Bersani sotto assedio
Leo Sansone, 18 ottobre 2010, 122

Politica Il segretario del Pd teme le elezioni anticipate e propone "un governo di transizione", preparandosi alla caduta di Berlusconi. Respinge il ruolo di "utili idioti" di chi vuole imporre, da destra e da sinistra, premiership e linea politica. Cerca di tenere unito il partito che si è diviso anche sulla manifestazione dei metalmeccanici della Fiom a Roma


Pierluigi Bersani

Elezioni politiche anticipate in primavera? Tranne la Lega in fortissima ascesa (salirebbe al 13% dei voti secondo i sondaggi) nessuno le vuole, eppure l'ipotesi cresce. I motivi sono tanti: 1) i contrasti dirompenti tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini non sono per niente superati e il governo traballa ad appena venti giorni dal voto di fiducia ottenuto dal Parlamento; 2) ancora non s'intravede una intesa su un nuovo "scudo giudiziario" per il Cavaliere, passaggio essenziale per la tenuta della maggioranza di centrodestra; 3) a carico del presidente del Consiglio spuntano altre inchieste giudiziarie (come quella per evasione fiscale sui diritti tv di Mediaset); 4) la recessione economica fa aumentare la disoccupazione di massa e la valanga di lavoratori in cassa integrazione, con fortissime tensioni sociali.

Non vuole il voto anticipato Pier Luigi Bersani che, in caso di crisi, rilancia la formazione di "un governo di transizione" per realizzare la riforma elettorale. Il Pd non gode di buona salute; i sondaggi gli danno il 25% dei voti rispetto al 33% ottenuto alle politiche del 2008. La debolezza del maggior partito di opposizione scatena "appetiti" a destra, al centro e a sinistra. Un "grande centro" targato Fini-Casini-Rutelli (probabile candidato premier Luca di Montezemolo) è in gestazione da qualche mese, con l'ambizione di prendere dal 10% al 20% dei consensi. E l'obiettivo non è solo di sottrarre voti al Pdl in crisi, guidato da Berlusconi. Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola, formazione libertaria con la bandiera dei diritti civili e sociali, a sinistra, punta ad andare oltre il 5%. Nell'area elettorale della sinistra radicale, alzando il vessillo della legalità e dell'antiberlusconismo oltranzista, si contendono i voti Antonio Di Pietro, Beppe Grillo e la federazione tra Prc e Pdci. Il Psi di Riccardo Nencini e i Verdi, invece, stanno discutendo una alleanza con il Pd.

Carlo De Benedetti, già fortissimo sponsor del Pd di Walter Veltroni, ha da tempo mollato Bersani, giudicato "totalmente inadeguato". 'Repubblica', la portaerei dell'impero editoriale dell'Ingegnere, ha lanciato la proposta di "un papa straniero", non appartenente al Pd, per fare il presidente del Consiglio. Dovrebbe essere un tecnico, un moderato non del Pd, ma da far eleggere dal Partito democratico. Chi sarà il candidato premier del centrosinistra? Il quotidiano edito da De Benedetti ogni tanto lancia delle ipotesi. Sono molti i nomi provenienti dalla galassia del mondo dell'imprenditoria e delle banche. "Montezemolo, Profumo, Marcegaglia, Draghi, non c'è nessuno di questi che ha fatto il volontario alle feste del Partito Democratico", ha sottolineato ironico Bersani a 'Che tempo che fa', un programma di Rai Tre.

Il segretario del Pd è sotto assedio e ha deciso di dare battaglia. "Senza il Pd non è possibile alcuna alternativa a Berlusconi, i democratici non faranno gli 'utili idioti' ma saranno il traino dell'alternativa", ha avvertito ricordando un celebre motto attribuito a Vladimir Lenin, l'artefice della rivoluzione sovietica nel 1917 (gli "utili idioti dell'Occidente" erano i personaggi e le forze usati strumentalmente per la vittoria dell'Unione Sovietica e del Pcus). Bersani, come da statuto del partito, conta di essere lui il candidato presidente del Consiglio. Se, invece, si penserà a un candidato del centrosinistra si ricorrerà alle elezioni primarie. "Noi abbiamo una cosa bellissima: le primarie. Per adesso divertiamoci con i giornali, poi, quando sarà il momento, vedremo", ha osservato con garbo polemico.
Alle primarie probabilmente non ci saranno né Luca di Montezemolo (il presidente della Ferrari si è visto "candidato a tutto"), né Mario Draghi (governatore della Banca d'Italia), né Alessandro Profumo (ex amministratore delegato dell'Unicredit), quelli che una volta erano definiti "i nemici di classe". Ma correrebbero, tra gli altri, personaggi in ascesa come Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, e Sergio Chiamparino, riformista pragmatico, sindaco Pd di Torino.

Bersani non è aiutato dall'identità politica confusa del Pd. Quando divenne segretario nel 2009, indicò la strada di "un Pd popolare, basato sul lavoro", attento "a difendere la Costituzione e la legalità". Ma il partito, proprio sul lavoro, continua a dividersi. Sabato la maggioranza dei dirigenti e dei quadri con l'anima a sinistra (provenienti dai Ds) è andata alla grande manifestazione dei metalmeccanici a Roma, organizzata dalla Fiom contro la iper flessibilità del lavoro voluta dalla Fiat di Sergio Marchionne.
Guglielmo Epifani, al suo ultimo comizio da segretario della Cgil, non ha escluso uno sciopero generale, come chiede la Fiom, contro Berlusconi e contro Marchionne. La gran parte dei dirigenti e dei quadri centristi (ex sinistra Dc), invece, o hanno disertato la manifestazione o l'hanno criticata senza peli sulla lingua, ritenendola una protesta sindacale vecchia, superata, datata anni Settanta del 1900.
Bersani non è andato per non aggravare le ferite del partito, mentre erano presenti Vendola e Di Pietro in cerca di consensi. Il segretario del Pd, però, in serata ha fatto sentire la sua voce in favore della Fiom: "La piazza pacifica di San Giovanni va ascoltata". Il 'Corriere della Sera' ieri ha pubblicato una efficace vignetta di Giannelli in prima pagina. Si vede Bersani, vestito con una tuta di operaio Fiat, seduto in casa davanti alla televisione mentre una signora commenta sullo sfondo: "Sta seguendo la manifestazione a titolo personale".
"Essere l'unico sobrio a una festa è tra le esperienze più fastidiose del mondo", scrive Tony Blair, inventore del nuovo partito laburista, quando ricorda la sua prima vittoria alle elezioni politiche del 1997 contro i conservatori. L'ex primo ministro britannico in "Un viaggio", il libro sui suoi 13 anni di governo, ricorda i brividi di quel giorno di festa per i mille problemi che avrebbe dovuto affrontare mentre gli altri laburisti brindavano inebriati allo storico successo, dopo decenni patiti all'opposizione per mano di Margaret Thatcher. Bersani è sobrio come Blair e ha tanti problemi come li aveva lui, ma non è a una festa per brindare ad una vittoria. Anzi: è il terzo segretario del Pd in tre anni, il partito ha subìto pesanti sconfitte, è sotto assedio da destra e da sinistra e c'è chi vuole dettargli premiership e linea politica.

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Analisi,purtroppo,lucidissima