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Discussione: Cattolici e identitari

  1. #51
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Senz'astio, ma non sai di che cosa stai parlando. Pensa ai gravi errori del razzismo esagerato ed anti-cattolico nazista prima che alla FSSPX.
    ??

  2. #52
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Non ho confuso Stato e Nazione... ho detto che lo Stato è la forma del corpo sociale, della nazione quindi, che può essere variamente organizzata: federazione, impero, stato nazionale, lo Stato è il contenitore della nazione, ma se è privato di sovranità lo Stato non è più contenitore e la nazione non sussiste più. Si disperde come l’acqua da una bottiglia rotta. A questo punto che cos’è l’identità nazionale? Un ricordo.
    L’unica realtà che ancora non è sparita è la Chiesa.
    E la Chiesa in origine gli stati nazionali non li voleva. Non voleva queste identità.

    Va quindi riformulato il concetto di identità.
    Invece, credo che tu faccia confusione. Una nazione tende a diventare Stato, ma non è detto che questa tendenza si traduca in atto. Anzi, può succedere che una nazione non divenga mai uno Stato unitario. Per questo motivo essa non esiste? Ovviamente, no.
    L'essenza della nazionalità è nella coscienza del gruppo sociale di condividere un'unità o almeno un'affinità di origine e di cultura. Lo Stato, invece, è la società politica organizzata dotata di un'autorità che governa l'intero corpo sociale col fine di realizzarne il bene comune d'ordine temporale. Perché uno Stato sia tale basta che i suoi componenti condividano l'unità di natura - cioè il fatto stesso di essere umani -, mentre invece perché la nazione sia tale deve esserci una condivisione diversa e più ristretta, che è la condivisione della medesima storia, delle medesime origini etniche e razziali, di una cultura affine, ecc. Ovviamente non c'è Stato senza nazione nel senso che la nazione, come qualsiasi altro aggregato sociale dell'uomo, non può esistere prescindendo dalla società politica organizzata, ma questo non significa che senza Stato nazionale unitario, allora la nazione non esista in assoluto. L'Italia è una nazione da tempo immemore - c'è chi ne colloca la nascita in epoca romana e chi invece la colloca in epoca medievale -, mentre invece è uno Stato nazionale unitario solo dal 1861, per esempio.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Se, privati del contenitore dello Stato sovrano, abbiamo perso l’identità, di fatto siamo come gli immigrati: degli sradicati. Degli alienati. Una visione marxista? Limitatamente a certe analisi Marx è possibile che avesse ragione.

    Questo Papa è l’unico che difende i poveri. E difendere i poveri è essere contro la massoneria.


    Lo spirito Neocon rifiuta l'immigrazione sulla base del risparmio economico ma questo è ciò che aggrava il problema del sistema egoistico-capitalista.

    Se gli italiani non fanno più figli, sono fluidi, pensano solo a spendere i soldi risparmiati dalle famiglie, se non vogliono raccogliere i pomodori e i concorsi di portalettere vanno quasi deserti, vuol dire che il declino è inevitabile a questo punto sul lungo periodo diventa necessario per l'organismo sociale sostituire chi ha deciso di scomparire. Questo è un processo che può anche avvenire tramite la massoneria come adattamento e istinto di sopravvivenza. Inoltre gli immigrati sono un serbatoio di pensiero tradizionale.



    Quello che certamente manca finora a questo papato è un taglio più transcendente, incentrato teologicamente sui diritti di Dio, bisogna pregare perchè arrivi presto ma bisogna anche pensare che forse in questa contingenza storica non si può ottenere di più
    E qui mi dimostri ancora di confondere Stato e nazione. Dire che persa la sovranità politica è persa automaticamente l'identità nazionale è un non sequitur perché sono due cose eminentemente diverse. Se poi mi vuoi dire che, storicamente, è ciò che sta avvenendo, è un altro discorso e se ne può discutere. Mi permetto di dire che la situazione è più sfumata: la sovranità politica è sempre più fortemente condizionata per vari motivi, mentre invece l'identità nazionale è certamente in fase di forte affievolimento e decadenza, ma nonostante questo continua a sussistere, anche se, in parte, per inerzia.
    Detto questo, mi è ben chiaro che il nostro popolo, analogamente ad altri popoli europei che per certi versi sono messi anche peggio di noi, sta subendo una fase involutiva, i cui segni sono molteplici. E fra questi segni c'è sicuramente il nostro bassissimo tasso di fertilità e il costante calo demografico che attraversiamo da anni.
    Hai ragione anche nel dire che la natura ha orrore del vuoto e che quel vuoto, prima o poi, finisce per essere riempito. Tuttavia, non mi sembra una buona ragione né per assecondare questa dinamica né per accettare l'immigrazione di massa, soprattutto quella proveniente da paesi che per razza e cultura sono a noi molto lontani.
    Inoltre, nonostante i vuoti lasciati dal nostro calo demografico, l'Italia, così come l'intero continente europeo nel suo insieme, rimane una delle nazioni più densamente popolate. Può sembrare paradossale, ma l'Africa è meno densamente abitata dell'Europa, nonostante i paesi africani abbiano un tasso di fertilità di gran lunga superiore a quello dei popoli europei. Ci sono poi tutta una serie di problematiche che non sono di facile soluzione. Fra queste problematiche c'è l'oggettiva impossibilità di integrare prima ed assimilare poi milioni di persone che provengono da contesti socio-culturali, razziali e, talvolta, anche religiosi così profondamente diversi dal nostro. L'integrazione e, a maggior ragione, l'assimilazione sono più facili con nuclei numericamente ristretti di persone e sicuramente sono più agevoli se si ha a che fare con persone che provengono da nazioni che ci sono in qualche modo affini. Un immigrato polacco o ucraino, per esempio, è meno distante da noi di quanto possa esserlo un immigrato subsahariano.
    Definire gli immigrati un "serbatoio di pensiero tradizionale" trovo che sia lunare. Quanto a Papa Francesco, non m'interessa polemizzare ma il suo pauperismo, quasi da teologia della liberazione sudamericana, non mi può trovare concorde. Peraltro, anche prescindendo dagli aspetti dottrinali del pontificato di Bergoglio, trovo che la sua pastorale da questo punto di vista soffra di un'unilateralismo ripugnante ed ipocrita: grande attenzione per i poveri? Sì, purché rientrino nelle categorie "giuste" del politically correct. I messaggi che questo Pontefice ha dato sui temi dell'immigrazione sono sconcertanti.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Se non fai solo un ritaglio del discorso vedi che c’è una premessa molto forte in quel messaggio: “E la vostra nazione non ha perso nulla per questo.”


    Come dire, ti riconosco che ci sono certe circostanze che... ma ti sto anche dicendo che è un timore inutile. E poi alla fine, subito dopo la tua citazione, c’è un “Tuttavia...”.
    Ho estratto la citazione saliente del discorso. Quella da me riportata è un'affermazione dottrinale perché Papa Pio XII enuncia un principio di morale politica: quando si tratta dell'immigrazione, è giusto che, oltre all'interesse individuale dell'immigrato, si prenda in considerazione anche il bene comune della società e, pertanto, in presenza di talune circostanze, è legittimo attuare delle politiche restrittive che limitino la possibilità di migrare. L'aggiunta è che queste restrizioni vanno applicate con carità ed umanità. Le frasi precedenti si riferiscono alla situazione specifica e contingente degli Stati Uniti d'America. Peraltro, è una tua illazione - francamente inesatta - che il sottointeso del messaggio sia che si parlava di timori inutili.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #53
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Vedi, se lo Stato si prendesse a cuore veramente la sicurezza personale degli immigrati dopo averli fatti approdare non li lascerebbe disperdere nella società che li accoglie, lasciandoli diventare dei disperati e manovalanza della malavita. Lo Stato avrebbe il dovere di fare tutto il possibile per loro perchè questo vorrebbe dire automaticamente fare tutto il possibile anche per il resto della società. Non possono trovare lavoro perchè non c’è? Allora lo Stato crea il lavoro intervenendo nell’economia a beneficio di tutti.
    Ovviamente siccome lo Stato è giusto farebbe lo stesso anche per i suoi poveri.
    E poi siccome occorre tempo per migliorare le cose lo Stato si interessa di sapere: perchè scappate? Che problemi ci sono in quei Paesi? Gli immigrati, la stragrande maggioranza, se potesse tornerebbero volentieri a casa loro. Allora andiamo a vedere di fare un po’ di fare un po’ di pulizia e a sistemare i cattivoni.

    Insomma io all’immigrato ho il dovere di accoglierlo e poi ho il dovere di riaccompagnarlo a casa, in tutta sicurezza. Ti hanno fatto del male? Adesso vado a farti giustizia.

    Quindi come vedi dare la priorità alla sicurezza personale automaticamente è dare priorità alla sicurezza pubblica.

    Se la Destra non capisce che si deve essere custodi dell’umanità, come dei nobili cavalieri, farà sempre il gioco dei maghi, i grandi massoni che operano sulla società per trasformarla, che usano la mano destra e la mano sinistra per i loro piani perversi.
    @emv, capisco che tu voglia trovare un senso positivo alle parole del Pontefice che ho riportato in precedenza, però a me sembra evidente che quell'affermazione sia in linea con la filosofia personalista che, dal papato di Roncalli in poi ed in particolar modo a partire dal Concilio Vaticano II, s'è insinuata negli stessi documenti ufficiali della Chiesa. L'affermazione della centralità della persona umana a scapito di una prospettiva teocentrica e cristocentrica ha avuto dei riflessi anche sulla dottrina sociale della Chiesa, a cui è stato dato un senso più in linea coi tentativi che una parte sciagurata del mondo cattolico già fece per conciliare il pensiero moderno (o determinati suoi aspetti) con la nostra fede. Non voglio sostenere che prima di Papa Giovanni XXIII il Magistero della Chiesa insegnasse il white power o la difesa della purezza razziale ad ogni costo o la condanna di qualsiasi forma di immigrazione, però è inutile negare che c'erano un equilibrio ed un senso realistico di prudenza che è del tutto assente nei discorsi e nei gesti dell'odierno Pontefice. L'anteposizione aprioristica della sicurezza personale degli immigrati alla sicurezza nazionale va contro i distinguo che la teologia morale cattolica ha sempre fatto tra stato di necessità estrema o quasi estrema, stato di necessità grave e stato di necessità comune. E sappiamo che a queste diverse situazioni corrispondono anche obblighi morali differenziati.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Ovviamente, tu sai che io conosco bene tutto quello che è la critica tradizionalista. La conosco bene, e non ho problemi ad ammettere che può esserci anche la collusione con i poteri occulti. E’ tutto possibile ma il Papa non può essere parte attiva consapevole e permanente di quel movimento storico che è l’Anticristo. Perchè Cristo ci assicura che pregherà per Pietro e una volta convertito e a lui che spetta di confermare i fratelli”. Dobbiamo pregare per il Papa, SEMPRE. D’altronde anche lui lo chiede sempre. E se lo chiede non sarà certo solo perchè qualche volta ruba la marmellata...
    Non giudico le intenzioni di Papa Francesco, ma valuto le sue affermazioni e le sue azioni per quello che oggettivamente sono. Che Papa Francesco sia colluso o meno coi "poteri forti" del mondialismo è discorso che m'interessa ma fino ad un certo punto. Quello che io constato è che quanto sostiene e quello che fa non è compatibile - non sempre, ovviamente, ma spesso - con ciò che la dottrina cattolica prevede su determinati punti e fa spesso e volentieri il gioco dei nemici della Chiesa Cattolica. La preghiera per il Papa non può mai mancare, ma quello è un altro discorso. Si prega anche per i peggiori delinquenti, non significa che i delinquenti siano bravi cristiani.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Pensa a Caino, cosa dice quando il Signore gli chiede dov’è Abele? «Sono forse io il custode di mio fratello?».

