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  1. #1
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    Predefinito Antonella Boralevi: la sua Europa

    Corre la vita normale, nelle nostre strade, nei nostri negozi, nelle nostre strade. La guerra in Ucraina, la guerra contro l’invasore Putin di un popolo che non si arrende, sta dentro i nostri televisori, dentro i nostri Whatsapp, Twitter, Instagram. Ci viene mostrata da giornalisti coraggiosi, a rischio della loro vita. Abbiamo visto gli inviati di Sky fuggire dalla macchina crivellata di colpi gridando "stampa!" inseguiti dai mortai. Abbiamo appena visto il viso di Brent Renaud, freelance su tutte le guerre più tremende, ammazzato dentro la macchina con scritto Stampa, dopo un posto di blocco russo a Irpin, il sobborgo di Kiev che è martoriato da giorni. Ci arrivano, i visi, le storie, il sangue, e spesso le immagini chiedono alla musica soccorso, per arrivarci fin dentro al cuore. Eppure, a me pare che sia perfino più forte, più insostenibile, guardare le riprese dove i suoni sono quelli veri, colpi, esplosioni, mitraglie, corse. E quelle mani che salgono a coprire la faccia, perché il pianto non si veda.

    Che coraggio, pensiamo, che forza questo popolo che è popolo davvero, che manda i figli in salvo, e spera che arrivino vivi oltre il confine, e resta a combattere, sapendo di poter morire. Questo popolo che vive da settimane negli scantinati, accerchiato, affamato, senza luce, senza calore, a meno dodici, che beve la neve sciolta, che ha la pelle del viso bruciata dal gelo e ancora sa cantare, che schiera la banda a suonare Be Happy davanti alle trincee di Kiev, che si raccoglie intorno al coro che intona Va pensiero.

    Ma poi?

    Io giudico inaccettabili i discorsi di alcuni su una “pace” che non viene mai chiesta a chi ha scatenato la guerra, che non nomina mai Putin. Per questo ho respirato di sollievo, ieri, 12 marzo, quando la Sinistra tutta ha condannato Putin in piazza a Firenze. Ma credo che non basti. Credo che serpeggi da giorni sottotraccia, nel fango su cui poggiamo i piedi senza rendercene conto, senza voler vedere, una insofferenza che bisogna avere il coraggio di nominare. Perché, sì, la guerra in Ucraina insostenibile anche per noi. È paura anche per noi, è angoscia anche per noi, mette a rischio anche il nostro benessere, appena ritrovato dopo la pandemia. Perché vedere persone che soffrono, che muoiono, persone uguali a noi, è difficile da sopportare a lungo. Questa insofferenza, per ora, sta nei discorsi da bar e in certi sedicenti opinionisti televisivi, per ora è coperta dall’ombrello indispensabile alla democrazia, lo chiamiamo “pluralismo delle voci”. Ma, vedete, io credo che disinnescare le mine che i media ci mettono davanti, appunto perché per noi il pluralismo è un dovere, richieda competenze che non tutti possiedono. Non tutti sono capaci di distinguere menzogna e realtà, propaganda e denuncia. Ogni prova può essere usata contro sè stessa, solo il nostro giudizio critico è in grado di sventare gli abusi.

    Ed ecco che circola, tra alcuni, un pensiero. Cresce ogni giorno, cresce a ogni bombardamento. È un pensiero che viene espresso da certi “analisti” in colti giri di frase, con sinonimi accettabili, con spreco di numeri dei morti, con la faccia contrita di chi intende trasmetterti l’idea che sta dalla parte del Bene. Invece io proverò a riassumerlo nel gergo parlato in cui viene detto nei bar, perché c’è arrivato, nei bar, questo pensiero. “Insomma, basta con la guerra. Zelensky si arrenda, dia a Putin quello che chiede e facciamola finita”.

    È la logica di Ponzio Pilato. Volete Gesù o Barabba? Fatti vostri. Basta che smettiate.

    Ma ora i cannoni di Putin, i missili di Putin, i mortai di Puti sono a 25 chilometri dalla Polonia. Stanotte Yavoriv, dove c’era una base di addestramento ucraina, è stata ridotta in macerie. Stanotte a Leopoli, che è l’Europa d' Ucraina, al confine con la Polonia, la città dove si ammassano i profughi che cercano la vita in Occidente, le sirene di allarme aereo hanno suonato ininterrottamente, fino alle 6 del mattino. Oggi è stato ucciso consapevolmente un giornalista americano. Stanotte, forse, Kiev verrà rasa al suolo. Forse Leopoli verrà bombardata.

    A 25 chilometri dalla nostra Europa.

    https://www.huffingtonpost.it/cultur...48388-P2-S4-T1

  2. #2
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    Predefinito Re: Antonella Boralevi: la sua Europa

    Non tutti sono capaci di distinguere menzogna e realtà, propaganda e denuncia.

    Proviamoci noi a distinguere le sue menzogne dalla nostra realtà.

  3. #3
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    Predefinito Re: Antonella Boralevi: la sua Europa

    Citazione Originariamente Scritto da cimad5 Visualizza Messaggio


    "Ma ora i cannoni di Putin, i missili di Putin, i mortai di Puti sono a 25 chilometri dalla Polonia".


    i cannoni, i missili, i mortai, dell'urss, un tempo erano all'interno della polonia, poi con la caduta del muro, le stesse armi sono state sostituite da quelle delle nato, e questo è un fatto che ha aumentato in maniera anomala il disequilibrio strategico tra russia ed ex paesi alleati.

    la radice del male sta sempre la; alla fine del patto di varsavia, doveva seguire quella della nato.

  4. #4
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    Predefinito Re: Antonella Boralevi: la sua Europa

    a me pare che se putin non avesse attaccato sarebbe stato attaccato...
    ha solo fatto prima
    non credo alle pretese di innocenza ne di zelensky ne della nato, considerate le sue molteplici guerre per far crescere il potere delle multinazionali americane.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 

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