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  1. #1
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    Predefinito l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    https://www.huffingtonpost.it/blog/2...26926-P1-S1-T1


    La sicurezza alimentare dell’Italia è un tema apparentemente affiorato all’attenzione dei media a seguito della crisi in Ucraina. Si sente parlare di scaffali vuoti, di merci che non arrivano, della necessità di curare scorte personali. Ritengo sia necessario ricordare il convincimento dell’Accademia Nazionale dei Lincei che, già prima dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’armata russa, una crisi alimentare nazionale era stata anticipata come una possibile futura evenienza negativa. Già al tempo della discussione e dell’approvazione del DDL_908, “Agricoltura biologica e biodinamica”, la Commissione Agricoltura dell’Accademia aveva prodotto un breve documento, portato, in data 9 giugno 2021, all’attenzione del presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio dei ministri, ai presidenti di Camera e Senato, ai ministri del Mipaf, Miur; Mite, Mef, ai presidenti delle competenti Commissioni parlamentari di Camera e Senato. La discussione in quelle settimane riguardava principalmente l’agricoltura biodinamica, ma la Commissione colse l’occasione per approfondire alcuni importanti aspetti sul tema di Agricoltura e Sicurezza alimentare. Riporto di seguito alcuni stralci ripresi liberamente dal documento citato. Le stime delle necessità del pianeta indicano che, nel 2050, l’agricoltura mondiale dovrà produrre una quantità di alimenti superiore del 70% a quella attualmente disponibile. Da qui l’interrogazione di come conciliare la produzione di derrate alimentari con il numero di abitanti da nutrire, la sostenibilità dei sistemi agricoli, la produzione di derrate maggiormente preferite da una società più evoluta, i cambiamenti climatici, la valorizzazione della scarsa risorsa acqua, la produzione di energia verde, l’organizzazione e i bisogni della società.