    La nostra identità dev’essere quella di santi custodi.
    Non mi sembra una risposta pertinente. Papa Francesco ha sviluppato, purtroppo, una vera e propria "teologia immigrazionista", in cui l'immigrazione è vista non solo come fenomeno umano da gestire e a cui rispondere secondo i principi cristiani ma proprio come "un'occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un paese più solidale, un mondo più fraterno" (vedi qui).
    I richiami al Vangelo e alla carità cristiana sono quindi strumentali alla legittimazione di una società multirazziale, multiculturale, ecumenica e multireligiosa, la società della "fratellanza universale", il cui significato datole da Papa Francesco non è quello della fratellanza di coloro che credono in Cristo né quello di una fratellanza fondata almeno sull'amicizia naturale fra gli esseri umani bensì è quello che della fratellanza universalista di taglio pan-religioso e pan-ecumenista, che non è molta lontana dall'idea massonica di fratellanza. Non vedo differenze sostanziali con il mondialismo di Soros ed affini.
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  4. #54
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    ??
    Affermare che la FSSPX è in mano ai modernisti è falso. Comprendo che chi sposa le tesi sedevacantiste non condivida la linea tenuta dalla FSSPX su talune questioni, ma questo non autorizza alla calunnia - cioè all'accusa di modernismo. Inoltre, mi sembra giusto farti notare che prima di accusare qualcuno di essere eretico dovresti prima riflettere sulle tue personali fascinazioni per ideologie dalle quali la Chiesa, in tempi non sospetti, ha messo ripetutamente in guardia a causa degli errori - alcuni dei quali gravissimi - che esse contenevano.
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  5. #55
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Invece, credo che tu faccia confusione. Una nazione tende a diventare Stato, ma non è detto che questa tendenza si traduca in atto. Anzi, può succedere che una nazione non divenga mai uno Stato unitario. Per questo motivo essa non esiste? Ovviamente, no.
    L'essenza della nazionalità è nella coscienza del gruppo sociale di condividere un'unità o almeno un'affinità di origine e di cultura. Lo Stato, invece, è la società politica organizzata dotata di un'autorità che governa l'intero corpo sociale col fine di realizzarne il bene comune d'ordine temporale. Perché uno Stato sia tale basta che i suoi componenti condividano l'unità di natura - cioè il fatto stesso di essere umani -, mentre invece perché la nazione sia tale deve esserci una condivisione diversa e più ristretta, che è la condivisione della medesima storia, delle medesime origini etniche e razziali, di una cultura affine, ecc. Ovviamente non c'è Stato senza nazione nel senso che la nazione, come qualsiasi altro aggregato sociale dell'uomo, non può esistere prescindendo dalla società politica organizzata, ma questo non significa che senza Stato nazionale unitario, allora la nazione non esista in assoluto. L'Italia è una nazione da tempo immemore - c'è chi ne colloca la nascita in epoca romana e chi invece la colloca in epoca medievale -, mentre invece è uno Stato nazionale unitario solo dal 1861, per esempio.
    @Giò, non ho detto che non esiste in senso assoluto, infatti ho parlao di sussistenza non di esistenza. Qui mi riferisco a quanto detto in un altro 3d. L'esistenza è in essenza. Si può dire che potrebbe esistere anche se non ci fossero più gli uomini. Se ne sta nell'iperuranio. La sussistenza è nel divenire e qui secondo me se non è tenuta da uno Stato una nazione non sussiste più. Sussiste negli individui che la pensano. E può tornare a sussistere quando ritroverà uno Stato che la contenga. Tuttavia la sussistenza nelle persone non è la sussistenza piena, ma frammentaria. E anche soggetta facilmente a distorsioni soggettive. Se prendiamo l'esempio della nazione ebraica, questa si è mantenuta senza stato grazie alla forma giurisdizionale particolarmente accentuata della religione ebraica nella forma talmudica che ha fornito una sorta di Stato incapsulato, che poi ne ha determinato i noti problemi lamentati dalle società non ebraiche che li ospitavano rispetto alla fedeltà all'unico Stato.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    E qui mi dimostri ancora di confondere Stato e nazione. Dire che persa la sovranità politica è persa automaticamente l'identità nazionale è un non sequitur perché sono due cose eminentemente diverse. Se poi mi vuoi dire che, storicamente, è ciò che sta avvenendo, è un altro discorso e se ne può discutere. Mi permetto di dire che la situazione è più sfumata: la sovranità politica è sempre più fortemente condizionata per vari motivi, mentre invece l'identità nazionale è certamente in fase di forte affievolimento e decadenza, ma nonostante questo continua a sussistere, anche se, in parte, per inerzia.
    Come vedi io do al concetto di sussistenza una grande importanza. Per me senza Stato la nazione non sussiste più come soggetto, declinabile al singolare. Ne possono sussistere dei frammenti ma senza Stato che la contenga come si sostanzia la sua sussistenza? Al limite è una sussistenza potenziale se può consolare, tanto non serve che non si interrompa una sua trasmissione genealogica. Può benissimo ritornare a sussistere un giorno come riscoperta.

    Effettivamente mi rendo conto che siccome la sussistenza di più frammenti di nazione ne può assicurare maggiori probabilità di rinascita ciò sia più che consolatorio, ma vedi il Cristianesimo ci costringe a pensare al dove andiamo più che al da dove veniamo. E a leggere il regno di Dio nelle regno delle cose umane. L'Antico Testamento ci insegna che lo Stato nazionale per varie ragioni, per il popolo di Israele (mancanza di fede e ascolto dei profeti) è andato perduto e se è successo è perchè non era così importante per la sussistenza umana.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Definire gli immigrati un "serbatoio di pensiero tradizionale" trovo che sia lunare.
    Qui mi stupisco. Mi pare che sei appassionato di pensiero rivoluzionario nella Destra dovresti ben vedere che quella è una massa di gente trasportata qua con la macchina del tempo dagli anni '50, quando non da secoli (se non millenni). Ci sono tutte le condizioni per una rivoluzione, più precisamente una contro-rivoluzione, che sia restaurazione dell'ordine naturale. Ovviamente solo in chiave cristiana può funzionare. Puoi escludere che il Pontefice non stia lavorando a questo? Forse quei massoni che hanno voluto questo piano, e sai che si sono mossi anche con intendimenti esoterici, hanno sottovalutato l'aspetto dell'elemento tradizionale, pensando di distruggerlo un'unico caos. Ma la tradizione buona può essere distrutta? E' chiaro che quel "pensiero" tradizionale forse ha fatto pensare che gli immigrati sui gommoni siano dei filosofi della tradizione! Non era certo questo il senso. Ma possono essere una massa, non pensante, ma agente.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Quanto a Papa Francesco, non m'interessa polemizzare ma il suo pauperismo, quasi da teologia della liberazione sudamericana, non mi può trovare concorde. Peraltro, anche prescindendo dagli aspetti dottrinali del pontificato di Bergoglio, trovo che la sua pastorale da questo punto di vista soffra di un'unilateralismo ripugnante ed ipocrita: grande attenzione per i poveri? Sì, purché rientrino nelle categorie "giuste" del politically correct. I messaggi che questo Pontefice ha dato sui temi dell'immigrazione sono sconcertanti.
    Comprendo benissimo lo sconcerto ma Papa Francesco in questa catechesi sull'immigrazione:
    https://www.vatican.va/content/franc...-generale.html

    "Ancora oggi tanti nostri fratelli e tante nostre sorelle sono costretti a vivere la medesima ingiustizia e sofferenza. La causa è quasi sempre la prepotenza e la violenza dei potenti. Anche per Gesù è accaduto così."

    "pensiamo a Gesù nelle braccia di Giuseppe e Maria, fuggendo, e vediamo in lui ognuno dei migranti di oggi. E’ una realtà, questa della migrazione di oggi, davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. E’ uno scandalo sociale dell’umanità".

    L'insegnamento cristiano è vedere la vicenda in Cristo in ogni situazione reale. Non è una visione pauperistica. Tutti i dettagli della Storia sacra sono stati voluti da Dio per i suoi fini provvidenziali. È un insegnamento sempre presente nella storia della Chiesa. L'ho sempre trovato nelle omelie, negli scritti antichi, questo leggere gli eventi attuali come allegorie di Cristo e bibliche.

    Se lo chiama "scandalo sociale" mi pare un'espressione di dura condanna per chi provoca il fenomeno. Se dice "prepotenza e la violenza dei potenti" è un invito a risolvere i problemi alla radice andando sul posto a sistemare le cose e punire i colpevoli. Ma se nessuno lo fa è colpa del Pontefice?

    Se vai a leggere la Mit brennender Sorge, ritenuta una chiara condanna del nazismo, è cmq scritta con toni bilanciatissimi, quasi in codice cifrato per chi ha buone conoscenze dottrinali. Perchè anche il testo di quell'udienza non potrebbe avere lo stesso linguaggio cifrato? Non si dice sempre che viviamo in un nuovo totalitarismo massonico?

    E ti posso dire che Papa Francesco, sono molto attento a certi aspetti del suo pontificato da quando mi sono accorto che ha fatto e detto cose come in codice per chi sa, magari un giorno ne parliamo.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    I richiami al Vangelo e alla carità cristiana sono quindi strumentali alla legittimazione di una società multirazziale, multiculturale, ecumenica e multireligiosa, la società della "fratellanza universale", il cui significato datole da Papa Francesco non è quello della fratellanza di coloro che credono in Cristo né quello di una fratellanza fondata almeno sull'amicizia naturale fra gli esseri umani bensì è quello che della fratellanza universalista di taglio pan-religioso e pan-ecumenista, che non è molta lontana dall'idea massonica di fratellanza. Non vedo differenze sostanziali con il mondialismo di Soros ed affini.
    Ti ricordo che non dobbiamo cadere nell'errore di fare di tutta un'erba un fascio vedendo le azioni che compie la simia dei. L'universalismo massonico è proprio la scimmia dell'universalismo cattolico. Che ci siano effetti simili non significa che abbiano la stessa causa. E il giudizio sugli effetti, osservati per sé stessi, può essere molto condizionato se a monte c'è questo pregiudizio. Che un pezzo della Chiesa si sia messa sulla strada annunciata dall'Abbè Roca è verosimile che sia così ma non vuol dire che tutto lo sia. Non solo perchè, non dimentichiamolo mai Dio "scrive sulle righe storte", ma proprio perchè eventi simili in corso possono avere una causa santa e una malvagia. Di qui il problema del discernimento che non è per niente facile.

