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    Cool La triste marcia del monoteismo : prospetto riassuntivo

    Da : L'EQUILIBRIO ANTROPOCOSMICO e snaturamento del tempo di

    Silvano Lorenzoni

    Primordia Editore


    L'EQUILIBRIO ANTROPOCOSMICO
    1.1 Cos'è l'equilibrio antropocosmico


    il mondo e l'umanità normali (quelli pre-giudaici, per usare un'espressione di Mircea Eliade [1]) conobbero la sincronicità dei fatti fisici e di quelli metafisici; mentre tutta la natura veniva vista come avente valore di simbolo di realtà che la trascendevano (2). Ne segue che un disordine nella natura, secondo questa visione, riflette un'involuzione nell'ordine spirituale, e questo indipendentemente da che si possano, caso per caso, individuare cause contingenti alle quali attribuire, magari con logica causale perfetta, ogni successivo cataclisma (così come adesso a ogni disastro climatico o ecologico viene convincentemente data una spiegazione 'tecnica' - ma i disastri continuano ad avvenire a ritmo accelerato).

    Da questo si desume il concetto di equilibrio antropocosmico. Essendo le istituzioni umane, in un mondo normale, la trasposizione nel mondo condizionato - mondo materiale, soggetto al tempo (3) - di un ordine più che umano, ne segue che la degenerazione di un essere umano che progressivamente si allontana dall'ordine metafisico (dal sacro) non può non avere come conseguenza un disordine anche nella natura (4). Questo, perché viene attivato un 'meccanismo metafisico', sul tipo del karma della tradizione indù (del quale tanto si parla falsandolo con commistioni moralistiche), assolutamente impersonale e totalmente a1. di là del bene e del male. È una 'causalità' metafisica alla quale non è dato sottrarsi.'

    È il caso di ricordarsi che l'esperienza del sacro (di ciò che sta ontologicamente al di là e al di sopra di tutto ciò che è soltanto 'natura' e che alla medesima fa da supporto) era qualcosa di immediato per l'uomo tradizionale - in Europa almeno fino alla fine del Medioevo, in diverse contrade non europee fmo a circa un secolo addietro:,La cesura con il sacro, accompagnata necessariamente anche da una lobotomìa psicologica verso tutta quella parte della natura che non è materialità pura E i fenomeni psichici')-, oltre a non rappresentare alcun 'progresso' o 'evoluzione' (nel senso di miglioramento),( è ben lorltana dall'essere qualcosa di inevitabile.
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    Si tratta di una vera e propria malattia dello spirito che forse si dette ancora negli eoni del passato, sempre con conseguenze radicalmente dissolutive.


    1.2 L'equilibrio antropocosmico nella storia comparata delle religioni


    Che l'equilibrio della natura dipenda da una presa di posizione corretta da parte degli umani nei riguardi del sacro è attestato presso tutte le civiltà superiori nel corso della storia. Ne parlarono Omero ed Esiodo (5), ma questa nozione è certamente più antica, sia in area indoeuropea che nelle civiltà pre-indoeuropee dell'Europa e nelle grandi civiltà extraeuropee (6). Delle notizie dettagliate sono date, per esempio, da Mircea Eliade per la Cina (7), dalla David-Néel per il Tibet (8), da Mario Polia per l'Impero incaico (9).

    Particolarmente legato a questo 'equilibrio con il sacro' è il ruolo del re (10). Si deve ricordare che la figura del re - in particolare modo nell'ecumene indoeuropeo ma non solo in quello - non era precipuamente quella di un guerriero (anche se, quando fosse necessario, il re si occupava anche di fatti militari), ma quella di un mago. E la figura del re come grande mago era abbinata, originalmente, a quella di pontifex, il 'facitore di ponti', una figura quasi sovrannaturale che faceva da nesso - da ponte - fra il mondo e il sovramondo. L'esempio più perfetto di re-mago di cui ci è rimasta notizia è Wotan, il re germanico degli dèi (11).

    Non a caso, quindi, l'equilibrio antropocosmico era assicurato soprattutto dal re, il quale, ricettacolo obiettivo di potenza magica, assicurava non solo il funzionamento ordinato del cosmo ma anche il comportamento giusto dei suoi sudditi nei confronti del sacro (quest'ultima funzione regale era particolarmente importante, sembra, nella Cina arcaica). Un re che dimostrasse non essere più in grado di espletare queste sue funzioni - cioé di non possedere più una forza magica sufficiente - poteva essere deposto e addirittura messo a morte.

    La nozione della qualità particolare dei re - che per il fatto di essere tali erano qualcosa di più che umano - si è prolungata fmo nel Medioevo cattolico. Per esempio, il ghibellino Dante Alighieri si faceva avvocato dei diritti degli imperatori - diritti di origine sov
    pretese prevaricatrici e torbidamente teocratiche del papato (12). Le virtù taumaturgiche dei re, già attestate per alcuni imperatori romani (13), erano riconosciute nel Medioevo, quando i re di Francia curavano certe malattie con la sola imposizione delle mani. - Nel contempo, l'idea dell'ordine antropocosmico fu fatto proprio da alcuni ambienti ecclesiastici che vedevano nella venuta del cosiddetto Anticristo l'effetto finale della malvagità umana (14): ma già qui prevale il pensiero escatologico giudaico, contrabbandato in Europa dal cristianesimo. La 'fine del mondo' è vista come un castigo che un ipotetico 'dio', con caratteristiche di despota semitico, impone arbitrariamente 1-,su un'umanità 'peccatrice'. -
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    Nella storia delle religioni, un concetto chiaro dell'equilibrio antropocosmico, generalmente legato a una visione superiore della funzione regale, non ci fu se non fra i popoli dotati di una superiore civiltà. Presso i selvaggi - non dei 'primitivi', secondo il punto di vista evoluzionistico della storia, ma dei decaduti (15) - questa nozione qualche volta permane, ma in modo sfocato: quando l'uomo perde il contatto con i cicli cosmici e tenta di rendersene autonomo, sopravvengono le grandi catastrofi, delle quali l'esecutore principale è la Luna (16). Un'eccezione sembrerebbe essere stato il Madagascar dove ci fu, sembra, una tradizione regale di tipo superiore: ma il Madagascar è stato, sotto tanti aspetti, una terra 'atipica'. Di una vera regalità, in termini generali, non si può parlare nei riguardi delle popolazioni di infimo livello, là non c'erano re ma'capibanda'.


