Il populismo è tutt’altro che il male assoluto
Professor Tarchi ma cos’è il populismo?
Potremmo definirlo come una mentalità che prende il popolo come pietra angolare per sostenere la legittimità di un soggetto politico
Sembra che la storia d’Italia ne sia attraversata da tempo..
Certo, basti pensare al Risorgimento: c’è una vena di populismo che attraversa la storia italiana fin dalle sue origini. Oppure al fascismo. Anche se il Mussolini che trebbiava il grano a torso nudo non è semplicemente riconducibile al populismo. Insomma tratti populistici hanno attraversato molte esperienze politiche italiane non esclusivamente di destra. Questo fenomeno si è ripresentato negli ultimi anni a partire da tangentopoli. Sono inoltre convinto che in quest’ultimo periodo stiamo assistendo ad un espansione trasversale di questo fenomeno. Nel prossimo futuro assisteremo ad uno sconfinamento del populismo in contesti diversi da quelli da in cui siamo abituati a confinarlo.
Pensa a Di Pietro?
Penso a Di Pietro, certo, ma anche all’antipoliticismo di Beppe Grillo, uno dei maggiori interpreti dell’Italia populista. E’ lui il tribuno che interpreta e rappresenta le frustrazioni di una buona parte degli italiani. Insomma consistenti dosi di populismo stanno invadendo ambiti non tradizionali. E’ un fenomeno in grande espansione, in Italia come all’estero.
In effetti negli Stati Uniti è in corso un dibattito molto intenso sul neopopulismo obamiano. Secondo lei il nuovo presidente americano può essere considerato un populista?
Di certo Obama fa riferimento a elementi stilistici propri del populismo. Ma per essere un populista a tutti gli effetti gli manca una caratteristica fondamentale: quell’elemento anti - establishment che contraddistingue il vero populista.
Cosa di cui non è invece privo Berlusconi.
Berlusconi fonda la propria diversità politica, il proprio successo sulla distanza dal palazzo, dalla casta, dal teatrino della politica. Una diversità di cui è unico interprete. Il resto del partito è privo di questo elemento anti - sistema. E’ lui l’uomo solo al comando, è lui l’unico interprete di questa dialettica.
Ma il populismo è sempre e solo un male?
Possiamo senz’altro affermare che il grado di populismo presente in un determinato contesto può darci la misura del disagio politico che si vive. In ogni caso, una certa dose di populismo può avere una funzione positiva, per esempio può servire a demolire certe cose che non vanno. Dunque non va demonizzato di per sé, ma controllato nel momento in cui viene applicato. Del resto il concetto stesso di popolo, che evidentemente ha a che fare con il populismo, nasce con l’idea stessa di democrazia. E’ un’idea, spesso una finzione, che ha permesso l’espropriazione della legittimità del popolo – re ai soggetti che la detenevano per diritto divino. Un’emancipazione da regole che si pretendevano di origine sovrumana. Il problema è che, di tanto in tanto, il populismo può essere utilizzato per sequestrare le leve del potere dalle mani dei cittadini. D’altra parte sono convinto che il populismo sia una componente fisiologica e non patologica dei sistemi democratici.
Torniamo ai nostri giorni: spesso all’idea di popolo è associata l’idea di etnia: una comunità che si definisce attraverso l’incontro scontro con un’alterità. I fatti di Rosario possono essere inquadrati in questi termini?
Quel che è accaduto a Rosarno può essere considerato l’effetto di un disagio disagio che spesso si trasforma in una vera esasperazione che coinvolge molte comunità che vivono sulla propria pelle il fenomeno dell’immigrazione. E se questo disagio viene trascurato, ecco che si gettano le premesse per esplosioni di questo tipo. Il distacco tra popolo ed elite, l’esclusiva attenzione al polo istituzionale della politica, può generare un distacco della base, dei cittadini. E fenomeni come quelli migratori generano sentimenti di certo meno pacifici di quelli che si trovavano, per esempio, nell’Italia dell’Uomo Qualunque, il giornale populista fondato da Guglielmo Giannini.
Dunque secondo lei è altrettanto populista la santificazione dell’immigrazione vista solo nel suo aspetto positivo di incontro e arricchimento reciproco di culture diverse?
La convinzione che alcuni problemi, come quelli connessi all’immigrazione, si risolvano da soli è frutto di un certo snobismo. L’idea che gli immigrati siano l’incarnazione del bene e del progresso è uguale e contraria a quella che li vuole brutti sporchi e cattivi. E’ evidente che alcune comunità subiscono l’impatto con l’immigrazione in modo molto forte. E devo dire che questo atteggiamento è più presente a sinistra. E’ proprio lei, la sinistra che sta perdendo le proprie origini, quella sua storica attenzione nei confronti dei diseredati, dei “cafoni” e degli ignoranti. Oggi l’atteggiamento è diverso: che non riesce ad emanciparsi è abbandonato a sé stesso. Insomma la sinistra deve riflettere profondamente. Se è vero, come è vero, che alcune forme di populismo sono ancorate a destra il motivo deriva dal fatto che la sinistra non più in grado di agire su quel popolo che una volta era considerato come priorità assoluta.




Rispondi Citando