    Il Papa dice qualcosa che non mi quadra? Va bene, ma non si smetta mai di ascoltarlo! Non solo quando la sua parola ci raggiunge dai media ma andando a cercare nei suoi appuntamenti regolari, le catechesi del mercoledì, ad es.

    È importante non solo "in se", per le cose che ci possono venire dette, ma anche "per se", per il fatto che mi dispongo ad uno ascolto, indipendentemente dalla qualità delle cose che vengono dette il cattolico non deve mai abbandonare quella fiducia nella promessa di Cristo: «io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». Anche dal Papa peggio intenzionato non uscirà mai nulla che potrà nuocere al popolo di Dio.

    Prima di pensare che le cose dette da Papa Francesco siano funzionali a Soros domandiamoci prima se sono coerenti con le Sacre Scritture. A me pare proprio che lo siano. Quindi se poi sembrano funzionali a quelle trame, vuol dire che lo sembrano soltanto. In realtà vuol dire che sono solo coesistenti ma non coagenti, perchè hanno cause diverse: una lavora per il bene, l'altra per il male. Come delle ruote che vanno in senso opposto ma da una fotografia non puoi cogliere la differenza dei due moti.

    Noi puoi escludere che il Papa sia perfettamente consapevole che è in corso un'immigrazione forzata frutto di volontà alchemiche sulla Società. E che risponda cercando in essa il dato della provvidenza. Non si muove foglia che Dio non voglia... Ogni male è permesso per la nostra salvezza...

    Ritenere che sia il Papa il deus ex-machina di questa grande deportazione umana, è un po' imprudente. Pensare che l'azione dei politici potrebbe modificarsi a seconda delle sue parole è una meravigliosa quanto un po' ingenua aspettativa, dietro alla quale io ci leggo una sorta di risentimento contro il padre, a livello di archetipo collettivo. Come dire nel Papa accusiamo il padre che ci ha abbandonati mentre avrebbe dovuto farsi carico di tutto per il nostro bene come effetto della società snaturata in cui viviamo. Se si contrasta questo sentimento naturale si può giudicare più serenamente.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ho estratto la citazione saliente del discorso. Quella da me riportata è un'affermazione dottrinale perché Papa Pio XII enuncia un principio di morale politica: quando si tratta dell'immigrazione, è giusto che, oltre all'interesse individuale dell'immigrato, si prenda in considerazione anche il bene comune della società e, pertanto, in presenza di talune circostanze, è legittimo attuare delle politiche restrittive che limitino la possibilità di migrare. L'aggiunta è che queste restrizioni vanno applicate con carità ed umanità. Le frasi precedenti si riferiscono alla situazione specifica e contingente degli Stati Uniti d'America. Peraltro, è una tua illazione - francamente inesatta - che il sottointeso del messaggio sia che si parlava di timori inutili.


    Permettimi di farti un'osservazione. Citare il magistero di un Papa quando si tratta di quello ordinario, com'è quello di messaggi a capi politici e che ha un grado intermedio di credibilità essendo soggetto a fallibilità, denota una visione un po' troppo chiusa sul medesimo.

    È chiaro che quella migrazione era sostanzialmente diversa, più economica che umanitaria. Perchè quel messaggio non bypassa quanto detto, sempre nella Mit brennender Sorge, combinazione la stavo leggendo e guarda qua:

    Nel capitoletto 8 RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO NATURALE, a proposito del nazionalismo esagerato:

    "l’uomo, in quanto persona, possiede diritti dati da Dio, che devono essere tutelati da ogni attentato della comunità, che avesse per scopo di negarli, di abolirli e di impedirne l’esercizio. "

    Come vedi in ultima analisi è prevalente la persona e l'individuo perchè racchiude in sè tutte le persone della società.

    È evidente che in quel messaggio si dava per scontato che quelle limitazioni all'immigrazione non intaccavano tali diritti.





    Mi ha colpito dove hai scritto:

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    valuto le sue affermazioni e le sue azioni per quello che oggettivamente sono
    ma quali sono i limiti "oggettivi" per valutare parole e azioni di un Papa?
    In che modo e in che tempi pensiero e azione si sviluppano perchè possano essere giudicati? È come minimo prudenza dire che siano in divenire.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    soffra di un'unilateralismo ripugnante ed ipocrita
    Io cercherei di evitare questo linguaggio per il Papa. Non puoi essere sicuro al 100% di quanto dici tanto da non tenere conto della prudenza, in ordine a quella che è la ragion d'essere della Chiesa e del suo Pontefice, che è la salvezza delle anime. Chi ti legge può non intendere le cose come le intendi tu, non possedendo la tua cultura e la tua fede che ti permettono potenzialmente di dominare le cose che dici, e potrebbe confermare proprie idee anticristiane assai nocive. Vedendo che vengono dette da un cattolico ben preparato, quale sei. Ci penserei.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA PRIVATA, SOLO DI STATO
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    @Giò, non ho detto che non esiste in senso assoluto, infatti ho parlao di sussistenza non di esistenza. Qui mi riferisco a quanto detto in un altro 3d. L'esistenza è in essenza. Si può dire che potrebbe esistere anche se non ci fossero più gli uomini. Se ne sta nell'iperuranio. La sussistenza è nel divenire e qui secondo me se non è tenuta da uno Stato una nazione non sussiste più. Sussiste negli individui che la pensano. E può tornare a sussistere quando ritroverà uno Stato che la contenga. Tuttavia la sussistenza nelle persone non è la sussistenza piena, ma frammentaria. E anche soggetta facilmente a distorsioni soggettive. Se prendiamo l'esempio della nazione ebraica, questa si è mantenuta senza stato grazie alla forma giurisdizionale particolarmente accentuata della religione ebraica nella forma talmudica che ha fornito una sorta di Stato incapsulato, che poi ne ha determinato i noti problemi lamentati dalle società non ebraiche che li ospitavano rispetto alla fedeltà all'unico Stato.
    @emv, appena avrò tempo cercherò di rispondere esaustivamente nell'altro 3d alla tua replica. Per il momento devo rilevare che non c'è differenza fra esistenza e sussistenza. Nella filosofia tomista l'esistenza indica la limitazione dell'atto da parte della potenza ma, di fatto, coincide con l'actus essendi. Un ente ha esistenza nella misura in cui ha l'essere. La sussistenza non ha significato diverso: è l'essere in atto, anche se semanticamente la parola suggerisce più la continuità dell'esistenza che l'esistenza stessa. Ma si tratta di sfumature di significato. Un ente reale è tale finché ha l'essere e finché ha l'essere esiste e sussiste. La tua frase "l'esistenza è in essenza" ai miei occhi è priva di significato, a meno che tu con tale frase non voglia dire che l'esistenza è il "risultato" della "concretizzazione" dell'essenza nell'actus essendi. Teniamo presente comunque che quando parliamo della nazione, così come di qualsiasi altro gruppo sociale, parliamo sempre dell'ente in termini analogici, visto che gli enti reali dotati di sostanza sono altri: gli esseri umani, gli animali, le piante, i minerali, gli oggetti che osserviamo, ecc.
    Che cos'è lo Stato? È la società politica organizzata, dotata di un'autorità che la governa. Che cos'è la nazione? È un aggregato sociale composto da individui accomunati consciamente da affinità di origine e di cultura. Il fine dello Stato è il bene comune temporale del corpo sociale, mentre il fine della nazione è la trasmissione nel tempo delle particolari caratteristiche etniche e culturali che la connotano per la più completa formazione della persona umana.
    Se analizziamo i concetti di "Stato" e di "nazione" vediamo che entrambi condividono il medesimo genere, ma differiscono significativamente per la specie.
    Il loro genere è quello delle formazioni sociali composte da persone umane e questo accomuna sia lo Stato che la nazione: ciò spiega parzialmente perché si tende a confondere lo Stato con la nazione e viceversa. C'è un altro motivo per cui avviene questa confusione: il fatto che storicamente ci sono Stati che, unendo più popoli, hanno creato un'unica nazione, da un lato, e, dall'altro, Stati la cui popolazione coincide in tutto o in larghissima parte con uno specifico gruppo unito dall'affinità di cultura e di origine. La Francia è un esempio del primo tipo: infatti, unendo la componente la gallo-romana a quella franca d'origine germanica, la monarchia ha creato la nazione francese. L'Italia è un esempio del secondo tipo: è discusso se l'origine della nazione italiana sia collocabile in epoca romana o nel Medioevo, ma in entrambi i casi rimane il fatto che per moltissimi secoli, fino al 1860-1870 circa, è esistita una nazione italiana priva di uno Stato unitario. Nonostante questo, un'identità nazionale italiana condivisa dai diversi popoli della penisola e delle isole s'è tramandata nei secoli. Abbiamo qui esistenza e sussistenza in assenza di uno Stato nazionale unitario.
    I fatti della storia, quindi, smentiscono la tesi che la nazione non sussiste senza uno Stato unitario che la "incarni" politicamente e giuridicamente.
    Altro discorso, come già accennavo, è sostenere l'impossibilità che la nazione esista senza Stato tout court. E questo è verissimo: se intendiamo l'esistenza secundum quid, in concreto è impossibile pensare che ci siano individui e gruppi sociali formati da individui che prescindano dalla convivenza civile organizzata dallo Stato. Quindi, in questo senso, è vero che una nazione senza Stato non esiste: ma la nazione può esistere anche s'è divisa in più Stati! Anche in tal caso ci aiuta l'esempio italiano: la nostra patria è stata divisa in tanti Stati autonomi ed indipendenti per parecchio tempo e, nonostante questo, una comune identità italiana non è mai venuta meno, anzi, per certi versi, s'è rafforzata nel tempo. La lancia che si può spezzare a favore della tesi contraria è che comunque lo Stato è un grande aiuto e sostegno nella trasmissione del sentimento nazionale, nel consolidamento dell'amor patrio, nella promozione della cultura nazionale, ecc. Ed è anche vero che una nazione priva di uno Stato unitario è esposta al rischio che col tempo le divisioni politiche portino anche ad una frammentazione culturale ed etnica, che a sua volta può generare una nuova identità e di una nuova nazionalità, oppure all'assorbimento della nazione sprovvista di unità politica in un'altra nazione che invece ha maggiore volontà di potenza in termini politici. Tuttavia, questi argomenti, per quanto veri, non sono sufficienti per accogliere integralmente la tesi che senza Stato nazionale unitario la nazione non sussiste, la quale può essere corretta così, pur assumendo un significato un po' tautologico: senza Stato unitario una nazione non esiste e non sussiste come entità politica e giuridica, ma solo come aggregato sociale formato da individui che hanno coscienza di condividere un'affinità di origine e di cultura.
    La comune identità nazionale della popolazione di uno Stato può essere - e, a conti fatti, è - un fattore di coesione per lo Stato, così come l'indipendenza e l'unità politica di una nazione è una garanzia ulteriore di tutela delle peculiarità che caratterizzano la nazionalità.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Come vedi io do al concetto di sussistenza una grande importanza. Per me senza Stato la nazione non sussiste più come soggetto, declinabile al singolare. Ne possono sussistere dei frammenti ma senza Stato che la contenga come si sostanzia la sua sussistenza? Al limite è una sussistenza potenziale se può consolare, tanto non serve che non si interrompa una sua trasmissione genealogica. Può benissimo ritornare a sussistere un giorno come riscoperta.