    1.3 Rottura dell'equilibrio antropocosmico come conseguenza dell'irruzione del monoteismo


    La rottura dell'equilibrio antropocosmico - l'allontanamento dell'uomo dal sacro e dai ritmi cosmici -, almeno nei tempi storicamente conosciuti, ha da essere riportata, senza mezzi termini, al diffondersi del monoteismo. E va subito detto che, in sede storica, l'unico monoteismo conosciuto è il geovismo, o abramismo: tutte le religioni monoteiste (1'ebraismo, il cristianesimo nelle sue molteplici sfaccettature, l'islam) sono variazioni sul tema unico della geovalatria. All'immensa varietà delle religioni politeiste, si contrappone un solo tipo di monoteismo, improntato invariabilmente dalle caratteristiche del 'dio' veterotestamentario (17).
    Questo è un fatto della massima importanza e che dà certo da pensare. Anche se di 'monoteismi' se ne potrebbero fabbricare a iosa, anche a tavolino, basandosi, putacaso, sulla fantascienza (18), rimane il fatto che la psiche umana non ha mai spontaneamente generato alcun monoteismo al di fuori del geovismo, che quindi ha da vedersi come il risultato di uno stranissimo, unico e tenebroso procedimento concettuale, possibile soltanto da parte di genti per le quali l'esperienza del sacro era già in partenza preclusa - dei maledetti. Raffaele Petta7zoni (19), certamente uno dei principali studiosi italiani di storia comparata delle religioni, affermava che la condizione naturale dell'uomo è il politeismo e che nel monoteismo doveva vedersi qualcosa di strano e di distruttivo, un'intrusione catastrofica e dalle conseguenze spaventose sulla storia umana. E questa intrusione si fece storicamente reale alla fine del Il millennio a.C. per opera di un personaggio particolarmente potente e orrendo, Mosé - il primo e più grande dei lebbrosi dello spirito, anche se dei precedenti ci devono essere stati. Fu con Mosé che incominciò a rendersi effettiva quella che a buon diritto fu chiamata "la maledizione di Abramo contro la natura e contro le istituzioni umane" (20). Non accidentalmente, strumento di Mosé fu una popolazione particolarmente sradicata e senza tradizione fatta di schiavi fuggiaschi, ra77ialmente plurima e indefinibile, nella cui composizione genetica c'era anche un importante impronta africana (21), portatrice di una scomposta 'spiritualità'. 1,

    Le fasi storiche dello sviluppo del geovismo sono state descritte in un già citato testo dell'autore (Origine del monoteismo), se ne darà qui sotto un brevissimo riassunto:

    (a) Geova esordisce come dio lunare paleosemitico;

    (b) Mosé istituisce il culto esclusivo a Geova, con esclusione di tutti gli altri dei. Già qui si ravvisa un primo passo verso il rifiuto e l'allontanamento dalla natura come realtà, sede di molteplici forze (dèi);

    (c) Convivenza di Geova con altri dèi nella Palestina ebraica, da Mosé a Esdra. Portavoce dell'indirizzo mosaico 'solo Geova' sono i cosiddetti profeti, individui incredibilmente gretti e contorti che molto contribuirono ad addossare al loro 'dio' tante ripugnanti caratteristiche scaturenti dalla loro particolare psicologia (22); (d) Dopo la sua deportazione a Babilonia, il partito 'solo Geova' dichiara Geova 'dio unico `(é qui che nasce il monoteismo in senso stretto) e il resto degli dèi 'inesistenti', o, nel migliore dei casi, come delle sue 'demoniche' creature. L'irrealismo monoteista è qui pienamente raggiunto. Geova, inizialmente un dio paleosemitico fra tanti altri (dèi 'della natura e delle istituzioni., umane'), diventa di tutti loro nemico e finisce con il divenire una sinistra ipostasi, riflettente la mente contorta di coloro che lo avevano fabbricato;

    (e) Con Esdra, forte dell'appoggio politico persiano, il geovismo babilonese viene imposto in Palestina e diviene l'ebraismo 'ufficiale' che ancora adesso fa da piedestallo teologico non solo al Talmud ma anche ai cristianesimi e all'islam;

    (f) Con il cristianesimo (1 secolo d.C.) il geovismo tracima in Europa: la teologia cristiana è interamente ebraica e il cristianesimo fece da cavallo di Troia in modo che le contorte idee veterotestamentarie potessero mettervi piede;

    (g) Nel VII secolo una forma particolarmente appiattita e virulenta di monoteismo,-1'islam,Aha origine in Arabia e ben presto si diffonde fra le popolazioni di iri íí~o3livello, delle quali diviene 'cavallo di battaglia' contro il mondo civile (dell'islam si è potuto dire che è'1'ultima delle religioni possibili', nel senso che più in basso è inconcepibile che si possa cadere nel campo del'religioso');

    (h) Con la riforma protestante (secolo XVI) l'aspetto veterotestamentario del cristianesimo, messo in sordina durante il Medioevo, ripullula con inaudita violenza;

    (i) A partire dal secolo XVI, con l'avventura coloniale europea e con il suo strascico di missionarismo confessionale e; laico (liberalismo, marxismo); la Weltanschauung geovista incomincia a diffondersi su scala mondiale;
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    diretta della riforma-,protestante,(cioè: della radicalizzazione del geovismo)
    é che fu la struttura portante della teoria e della prassi marxista.

    Ormai il geovismo ha improntato di sé tutto il mondo, e non sempre come 'religione' (si fa per dire: nessun geovismo è una religione nel senso superiore della parola), ma certamente come Weltanschauung. L'equilibrio antropocosmico è definitivamente spezzato; e non a caso lo studioso Marcel Gauchet (23) parlava del cristianesimo come della religione della negazione del sacro - e aveva certamente ragione, ma forse non si accorgeva che questa sua non invidiabile caratteristica il cristianesimo ce l'ha perché è una varietà di geovismo (e magari neppure la peggiore, l'ebraismo e l'islam sono ancora più sinistri).

    Essendo la comunione con il sacro la normale condizione umana, la cesura con il medesimo viene a essere un tragico irrealismo. Il quale, abbinato a determinate caratteristiche specificamente veterotestamentarie dell'aberrazione geovista, ha portato per via del tutto naturale alle condizioni esistenziali e ambientali nelle quali ci si viene adesso a trovare; condizioni che vengono a essere nient'altro - lo si è già detto - che il riflesso della decadenza spirituale umana. Questo, ripetiamolo, indipendentemente dalle cause contingenti o dagli sviluppi storici 'obiettivi' che possano essere proposti come 'antecedenti' a ogni nuova catastrofe ambientale, sociale o psicologica.

    (1) Mircea Eliade, Le sacré et le profane, Gallimard, Paris, 1975 (originale 1957).
    (2) Cfr. Edgar Dacqué, Leben als Symbol, Oldenbourg, Miinchen, 1928; Julius Evola, Rivolta contro il ondo moderno, Mediterranee, Roma, 1969. (3) Si consulti Silvano Lorenzoni, Chronos, cit.
    (4) Questo è stato ammesso addirittura dalla più impensata delle fonti, un testo strettamente tecnico sull'inquinamento elettromagnetico (" ... inquinamento morale e materiale sono due facce di una stessa medaglia ..."): Paolo Bevitori, L'inquinamento elettromagnetico quotidiano, Macro, Cesena, 1999.
    (5) Cfr. Victor Magnien, I misteri di Eleusi, Ar, Padova, 1996 (originale 1938); Julius Evola, Rivolta, cit.
    (6) Per una visione d'insieme, ottimo è Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, Torino, 1976 (originale 1948); cfr. anche Jacques Brosse, Mitologia degli alberi, Rizzoli, Milano, 1998. (7) Mircea Eliade, Histoire des croyances et des idées réligieuses (3 voll.), Payot, Paris, 1983.
    (8) Alexandra David-Néel, Mistici e maghi del Tibet, Astrolabio, Roma, 1965.
    (9) Mario Polia, Gli Incas, Xenia, Milano, 1999.
    (10) Sul senso della regalità tradizionale c'è un ottimo capitolo nella Rivolta di Julius Evola, cit. Per quel che riguarda specificamente l'area indoeuropea, indispensabile è l'opera complessiva di Georges Dumézil e del suo allievo Jean Haudry (in particolare Les indoeuropéens, Presses Universitaires de France, Paris, 1981; tr. it. Ar, Padova, 2001). Il regno indù di Angkor, in Cambogia, prolungò in Indocina le strutture della regalità indoeuropea; cfr. Madeleine Giteau, Histoire d'Angkor, Presses Universitaires de France, Paris, 1974.
    (11) Cfr. Georges Dumézil, Gli dèi dei germani, Adelphi, Milano, 1979. (12) Cfr. Ernesto Kantorowicz, Federico Secondo di Svevia, Garzanti, Milano, 1940 (originale 1931).
    (13) Per esempio, Vespasiano. Cfr. Victor Magnien, cit.
    (14) Georges Barbarin, L'Anticristo e il giudizio finale, Brancato, Catania, 1991 (originale 1951).
    (15) L'idea del selvaggio come decaduto e non come primitivo, pur fatta propria da diversi notevoli pensatori (fra i quali Julius Evola), non ha trovato espressione, fino adesso, in un'opera specifica sistematica. L'autore ha l'intenzione di accingersi. quando potrà, a questo lavoro. • (16) Cfr. Mircea Eliade, Trattato, cit.
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    (17) Le caratteristiche strutturali del monoteismo e il suo sviluppo storico in Europa sono stati discussi in dettaglio dall'autore in una sua recente pubblicazione: Origine del monoteismo in Europa, diffusione e conseguenze, Carpe Librum, Nove, 2000. (18) Quest'idea non è tanto peregrina come potrebbe sembrare: già negli anni Settanta lo scrittore di fantascienza Robert Silverberg proponeva una 'religione' fabbricata su misura per i robot. Cfr. Vincenzo Tagliasco, Dizionario degli esseri umani fantastici e artificiali, Mondadori, Milano, 1999.
    (19) Raffaele Pettazzoni, L'essere supremo nelle religioni primitive: l'onniscienza di dio, Einaudi, Torino, 1957. (20) Stefano Vaj nella rivista "L'uomo libero" (Milano) n.5 1, maggio 2001. (21) Cfr. Hans F. K. GGnther, Rassenkunde des lúdischen Volkes, Lehmann, Miùtchen, 1930; Julius Evola, Rivolta, cit.
    (22) In particolare, è specificamente 'profetistico' l'odio geovista per la natura, mai da allora disdetto o dimenticato. Anche se è stato argomentato in modo abbastanza convincente (da Paolo Galante sulla rivista "Mercurio" [Forlì], n. 6, 1999)-che qualsiasi forma concepibile di monoteismo deve
    __portare a vedere nella natura un mero oggetto, l'odio per la medesima è specificamente gCovistà.'
    (23) Marcel Gauchet, Le désenchantement du monde, Gallimard, Paris, 1985.
    2.1 'Bandire la magia dal mondo' 2.1.0 Note introduttive


    Max Weber (1) osservava acutamente che scopo precipuo del calvinismo era quello di bandire la magia dal mondo - né questa era una trovata originale, in quanto aveva dei precisi precedenti veterotestamentari: non ci si dimentichi che il cosiddetto Vecchio Testamento è l'unico testo dell'antichità, che avesse anche delle pretese 'religiose', nel quale si vieti ésplicítamente ogni pratica magica o astrologica. Quindi, quando ci si ricordi che il calvinismo è ebraismo puro (2), questa sua pretesa non ha niente di strano, perché, a ben vedere le cose, si tratta di qualcosa di intrinseco a ogni forma di geovismo. Quale sia la differenza fra la Weltanschauung normale riguardo alla natura e quella geovista può essere illustrato dai punti di vista antitetici espressi uno dal pagano Julius Evola (3), che invitava a vedere nella natura qualcosa di vivente e di animato da molteplici forze, e l'altro da una pur pregevole rivista cattolico¬tradizionalista (4). Secondo quest'ultima la natura è un 'capitale' che 'dio' ha dato all'uomo perché ne usufruisca, per cui consumarlo sconsideratamente sarebbe un errore: ma adottare verso la natura una qualsiasi attitudine (di amore, di riverenza, magari soltanto di spassionata curiosità scientifica) che non sia dettata esclusivamente da criteri utilitaristici non è 'cristiano' - cioé, è chiaro, ebraico - ma'pagano'.

