costituzionali (occorrerebbe comunque fare delle simulazioni, magari "italianizzando" il risultato).

    Infine, per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, in linea di massima sono contrario. E come sono contrario io, lo saranno molti altri. Il risultato è che se cerchi di riformare troppe cose contemporaneamente, si rischia di coalizzare il dissenso, e di perdere il referenudm confermativo. E, alla fine, tra vent'anni saremo ancora qui a discutere di riforme costituzionali. Occorre invece individuare le riforme più significative e urgenti, e realizzare quelle. Sulle altre ci sarà tempo per "scontrarsi" in un'altra occasione.

    Saluti.

    Midìl

  8. #8
    Leggenda
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    cancellato
    Messaggi
    125,961
     Likes dati
    15,078
     Like avuti
    22,166
    Mentioned
    3323 Post(s)
    Tagged
    58 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    1

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Cercherò di rispondere sinteticamente. La riforma da me proposta non è "cosmetica". E' determinante. Perché differenziando nettamente le due Camere, con la Camera dei Deputati che esprime il governo, e il Senato che opera da "Camera di controllo e ripensamento", cambia tantissimo. Perché non sarebbe più necessario ideare una doppia legge elettorale, per Camera e Senato, che, al tempo stesso, deve favorire la governabilità, ma anche garantire la solidità della Costituzione, evitando super-maggioranze "artificiose". Con un Senato eletto con criteri proporzionali, ed un governo espressone della Camera, le cose si semplificano, perché ci si può concentrare su una legge per la governabilità alla Camera (entro certi limiti), mentre si può ragionevolmente contare sul Senato come strumento di garanzia contro eventuali super-maggioranze alla Camera bassa. Come dicevo, cambia moltissimo.

    Per il resto, mi pare che tu stia proponendo per le due attuali Camere una legge elettorale sostanzialmente alla francese. Si tratta di una legge a mio parere pericolosissima. Nel 1993, in Francia, la coalizione che al primo turno ha ottenuto il 43% circa dei voti, dopo il secondo turno si è ritrovata con 485 dei 577 seggi all'Assemblea Nazionale ( 1993 French legislative election - Wikipedia ). Parliamo di circa l'84% dei seggi. Situazione da evitare. E, comunque, con un Senato grosso modo proporzionale, come quello che ho descritto, forse una simile iper-maggioranza non riuscirebbe comunque a far passare "autonomamente" eventuali riforme costituzionali (occorrerebbe comunque fare delle simulazioni, e valutare un eventuale ruolo del Front National).

    Infine, per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, in linea di massima sono contrario. E come sono contrario io, lo saranno molti altri. Il risultato è che se cerchi di riformare troppe cose contemporaneamente, si rischia di coalizzare il dissenso, e di perdere il referenudm confermativo. E, alla fine, tra vent'anni saremo ancora qui a discutere di riforme costituzionali. Occorre invece individuare le riforme più significative e urgenti, e realizzare quelle. Sulle altre ci sarà tempo per "scontrarsi" in un'altra occasione.

    Saluti.

    Midìl
    il maggioritario comporta la differenziazione delle due camere per cui la tua idea del senato mi puo' anche andare bene
    ma il problema per me è di avere governi che durano tutta la legislatura, legislature di 4 anni e non piu' 5,
    Un premier che non è piu' primo ma pari ma il vero capo del governo che ha un mandato popolare come candidato della lista che vince le elezioni con un sistema maggioritario e che quindi si sceglie la sua squadra
    se il premier cade in corso di legislatura, automaticamente si torna al voto, per evitare il potere di ricatto dei partitini

  9. #9
    Forumista senior
    Data Registrazione
    26 Sep 2011
    Messaggi
    1,614
     Likes dati
    45
     Like avuti
    960
    Mentioned
    38 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Come faccio ogni tanto, ecco che ripropongo la necessità di superare il bicameralismo cosiddetto “perfetto...........
    .......................
    Fine parte 1 di 4 (continua...)
    Mi piace di più la mia proposta del 10/02/2021(..... e come potrebbe essere altrimenti ?!......) che, se vuoi, ti puoi vedere qui

    .......... comunque anch'io ha ipotizzato un "superamento" del bicamerismo perfetto
    Quello dei "cervelli in fuga" è un problema serio, ma ben più grande é quello dalle "teste di cazzo" che proprio non se ne vogliono andare