    Effettivamente mi rendo conto che siccome la sussistenza di più frammenti di nazione ne può assicurare maggiori probabilità di rinascita ciò sia più che consolatorio, ma vedi il Cristianesimo ci costringe a pensare al dove andiamo più che al da dove veniamo. E a leggere il regno di Dio nelle regno delle cose umane. L'Antico Testamento ci insegna che lo Stato nazionale per varie ragioni, per il popolo di Israele (mancanza di fede e ascolto dei profeti) è andato perduto e se è successo è perchè non era così importante per la sussistenza umana.
    Ma un frammento di nazione è pur sempre una "parte" del "tutto" costituito dalla nazione. Come diceva Pio XII, nella "sua essenza, dunque, la vita nazionale è qualche cosa di non politico: tanto è vero che, come dimostrano la storia e la prassi, essa può svilupparsi accanto ad altre, in seno al medesimo Stato, come anche può estendersi al di là dei confini politici di questo" (Radiomessaggio natalizio, 24 dicembre 1954). Se, come dicevo sopra, lo Stato può favorire (e favorisce) la continuità della nazione nel tempo, questo non significa che tale continuità sia data solo ed esclusivamente dallo Stato nazionale unitario. Si farebbe di qualcosa che è essenzialmente culturale - la nazione -, qualcosa che, invece, è politico, come lo Stato.
    Una nazione può perdere la sua unità e/o la sua indipendenza politica: ma non per questo perde la sua identità. Quando cessa di esistere e, quindi, di sussistere una nazione? Quando viene meno la volontà di chi ne fa parte di trasmettere di generazione in generazione il testimone della tradizione nazionale. Il che significa, fuor di retorica, che una nazione viene meno quando le caratteristiche dell'identità nazionale non sono più trasmesse e spariscono o si modificano radicalmente.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Qui mi stupisco. Mi pare che sei appassionato di pensiero rivoluzionario nella Destra dovresti ben vedere che quella è una massa di gente trasportata qua con la macchina del tempo dagli anni '50, quando non da secoli (se non millenni). Ci sono tutte le condizioni per una rivoluzione, più precisamente una contro-rivoluzione, che sia restaurazione dell'ordine naturale. Ovviamente solo in chiave cristiana può funzionare. Puoi escludere che il Pontefice non stia lavorando a questo? Forse quei massoni che hanno voluto questo piano, e sai che si sono mossi anche con intendimenti esoterici, hanno sottovalutato l'aspetto dell'elemento tradizionale, pensando di distruggerlo un'unico caos. Ma la tradizione buona può essere distrutta? E' chiaro che quel "pensiero" tradizionale forse ha fatto pensare che gli immigrati sui gommoni siano dei filosofi della tradizione! Non era certo questo il senso. Ma possono essere una massa, non pensante, ma agente.
    Mi dispiace, ma trovo questo discorso totalmente al di fuori della realtà. Al netto dei casi di coloro che effettivamente scappano da situazioni veramente drammatiche, chi viene qui in Italia o in qualsiasi altro paese dell'Europa occidentale lo fa perché è attrattato dalle illusioni che offre la nostra società edonista, consumista e materialista. I barconi non portano gente che è rimasta al Medioevo perché più attaccata a quei valori "elementari" di ordine naturale. Portano persone che hanno visto con i loro telefonini, con la loro connessione internet e con la loro televisione quello che abbiano qui. E ne vogliono approfittare. Sono ciechi guidati ed illusi da altri ciechi. Non giudico le intenzioni del Papa né quelle dei tanti prelati che si lanciano in pseudo-crociate immigrazioniste all'insegna dell'accoglienza. Mi limito a giudicare ciò che oggettivamente dicono e fanno. Ciò a cui mirano è una società multirazziale, multiculturale e multireligiosa all'insegna dell'ecumenismo e della fratellanza universale: questo non è un disegno cattolico, è un disegno cosmopolita che già San Pio X nella Notre Charge Apostolique aveva condannato e dalla cui realizzazione già Pio XII, in un forse poco noto discorso all'associazione dei poeti dialettali italiani del 13 ottobre 1957, aveva messo in guardia. So bene che esiste un modo autenticamente ed integralmente cattolico per intendere la fratellanza universale, così come so benissimo che ci sono modi realmente cattolici per intendere l'accoglienza: ma non si coglie il punto facendo questo rilievo. Il problema risiede proprio nel fatto che il Papa e molti prelati ecclesiastici usano espressioni cristiane svuotate del loro significato cristiano. Del resto, libertà, fraternità ed uguaglianza non erano e non sono principi cristiani e d'ordine naturale? Sì. Questo non ha impedito ai sovversivi di distorcere questi concetti.
    Se poi davvero si crede che la soluzione alla mancanza di fede dell'Europa sia riempirla di subsahariani, nordafricani, sudamericani, cinesi, indiani, pakistani, bengalesi, sud-est asiatici, ecc., non posso fare a meno di dire che, come minimo, si sta prendendo una clamorosa cantonata.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Comprendo benissimo lo sconcerto ma Papa Francesco in questa catechesi sull'immigrazione:
    https://www.vatican.va/content/franc...-generale.html

    "Ancora oggi tanti nostri fratelli e tante nostre sorelle sono costretti a vivere la medesima ingiustizia e sofferenza. La causa è quasi sempre la prepotenza e la violenza dei potenti. Anche per Gesù è accaduto così."

    "pensiamo a Gesù nelle braccia di Giuseppe e Maria, fuggendo, e vediamo in lui ognuno dei migranti di oggi. E’ una realtà, questa della migrazione di oggi, davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. E’ uno scandalo sociale dell’umanità".

    L'insegnamento cristiano è vedere la vicenda in Cristo in ogni situazione reale. Non è una visione pauperistica. Tutti i dettagli della Storia sacra sono stati voluti da Dio per i suoi fini provvidenziali. È un insegnamento sempre presente nella storia della Chiesa. L'ho sempre trovato nelle omelie, negli scritti antichi, questo leggere gli eventi attuali come allegorie di Cristo e bibliche.

    Se lo chiama "scandalo sociale" mi pare un'espressione di dura condanna per chi provoca il fenomeno. Se dice "prepotenza e la violenza dei potenti" è un invito a risolvere i problemi alla radice andando sul posto a sistemare le cose e punire i colpevoli. Ma se nessuno lo fa è colpa del Pontefice?

    Se vai a leggere la Mit brennender Sorge, ritenuta una chiara condanna del nazismo, è cmq scritta con toni bilanciatissimi, quasi in codice cifrato per chi ha buone conoscenze dottrinali. Perchè anche il testo di quell'udienza non potrebbe avere lo stesso linguaggio cifrato? Non si dice sempre che viviamo in un nuovo totalitarismo massonico?

    E ti posso dire che Papa Francesco, sono molto attento a certi aspetti del suo pontificato da quando mi sono accorto che ha fatto e detto cose come in codice per chi sa, magari un giorno ne parliamo.
    Senza voler giudicarne le intenzioni soggettive, non è realistico credere che Papa Francesco usi un "linguaggio cifrato" per dire che vanno stroncate sul nascere le cause che generano l'immigrazione di massa, dato che invece, quando si tratta di parlare di accoglienza, di gestione dell'immigrazione et similia non è affatto parco di parole chiare ed esplicite. Ripeto: magari individualmente è sinceramente convinto che una società multirazziale, multiculturale e multireligiosa sia un bene. Solo Dio lo sa. Però evitiamo di farne un grande stratega anti-immigrazionista occulto, perché significa prendersi in giro da soli.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Ti ricordo che non dobbiamo cadere nell'errore di fare di tutta un'erba un fascio vedendo le azioni che compie la simia dei. L'universalismo massonico è proprio la scimmia dell'universalismo cattolico. Che ci siano effetti simili non significa che abbiano la stessa causa. E il giudizio sugli effetti, osservati per sé stessi, può essere molto condizionato se a monte c'è questo pregiudizio. Che un pezzo della Chiesa si sia messa sulla strada annunciata dall'Abbè Roca è verosimile che sia così ma non vuol dire che tutto lo sia. Non solo perchè, non dimentichiamolo mai Dio "scrive sulle righe storte", ma proprio perchè eventi simili in corso possono avere una causa santa e una malvagia. Di qui il problema del discernimento che non è per niente facile.

    Il Papa dice qualcosa che non mi quadra? Va bene, ma non si smetta mai di ascoltarlo! Non solo quando la sua parola ci raggiunge dai media ma andando a cercare nei suoi appuntamenti regolari, le catechesi del mercoledì, ad es.

    È importante non solo "in se", per le cose che ci possono venire dette, ma anche "per se", per il fatto che mi dispongo ad uno ascolto, indipendentemente dalla qualità delle cose che vengono dette il cattolico non deve mai abbandonare quella fiducia nella promessa di Cristo: «io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». Anche dal Papa peggio intenzionato non uscirà mai nulla che potrà nuocere al popolo di Dio.

    Prima di pensare che le cose dette da Papa Francesco siano funzionali a Soros domandiamoci prima se sono coerenti con le Sacre Scritture. A me pare proprio che lo siano. Quindi se poi sembrano funzionali a quelle trame, vuol dire che lo sembrano soltanto. In realtà vuol dire che sono solo coesistenti ma non coagenti, perchè hanno cause diverse: una lavora per il bene, l'altra per il male. Come delle ruote che vanno in senso opposto ma da una fotografia non puoi cogliere la differenza dei due moti.

    Noi puoi escludere che il Papa sia perfettamente consapevole che è in corso un'immigrazione forzata frutto di volontà alchemiche sulla Società. E che risponda cercando in essa il dato della provvidenza. Non si muove foglia che Dio non voglia... Ogni male è permesso per la nostra salvezza...