    Nella'magia' non ha da vedersi altro che l'interazione umana con quel lato meno 'grossolano' e immediato della natura che è la sua parte psichica - le forze psichiche e animiche sono tanto 'natura' quanto i fenomeni materiali che si percepiscono e con i quali si interagisce sotto le normali condizioni di esperienza sensoriale di veglia (5). La percezione del mondo psichico e l'interazione con il medesimo veniva e viene portata a termine tramite quelle facoltà 'parapsicologiche' (usiamo questo termine in mancanza di uno migliore) che nel passato c'è da credere che fossero molto più sviluppate e molto più comuni di adesso. Perciò, 'bandire la magia dal mondo' significa forzare una genuina lobotomia psichica sull'uomo, a lui precludendo
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    l'esperienza di quella parte della natura che è il mondo psichico. Eccoci davanti al primo gradino dell'irrealtà monoteista, che consiste nel rendersi volontariamente ciechi a una vasta sfaccettatura del reale (Joseph de Maistre [6] ironizzava su coloro che ci vengono a dire quanto ingenui fossero gli antichi che vedevano fantasmi dappertutto, senza considerare che peggio siamo noi che non ne vediamo in nessuna parte). Ma il 'magico', volutamente ignorato e perseguitato nelle persone che a esso facevano ancora riferimento (7), non è certo 'distrutto', ed esso si vendica: su di questo più avanti, quando si parlerà dell'irrealismo nelle scienze e nell'economia.

    Ma c'è altro: nessun processo dissolutivo si interrompe da solo, come nessuna valanga si ferma a metà costa. Dalla negazione del lato psichico del reale si passa al rifiuto e alla negazione del suo lato sensoriale. Eccoci davanti a quella volontà di virtualità che in modo crescente si fa strada presso strati sempre più vasti della popolazione dei paesi 'ad alta tecnologia'. Anche di questo si parlerà più sotto.

    Nelle prossime due sezioni saranno sviluppati e approfonditi alcuni argomenti già trattati dall'autore in due suoi scritti precedenti (8).


    2.1.1 La scienza come magia nera

    Per incominciare, è il caso di notare che la scienza moderna - ma sarebbe megio dire: la tecnoscienza, perché di una differenza fra la scienza e la tecnica al giorno d'oggi non è assolutamente il caso di parlare - si riferisce a una-parte della natura, quella di cui si ha esperienza nella condizione _sensoriale di veglia; e già solo questo le dà un carattere monco. In secondo luogo, questo pezzo di natura è visto come qualcosa di morto e di estraneo, con il quale non si può avere alcun nesso di continuità e quindi nessuna percezione diretta dei suoi 'meccanismi'. Finalmente, in obbedienza all'imposizione utilitaria geovista (poi ripresa da tutte le correnti filosofiche illuministe, e in modo precipuo dal marxismo, secondo il quale non bisogna più cercare di capire il mondo perché bisogna invece 'cambiarlo'), ogni impresa scientifica moderna ha per scopo escogitare procedimenti per trarre profitto da questa o da quella 'legge naturale' (e questo indipendentemente 14
    dalle pretese di tanti scienziati cosiddetti e sedicenti 'cultori della scienza pura').

    Date le premesse, anche a volere essere ottimisti, dalla scienza moderna non ci si dovrebbe aspettare alcun tipo di conoscenza in profondità della natura - su di questo Julius Evola fu estremamente esplicito (9). Assunto della scienza moderna è quello di carpire a una natura assolutamente estranea e muta qualcuno dei suoi segreti, per mezzo di esperimenti - Ruggero Bacone, uno dei 'grandi antenati' della scienza moderna e adesso portato sugli altari dalla cultura ufficiale, parlava (e almeno era onesto) di mettere la natura alla tortura per obbligarla a svelare i suoi segreti (10). Ed essendo essa vista come un morto meccanismo (11) - come un cadavere -, ogni esperimento fatto in laboratorio è un'autentica necropsia.

    Si usa poi lo strumento della matematica per sistematizzare determinati insiemi di reperti sperimentali - si costruisce un 'modello', e ogni modello si riferisce soltanto a un determinato insieme di fatti sperimentali. Su che cosa - su quali insiemi di fenomeni - 'valga la pena' di fare ricerca 'scientifica' è poi una scelta dell'establishment 'scientifico' del momento: viene a essere quindi una 'moda culturale' (12); e la scelta è, di massima, dettata da considerazioni di tipo utilitario.

    Sul fatto dei modelli matematici è il caso di notare che non possono essere costruiti se non usando - appunto - dei procedimenti propri alle scienze matematiche. Si definiscono perciò degli 'enti' (materiali o immateriali; atomi, particelle, ecc.; forze, energie, campi), che si presuppone stiano 'dietro la facciata' dell'osservato, come se fossero alcunché di reale, anche se non direttamente percepibile e, supponendoli relazionati da determinate causalità o leggi, si procede a rendere i fenomeni osservati logicamente dipendenti da quei tali 'enti' e'leggi'. Invece è vero che quegli 'enti' (pure definizioni) non sono altro che delle stampelle concettuali - comode, magari, quanto si vuole. Questo è vero, in particolare, dell'atomo, quella 'realtà' che ormai nessuno osa mettere in dubbio, che "non ha una realtà ontologica ma solo esplicativa" e che "rappresenta sempre e soltanto uno stadio temporaneo di scomposizione della realtà" - così Hugo Dingler (13): e difatti, nella scienza 'modernissima', esso è stato 'scavalcato' dalle cosiddette particelle elementari. Posta la premessa dell'esistenza di determinati enti e avendola 'confermata' matematicamente. si procede a confermarla anche 'empiricamente' utilizzando sistemi di
    15
    misura in gran parte basati sul presupposto della presenza dei medesimi, e quelli puntualmente 'confermano' (l'atomo, per esempio, è 'programmato' dentro alla costruzione del microscopio a campo elettrico, che puntualmente ne 'rivela' l'esistenza). Si entra così, spesso e volentieri, in genuini circoli viziosi, dei quali è piena la scienza contemporanea.