    La NATO ABBAIA ANCHE A TE !...digli di smettere

    Provate ad usare QWANT o DuckDuckgo al posto di Google

  10. #10
    Forumista senior
    Data Registrazione
    24 Jan 2010
    Messaggi
    4,376
     Likes dati
    0
     Like avuti
    760
    Mentioned
    34 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Superare il bicameralismo cosiddetto "perfetto"

    Citazione Originariamente Scritto da FrancoAntonio Visualizza Messaggio
    il maggioritario comporta la differenziazione delle due camere per cui la tua idea del senato mi puo' anche andare bene
    ma il problema per me è di avere governi che durano tutta la legislatura, legislature di 4 anni e non piu' 5,
    Un premier che non è piu' primo ma pari ma il vero capo del governo che ha un mandato popolare come candidato della lista che vince le elezioni con un sistema maggioritario e che quindi si sceglie la sua squadra
    se il premier cade in corso di legislatura, automaticamente si torna al voto, per evitare il potere di ricatto dei partitini
    In un sistema maggioritario, non è detto che una lista ottenga la maggioranza dei seggi. Potrebbe avere solo una maggioranza relativa. In questo caso, che dovrebbe succedere? Si potrebbe formare una maggioranza in parlamento con un differente premier? Oppure si dovrebbe rivotare finché non si ottiene il risultato voluto? Si rischia una notevole instabilità. D'altra parte, se non c'è verso di cambiare il premier, pena il voto, questi può mantenere il parlamento sotto costante minaccia di elezioni. Che può ottenere se si fa sfiduciare. Potenzialmente anche dalla propria maggioranza, se pensa di ottenere dei vantaggi elettorali. E se il premier perdesse la maggioranza in Parlamento, ma questo, per non andare a elezioni, non lo sfiduciasse, che succederebbe? Un Premier senza più maggioranza, ma magari con poche speranze di riottenere l'incarico, cercherebbe di governare ponendo continuamente la fiducia, nella speranza di ottenere i voti necessari da un parlamento magari poco propenso a tornare alla urne? E se il premier si dimettesse di propria volontà, si andrebbe comunque ad elezioni?
    A mio parere, il sistema che proponi, è troppo rigido. E una Costituzione è spesso opportuno che sia, come la nostra, rigida, ma rigida verso l'esterno, nei confronti dei tentativi di modifica, cosicché una semplice maggioranza parlamentare non possa modificarla a proprio piacimento. Ma, al suo interno, può essere opportuno che mantenga una certa flessibilità (controllata), così da potersi adattare ai vari scenari possibili. Perché troppa rigidità, può portarci ad una democrazia più fragile.
    Allora, invece di proporre norme che si adattino ad uno ed un solo scenario o poco più, meglio sarebbe, forse, "ripiegare" su altri strumenti già presenti in altri paesi. Ad esempio, quello della cosiddetta sfiducia costruttiva, con i suoi pregi e difetti (da valutare attentamente), prevista ad esempio in Germania e Spagna ( https://en.wikipedia.org/wiki/Constr..._no_confidence ).
    Ma, ad ogni modo, ribadisco la mia posizione; se si propongono troppe modifiche alla Costituzione, tutte insieme, si rischia di coalizzare il dissenso e perdere il referendum confermativo. Ipotizziamo, infatti, che il 60% degli elettori sia a favore della fine del bicameralismo "perfetto" (o, maglio, della particolare riforma volta a superarlo). Poi magari, su proposta di qualcuno, si aggiunge l'introduzione della sfiducia costruttiva. Qualcuno potrebbe essere nettamente contrario. Diciamo un 5% degli elettori, che sposterebbe il suo voto verso il "no". Poi, qualcun altro, potrebbe suggerire di provvedere, visto che ci siamo, a "rivedere" il Titolo V della Costituzione, relativo alle autonomie. E, di nuovo, è possibile che una parte dell'elettorato, diciamo sempre un 5%, sia spinta, da questa modifica, a votare "no" al referendum. Alla fine, da una previsione di una vittoria col 60%, ci si ritroverebbe col grande rischio di non vedersi confermate le riforme al referendum. Col risultato di tornare al punto di partenza, bicameralismo "perfetto" incluso.

    Saluti.

    Midìl

 

 
Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Superare il bicameralismo "perfetto"
    Di Midìl nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 29-05-18, 23:42
  2. Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 14-02-17, 09:51
  3. Superamento del bicameralismo perfetto
    Di Midìl nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 74
    Ultimo Messaggio: 09-12-16, 18:31
  4. fine del bicameralismo perfetto.
    Di ginospinella nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 13-01-09, 16:34
  5. fine del bicameralismo perfetto.
    Di ginospinella nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 08-11-08, 11:54

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito