Altrimenti non sarebbero sinistri.
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Altrimenti non sarebbero sinistri.
Discussione ripulita e riaperta.
Per il provocatore: evita di ricomparire da queste parti, sarai cancellato a vista.
Ricopio questo interessante testo:
L’aspetto tragico di questa incoscienza è che generalmente induce gli astanti a tendere perlomeno a tollerare normalmente certe aberrazioni come fossero moralmente corrette o comunque accettabili. Ovviamente le persone che prendono parte al massacro sono convinte di farlo di propria volontà, e non di esserne spinte con metodi plagiatori che poco si differenziano dall’ipnosi, strumentalizzate ad hoc dai diretti interessati. Il farsesco è che a volte hanno pure l’impudenza di “mettere il loro cappello” agli altri, ovvero rivoltare ciò imputandolo a chi non si adegua a loro!
“Se qualcuno mi chiede cos’è un libero governo, io rispondo che esso è, ad ogni fine pratico, ciò che il popolo pensa che sia” (Edmund Burke)
Ed a sostegno della tecnica plagiatoria, la mole di bugie è immensa e spudorata all’inverosimile. Dalle più grandi della storia alle più piccole della quotidianità. Non tutte sono immediatamente identificabili come tali, soprattutto per quanto riguarda quelle minori e locali. Ma proprio in quanto tali la loro diffusione è talmente ampia e quotidiana che è impossibile censirle. Ma il materiale per fare una generalizzazione di certo non manca… In certi giornali sistematicamente un aggressione subita da 3 persone proditoriamente ad opera di 20, quando i 3 sono, ad esempio, etichettati come fascisti, diventa come minimo rissa, quando addirittura i ruoli non vengono presentati invertiti; e se osassero intervenire, come è loro normale compito, dei poliziotti o dei carabinieri, essi diventerebbero complici dei 3 aggrediti. E’ regolarmente così. Ed il bello è che a nessuno si storce il naso, cosicché i giornali possono permettersi impunemente di perpetuare queste aberranti ed incredibili mistificazioni. Anzi, ciò fa in modo che paradossalmente questi violenti aggressori possano arrivare addirittura ad imputare costantemente agli aggrediti (“mettergli il cappello”) questa loro tipica prassi di aggredire sempre in rapporto di dieci a uno! Il tipico bue che dice cornuto all’asino, insomma. E guai se il papà di un aggredito osasse intervenire in difesa del figlio minorenne vittima di agguato sotto casa ad opera di 3 energumeni! Essi verrebbero presentati come le vittime dall’amico giornalista, aggrediti loro da padre e figlio addirittura!
“I media sono l’entità più potente della terra. Hanno il potere di trasformare l’innocente in colpevole e il colpevole in innocente, e questo si che è potere, perché così si controlla la mente delle masse” (Malcolm X)
Quando il tribunale rimette a posto le cose (dato che i tribunali, almeno loro si, devono basarsi su fatti veri e non inventati), la prassi del giornale è guardarsi bene dal darne notizia; soprattutto quando l’aggressore condannato è il nipote del sindaco. I due esempi non sono astratti, il riferimento è ad episodi realmente avvenuti, a Venezia, uno nel 2005, l’altro nel 1998. Ed il giornale in questione è lo stesso che nei primi mesi del 2010 ha ripetutamente tessuto le lodi di un ladro “in pensione”.
“Alla fine non è che un altro mattone nel muro” (Pink Floid)
Ed oggi? Che dire di titoli tipo “teste rasate accoltellano immigrato”, per scoprire, leggendo l’articolo, che si trattava di Hare Krishna? O la sbandieratissima “brutale aggressione” subita da un intera scolaresca in gita a Dachau ad opera dei “naziskin”. Ad opera di numero 2 (due) “naziskin”, leggendo meglio... Od il credito elettorale dato ad un politico veneziano auto-vandalizzatosi con lo spray il pianerottolo di svastiche? In certi giornalacci privi di ogni pudore, un servizio di polizia messo a protezione di tre militanti di un partito neofascista intenti in un volantinaggio in una zona ostile, diventa finalizzato a “tenere a bada” i fascisti; anziché a proteggere proprio questi ultimi… Una frase dal ben esplicito significato quale “o con noi o contro di noi” diventa paradossalmente “sibillina”. La potenza delle parole. Chi potrà smentirle?
“Le parole non sono innocenti” (Adriano Pessina)
In un documentario di Current tv intitolato “L’ascesa degli estremismi” è interessante vedere come dei gruppi di sinistra chiamati “patria socialista” e “rash” facciano tranquillamente addestramenti paramilitari e apologia della violenza come metodo di lotta politica senza che ciò venga presentato come anomalo. Sarebbe interessante vedere cosa ne sarebbe stato detto se la stessa cosa fosse successa per un gruppo non di sinistra. Esclusa la Lega Nord, che pur non essendo di sinistra, anch’ella può permettersi di vomitare odio impunemente. Basti pensare a quella frase ignobile che pronunciò Bossi nel 1994, in perfetta linea con quelli della “resa dei conti” sopradetta, ed il tono ributtante di quel “mai”. Difficile immaginare come tali aberrazioni possano suonare alle orecchie dei suoi fanatici irretiti. Eppure una marmaglia di gente lo adora come un idolo, ipnotizzata dalle sue movenze e dalla sua retorica.
Sembra che in questo mondo sia possibile affermare qualunque sproposito, anche il più scellerato, a patto di non essere etichettato come “fascista”. Marchiati con questa etichetta anche la più blanda facezia diventa una perfidia, ed il più retto proposito diventa quantomeno un “subdolo inganno” (l’esempio più tipico è il distorcere come antisemitismo il sostegno umanitario alla causa palestinese).
Solo chi non è offuscato dal pregiudizio manicheo riesce a vedere l’“anima oscura” che si cela negli apostoli dell’odio e del plagio psicologico.
Il tutto più che tollerato dai media, che da un lato omettono, e dall’altro accentuano tutto a loro uso e consumo. Manovrando la semantica come dei perfetti direttori d’orchestra. “Ironia” ed “astio” sono due concetti inconciliabili e ben definiti nel loro significato, eppure nulla vieta ad un giornalista di usare il termine “ironia” per definire i rancorosi grugniti di quei soliti prepotenti che si scagliano astiosamente con la bava alla bocca contro una legittima manifestazione politica che il giornalista stesso nei giorni precedenti ha contribuito a criminalizzare gettando benzina sul fuoco arrivando arbitrariamente a definirla “arrogante”; non si sa bene arrogante sulla base di cosa, ed il giornalista di certo non lo spiega. Poi si lamentano se qualcuno li definisce i veri terroristi. Cos’è un terrorista, se non uno che diffonde terrore? E certi tipi di giornalisti, non fanno forse questo? Non serve certo andare a rivangare il can can che montarono sull’antrace nel 2001. Un caso più recente riguarda una manifestazione in piazza Navona a Roma, quando in tutti i telegiornali furono mandate in onda le immagini di 10 ragazzi dell’associazione “Blocco studentesco” che brandivano bastoni, apparentemente puntati verso il nulla; difatti i giornalisti si erano guardati bene dal ruotare le telecamere per far vedere le 3-400 persone che partendo dall’altro lato della piazza erano corse all’assalto verso di loro provocando tale reazione difensiva.
“I video li sappiamo vedere tutti. […] C’è stato l’arrivo in piazza dei vecchi nostalgici dell’antifascismo militante, quelli che non tollerano una protesta unitaria degli studenti. E i vecchi, con la loro bava alla bocca in cerca di un nemico da colpire e isolare, hanno dirottato la loro rabbia sull’unica vera novità della contestazione” (Il secolo d’Italia)
Un po’ come se una partita di calcio fosse inquadrata interamente dal centrocampo verso una sola delle porte, cosicché nessuno riesca a capire nulla della partita. Anzi, il colmo viene raggiunto nelle immagini che da fisse si spostano repentinamente a nascondere la vista degli aggressori quando nel campo visivo entra qualcuno di essi lanciando sedie prese da un bar, testimoniando in tal modo esplicitamente l’intenzionalità dei cameraman nell’agire così. “Peggio il taccone che il buco” insomma. Ma paradossale è la situazione nella quale da un lato si vuole presentare quelli del blocco studentesco come criminali, e dall’altro li si accusa di connivenza con la polizia! Ma che ci si decida almeno! Se ne ricava quindi la conferma già esposta, che qualunque cosa oppure il suo esatto contrario si faccia, chi ha l’etichetta di fascista è “male”, chi ha l’etichetta di antifascista è “bene”. Si badi che l’accusa di connivenza con la polizia è basata sul fatto che i poliziotti chiamavano per nome quelli di blocco studentesco. Nei video non andati in tv si vede come la stessa cosa valga anche verso gli aggressori, ovvero verso quelli di sinistra. Comprensibile che chi debba controllare qualcuno ne conosca perlomeno il nome! Naturalmente ad essere portati in Questura furono solo i 10 aggrediti. La sera il “servizio di vigilanza del partito di Rifondazione Comunista ”, programma solitamente dedicato alla ricerca di persone scomparse, non si capisce ancora per quale motivo dedicò un servizio a questo episodio… Se non è terrorismo questo…
“Le menzogne possono farti fare una carriera grandiosa” (David Icke)
Questi bugiardi impenitenti hanno poi pure l’insolenza di insistere, lamentandosi se i calunniati si recano nella sede Rai a protestare!
L’abitudine di capovolgere le colpe non si ferma alle aggressioni fisiche; uno slogan usato dai no-global contro l’annuale cerimonia della Lega Nord a Venezia è “Venezia è casa mia, e a casa mia non ti voglio”, ma come abbiamo appena visto sembra che i giornalisti veneziani abbiano deciso unilateralmente di invertire il significato semantico del termine “arroganza”. Bisogna informare l’“accademia della crusca”, in modo che possa modificare i suoi dizionari…
Ed a rinfocolare la loro arroganza ci si mettono pure i comuni cittadini: indimenticabile quella donna che intervistata dal tg3 veneto sui disagi causatigli da una manifestazione dei no global davanti l’aula bunker di Mestre invece di prendersela coi no global se la prendeva con la presenza dell’aula bunker vicino alla sua casa...
Gli ottusi trovano sempre scuse capziose (sembra le vadino a cercare col lumicino…), come il divieto di circolazione in piazza Navona (che non si comprende quale pertinenza possa avere con un ipotetica giustificazione dell’aggressione di massa… magari sarebbe bastato un vigile a fare la multa, no?), od un immaginaria ed inventata di sana pianta sparizione di referti medici, o la mancanza di un fossile che colleghi una certa tappa evolutiva all’altra. Oppure tentare di giustificare un aggressione (ovviamente col solito metodo dieci contro uno) impestando i muri della città con la foto dell’aggredito che indossa un casco ad una manifestazione, cosa che non poteva che ritorcersi contro agli aggressori in quanto l’aggressione stessa in sé subita portava a giustificargli retroattivamente l’uso cautelativo del casco, con la dovuta precisazione poi emersa che non era la prima volta che subiva aggressioni simili, tanto che in quel caso anche i giornalisti dovettero evitare i loro oramai stereotipati capovolgimenti dei fatti. Anche per via delle decine di testimoni oculari… Chissà come avranno rosicato in quel caso… Ovviamente per i no-global quelli che si arrampicano sugli specchi sono gli altri, non proprio loro…
Ce ne sarebbero di esempi, tra quelli noti e tanti altri rimasti ignoti… Come non rimandare la memoria alla campagna diffamatoria sulle responsabilità del rogo di Primavalle? Ogni appiglio, anche il più squallidamente non concernente, davanti all’evidenza più lampante della loro colpa e menzogna per ribaltare le palesi responsabilità. Rimane solo da sperare che, allorquando la gente si sveglierà, tutte queste piccole e grandi menzogne e mistificazioni si ritorcano contro a questi disonesti consapevoli di esserlo. Tanto più massiccio diverrà il muro, e tanto più rumore farà crollando. Allorché forse questi maestri nella sapiente arte del lessico lo perderanno questo brutto vizio di distorcere le parole ed i fatti a loro interesse ideologico e professionale.