    Delle operazioni matematiche eseguite sul modello danno poi dei risultati che, almeno qualche volta (quanto spesso e quanto bene, dipende molto da quali siano i fenomeni e gli strumenti matematici scelti), rispecchiano fattualmente dei comportamenti che poi si riscontrano in natura (il modello 'serve a fare predizioni'). Siamo qui davanti a un'analogia perfetta con la magia delle statuette. Di una persona o cosa (insieme di fenomeni osservati) si faceva un'immagine di cera o altro materiale (modello matematico) sulla quale si esercitavano delle azioni miranti a causare sulla cosa rappresentata un effetto (operazioni matematiche), che poi effettivamente si ripercuotevano sulla persona o cosa (si 'scoprono'altri insiemi di fenomeni empiricamente osservabili). Senza entrare qui in dettagli che porterebbero troppo lontano e che comunque l'autore ha già trattato (14), non si può dubitare che anche la scienza moderna ha tutti i crismi dell'arte magica.

    Questo, non manca assolutamente di una logica. In fondo, la magia, nel senso che adesso si da generalmente alla parola, era l'esercizio di un dominio sulla natura - la natura al completo, fisica e psichica - usando mezzi e poteri psichici (cioé agendo sul lato psichico della medesima) - il che non escludeva poi che le operazioni magiche avessero anche dei risultati 'tangibili'. E la scienza moderna vuole essere uno strumento di dominio sulla natura - una natura dalla quale si vuole escludere ogni aspetto psichico - usando dei mezzi particolari a detta scienza. Quindi sempre di 'magia' si tratta, ma, date le premesse, di un tipo di magia particolarmente tenebroso: magia nera titanica la chiamò Julius Evola (15).

    Già nel secolo XIX Friedrich Nietzsche (16) si immaginava la scienza come una chimera autoconsapevole. Fjodor Dostojevskij (17) ne vede una religione, "con i suoi sacerdoti e i suoi schiavi"; né diversamente impostò le cose Oswald Spengler (18) quando parlava degli ingegneri quali sacerdoti della macchina. A una scienza resasi autonoma dai suoi evocatori si riferì anche Teodoro Kazynski (detto Unabomber) nel suo manifesto (19). Siamo qui davanti, forse, a una casistica non dissimile a quanto si raccontava nelle leggende arcaiche e medioevali quando forze demoniche evocate da
    imprudenti fattucchieri sfuggivano loro di mano per acquistare una volontà e un'intelligenza larvali, rendendo poi schiavi coloro che maldestramente avevano creduto di potersene servire. C'è del suggestivo in questa analogia, ma la nietzschiana chimera non perde la sua 'marca di fabbrica'. I pazzi veterotestamentari asserivano, in odio alla natura, che solo il deserto - la non-natura - era 'puro'. E un uomo scisso dal sacro come conseguenza di avere adottato la Weltanschauung di quei pazzi, sviluppa uno strumento per mezzo del quale sta rendendo reale il loro sogno: quello di trasformare il mondo, nella sua totalità, in un immenso deserto.


    2.1.2 Il denaro, unico oggetto magico


    A un unico oggetto magico è stato permesso di sopravvivere in un mondo assoggettato alla Weltanschauung giudeo-calvinista, dove esso addirittura è divenuto strumento della grazia divina: il denaro (20). In ciò, la forma mentis del geovista si riallaccia a quella del selvaggio (21); e non si dimentichi comunque che la 'materia portante' del geovismo fu in origine un coacervo umano nel quale non mancava un'importante componente negroide.

    Il selvaggio è congenitamente incapace di concepire un'economia organizzata (produzione-distribuzione-consumo) basata sul lavoro produttivo; e perciò mena e ha sempre menato un'esistenza parassitaria (sulla natura o su di altri uomini). Egli non ha alcun concetto della proprietà come fatto etico (e qui il suo punto di vista è identico a quello di Marx, geovista 'laico'), conseguenza di avere espletato un lavoro onesto; essa è conseguenza esclusivamente di fortuna o di sopraffazione (22). Nel denaro, che egli imparò a conoscere quando venne in contatto con civiltà superiori e in particolare dopo l'avventura coloniale europea, egli vide in modo del tutto naturale un oggetto magico (una specie di 'pietra filosofale', nel senso più piatto del termine), capace di 'evocare' gli oggetti di consumo per il solo fatto di esserci, oggetti di consumo che, poi, erano di diritto proprietà di chi quell'oggetto avesse avuto (magari dopo averlo rubato o contraffatto). E qualcosa del genere succede nel mondo che fu civile, come conseguenza della sinistra prassi dell'interesse.
    17
    In origine, nelle economie sane, il denaro veniva a essere semplicemente un simbolo convenzionale di valore utilizzato per rendere più agevole e comodo lo scambio di beni - merci tangibili e servizi - e la quantità del circolante era in qualche modo equiparata alla quantità di beni con i quali si dovesse commerciare, tutti a loro volta prodotto dell'ingegno e del lavoro umani - o degli animali o delle macchine. Invece, con la prassi dell'usura - del prestito a interesse - il denaro prese a proliferare su sé stesso e a svincolare dal reale il suo modo di crescita (23).