    Ritenere che sia il Papa il deus ex-machina di questa grande deportazione umana, è un po' imprudente. Pensare che l'azione dei politici potrebbe modificarsi a seconda delle sue parole è una meravigliosa quanto un po' ingenua aspettativa, dietro alla quale io ci leggo una sorta di risentimento contro il padre, a livello di archetipo collettivo. Come dire nel Papa accusiamo il padre che ci ha abbandonati mentre avrebbe dovuto farsi carico di tutto per il nostro bene come effetto della società snaturata in cui viviamo. Se si contrasta questo sentimento naturale si può giudicare più serenamente.
    Non ho detto che Papa Francesco sia responsabile dell'arrivo massiccio di immigrati, anche se non metterei la mano sul fuoco sul fatto che la Caritas, la comunità di Sant'Egidio, ecc. non abbiano interessi specifici ad continuo flusso di stranieri. Ho detto che i suoi richiami al Vangelo e alla carità cristiana su determinati temi sono strumentali alla legittimazione di un certo modello di società, che è tratteggiata ed auspicata dal Papa stesso nei suoi discorsi. Questo modello non è cattolico: è cosmopolitico. Di fatto, a prescindere dalle intenzioni del Pontefice, tale modello proposto va a coincidere, se non totalmente almeno in parte, con il mondialismo ed è inficiato dai vari mali che purtroppo sono filtrati da tempo in seno alle istituzioni ecclesiastiche: ecumenismo, neo-modernismo e personalismo.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Permettimi di farti un'osservazione. Citare il magistero di un Papa quando si tratta di quello ordinario, com'è quello di messaggi a capi politici e che ha un grado intermedio di credibilità essendo soggetto a fallibilità, denota una visione un po' troppo chiusa sul medesimo.

    È chiaro che quella migrazione era sostanzialmente diversa, più economica che umanitaria.
    Il Magistero ordinario va seguito anche quando non è Magistero ordinario infallibile. È virtualmente possibile l'errore, ma da ciò non se ne deve dedurre una "presunzione di fallibilità". Anzi, solo per ragioni molto gravi è possibile far venire meno il proprio assenso ad atti del Magistero ecclesiastico-pontificio che non sono "coperti" dall'infallibilità straordinaria oppure ordinaria. Infatti il problema del "magistero" conciliare e post-conciliare è che, probabilmente, non è nemmeno Magistero in senso proprio (e non per motivi di natura sedevacantista), ma non voglio aprire una parentesi che ci porterebbe decisamente fuori tema.
    Nel discorso di Pio XII che ho citato il principio dottrinario affermato è molto chiaro e, peraltro, lo ritrovi, seppur espresso in termini diversi, nella Costituzione apostolica Exsul Familia, che il Pontefice fece pubblicare nel 1952.
    Le cause delle migrazioni dell'epoca erano economiche, ma anche umanitarie: il mondo usciva da una guerra mondiale devastante ed i problemi che subivano le popolazioni europee (e non solo) erano a 360°. Come si fa a dire che all'epoca erano solo migrazioni economiche e prive di motivazioni umanitarie?
    Come se poi quelle odierne fossero solo o prevalentemente migrazioni umanitarie e non economiche (anzi, è più vero il contrario).

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Perchè quel messaggio non bypassa quanto detto, sempre nella Mit brennender Sorge, combinazione la stavo leggendo e guarda qua:

    Nel capitoletto 8 RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO NATURALE, a proposito del nazionalismo esagerato:

    "l’uomo, in quanto persona, possiede diritti dati da Dio, che devono essere tutelati da ogni attentato della comunità, che avesse per scopo di negarli, di abolirli e di impedirne l’esercizio. "

    Come vedi in ultima analisi è prevalente la persona e l'individuo perchè racchiude in sè tutte le persone della società.

    È evidente che in quel messaggio si dava per scontato che quelle limitazioni all'immigrazione non intaccavano tali diritti.
    Il bene comune della società è un bene integrativo e perfettivo della persona umana ed è per questo che, giustamente, si dice che la società politica è per l'uomo e non il contrario. Così come si dice, altrettanto correttamente, che i diritti fondamentali della persona umana vanno tutelati dallo Stato, non negati. Tuttavia, questo non significa che i diritti individuali prevalgano sempre su quelli della società o che l'individuo prevalga sempre sullo Stato. Ricordati l'insegnamento di Pio XI nella Divini Redemptoris: "Dio ha in pari tempo ordinato l’uomo anche alla società civile, richiesta dalla sua stessa natura. Nel piano del Creatore la società è un mezzo naturale, di cui l’uomo può e deve servirsi per il raggiungimento del suo fine, essendo la società umana per l’uomo, e non viceversa. Ciò non è da intendersi nel senso del liberalismo individualistico, che subordina la società all’uso egoistico dell’individuo, ma solo nel senso che, mediante l’unione organica con la società, sia a tutti resa possibile per la mutua collaborazione l’attuazione della vera felicità terrena; inoltre nel senso che nella società trovano sviluppo tutte le doti individuali e sociali, inserite nella natura umana, le quali sorpassano l’immediato interesse del momento e rispecchiano nella società la perfezione divina: ciò nell’uomo isolato non potrebbe verificarsi. Ma anche quest’ultimo scopo è in ultima analisi in ordine all’uomo, perché riconosca questo riflesso della perfezione divina, e lo rimandi così in lode e adorazione al Creatore". Nella stessa Enciclica Mit Brenneder Sorge Pio XI accenna ad un "armonico equilibrio fra diritto personale e legame sociale" e a "valori più universali e più alti che possono essere realizzati, non dall’individuo, ma solo dalla società".
    È per il bene stesso dell'uomo che esiste la società e la realizzazione del fine dello Stato ridonda a beneficio di ciascun individuo che ne fa parte. Ma da questo a dedurne che l'individuo prevale sulla società tout court ce ne corre parecchio. Purtroppo, è un inganno simile a quello fatto dal personalismo di Maritain.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Mi ha colpito dove hai scritto:



    ma quali sono i limiti "oggettivi" per valutare parole e azioni di un Papa?
    In che modo e in che tempi pensiero e azione si sviluppano perchè possano essere giudicati? È come minimo prudenza dire che siano in divenire.
    Se io ti dico che Dio esiste, la mia affermazione ha un significato oggettivo, dal quale puoi facilmente dedurre che ho affermato che Dio esiste. Tu non sai se sono sinceramente convinto di quanto ti ho detto oppure no. Puoi cercare di dedurlo da una serie di circostanze, ma non riuscirai mai ad entrare nell'intimo della mia coscienza. Per quanto concerne il Papa, le sue affermazioni non hanno un significato che si può intendere? Talvolta forse il Papa usa espressioni un po' involute ed oscure o che lasciano la possibilità di più interpretazioni. Ma in linea di massima quanto dichiara è facilmente intellegibile. Su questo siamo d'accordo?

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Io cercherei di evitare questo linguaggio per il Papa. Non puoi essere sicuro al 100% di quanto dici tanto da non tenere conto della prudenza, in ordine a quella che è la ragion d'essere della Chiesa e del suo Pontefice, che è la salvezza delle anime. Chi ti legge può non intendere le cose come le intendi tu, non possedendo la tua cultura e la tua fede che ti permettono potenzialmente di dominare le cose che dici, e potrebbe confermare proprie idee anticristiane assai nocive. Vedendo che vengono dette da un cattolico ben preparato, quale sei. Ci penserei.
    Il mio linguaggio non è riferito al Papa, ma ad un prassi pastorale. Chi è anticristiano in cattiva fede e pertinacemente troverà comunque motivi pretestuosi per attaccare la Chiesa e la fede cattolica, chi invece è in buona fede saprà cogliere i distinguo del caso, che peraltro io cerco sempre di esplicitare in modo da evitare fraintendimenti.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  7. #57
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    @emv, appena avrò tempo cercherò di rispondere esaustivamente nell'altro 3d alla tua replica. Per il momento devo rilevare che non c'è differenza fra esistenza e sussistenza. Nella filosofia tomista l'esistenza indica la limitazione dell'atto da parte della potenza ma, di fatto, coincide con l'actus essendi. Un ente ha esistenza nella misura in cui ha l'essere. La sussistenza non ha significato diverso: è l'essere in atto, anche se semanticamente la parola suggerisce più la continuità dell'esistenza che l'esistenza stessa. Ma si tratta di sfumature di significato. Un ente reale è tale finché ha l'essere e finché ha l'essere esiste e sussiste. La tua frase "l'esistenza è in essenza" ai miei occhi è priva di significato, a meno che tu con tale frase non voglia dire che l'esistenza è il "risultato" della "concretizzazione" dell'essenza nell'actus essendi.
    Rintengo che non sia riducibile a mera sfumatura lessicale. Se esistono questi due termini esistenza, e sussistenza ciò è indicativo di qualcosa di ontologicamente fondativo.
    In sintesi con l'esistenza in essenza, intendo la potenza d'atto dell'essenza. Con la sussistenza intendo l'atto di potenza dell'essenza.

    Sospendiamo pure di trattarne qui, mi farà piacere discuterne con te nello spazio giusto che è quello di forum di filosofia, quando avremo tempo.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio

    Teniamo presente comunque che quando parliamo della nazione, così come di qualsiasi altro gruppo sociale, parliamo sempre dell'ente in termini analogici, visto che gli enti reali dotati di sostanza sono altri: gli esseri umani, gli animali, le piante, i minerali, gli oggetti che osserviamo, ecc.
    Che cos'è lo Stato? È la società politica organizzata, dotata di un'autorità che la governa. Che cos'è la nazione? È un aggregato sociale composto da individui accomunati consciamente da affinità di origine e di cultura. Il fine dello Stato è il bene comune temporale del corpo sociale, mentre il fine della nazione è la trasmissione nel tempo delle particolari caratteristiche etniche e culturali che la connotano per la più completa formazione della persona umana.
    Se analizziamo i concetti di "Stato" e di "nazione" vediamo che entrambi condividono il medesimo genere, ma differiscono significativamente per la specie.
    Il loro genere è quello delle formazioni sociali composte da persone umane e questo accomuna sia lo Stato che la nazione: ciò spiega parzialmente perché si tende a confondere lo Stato con la nazione e viceversa. C'è un altro motivo per cui avviene questa confusione: il fatto che storicamente ci sono Stati che, unendo più popoli, hanno creato un'unica nazione, da un lato, e, dall'altro, Stati la cui popolazione coincide in tutto o in larghissima parte con uno specifico gruppo unito dall'affinità di cultura e di origine. La Francia è un esempio del primo tipo: infatti, unendo la componente la gallo-romana a quella franca d'origine germanica, la monarchia ha creato la nazione francese. L'Italia è un esempio del secondo tipo: è discusso se l'origine della nazione italiana sia collocabile in epoca romana o nel Medioevo, ma in entrambi i casi rimane il fatto che per moltissimi secoli, fino al 1860-1870 circa, è esistita una nazione italiana priva di uno Stato unitario. Nonostante questo, un'identità nazionale italiana condivisa dai diversi popoli della penisola e delle isole s'è tramandata nei secoli. Abbiamo qui esistenza e sussistenza in assenza di uno Stato nazionale unitario.
    I fatti della storia, quindi, smentiscono la tesi che la nazione non sussiste senza uno Stato unitario che la "incarni" politicamente e giuridicamente.
    Altro discorso, come già accennavo, è sostenere l'impossibilità che la nazione esista senza Stato tout court. E questo è verissimo: se intendiamo l'esistenza secundum quid, in concreto è impossibile pensare che ci siano individui e gruppi sociali formati da individui che prescindano dalla convivenza civile organizzata dallo Stato. Quindi, in questo senso, è vero che una nazione senza Stato non esiste: ma la nazione può esistere anche s'è divisa in più Stati! Anche in tal caso ci aiuta l'esempio italiano: la nostra patria è stata divisa in tanti Stati autonomi ed indipendenti per parecchio tempo e, nonostante questo, una comune identità italiana non è mai venuta meno, anzi, per certi versi, s'è rafforzata nel tempo. La lancia che si può spezzare a favore della tesi contraria è che comunque lo Stato è un grande aiuto e sostegno nella trasmissione del sentimento nazionale, nel consolidamento dell'amor patrio, nella promozione della cultura nazionale, ecc. Ed è anche vero che una nazione priva di uno Stato unitario è esposta al rischio che col tempo le divisioni politiche portino anche ad una frammentazione culturale ed etnica, che a sua volta può generare una nuova identità e di una nuova nazionalità, oppure all'assorbimento della nazione sprovvista di unità politica in un'altra nazione che invece ha maggiore volontà di potenza in termini politici. Tuttavia, questi argomenti, per quanto veri, non sono sufficienti per accogliere integralmente la tesi che senza Stato nazionale unitario la nazione non sussiste, la quale può essere corretta così, pur assumendo un significato un po' tautologico: senza Stato unitario una nazione non esiste e non sussiste come entità politica e giuridica, ma solo come aggregato sociale formato da individui che hanno coscienza di condividere un'affinità di origine e di cultura.
    La comune identità nazionale della popolazione di uno Stato può essere - e, a conti fatti, è - un fattore di coesione per lo Stato, così come l'indipendenza e l'unità politica di una nazione è una garanzia ulteriore di tutela delle peculiarità che caratterizzano la nazionalità.