    Non esistono risposte certe, ma non è difficile ipotizzare che la disponibilità di alimenti potrebbe andare incontro a gravi stati di crisi globale e nazionale. A preoccupare è la misura con cui una crisi di questo tipo possa incidere sulla sovranità alimentare di un paese, come l’Italia, che importa oltre il 38% delle calorie e proteine consumate dai suoi abitanti: la carenza di derrate alimentari avrebbe effetti dirompenti, specialmente se annate a bassa produzione dei campi dovessero rendere critici gli approvvigionamenti per importazione. Sarebbe, per esempio, interessante conoscere se il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica e il Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali abbiano documenti e/o programmi sull’esistenza e gestione delle scorte alimentari: un tema particolarmente caldo ai tempi della guerra fredda, quando l’eventualità di un inverno nucleare, seguito da raccolti bassi o nulli, era considerata con attenzione. Si potrebbe anche chiedere, per esempio, se esistano in Italia scorte alimentari e quale sia il loro ammontare, chi le cura e le controlla, chi, come e da dove si importi, quali azioni siano previste se, malauguratamente, si entrasse in uno stato di crisi. La modifica delle abitudini alimentari è una necessità, nel senso che una parte significativa delle proteine animali sia sostituita da proteine vegetali. È una misura lenta da mettere in atto: i sistemi di produzione e di trasformazione dei prodotti agricoli sono resistenti ai cambiamenti o lo fanno lentamente. L’agricoltura deve, tuttavia, avviarsi a forme ecologicamente più sostenibili, rimanendo contestualmente molto produttiva, in modo da evitare, tra l’altro, di mettere in coltura nuove terre (nel mondo, ogni anno vengono dissodati dieci milioni di ettari di terre vergini). La ricerca può contribuire mettendo a punto varietà di derrate più adatte all’alimentazione per contenuto proteico e aminoacidi essenziali, curando la fertilità del terreno, mettendo a punto metodi di salvaguardia delle colture più idonei alla salvaguardia della biodiversità. La superficie arativa italiana è circa il 35% della superficie nazionale. È una percentuale molto diversa da quella dei paesi centro-europei la cui superficie consente di produrre derrate agricole di base anche per l’esportazione. In questa situazione, è difficile per l’Italia accettare proposte di sostenibilità agricola basate su sistemi colturali poco produttivi: i terrazzamenti e le altre sistemazioni idraulici-agrarie di una volta sono stati quasi tutti abbandonati, la superficie forestale è, negli ultimi due decenni, aumentata di due milioni di ettari, il piano di intervento Pnrr prevede la sottrazione, a fini di produzione energetica, di almeno 200.000 ettari di terreno agrario. Aumentare l’importazione di derrate agricole non è però una soluzione. Significherebbe, tra l’altro, esportare i problemi ambientali: la superficie dei pascoli argentini si è dimezzata per fare spazio alle derrate da esportazione; per la stessa ragione vengono abbattute parti della foresta amazzonica. Sembra allora logico che l’Italia debba dedicare maggiore attenzione alle colture per derrate utili ad uno stile alimentare da modificare; a pratiche agronomiche che permettano la conservazione, ai bordi dei coltivi, di siepi, alberature, cespugli, fossati di sgrondo e altri corridoi di continuità biologica; allo sviluppo di bioagrofarmaci e di piante perenni immuni da malattie; all’adozione di principi di agro-ecologia e agro-biodiversità. Ho chiesto alla Commissione Agricoltura dell’Accademia se, alla luce delle modifiche commerciali indotte dalla guerra, la posizione dell’Accademia debba modificarsi. La risposta è stata negativa, nel senso di confermare le conclusioni del documento citato in apertura. La Commissione mi ha, inoltre, proposto un grafico relativo all’autosufficienza, negli ultimi 60 anni di frumenti, mais e soia. I dati sono sorprendenti non tanto per i livelli di importazione (negli anni e progressivamente sempre più lontani da una possibile autosufficienza), quanto perché fanno sorgere la domanda se qualcuno, compresi scienziati e loro corporazioni, si sia posto la domanda se l’Italia non stia in una sorta di pericolosa dipendenza da esportatori che hanno l’opzione di interrompere le forniture.

  2. #2
    Super Troll
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    purtroppo troppi hanno abbandonato l'agricoltura.. chi ha resistito oggi è un benestante,,, chi è scappato vive ora con magri stipendi e stress continuo.. troppi terreni sono stati abbandonati e non c'è più personale capace di coltivarli. il problema è questo.. bisogna risolverlo solo con incentivi ai giovani per farli tornare all'agricoltura accompagnandoli con programmi di formazione adeguata.. per raggiounger eun grado di autosufficienza più favorevole.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
    Vecchia Guardia
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    Veramente, di questo passo torniamo alla mia vecchia proposta dei campi di concentramento a misura d'uomo, cioè diversi dai gulag per il fatto che vieni fatto fuori con grande gentilezza.

    Lo trovo più umano che continuare a farci vivere in questa situazione.

  4. #4
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    Veramente, di questo passo torniamo alla mia vecchia proposta dei campi di concentramento a misura d'uomo, cioè diversi dai gulag per il fatto che vieni fatto fuori con grande gentilezza.

    Lo trovo più umano che continuare a farci vivere in questa situazione.
    ma tu scrivi dal Sudan o dal Congo, per caso?

  5. #5
    Vecchia Guardia
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    Citazione Originariamente Scritto da anguilla Visualizza Messaggio
    ma tu scrivi dal Sudan o dal Congo, per caso?
    Un sudanese o un congolese che parte per arrivare in Italia con la speranza di un futuro migliore, soffre meno dell'italiano medio che ha capito che il futuro migliore non esiste.