“Calunniate, calunniate, qualche cosa resterà” (Voltaire)
L’apoteosi dell’impudica superficialità venne raggiunta quando Giovanna Botteri in diretta dal G8 di Genova del 2001, di fronte ai violenti disordini ed a una conseguente carica della polizia disse “ma non stanno facendo niente”, correggendosi subito dopo essersi ricordata di essere in televisione e non alla radio dicendo “stanno solo lanciando delle pietre”. Inevitabile farne un accostamento col caso sopraesposto di piazza Navona, vero funerale del senso della decenza giornalistica, dove a commento delle immagini di ragazzi ventenni si odono puerili frasi che li descrivono come quarantenni. Un pò come quei testimoni oculari che dichiarano che nei campi di concentramento tedeschi “il cielo era perennemente oscurato da denso fumo nero e lingue di fuoco uscivano dai camini”, ignorando il fatto che la fotografia aerea era stata inventata da un pezzo e nessuna foto ripresa dagli aerei americani mostra un tale scenario infernale. Il bello è che nelle immagini del lato opposto di Piazza Navona, immagini mai mandate in televisione, si vede chiaramente che l’avanguardia degli aggressori, o meglio, i fomentatori laterali, sono i tipici ultimi residuati sessantottini e dell’autonomia anni ’70-’80, e la stessa commentatrice che cerca di far passare i ragazzini del blocco studentesco per vecchi è lei stessa un ultraquarantenne!
Se poi gli viene proibito di proiettare un documentario “taglia e cuci” tipo “Nazirock” che fa volutamente apparire la parte avversa in maniera completamente fuori dalla realtà hanno pure la faccia tosta di lamentarsi! Invece di vergognarsi della propria falsità!
Davanti a certi prototipi di persone rabbiose e sprezzanti, rigonfie di puro odio, la cui visione simbolica l’abbiamo avuta anche in televisione quando un’invasato politico comunista aggredì Alessandra Mussolini pronunciando delle frasi inequivocabili ed irripetibili, il cui solo pensiero fa rimanere esterrefatti davanti a tale ingiustificabile ed immotivato astio eruttato con la convinzione di “aver ragione”. Il punto è che se questa gentaglia è contenta e perfino orgogliosa di odiare il mondo (perché così è alla fin fine) e vorrebbe eliminare fisicamente chiunque non gli aggradi, beh, è una loro opinione, e per quanto aberrante va rispettata. Ma che venga ad accusare le sue vittime di essere gli aggressori, come il bue che dice cornuto all’asino, allora non è più accettabile! Ed è sempre così, regolarmente! E’ incredibile come riescano ad arrampicarsi sugli specchi in tal modo e incolpando regolarmente gli altri delle proprie colpe, senza un minimo di pudore. E’ inconcepibile poter comprendere chi cerca mille scuse per giustificare i propri “buoni” e invece si accanisce imperterrito contro i propri “cattivi” sputando inconcepibili falsità.
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La Federazione provinciale di Forza Nuova, in merito alla vile aggressione compiuta a Mestre, in piazzale Candiani il 16 ottobre scorso, da alcuni figuri gravitanti l'area dei centri sociali, ai danni di un ragazzo colpevole unicamente di avere idee politiche diverse, esprime sdegno e chiede con forza che le Autorità preposte all'ordine pubblico mettano in atto azioni di contenimento e contrasto per fermare questo stillicidio di episodi di violenza politica.La trama di connivenze e coperture ha portato alcuni soggetti a credere di aver raggiunto la più totale impunità in sfregio alle più semplici regole del vivere civile, rischiando di innescare nuove ed automatiche emulazioni e soprattutto, a questo punto, "legittime" reazioni.
Federazione provinciale Forza Nuova Venezia