    Ma un frammento di nazione è pur sempre una "parte" del "tutto" costituito dalla nazione. Come diceva Pio XII, nella "sua essenza, dunque, la vita nazionale è qualche cosa di non politico: tanto è vero che, come dimostrano la storia e la prassi, essa può svilupparsi accanto ad altre, in seno al medesimo Stato, come anche può estendersi al di là dei confini politici di questo" (Radiomessaggio natalizio, 24 dicembre 1954). Se, come dicevo sopra, lo Stato può favorire (e favorisce) la continuità della nazione nel tempo, questo non significa che tale continuità sia data solo ed esclusivamente dallo Stato nazionale unitario. Si farebbe di qualcosa che è essenzialmente culturale - la nazione -, qualcosa che, invece, è politico, come lo Stato.
    Una nazione può perdere la sua unità e/o la sua indipendenza politica: ma non per questo perde la sua identità. Quando cessa di esistere e, quindi, di sussistere una nazione? Quando viene meno la volontà di chi ne fa parte di trasmettere di generazione in generazione il testimone della tradizione nazionale. Il che significa, fuor di retorica, che una nazione viene meno quando le caratteristiche dell'identità nazionale non sono più trasmesse e spariscono o si modificano radicalmente.

    A me pare che non stiamo dicendo cose molto diverse, anzi diciamo le stesse cose. Solo da prospettive diverse, perchè per me la nazione è ciò da cui veniamo ma non ciò verso cui andiamo. Nazione è da "nascere". Ma non è il nostro destino che è l'unica umanità sotto la Chiesa.

    Ho detto che la nazione se non è tenuta da uno Stato non sussiste più se non negli individui che la pensano. Come anche tu dici, la volontà di trasmetterla. Appunto volontà di farla sussistere.


    Ritornerà a sussistere pienamente quando ritroverà uno Stato che la contenga. Ma la sussistenza nelle persone è una sussistenza frammentaria. Soggetta facilmente a distorsioni soggettive. La sussistenza dell'idea di Italia ha attraversato i secoli prima del Risorgimento, sulla base della comune civiltà cristiana e sull'ideale di Roma che ne era diventato il grembo.
    Oggi l'idea di nazione sussisterà nei prossimi anni con questi ideali di base? Se sussisterà con ideali come l'Atlantismo e l'Americanismo come colonne della nostra civiltà l'idea di nazione Italia si corromperà. Però può tornare teoricamente, questo lo avevo ammesso.

    Tuttavia, questa possibilità teorica, non è necessariamente desiderabile. Avevo fatto l'esempio della nazione ebraica, la Dottrina cattolica insegna come si deve giudicare escatologicamente l'idea di Stato per quella nazione. Come un fatto finito, ciò dimostra che non serve avere uno Stato nazione per sussistere e realizzare il proprio destino.

    Se provi a calarti nella prospettiva che la nazione è ciò da cui nasciamo ma non ciò verso cui andiamo vedi che è tutto chiaro. L'identità cristiana è un'identità di viaggio verso Dio. E questo viaggio è il regno di Dio. Che sulla terra non consiste nella sua realizzazione ma nella volontà di realizzarlo. Attenzione quindi a non vedere lo Stato nazione o qualsiasi altra forma politica e sue ideologie come una Terra promessa. Promessa di paradisi in terra e certezza di inferni.






    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio


    Mi dispiace, ma trovo questo discorso totalmente al di fuori della realtà. Al netto dei casi di coloro che effettivamente scappano da situazioni veramente drammatiche, chi viene qui in Italia o in qualsiasi altro paese dell'Europa occidentale lo fa perché è attrattato dalle illusioni che offre la nostra società edonista, consumista e materialista. I barconi non portano gente che è rimasta al Medioevo perché più attaccata a quei valori "elementari" di ordine naturale. Portano persone che hanno visto con i loro telefonini, con la loro connessione internet e con la loro televisione quello che abbiano qui. E ne vogliono approfittare. Sono ciechi guidati ed illusi da altri ciechi. Non giudico le intenzioni del Papa né quelle dei tanti prelati che si lanciano in pseudo-crociate immigrazioniste all'insegna dell'accoglienza. Mi limito a giudicare ciò che oggettivamente dicono e fanno. Ciò a cui mirano è una società multirazziale, multiculturale e multireligiosa all'insegna dell'ecumenismo e della fratellanza universale: questo non è un disegno cattolico, è un disegno cosmopolita che già San Pio X nella Notre Charge Apostolique aveva condannato e dalla cui realizzazione già Pio XII, in un forse poco noto discorso all'associazione dei poeti dialettali italiani del 13 ottobre 1957, aveva messo in guardia. So bene che esiste un modo autenticamente ed integralmente cattolico per intendere la fratellanza universale, così come so benissimo che ci sono modi realmente cattolici per intendere l'accoglienza: ma non si coglie il punto facendo questo rilievo. Il problema risiede proprio nel fatto che il Papa e molti prelati ecclesiastici usano espressioni cristiane svuotate del loro significato cristiano. Del resto, libertà, fraternità ed uguaglianza non erano e non sono principi cristiani e d'ordine naturale? Sì. Questo non ha impedito ai sovversivi di distorcere questi concetti.
    Se poi davvero si crede che la soluzione alla mancanza di fede dell'Europa sia riempirla di subsahariani, nordafricani, sudamericani, cinesi, indiani, pakistani, bengalesi, sud-est asiatici, ecc., non posso fare a meno di dire che, come minimo, si sta prendendo una clamorosa cantonata.



    Senza voler giudicarne le intenzioni soggettive, non è realistico credere che Papa Francesco usi un "linguaggio cifrato" per dire che vanno stroncate sul nascere le cause che generano l'immigrazione di massa, dato che invece, quando si tratta di parlare di accoglienza, di gestione dell'immigrazione et similia non è affatto parco di parole chiare ed esplicite. Ripeto: magari individualmente è sinceramente convinto che una società multirazziale, multiculturale e multireligiosa sia un bene. Solo Dio lo sa. Però evitiamo di farne un grande stratega anti-immigrazionista occulto, perché significa prendersi in giro da soli.



    Non ho detto che Papa Francesco sia responsabile dell'arrivo massiccio di immigrati, anche se non metterei la mano sul fuoco sul fatto che la Caritas, la comunità di Sant'Egidio, ecc. non abbiano interessi specifici ad continuo flusso di stranieri. Ho detto che i suoi richiami al Vangelo e alla carità cristiana su determinati temi sono strumentali alla legittimazione di un certo modello di società, che è tratteggiata ed auspicata dal Papa stesso nei suoi discorsi. Questo modello non è cattolico: è cosmopolitico. Di fatto, a prescindere dalle intenzioni del Pontefice, tale modello proposto va a coincidere, se non totalmente almeno in parte, con il mondialismo ed è inficiato dai vari mali che purtroppo sono filtrati da tempo in seno alle istituzioni ecclesiastiche: ecumenismo, neo-modernismo e personalismo.



    Il Magistero ordinario va seguito anche quando non è Magistero ordinario infallibile. È virtualmente possibile l'errore, ma da ciò non se ne deve dedurre una "presunzione di fallibilità". Anzi, solo per ragioni molto gravi è possibile far venire meno il proprio assenso ad atti del Magistero ecclesiastico-pontificio che non sono "coperti" dall'infallibilità straordinaria oppure ordinaria. Infatti il problema del "magistero" conciliare e post-conciliare è che, probabilmente, non è nemmeno Magistero in senso proprio (e non per motivi di natura sedevacantista), ma non voglio aprire una parentesi che ci porterebbe decisamente fuori tema.
    Nel discorso di Pio XII che ho citato il principio dottrinario affermato è molto chiaro e, peraltro, lo ritrovi, seppur espresso in termini diversi, nella Costituzione apostolica Exsul Familia, che il Pontefice fece pubblicare nel 1952.
    Le cause delle migrazioni dell'epoca erano economiche, ma anche umanitarie: il mondo usciva da una guerra mondiale devastante ed i problemi che subivano le popolazioni europee (e non solo) erano a 360°. Come si fa a dire che all'epoca erano solo migrazioni economiche e prive di motivazioni umanitarie?
    Come se poi quelle odierne fossero solo o prevalentemente migrazioni umanitarie e non economiche (anzi, è più vero il contrario).