    L'idea dell'usura, in origine, è un tipico prodotto della mentalità parassitaria: ogni ladro, falsario, usuraio, si basa sul presupposto implicito ci ci saranno sempre un numero sufficiente di lavoratori onesti che faranno sì che quel denaro che egli ha sottratto alla comunità possa mantenere la sua convertibilità in beni e servizi. Ma con la geovizzazione totale del mondo l'usura - la speculazione finanziaria, il processo per il quale il denaro cresce esponenzialmente su sé stesso - è divenuta qualcosa di autonomo e di sganciato dal reale; mentre gli speculatori finanziari sono divenuti i padroni del mondo e l'economia (come si dice ancora, ma sarebbe invece essatto dire: la finanza) ha scavalcato la politica. La quantità di 'denaro' (denaro sorto dal niente per pura speculazione, procedimenti bancari e accumulo di interessi; denaro 'virtuale') che circola al mondo come conseguenza di transazioni puramente finanziarie supera adesso di diversi ordini di grandezza quella utilizzata per lo scambio di merci e di servizi (24). Che di 'geovismo applicato' si tratti, non ci può essere alcun dubbio ragionevole: il 'dio' della Bibbia, del Talmud, del Corano, ricompensa in denaro i suoi eletti (i cosiddetti 'giusti'), mentre il povero - indipendentemente da quali possano essere o essere state le cause della sua povertà - è un maledetto, la cui vita miserabile è un acconto della dannazione eterna che Geova fin dall'inizio dei tempi gli ha assegnato (25).
    Eccoci davanti a un autentico 'mostro virtuale' che però non manca di avere un effetto sull'andamento delle cose umane, perché tutto l'andamento del sistema socioeconomico e 'politico' contemporaneo è teso all'accrescimento di quel mostro - il quale se ha i suoi beneficiari (gli 'eletti': gli usurai e i manipolatori di denaro), non manca neppure di una sua casta sacerdotale, quelli che ancora adesso vengono generalmente detti gli 'economisti' (26). Ma è un appellativo ingannevole - non di economia (nel senso aristotelico, normale, del termine, come scienza dei beni e dei servizi necessari all'esistenza umana) si dovrebbe parlare, ma di finanza, la scienza e la teologia del 'denaro puro'. E gli economisti-finanziologi hanno incominciato a gettare la maschera: esistono già pubblicazioni di autori giudeo-anglosassoni che, a sentire i loro panegiristi, "devono essere considerati alla stregua di Newton (perché) hanno dato alla finanza uno statuto scientifico autonomo, sottraendola alla condizione ancillare nei confronti dell'economia" (27).

    Questo mostro agisce, in guisa vampirica, nel mondo reale per mezzo del tramite della convertibilità fra denaro virtuale e denaro reale. - Oggidì ci sono al mondo due 'economie' parallele: una reale che produce beni e servizi attraverso l'uso dell'ingegno e del lavoro umani; l'altra, nella quale il 'denaro' (ma in realtà non si sa che cosa) si riproduce autonomamente all'interno di una specie di 'iperuranio' suo proprio seguendo leggi matematiche inventate dai finanziologi. Chi lavora nell'ambito della prima di queste due economie viene pagato in denaro 'reale' - qualcosa in qualche modo proporzionato al suo lavoro e che, o bene o male, gli permette di comperare il fabbisogno suo e della sua famiglia, pagando i suoi acquisti secondo una certa equivalenza merce-denaro reale. La seconda 'economia' produce quantità astratte, che non si sa che cosa siano, ma che vengono misurate in 'denaro', arbitrariamente equiparato a quello reale. Ne segue, per incominciare, che se tutta la massa del 'denaro virtuale' dovesse tutto d'un colpo calare su di un mondo dove i prezzi d'acquisto rimanessero invariati, essa sarebbe sufficiente per comperare tutti i beni e tutti i servizi esistenti più volte consecutive - oppure innescherebbe un'inflazione senza precedenti.

    Ma anche senza calare sul mondo quel mostro impoverisce chi si meriterebbe di meglio. Attraverso il meccanismo perverso del cosiddetto 'debito pubblico', i cui interessi devono essere 'pagati', adesso i due terzi del provento della tassazione nei paesi civili - denaro reale, frutto del lavoro - vengono trasferiti nel regno del virtuale dove si sciolgono, scompaiono (e la tendenza è che la proporzione salga continuamente) (28). Attraverso quel meccanismo e altri analoghi, comportanti il pagamento di interessi, il vampiro virtuale (di natura incomprensibile, affermano i suoi stessi sacerdoti), distrugge in continuazione una parte importante del lavoro degli uomini. Non ne può seguire se non impoverimento, miserabilizzazione, disoccupazione, montante carenza di infrastrutture e di attenzione sanitaria - terzomondializzazione dei paesi civili.
    19
    2.2 Cesura fra uomo e realtà


    2.2.0 Note introduttive


    Si è constatato che 'bandire la magia dal mondo' ha portato a un totale irrealismo e che nel contempo ha generato dei mostri, servizievoli verso i maghi neri geovisti ma pronti a svincolarsene con imprevedibili conseguenze. La prossima sfaccettatura dell'argomento ad andare affrontata è quella delle conseguenze necessarie, sul piano del tangibile e del psicologico, di un isterico rifiuto della realtà. Avendo praticato una cesura con la natura ed essendosi costituito a ente da essa 'autonomo', l'uomo ha la pulsione a fabbricare una 'natura' a sua misura; misura che è dettata dalla particolare condizione in cui si è posto. Egli è adesso altro rispetto all'uomo della tradizione, quindi questa natura artificiale 'a misura d'uomo' non può essere se non autonoma rispetto a quella reale, né può espandersi e realizzarsi se non attraverso la sua esclusione distruttiva. Nel contempo, 1"uomo nuovo', trova psicologicamente insopportabile misurarsi con il reale, vuole immergersi nel virtuale: percepire il mondo come uno spettacolo e interagire con esso premendo pulsanti. Queste casistiche saranno affrontate qui sotto.

    Quanto sopra non è disgiunto dal fenomeno psicologico del Sosein di secondo grado, affrontato dall'autore in altra sede (29) e sul quale qui ci si imiterà a dare un accenno. Kant affermava che c'è un Dasein - la qualità intriseca delle cose - a noi normalmente irraggiungibile; e un Sosein - ciò che i sensi ci trasmettono e che costituisce la realtà che percepiamo e con la quale interagiamo. Ma la 'scienza' ci assicura che ciò che vediamo e tocchiamo è solo il riflesso di un sostrato più profondo fatto di 'particelle', di 'DNA' e di altri - lo abbiamo già visto - strumentali concetti legati da relazioni numeriche. Tutte queste cose verrebbero a costituire la'realtà vera' - la quale, nel nuovo clima psicologico, vuole emergere, a costo dell'esclusione distruttiva di ciò che per l'uomo normale ('pre-giudaico') era la realtà.

