Come sempre, il 25 Aprile vorrei dedicarlo a chi ha fatto la Resistenza ed avendo le idee chiare su quale Italia lasciare ai posteri, ha fatto le scelte giuste.
Il mio esempio si chiama Giuseppe Trezza, cresciuto nei dintorni di Lodi, che morì in modo eroico: fuggito dopo l’8 settembre per non rispondere alla chiamata alle armi, tornò a Zorlesco (Lodi) e si unì alla lotta contro gli invasori, aderendo al 3° Gap. Successivamente andò in Valsassina, entrando a far parte della 55esima Brigata Garibaldi Fratelli Rosselli e diventando comandante di un distaccamento. Nei primi giorni di ottobre del 1944, durante un rastrellamento da parte di fascisti e tedeschi, si trovò in mezzo a un’imboscata: ferito alle gambe, attese adagiato nell’erba che il nemico si avvicinasse per fare fuoco con il proprio mitra, e poi si sparò un colpo, per non cadere vivo nelle mani del nemico. Era l’11 ottobre 1944 e Trezza si trovava sulle montagne a Introbio, nel Comasco.
La foto ritrae Trezza, in primo piano insieme al suo gruppo. Ora è sepolto al cimitero di Zorlesco dove chi lo rispetta ha cura della sua tomba. (Anche se gli impiegati pubblici ne avevano perso le tracce).
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