    Il bene comune della società è un bene integrativo e perfettivo della persona umana ed è per questo che, giustamente, si dice che la società politica è per l'uomo e non il contrario. Così come si dice, altrettanto correttamente, che i diritti fondamentali della persona umana vanno tutelati dallo Stato, non negati. Tuttavia, questo non significa che i diritti individuali prevalgano sempre su quelli della società o che l'individuo prevalga sempre sullo Stato. Ricordati l'insegnamento di Pio XI nella Divini Redemptoris: "Dio ha in pari tempo ordinato l’uomo anche alla società civile, richiesta dalla sua stessa natura. Nel piano del Creatore la società è un mezzo naturale, di cui l’uomo può e deve servirsi per il raggiungimento del suo fine, essendo la società umana per l’uomo, e non viceversa. Ciò non è da intendersi nel senso del liberalismo individualistico, che subordina la società all’uso egoistico dell’individuo, ma solo nel senso che, mediante l’unione organica con la società, sia a tutti resa possibile per la mutua collaborazione l’attuazione della vera felicità terrena; inoltre nel senso che nella società trovano sviluppo tutte le doti individuali e sociali, inserite nella natura umana, le quali sorpassano l’immediato interesse del momento e rispecchiano nella società la perfezione divina: ciò nell’uomo isolato non potrebbe verificarsi. Ma anche quest’ultimo scopo è in ultima analisi in ordine all’uomo, perché riconosca questo riflesso della perfezione divina, e lo rimandi così in lode e adorazione al Creatore". Nella stessa Enciclica Mit Brenneder Sorge Pio XI accenna ad un "armonico equilibrio fra diritto personale e legame sociale" e a "valori più universali e più alti che possono essere realizzati, non dall’individuo, ma solo dalla società".
    È per il bene stesso dell'uomo che esiste la società e la realizzazione del fine dello Stato ridonda a beneficio di ciascun individuo che ne fa parte. Ma da questo a dedurne che l'individuo prevale sulla società tout court ce ne corre parecchio. Purtroppo, è un inganno simile a quello fatto dal personalismo di Maritain.



    Se io ti dico che Dio esiste, la mia affermazione ha un significato oggettivo, dal quale puoi facilmente dedurre che ho affermato che Dio esiste. Tu non sai se sono sinceramente convinto di quanto ti ho detto oppure no. Puoi cercare di dedurlo da una serie di circostanze, ma non riuscirai mai ad entrare nell'intimo della mia coscienza. Per quanto concerne il Papa, le sue affermazioni non hanno un significato che si può intendere? Talvolta forse il Papa usa espressioni un po' involute ed oscure o che lasciano la possibilità di più interpretazioni. Ma in linea di massima quanto dichiara è facilmente intellegibile. Su questo siamo d'accordo?



    Il mio linguaggio non è riferito al Papa, ma ad un prassi pastorale. Chi è anticristiano in cattiva fede e pertinacemente troverà comunque motivi pretestuosi per attaccare la Chiesa e la fede cattolica, chi invece è in buona fede saprà cogliere i distinguo del caso, che peraltro io cerco sempre di esplicitare in modo da evitare fraintendimenti.

    Questo problema è già stato risolto da Cristo che ha inequivocabilmente e definitivamente liberato l’individuo dal vincolo col gruppo. Come l’AT ha liberato l’uomo dal vincolo della natura (su cui si fonda il pensiero magico e regressivo) così il NT ha liberato l’uomo dal vincolo della specie (ultimo residuo della natura guastata dal peccato).
    Infatti la religione cristiana è religione di salvezza individuale. Non è più un patto collettivo, l’Alleanza e la Legge a salvare di per sé. Non è più l’appartenenza ma solo la nostra personale posizione davanti alla Legge di Dio.
    La religione cattolica è un castello ben articolato e complesso ma al suo apice è posta un chiaro principio, che è quello della carità. “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.” .

    E’ Cristo stesso ad aver detto che in un singolo uomo si racchiude tutta la nostra salvezza. Quindi in ogni singolo uomo si racchiudono tutti gli uomini, tutte le libertà, tutti i diritti e tutti i doveri dello Stato.
    In ogni singolo uomo e in ogni singolo atto, nota bene. Attenzione quindi anche a fare omissioni in nome di un’aspettativa ideale. Prima l’individuo e non la politica.

    È il personalismo caso mai ad essere la brutta copia (la simia), frutto dei tentativi vani di dialogo con i laicisti, della concezione del valore della persona umana.

    Non vorrei sembrare uno che impartisce la lezioncina di catechismo per preparare i bambini alla prima comunione, ma la Chiesa ha sempre insegnato di vedere in ogni singolo bisognoso il volto di Cristo.

    Tutto il magistero poi ha la funzione di articolare e adattare nell’esistenza questo principio essenziale. Si faccia dunque tutto il possibile per ogni singolo bisognoso e ci si accorgerà che sarà necessario correggere e cambiare il modello di società! E questo farà il bene di tutti. Questo è rivoluzionario e insieme restauratore dell’ordine naturale. Se ci si chiude si favorisce solo chi ci vuole dominare.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA PRIVATA, SOLO DI STATO
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  8. #58
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Rintengo che non sia riducibile a mera sfumatura lessicale. Se esistono questi due termini esistenza, e sussistenza ciò è indicativo di qualcosa di ontologicamente fondativo.
    In sintesi con l'esistenza in essenza, intendo la potenza d'atto dell'essenza. Con la sussistenza intendo l'atto di potenza dell'essenza.

    Sospendiamo pure di trattarne qui, mi farà piacere discuterne con te nello spazio giusto che è quello di forum di filosofia, quando avremo tempo.
    @emv, un ente o è in atto o è in potenza. Come può esserci "potenza d'atto" o "atto di potenza", se i due concetti s'escludono? Comunque, effettivamente è meglio se su questo punto proseguiamo altrove.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    A me pare che non stiamo dicendo cose molto diverse, anzi diciamo le stesse cose. Solo da prospettive diverse, perchè per me la nazione è ciò da cui veniamo ma non ciò verso cui andiamo. Nazione è da "nascere". Ma non è il nostro destino che è l'unica umanità sotto la Chiesa.

    Ho detto che la nazione se non è tenuta da uno Stato non sussiste più se non negli individui che la pensano. Come anche tu dici, la volontà di trasmetterla. Appunto volontà di farla sussistere.

    Ritornerà a sussistere pienamente quando ritroverà uno Stato che la contenga. Ma la sussistenza nelle persone è una sussistenza frammentaria. Soggetta facilmente a distorsioni soggettive. La sussistenza dell'idea di Italia ha attraversato i secoli prima del Risorgimento, sulla base della comune civiltà cristiana e sull'ideale di Roma che ne era diventato il grembo.
    Oggi l'idea di nazione sussisterà nei prossimi anni con questi ideali di base? Se sussisterà con ideali come l'Atlantismo e l'Americanismo come colonne della nostra civiltà l'idea di nazione Italia si corromperà. Però può tornare teoricamente, questo lo avevo ammesso.

    Tuttavia, questa possibilità teorica, non è necessariamente desiderabile. Avevo fatto l'esempio della nazione ebraica, la Dottrina cattolica insegna come si deve giudicare escatologicamente l'idea di Stato per quella nazione. Come un fatto finito, ciò dimostra che non serve avere uno Stato nazione per sussistere e realizzare il proprio destino.

    Se provi a calarti nella prospettiva che la nazione è ciò da cui nasciamo ma non ciò verso cui andiamo vedi che è tutto chiaro. L'identità cristiana è un'identità di viaggio verso Dio. E questo viaggio è il regno di Dio. Che sulla terra non consiste nella sua realizzazione ma nella volontà di realizzarlo. Attenzione quindi a non vedere lo Stato nazione o qualsiasi altra forma politica e sue ideologie come una Terra promessa. Promessa di paradisi in terra e certezza di inferni.
    Se accetti le definizioni che ho dato di "Stato" e di "nazione", non si capisce perché ritenere che la nazione sussista pienamente solo se è uno Stato. Se la parola "sussistenza" indica l'esserci di qualcosa, ossia la continuità dell'esistenza, vuol dire che una cosa sussiste finché conserva le caratteristiche che la rendono tale.
    Se ciò che differenzia la nazione come "specie" dal "genere" delle formazioni sociali è l'affinità d'origine e di cultura, vorrà dire che la nazione sussisterà finché le volontà di chi ne fa parte continueranno a trasmettere le note distintive dell'identità comune. In assenza di uno Stato nazionale unitario, parleremo di una sussistenza frammentaria della nazione? No. Parleremo se mai di una volontà politica frammentaria. Ma la volontà di esistenza della nazione non è necessariamente una volontà politica: può diventarlo, ma questo aggiunge una "perfezione dell'essere" alla nazione, non le comunica il proprio essere né è principio della sua conservazione o sussistenza che dir si voglia. L'atlantismo e l'americanismo sono due mali, ma sono due mali di tipo diverso, anche se collegati: l'atlantismo è un male politico, perché costituisce un orientamento di politica estera che subordina lo Stato italiano agli interessi statunitensi, mentre invece l'americanismo è un male ideologico e culturale, perché consiste nell'idolatria della cosiddetta american way of life, fondata sull'individualismo, sul consumismo di massa, sull'edonismo e sull'eccessiva frenesia del "fare" (qui vediamo che l'americanismo ideologico e culturale ha una certa affinità con la vecchia eresia americanista, che Papa Leone XIII condannò verso la fine dell'Ottocento). L'americanismo è una minaccia diretta alla persistenza della nostra cultura e, quindi, anche della nostra identità nazionale. L'atlantismo ne costituisce una minaccia indiretta solo in quanto contribuisce, volente o nolente, a cementare l'influenza culturale ed ideologica americanista. La nostra identità sopravviverà nonostante questi mali? Purtroppo, non lo possiamo sapere perché solo Dio conosce con certezza il futuro. Rimane il fatto che noi siamo tenuti, in virtù del quarto comandamento, a fare quanto è in nostro potere per trasmettere la nostra identità nazionale e dare una continuità alla stirpe. Con la scusa che noi su questa terra siamo solo di passaggio, che la nostra vera e definitiva patria è solo in Cielo, che ogni cosa umana ha un inizio ed una fine, ecc., troppi sedicenti cattolici dimenticano che la nostra patria terrena ci è stata data da Dio proprio per prepararci alla nostra patria celeste, che il dovere di amare la nostra nazione deriva dallo stesso amore che Dio ci comanda nei confronti del prossimo e dei nostri genitori e che - come disse Pio XII in un'allocuzione ai cardinali sulla soprannazionalità della Chiesa del 20 febbraio 1946 - "la stabilità del territorio e l'attaccamento alle tradizioni avite, indispensabili alla sana integrità dell'uomo, sono anche elementi fondamentali della comunità umana". San Pio X una volta lo disse molto chiaramente ai pellegrini francesi convenuti a Roma in occasione della beatificazione di Giovanna d'Arco: "Il cattolicesimo non sarebbe religione divina se fosse nemico della patria. Sì, essa è degna non solo d'amore, ma di predilezione. La patria, il cui nome sacro sveglia nei vostri spiriti i più cari ricordi e fa tremare tutte le fibre della vostra anima, questa terra comune, ove voi avete avuto la vostra culla e alla quale vi stringono i legami del sangue, questa alta comunità è la più nobile delle affezioni e delle tradizioni". Questo sano amore per la nazione, che è il giusto nazionalismo di cui parlava, ad esempio, Papa Pio XI nell'Enciclica Caritate Christi Compulsi, si altera e si deforma nell'idolatria quando porta ad amare la nazione a tal punto da rinnegare Dio, la Chiesa, la fede cattolica e la morale o a subordinare tutto questo ad un supposto "interesse" nazionale. Quando la predilezione che dobbiamo avere per la nostra nazione porta al disprezzo e all'odio per le altre nazioni in quanto tali, scadiamo in un nazionalismo esagerato ed in un falso patriottismo. Ed è in tal caso che il cattolico deve erigere una barriera all'egoismo nazionale - che non è altro che un egoismo individuale moltiplicato per un numero indefinito, sotto certi aspetti -, ricordando che la nazione è un punto di partenza verso il Regno dei Cieli, non il fine ultimo della nostra esistenza. Deve fare ciò fino alle estreme conseguenze, persino a costo di passare, erroneamente, agli occhi del mondo, per "traditore" o "nemico" della patria, alla quale invece, così facendo, rende il miglior servizio possibile.
    Tuttavia, deve restar fermo che la nazione è un punto di partenza e che quel punto di partenza va amato e difeso. Non con l'intransigenza dell'orgoglio e della superbia umane, ma con l'intransigenza di chi difende il bene morale e la giustizia. Tutto passa in questa vita, ma è sulla base di ciò che avremo fatto in vita che verremo giudicati. E sarà anche in base a ciò che avremo dato alla nostra nazione, che tanto a sua volta ci ha dato, che la sentenza verrà formulata.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Questo problema è già stato risolto da Cristo che ha inequivocabilmente e definitivamente liberato l’individuo dal vincolo col gruppo. Come l’AT ha liberato l’uomo dal vincolo della natura (su cui si fonda il pensiero magico e regressivo) così il NT ha liberato l’uomo dal vincolo della specie (ultimo residuo della natura guastata dal peccato).
    Infatti la religione cristiana è religione di salvezza individuale. Non è più un patto collettivo, l’Alleanza e la Legge a salvare di per sé. Non è più l’appartenenza ma solo la nostra personale posizione davanti alla Legge di Dio.
    La religione cattolica è un castello ben articolato e complesso ma al suo apice è posta un chiaro principio, che è quello della carità. “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.” .