    Naturalmente che tutte le considerazioni che seguono si riferiscono a quella parte della specie Homo sapiens ancora capace di ragionare - sia pure in modo sempre più sfocato. Le masse del Terzo Mondo costituiscono un fondo larvale ormai completamente degenerato (30)- anche se estremamente pericoloso-, destinato in breve tempo all’obliterazione per inevitabile implosione biologica.un problema basilare dei prossimi anni è se quell’implosione non risucchierà anche l’umanità Europea e nord est asiatica.
    (1) Max Weber, Die protestantische Ethik und der Geist des Kapitalismus (1905); tr. it. Rizzoli, Milano, 1991.
    (2) Questo lo affermò esplicitamente Werner Sombart (Der Bourgeois, Duncker und Humblot, Berlin, 1913); ma era già stato osservato dallo spagnolo Sebastiàn Castellón alla fine del secolo XVI (citato da Georges Batault, Aspetti della questione giudaica, Ar, Padova, 1984 [originale 1921]).
    (3) Julius Evola, Cavalcare la tigre, Scheiwiller, Milano, 1973.
    (4) "Civitas christiana" (Verona), pubblicazione che si è occupata in diverse occasioni di 'ecologismo cristiano'. Cfr. in particolare il numero di aprile¬maggio 1996.
    (5) Su questo argomento non c'è di meglio che l'opera complessiva di Julius Evola; in particolare, Gruppo di Ur, Introduzione alla magia quale scienza dell'io, I Dioscuri, genova, 1987 (originale 1927-1929) e Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, Mediterranee, Roma, 1971. (6) Nelle sue Soirées de Saint Pétersbourg.
    (7) Si intende parlare della cosiddetta 'caccia alle streghe'. È significativo che la chiesa, anche nei suoi tempi di massimo splendore, non fece mai distinzione, in sede dottrinale, fra magia 'bianca' e magia 'nera'. Cfr. Montague Summers, Witchcraft and black magic, Causeway Books, New York, 1974 (originale 1945).
    (8) Silvano Lorenzoni, Chronos, cit.; Il monoteismo, cit.
    (9) Julius Evola, Cavalcare la tigre, cit. Ma anche il biologo Giuseppe Sermonti (Il crepuscolo dello scientismo, Rusconi, Milano, 1971) ha scritto delle pagine estremamente accurate in argomento. (10) Citato da Leo Strauss nel mensile "Diorama letterario" (Firenze), maggio-giugno 1995.
    (11) Mircea Eliade (Fragments d'un iournal, Gallimard, Paris, 1973) osservava che "la scienza moderna non sarebbe stata possibile senza il giudeo-cristianesimo che ha estromesso il sacro dal cosmo e così facendo lo ha neutralizzato e banalizzato". Questo ordine di idee era stato portato all'estremo da Cartesio, che vedeva nell'universo un meccanismo a orologeria e negli esseri viventi (a esclusione dell'uomo) degli automi - la chiesa non ebbe niente da ridire.
    (12) Il matematico René Thom ha stilato alcune acute frasi su questo argomento. Cfr. René Thom, Parabole e catastrofi, Il Saggiatore, Milano, 1980.
    (13) Hugo Dingler, Geschichte der Naturphilosophie (1932); tr. it. Longanesi, Milano, 1949. Il Dingler, uno dei più profondi epistemologi del
    29
    secolo XX, fu uno dei principali oppositori di Albert Einstein e della sua teoria della relatività (Cfr. Bruno Thúring, Einstein e il Talmud, Ar, Padova, 1997; Silvano Lorenzoni, Chronos, cit.). Questo gli valse l'ostracismo dell'establishment 'scientifico'. Comunque, idee parallele a quelle del Dingier sono state espresse anche da René Thom, Parabole e catastrofi, cit.
    (14) Silvano Lorenzoni, Chronos, cit. ( 15) Cfr. Julius Evola, Rivolta, cit.
    (16) In un suo frammento sciolto citato da Daniel Halévy, Vita eroica di Nietzsche, li Borghese, Roma, 1974.
    (17) Nel più profondo dei suoi romanzi, I demoni. ( 18) Nella sua Untergang des Abendlandes.
    (19) Teodoro Kazynski (Unabomber), Il manifesto contro la civiltà tecnologica, Barbarossa, Milano, 1997. (20) Sull'argomento 'denaro' non si saprebbe raccomandare un testo migliore di quello di Massimo Fini, Il denaro, Marsilio, Venezia, 1998. (21) Un altro punto di contatto fra la modernità e la mentalità dei selvaggi è
    quella che, nella storia comparata delle religioni, è la fenomenologia del ,
    cosiddetto(_deus otiosus.)Questo argomento non sarà qui trattato; ci si
    riferisca all'opera complessiva di Mircea Eliade e anche a Silvano Lorenzoni, li monoteismo, cit.
    (22) Si consultino i testi di Silvio Waldner, La deformazione della natura, Ar, Padova, 1997 e Stati Uniti, Iberoamerica, Sud Africa. Tre messe a punto, Agorà, Dueville, 2001.
    (23) II primo critico che con logica perfetta e con metodo scientifico abbia messo a nudo la natura perversa della teoria e della prassi dell'interesse fu Gottfried Feder nel suo An Alle, Alle! Das Manifest zur Brechung der Zinsknechtschaft, Franz Eher, Miinchen, 1926 (originale 1919); anastatica della Faksimile-Versand, Bremen, anni Ottanta. (24) Sulla tematica della speculazione finanziaria, a livello internazionale e non, di utile lettura sono i testi di Giuseppe Santoro, pubblicati dalle edizioni Barbarossa di Milano: Il mito del libero mercato, 1997; Dominio globale, 1998; Banchieri e camerieri, 1999. (25) Cfr. Max Weber, Die protestantische Ethik, cit.; Silvano Lorenzoni, Il monoteismo, cit.
    (26) Fra i quali non mancano i bisticci 'teologici': nessuno sembra sapere esattamente che cosa sia il 'denaro virtuale', che pure continua a crescere su sé stesso a ritmo esponenziale. Cfr. Massimo Fini, Il denaro, cit. (27) Quotidiano "Il sole 24 ore" del 16.01.00.

