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La Nasa ha pubblicato un rapporto che prevede l’inabissamento della Stazione spaziale internazionale nel polo oceanico dell’inaccessibilità (punto Nemo) nel 2031. I piani dell’agenzia spaziale americana prevedono un ruolo crescente per le imprese private. Gli accordi già sottoscritti con Blue Origin, Nanoracks LLC e la Northrop Grumman Systems Corporation raggiungono la somma di 415,6 milioni di dollari.
Perché conta: La divisione del lavoro attuata dagli Stati Uniti fra strutture pubbliche e grandi aziende private in ambito spaziale è stata analizzata da Fabrizio Maronta nel numero 12/21 di Limes Lo spazio serve a farci la guerra.
L’aspetto per certi versi rivoluzionario dell’odierna corsa allo Spazio è però un altro. Negli Stati Uniti, epicentro del fenomeno, è definito New Space e può essere reso come nuova economia dello Spazio. Il ruolo dei privati nel settore aerospaziale americano non è una novità: storicamente l’80-90% del bilancio della Nasa è finito ad appaltatori privati, soprattutto per lo sviluppo dei propulsori. Ma l’Agenzia manteneva una stretta supervisione dei processi produttivi e gestiva fisicamente gli assetti. I siti di lancio, inoltre, erano governativi: Kennedy Space Center e Cape Canaveral Space Force Station in Florida; Vandenberg Space Force Base in California; basi minori in Virginia, in Alaska e nelle isole Marshall.
Oggi la Nasa usa piuttosto tecnologie messe a punto in autonomia da privati, che spesso operano – almeno nelle critiche e dispendiose fasi iniziali – senza commesse e indirizzi governativi, sostenendo per intero costi e rischi industrial-finanziari di ricerca e sviluppo. Inoltre l’Agenzia esternalizza le operazioni: anche quando – come negli ultimi anni – Washington appalta pezzi del nuovo programma spaziale ai privati, questi conservano la gestione dei loro apparati realizzando in proprio i lanci (magari da piattaforme governative) e vendendo a terzi i loro servizi.
Non è una tendenza incontestata. I critici affermano che i privati possono gestire bene – in sicurezza ed economia – le operazioni di routine, ma che mancano della visione e dell’interesse necessari a far avanzare in modo sostanziale la presenza umana nello Spazio. I fautori, di contro, ritengono che l’efficienza del mercato possa sposarsi con la visionarietà, specie se questa è stimolata e incanalata dalla mano pubblica. Per questo alcuni si spingono a ipotizzare che nel tempo la Nasa possa evolversi in qualcosa di simile alla U.S. Defense Advanced Research Projects Agency o alla National Science Foundation: un ente che si limiti a stabilire indirizzi più o meno generali, lasciandone ai privati il perseguimento. Tra i due estremi – Stato e mercato – si colloca l’attuale realtà statunitense, dove i privati svolgono un ruolo fondamentale (guadagnandoci) ma lo Stato è tornato a dettare la strategia.




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