    E’ Cristo stesso ad aver detto che in un singolo uomo si racchiude tutta la nostra salvezza. Quindi in ogni singolo uomo si racchiudono tutti gli uomini, tutte le libertà, tutti i diritti e tutti i doveri dello Stato.
    In ogni singolo uomo e in ogni singolo atto, nota bene. Attenzione quindi anche a fare omissioni in nome di un’aspettativa ideale. Prima l’individuo e non la politica.

    È il personalismo caso mai ad essere la brutta copia (la simia), frutto dei tentativi vani di dialogo con i laicisti, della concezione del valore della persona umana.

    Non vorrei sembrare uno che impartisce la lezioncina di catechismo per preparare i bambini alla prima comunione, ma la Chiesa ha sempre insegnato di vedere in ogni singolo bisognoso il volto di Cristo.

    Tutto il magistero poi ha la funzione di articolare e adattare nell’esistenza questo principio essenziale. Si faccia dunque tutto il possibile per ogni singolo bisognoso e ci si accorgerà che sarà necessario correggere e cambiare il modello di società! E questo farà il bene di tutti. Questo è rivoluzionario e insieme restauratore dell’ordine naturale. Se ci si chiude si favorisce solo chi ci vuole dominare.
    Non metto in discussione che la salvezza eterna sia essenzialmente individuale. Ma bisogna ricordarci che essa si consegue in virtù delle opere che compiamo con l'ausilio della grazia di Dio in questa vita. E come negare che in questa vita abbiamo dei doveri verso determinate realtà, come la nostra nazione, la nostra patria, il nostro popolo? Non abbiamo forse dei doveri verso la nostra famiglia? È da tali doveri che poi discendono sia i doveri verso la nostra stirpe che i doveri verso lo Stato. La nazione e lo Stato sono due formazioni sociali che Dio ha voluto perché ci fossero d'aiuto nel nostro pellegrinaggio terreno nel conseguimento della virtù. Quando San Paolo dice che non c'è più né giudeo né greco, né uomo né donna, né padrone né servo, non dice certo che non esistono più i giudei e i greci, gli uomini e le donne, i padroni e i servi (oggi forse diremmo i datori di lavoro e i lavoratori), ma che tutti questi, se accoglieranno il messaggio di Cristo e professeranno la fede cattolica nell'unica Chiesa, potranno salvarsi senza discriminazione, se non per i meriti conseguiti con le loro opere.
    Tu dici: prima l'individuo e poi la politica. Ma io ti dico che è proprio una politica al servizio dell'uomo che non può che essere al servizio di quelle realtà nelle quali l'uomo si perfeziona e può realizzarsi come persona. Per questo non si deve far passare un'opposizione cattolica all'immigrazionismo e a questo genere di immigrazione di massa come un arroccamento su realtà terrene caduche o come una mera chiusura verso l'altro. Significa fare anche il bene della persona umana, sia autoctona che straniera.
    Le "lezioncine di catechismo", se sono improntate all'ortodossia della fede cattolica, non sono mai realmente tediose ed inopportune. Fai bene quindi a ricordare che la Chiesa ha sempre insegnato a vedere in ogni singolo bisognoso il volto di Cristo: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40). Ma non si può pretendere di sostituire l'azione dello Stato alla carità individuale. Ed una cosa è l'aiuto al bisognoso, se effettivamente è tale, nella misura della sua necessità, mentre un'altra è una politica di gestione di un fenomeno di massa che ha inevitabilmente riflessi politici e sociali, che vanno al di là dei singoli individui. Se tu, straniero, cercando di venire qui, attraversi il mare e rischi l'annegamento, io ho il dovere di fare il possibile per salvare la tua vita. Una volta salvato, ho il dovere di curarti e rifocillarti. Ma questo non significa che tu abbia il diritto, sempre e comunque, di rimanere sul mio territorio, se le circostanze non lo permettono ed a maggior ragione se ostacoli la tua identificazione. Dipenderà tutto dalla misura della tua necessità e se la tua necessità sarà inferiore a quella dello Stato, sarà diritto dello Stato dirti che non puoi fermarti qui e che devi tornare da dove sei venuto.
    Ultima modifica di Giò; 10-03-22 alle 01:44
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se tu, straniero, cercando di venire qui, attraversi il mare e rischi l'annegamento, io ho il dovere di fare il possibile per salvare la tua vita. Una volta salvato, ho il dovere di curarti e rifocillarti. Ma questo non significa che tu abbia il diritto, sempre e comunque, di rimanere sul mio territorio, se le circostanze non lo permettono ed a maggior ragione se ostacoli la tua identificazione. Dipenderà tutto dalla misura della tua necessità e se la tua necessità sarà inferiore a quella dello Stato, sarà diritto dello Stato dirti che non puoi fermarti qui e che devi tornare da dove sei venuto.

    Questo è il punto fondamentale. Perchè a quel diritto fantomatico che assolutamente non esiste perchè innaturale corrisponde un'altro dovere una volta curato e rifocillato mi spieghi per quale motivo hai lasciato il tuo Paese? Che problemi ci sono? Adesso ti riaccompagno a casa. Con l'esercito, e ci rimango fino a quando non saranno risolti tutti i problemi. Così con l'occasione mentre bonifico il territorio dai vari cattivoni ci porto aziende e creo lavoro, ecc....

    Questo è lo spirito che fonda moralmente l'Impero cristiano.

    “Il Signore disse a Caino: “Dov'è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”

    Il dovere di essere guardiani, custodi dei deboli. Il nobile ideale cavallaresco.

    Oggettivamente una politica dei porti chiusi è irrealizzabile e quindi innaturale oltre che inumana. Le sceneggiate di Salvini sono solo servite a rafforzare la sinistra
    inducendo un giusto rigetto in un popolo che rimane cristiano nel DNA. Non ci sono alternative, o accogli indiscriminatamente come fa la sinistra o reagisci facendoti carico realmente di tutta la catena della disperazione e allora hai in nuce lo spirito dell'Impero.
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    Predefinito Re: Cattolici e identitari

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Questo è il punto fondamentale. Perchè a quel diritto fantomatico che assolutamente non esiste perchè innaturale corrisponde un'altro dovere una volta curato e rifocillato mi spieghi per quale motivo hai lasciato il tuo Paese? Che problemi ci sono? Adesso ti riaccompagno a casa. Con l'esercito, e ci rimango fino a quando non saranno risolti tutti i problemi. Così con l'occasione mentre bonifico il territorio dai vari cattivoni ci porto aziende e creo lavoro, ecc....

    Questo è lo spirito che fonda moralmente l'Impero cristiano.

    “Il Signore disse a Caino: “Dov'è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”

    Il dovere di essere guardiani, custodi dei deboli. Il nobile ideale cavallaresco.

    Oggettivamente una politica dei porti chiusi è irrealizzabile e quindi innaturale oltre che inumana. Le sceneggiate di Salvini sono solo servite a rafforzare la sinistra
    inducendo un giusto rigetto in un popolo che rimane cristiano nel DNA. Non ci sono alternative, o accogli indiscriminatamente come fa la sinistra o reagisci facendoti carico realmente di tutta la catena della disperazione e allora hai in nuce lo spirito dell'Impero.
    A Salvini come ministro dell'Interno va dato atto di aver ottenuto, all'epoca, una notevole riduzione degli sbarchi (dati alla mano).
    Ovviamente, questa politica non era e non poteva essere sufficiente per risolvere il problema alla radice. Ma in sé non va condannata, anzi. Non bisogna credere alla propaganda di certa sinistra, che sosteneva che quella di Salvini fosse la politica dell'affondamento dei barconi: meno partenze e meno sbarchi significò anche meno morti in mare.
    Il mio comunque era un esempio astratto, che ho formulato con lo scopo di illustrare una questione teorica, di principio.
    Se vogliamo dare un giudizio pratico sulla situazione hic et nunc, dobbiamo rilevare che il diritto internazionale odierno impone che i naufraghi raccolti in mare siano portati nel porto sicuro più vicino al luogo di salvataggio. Il problema è che spesso si sono considerati luoghi come la Tunisia zone "non sicure", finendo per imporre alla sola Italia l'onere di gestire la patata bollente. La mancanza di accordi bilaterali solidi per il rimpatrio degli immigrati nei paesi d'origine e, soprattutto, le difficoltà nei processi di identificazione dei naufraghi richiedenti asilo hanno fatto il resto. E tralascio qui di trattare la sciagurata decisione dell'allora governo Renzi di prendersi gli immigrati in cambio di una maggiore "comprensione", da parte di Bruxelles, per la tenuta dei conti italiani.
    Sicuramente l'Europa dovrebbe farsi carico della situazione in loco ed intervenire: ma come? Sulla carta le soluzioni possono essere diverse, ma nella realtà concreta ci si scontra con diversi fattori. In primis, quest'Europa non è più veramente cristiana, se non per storia, e quindi sarebbe priva di un intento genuinamente civilizzatore. In secondo luogo, non dobbiamo sottovalutare i segni lasciati dal terzomondismo nella stessa Africa: l'orgoglio di quei popoli potrebbe facilmente portarli a rifiutare una presenza esplicita e diretta degli Europei che non sia di tipo meramente economico.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 
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