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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha tenuto ieri il primo discorso sullo stato dell’Unione della sua presidenza. Il capo della Casa Bianca ha parlato per un’ora ai membri del Congresso mentre il paese è ancora alle prese con gli effetti della tempesta americana, le conseguenze della pandemia e un’inflazione in forte rialzo che minaccia la ripresa, oltre che naturalmente con la guerra in Ucraina. Sul punto Biden ha promesso ai legislatori il trionfo della libertà sulla tirannia.
Perché conta: L’invasione russa dell’Ucraina ha costretto il presidente a rivedere profondamente l’impostazione dell’orazione, che in tempi normali serve a declinare l’agenda della Casa Bianca nell’anno che viene. La volontà di sconfessare le accuse di attendismo e, più in generale, di dettare la narrativa dominante in Occidente hanno portato il successore di Donald Trump a condannare senza mezzi termini l’avventurismo di Mosca e a promettere ulteriori, aspre misure punitive.
Così le parole “Russia” e “Putin” compaiono rispettivamente 18 e 12 volte nel discorso, mentre “Cina” e “Xi” sono praticamente assenti (vi appaiono solamente due e una volta). Quasi la Federazione russa rappresentasse il grande rivale strategico della superpotenza e la Repubblica Popolare fosse una semplice potenza regionale, relegata ai margini del discorso pubblico. Niente di più lontano dal vero, visto che per gli Stati Uniti il declino della Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica è un fatto acclarato – tanto da poterne appaltare il contenimento nel Vecchio Continente ai soci polacchi, baltici e rumeni mentre la superpotenza è impegnata altrove.
Almeno sul piano dialettico, però, il conflitto in Europa è riuscito a imporsi sulle priorità strategiche degli Stati Uniti – che restano ben incentrate sul contenimento di Pechino nell’Indo-Pacifico. L’assenza di riferimenti critici alla Cina potrebbe anche essere stato un modo per testarne fra qualche tempo le reali volontà di mediazione nel conflitto, oltre che di saggiare l’entità del malcontento strisciante dei cinesi per l’intervento militare di Mosca.
Il discorso sullo stato dell’Unione costituisce uno dei momenti più solenni della democrazia americana. Biden se ne è servito per cercare di riguadagnare il gradimento popolare, a picco dal rovinoso ritiro dall’Afghanistan, complice il fatto di non essere ancora riuscito a lenire le ferite di un paese su cui pende il rischio della spaccatura interna.




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