    5.2 Le "linee di catastrofe"
    Inutile dire che a questa situazione difficilmente si potrà realmente arrivare. Indipendentemente dal fatto che, sia pure con esasperante lentezza, c'è una parte della popolazione europea che incomincia a svegliarsi, agli usurocrati serve, per un po' di tempo ancora, una società civile funzionale che, manovrata da "governi" a loro succubi, faccia da strumento per la realizzazione del loro piano. Ma anche se il 'regno di dio' dovesse davvero avverarsi secondo le mire di quei figuri, è improbabile che potrebbe mantenersi in piedi in un mondo ecologicamente disastrato e massicciamente criminalizzato.
    Nel futuro prossimo (grosso modo fra il 2010 e il 2020), convergono una serie di quelle che Guillaume Faye (125), con terminologia mutuata dal matematico René Thom, chiama "linee di catastrofe", convergenza che non potrà portare se non a un cambiamento totale della fisionomia planetaria. Ne elencheremo alcune fra le più importanti, ma la lista non è esaustiva (126).
    (a) L'incombente catastrofe ecologica, con le sue tre casistiche di punta che sono l'effetto serra, la deforestazione equatoriale-tropicale (con importanti conseguenze per la disponibilità idrica globale) e la contaminazione generalizzata della biosfera; nonché quella contaminazione umana che è causata dall'aumento pullulante e canceroso delle popolazioni terzomondiali. I suoi effetti, già percepibili, raggiungeranno un andamento vorticoso al più tardi verso il 2020.
    (b) I montanti problemi razziali. Le masse di colore sono state edotte, da utopisti e buonisti - da marxisti e missionari monoteisti – di essere state "sfruttate" per secoli dai colonialisti europei e adesso, galvanizzate in primo luogo dall'islam, vogliono vendetta. Incistite nel tessuto sociale europeo, esse portano a un generalizzato impoverimento e alla terzomondializzazione dell'Europa. Questi fenomeni, già in atto, si aggraveranno nell'immediato futuro a ritmo galoppante.
    (c) I problemi sanitari. Questa casistica è legata al punto (b), in quanto le turbe terzomondiali presenti in Europa fanno da calamita anche a tutte le patologie del Terzo Mondo - il quale versa in una condizione sanitaria sempre peggiore. Anche la catastrofe ecologica è causante dell'apparizione di nuovi morbi e dell'accelerata diffusione di quelli già presenti.
    (d) La destabilizzazione accelerata del Terzo Mondo, con un numero crescente di guerre interetniche. Queste sono destinate a essere esportate anche in Europa (e in parte già lo sono).
    (e) La criminalità. Anche questa è un problema in parte relazionato col punto (b), in quanto una microcriminalità pandemica è del tutto caratteristica del Terzo Mondo. La grande criminalità organizzata (che ora ha mezzi tecnici e operativi superiori a quelli della polizia, anche nei paesi civili), costituisce invece un ramo dell'attività 'commerciale' della quale, per vie traverse, beneficiano gli stessi usurocrati internazionali che derubano il pubblico anche per vie "legali".
    (f) La crisi demografica europea e l'invecchiamento della popolazione dell'Europa. La crisi della famiglia è una conseguenza logica e prevedibile dell'edonismo generalizzato e, fra gente civile, dell'insicurezza sul lavoro. L'invecchiamento della popolazione, con tutte le sue conseguenze, è qualcosa che colpirà l'Europa già nel 2010 circa; e perciò anche se si dovesse dare adesso (anno 2000) un'aumentata natalità, essa non verrebbe a essere, nel futuro prossimo, una soluzione. E tanto meno è una soluzione quella che propongono i "governi" (in realtà, entità irresponsabili nei confronti dei propri popoli e che sarebbe più corretto chiamare "comitati di amministrazione", quando non "di affari") europei: quella dell'immigrazione terzomondiale, per mezzo della quale si "manterrebbe il livello di vita", sostituendo lavoratori e tecnici europei con spacciatori di droga extracomunitari.
    (g) La fragilizzazione delle strutture amministrative, economiche, produttive, come conseguenza della computerizzazione. Il calcolatore, oltre a causare disoccupazione in massa e ogni sorta di problemi psicologici, rende tutta la struttura sociale e produttiva sempre più vulnerabile a incidenti tecnici (mancanza di corrente, virus informatici, complessità sempre crescente, ecc.) e apre il campo a nuove forme di criminalità.
    (h) La finanziarizzazione dell'economia, per cui si è creato uno iato fra il denaro (che procede per conto proprio) e l'economia reale. Il mostro "denaro" può però calare sul reale con effetti catastrofici - pianificati (sappiamo da chi) oppure anche accidentali (quando i medesimi non riescano più a tenerlo a guinzaglio). Abbastanza presto (entro i prossimi 10-20 anni) si sarebbe spettatori e vittime di una catastrofe finanziaria globale.
    (i) La perdita di contatto con la realtà - addirittura: il rifiuto della realtà - di tantissimi esseri umani, soprattutto giovani. Questo fatto è potenziato enormemente dal calcolatore e dalla televisione, ma non vi si esaurisce. A questa casistica appartengono anche la dilagante tossicodipendenza e il proliferare di tante turbe psichiche, dalla depressione alla schizofrenia (alle quali ormai soggiace oltre il 10% della popolazione europea). Sia pure a livello subconscio, un montante numero di europei, soprattutto giovani, sviluppano una scomposta reazione di rigetto verso un mondo che non ha senso.
    (l) Il suicidio. Fenomenologia non disgiunta dal punto (i): il tasso di suicidi è aumentato considerevolmente dopo il 1980, e la tendenza è a che cresca ancora con l'aumentare del rischio di disoccupazione. Da notarsi che per ogni suicidio riuscito ci sono 6-7 tentativi andati a vuoto.
    (m) La diseducazione buonista impartita ai giovani in Europa, che ha già causato lesioni psicologiche immense. Se l’Europa non farà niente per prevenire i catastrofici sviluppi del futuro prossimo, avrà fatto molto per allevare delle generazioni di smidollati e di vigliacchi che, davanti a uno stato di emergenza, non sapranno cosa fare. Molti di loro ricorreranno al suicidio.
    (n) Non sappiamo ancora quali potranno essere le conseguenze ultime dell'uso delle tecnologie nucleari e della manipolazione genetica. Riguardo a quest'ultima, ogni cosa sembra indicare che i suoi spiacevoli risultati si potrebbero toccare con mano non oltre il 2025.
    Ultima modifica di Jenainsubrica; 15-10-10 alle 13:37

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