  6. #6
    direttamente dall'Inferno
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    Citazione Originariamente Scritto da anton Visualizza Messaggio
    purtroppo troppi hanno abbandonato l'agricoltura.. chi ha resistito oggi è un benestante,,, chi è scappato vive ora con magri stipendi e stress continuo.. troppi terreni sono stati abbandonati e non c'è più personale capace di coltivarli. il problema è questo.. bisogna risolverlo solo con incentivi ai giovani per farli tornare all'agricoltura accompagnandoli con programmi di formazione adeguata.. per raggiounger eun grado di autosufficienza più favorevole.
    in realtà, i giovani stanno tornando alla terra da anni, non so dove stai tu, ma dove sto io e nei posti dove prima della pandemia giravo per lavoro, di aziende agricole gestite da giovani ne vedevo parecchie. il problema è far sì che i loro prodotti vengano pagati adeguatamente. quindi svincolarsi dalla morsa della GDO che ti paga 4 spicci

  7. #7
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    Un sudanese o un congolese che parte per arrivare in Italia con la speranza di un futuro migliore, soffre meno dell'italiano medio che ha capito che il futuro migliore non esiste.
    ah ok, immagino che sia questa la giustificazione che ti dai per essere contrario all'accoglienza.
    sappi che è una cazzata.
    anche perché per cercarsi un futuro migliore l'Italiano intelligente può emigrare senza problemi in paesi con situazioni economiche anche migliori dell'Italia (già molto buone rispetto a gran parte del resto del mondo). Per farlo, grazie all'esistenza della UE, non deve neanche tirare fuori la carta d'identità dal portafoglio.

  8. #8
    Vecchia Guardia
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    Citazione Originariamente Scritto da anguilla Visualizza Messaggio
    ah ok, immagino che sia questa la giustificazione che ti dai per essere contrario all'accoglienza.
    sappi che è una cazzata.
    Non sono necessariamente contrario all'accoglienza, ma tu vedi un futuro per la massa di disperati che arrivano in Italia?

    Citazione Originariamente Scritto da anguilla Visualizza Messaggio
    anche perché per cercarsi un futuro migliore l'Italiano intelligente può emigrare senza problemi in paesi con situazioni economiche anche migliori dell'Italia (già molto buone rispetto a gran parte del resto del mondo). Per farlo, grazie all'esistenza della UE, non deve neanche tirare fuori la carta d'identità dal portafoglio.
    Secondo me tu confondi le élite cosmopolite con l'italiano medio.

    Quello che una volta era chiamato figlio di papà può sicuramente andare all'estero con profitto a prescindere dalla sua intelligenza, ma molti italiani non stupidi il massimo che hanno ottenuto è fare il lavapiatti in UK.

  9. #9
    Toscanini antifa esiliato
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    Un sudanese o un congolese che parte per arrivare in Italia con la speranza di un futuro migliore, soffre meno dell'italiano medio che ha capito che il futuro migliore non esiste.
    fa parte della natura umana.
    Un milionario che perde un milione di euro su due soffre e rischia il suicidio; un poveretto che passa da uno stipendio di 1000 euro ad uno di 1500 euro è al settimo cielo.
    E' tutta una questione di prospettiva, siamo programmati così.
    Quando la forza la ragion contrasta, vince la forza perchè la ragion non basta.

  10. #10
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    Predefinito Re: l'Huffington Post chiede ai poveri di mangiare meno

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    Non sono necessariamente contrario all'accoglienza, ma tu vedi un futuro per la massa di disperati che arrivano in Italia?



    Secondo me tu confondi le élite cosmopolite con l'italiano medio.

    Quello che una volta era chiamato figlio di papà può sicuramente andare all'estero con profitto a prescindere dalla sua intelligenza, ma molti italiani non stupidi il massimo che hanno ottenuto è fare il lavapiatti in UK.
    certo certo, continua a cercare giustificazioni. la realtà è un'altra.
    l'Italiano medio nasce con a disposizione molte più risorse economiche, sociali, educative, sanitarie, di gran parte del resto del mondo.
    se per ignoranza o colpa si ritrova a sprecare queste risorse non può prendersela che con se stesso.

 

 
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