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Nel corso della visita del primo ministro britannico Boris Johnson a Stoccolma, Regno Unito e Svezia hanno emesso una dichiarazione di solidarietà bilaterale. In caso di disastro o di attacco subìto, su richiesta del paese colpito, l’assistenza del paese socio “può includere lo strumento militare”. Poche ore dopo, in visita a Helsinki, Johnson ha firmato per il Regno Unito un accordo simile con la Finlandia.
Perché conta: È l’ennesima dimostrazione del ruolo che vuole ritagliarsi il Regno Unito post-Brexit, libero dai vincoli comunitari: avamposto e avanguardia degli Usa. La sintonia totale tra le priorità della Global Britain e quelle della superpotenza a stelle e strisce tocca anche le sponde settentrionali del Mar Baltico: Svezia e Finlandia sono da tempo nella sfera d’influenza statunitense e presto dovrebbero chiedere e ottenere l’ingresso nella Nato, che prevede ex art.5 forme di tutela militare anche maggiori di quelle accennate dalla dichiarazione di solidarietà bilaterale. Il significato dell’intesa è dunque politico e non militare. Per gli scandinavi è un altro passo verso l’integrazione nell’Alleanza Atlantica, che fino all’invasione russa dell’Ucraina non era nelle menti delle classi dirigenti né nei cuori delle rispettive opinioni pubbliche (oggi più favorevoli). Per il Regno Unito è un altro modo di marcare le differenze dai paesi dell’Unione Europea, mostrandosi più assertivo, più dinamico e più rapido nel prendere decisioni strategiche.




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