https://www.leggo.it/spettacoli/tele...e-6622544.html
Dove sta andando il mercato televisivo? C’è ancora spazio per la tv generalista, visto che il televisore ha lasciato il passo ai device che impazzano? Si possono conoscere alla virgola anche gli ascolti della tv streaming che ormai domina la scena? E l’Europa come può fronteggiare i colossi statunitensi e asiatici? A tutte queste domande risponde l’Auditel, la società che cura gli ascolti, con la relazione annuale che apre una nuova strada, indicando la via di una rivoluzione del settore televisivo e del suo mercato pubblicitario.
Negli Stati Uniti, dopo l’esplosione di Netflix (con oltre 220 milioni di abbonati) e l’acquisizione della Twenty Century Fox da parte di Disney (con grandi benefici per Disney+) è andata in porto la fusione Discovery-Warner-HBO. Come se non bastasse Amazon ha acquisito Metro Goldwin Mayer per arricchire l’offerta di Prime Video. Comcast - che in Europa possiede Sky - ha lanciato sul mercato internazionale la nuova piattaforma streaming Peacock. ViacomCBS ha cambiato il nome in Paramount Global e vuole arrivare a 100 milioni di abbonati con Paramount+, che è già a quota 56 milioni. Ormai non ci sono dubbi: la TV in streaming è il palcoscenico globale della sfida in atto fra i giganti statunitensi (tra i quali non va dimenticata Apple), giganti che si muovono tutti alla conquista dell’Europa e dell’Asia e, pur di acquisire quote rilevanti di abbonati, adottano politiche di prezzo sempre più competitive. Anche per la condivisione dei video è in atto una strettoia con nuove impostazioni. Quelle decise da Apple, ad esempio, che ora chiede ai possessori di smartphone e tablet un consenso granulare prima di consentire alle app di monitorarne i comportamenti e condividere con terze parti i dati personali - hanno significato per Meta, ossia l’aggregato Facebook-Instagram-WhatsApp, una decisa contrazione dei ricavi, stimata in circa 10 miliardi di dollari! E presto anche Google percorrerà la stessa strada di Apple. Quindi i cookie guidano la trasformazione. Lo squilibrio tra i colossi americani e asiatici e l’Europa è netto. Nella recente classifica mondiale dei media per fatturato: 9 delle prime 13 società sono statunitensi; 3 sono cinesi; una è giapponese. Bisogna scendere fino al diciannovesimo posto per trovare il primo gruppo audiovisivo europeo Bertelsmann, che con i suoi 17,3 miliardi di euro è dieci volte più piccolo del capolista Alphabet (che vanta un fatturato di 159,8 miliardi).
Ora però l’Europa può e deve risalire la china. Con il Next Generation EU, un piano da 750 miliardi di euro, i Paesi dell’Unione avranno l’opportunità di recuperare il terreno fin qui perduto sul fronte della digitalizzazione. Gaia-X, il progetto europeo per un’infrastruttura cloud comune, consentirà la piena autosufficienza sul fronte dei dati e permetterà di ridurre il divario. Inoltre, con una nuova rete internet ad altissima velocità via satellite - per la quale saranno investiti 6 miliardi di euro – ai cittadini europei verrà garantito un accesso ininterrotto, autosufficiente e all’avanguardia nell’innovazione tecnologica, a servizi di comunicazione sicuri e super competitivi sotto il profilo dei costi.




Rispondi Citando
