Il progressismo è un male.
Discorso diverso è il progresso tecnologico, ma che dev'essere rigorosamente controllato e subordinato ai principi della Tradizione.
Mezzo, non fine.
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Nascita della carità
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Dalla sua nascita il cristianesimo ha portato progressi in campo sociale e umanitario proprio perché si fonda sul messaggio di amore e carità nei confronti del prossimo presente nel Vangelo.
E' la chiesa che ha portato l'innovazione in favore dei poveri e dei più disagiati, nel campo delle realizzazioni concrete come in quello delle rappresentazioni collettive. E' in europa che questo è avvenuto: non nel resto del mondo. Basti pensare che Aristotele immaginava una società senza schiavi solo a condizione che le spole si mettessero a tessere da sole. ;)
L'assistenza ai poveri e agli infelici occupò fin dall'inizio un posto centrale nella tradizione cristiana, dal momento che lo stesso Gesù, stando al Vangelo di Matteo, si era pienamente identificato con costoro:
"Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi".
Questa enumerazione, la cui eco si propagò da Giustino di Roma (martire nel 165) alle Costituzioni apostoliche (compilate verso il 380) e ben oltre ancora, porta a interrogarsi sulla diversità di quelli che i testi patristici, e di conseguenza la bibliografia contemporanea, raccoglievano di regola sotto la denominazione vaga e assai comprensiva di «poveri». Si trattava innanzitutto di infelici, persone che si trovavano in una situazione momentanea o permanente di sofferenza e di bisogno: gli indigenti di ogni genere, gli esuli privi di mezzi di sussistenza, i malati privi di soccorso, i carcerati, oltre che, in continuità con le più antiche prescrizioni bibliche, le vedove e gli orfani.
I «poveri» di queste fonti erano anche coloro che per vivere disponevano solo del necessario o poco più: umili artigiani o contadini, che l'imprecisione del vocabolario a volte rischierebbe di far confondere con i mendicanti. Ed erano anche i decaduti, le persone di entrambi i sessi che i problemi politici e le invasioni dell' Antichità ormai al tramonto avevano privato dei loro beni e del loro statuto: Ambrogio di Milano, Girolamo, Vittore Vitense e soprattutto Gregorio Magno li facevano oggetto di grande interesse e, siccome erano particolarmente sensibili agli sconvolgimenti dell' ordine sociale, ritenevano particolarmente degna di pietà la sventura.
Questi «poveri» erano infine coloro che, disponendo di una piccola proprietà, ne venivano spogliati da un vicino più potente, come il Nabot della Bibbia caro ad Ambrogio.
In questo senso, è «povero» ogni vittima, ogni oppresso, ogni individuo alle
prese con uno più forte.
Gli Atti degli Apostoli confermano che, sul modello delle comunità giudaiche, i primi «cristiani» (ancora non si chiamavano così) di Gerusalemme provvedevano, per lo meno mediante mense collettive, a un' assistenza alle vedove del loro ambiente. Verso la fine del II secolo, Tertulliano parla di collette organizzate dai credenti per il nutrimento e l'inumazione degli indigenti, per l'aiuto agli orfani, ai servi invecchiati, ai naufraghi e ai condannati alle miniere o agli incarcerati a causa della loro fede. A metà del secolo successivo, la Chiesa di Roma manteneva oltre millecinquecento vedove e indigenti. Fu appunto negli anni attorno al 250 che la pratica cristiana dell' assistenza cominciò a superare la ristretta cornice comunitaria per rivolgersi indistintamente a tutte le vittime di una pestilenza: così accadde a Cartagine sotto l'episcopato di Cipriano, poi ad Alessandria sotto quello di Dionigi.
Un nuovo passo in avanti si ebbe nel 313, con la «svolta costantiniana». Ormai pienamente legalizzate e anzi favorite dal potere centrale, le Chiese svilupparono, a beneficio di tutti, strutture assistenziali di tipo nuovo, riuscendo persino a ottenere da imperatori cristiani il riconoscimento ufficiale del servizio che rendevano alla società. Nella seconda metà del IV secolo, si formò un vocabolario originale, come tale ben compreso da Agostino di Ippona, che dava nome agli edifici in cui si dispensava l'aiuto agli infelici: ecco così la parola greca xenodokheion, dal greco xenia che sta per ospitalitàda, cui il latino xenodochium, che designa un edificio dove venivano ospitate persone di passaggio (pellegrini ma anche vagabondi) e venivano curati i malati. Da quel momento l’accoglienza passa dalla decisione di ciascuno nei confronti del prossimo alla istituzione di un luogo che definisce i criteri e i requisiti per essere considerati poveri e bisognosi». La nuova istituzione dello xenodocheion si diffonde in mezzo secolo a tutto l’impero romano. Al tempo di Giuliano l’Apostata, è già arrivata alle aree urbane dell’Asia. Quando Giuliano l’Apostata cerca di ristabilire - contro la diffusione del cristianesimo - gli antichi dei pagani dell’Impero, chiede però ai suoi governatori di mantenere la pratica degli ospizi: «Se l’Ellenismo non fa i progressi che dovrebbe la colpa è nostra... - dice Giuliano l’Apostata - Non vedete che ciò che ha contribuito al successo dell’ateismo (cioè del Cristianesimo) è la carità verso gli stranieri?».
Queste istituzioni caritatevoli funzionavano grazie alla generosità di semplici fedeli, ma anche di aristocratici e principi cristiani; disponevano di personale specializzato, medici, infermieri, barellieri (come i parabalani di Alessandria all'inizio del V secolo). La loro importanza e il numero dei beneficiati variavano notevolmente a seconda delle località: vi si accoglievano da una dozzina a parecchie centinaia di indigenti. L'esempio più rappresentativo resta quello del vasto complesso che ospitava due ospizi e un lebbrosario creato nei pressi di Cesarea di Cappadocia dal vescovo Basilio, che il suo amico Gregorio Nazianzeno considerava una <<nuovacittà», la stessa che in fonti più tarde viene chiamata «Basiliade». È nell' azione concreta del cristianesimo della tarda Antichità a beneficio degli indigenti che vanno individuate, dunque, le remote origini delle nostre istituzioni ospedaliere.
Che il cosiddetto progressismo nato dal secolo dei lumi (fulminati) e dalla Rivoluzione Francese non abbia portato nessun progresso culturale mi pare abbastanza evidente, ciò non toglie che progressi culturali ci siano stati nella lettura della Tradizione come è giusto che sia in quanto non siamo dei monoliti e le cose intorno a noi cambiano e vanno quindi inquadrate nella giusta prospettiva.
Riguardo invece al progresso tecnologico l'esempio della locomotiva è molto calzante, se lanci una locomotiva a folle velocità progressiva per secoli, poi anche se qualcuno tira la leva del freno la locomotiva prosegue la sua corsa in maniera quasi invariata, quindi il fatto che da due secoli a questa parte si sia tirato il freno non ha avuto conseguenze sullo sviluppo tecnologico, anzi grazie al fatto che in USA il freno è stato tirato con meno forza l'ultimo secolo è stato foriero di progressi tecnologici strabilianti, purtroppo però anche lì il freno inizia a farsi sentire e c'è il rischio di una fase di stagnazione, quindi urge più che in passato staccare la manina di chi tiene il freno.
Anzi se volete proprio sapere come la penso, ritengo che il recente progresso tecnologico senza precedenti, sia un dono del Signore a coloro che rispettano la Tradizione in modo da poter vivere in maniera decente in questi tempi di follia culturale.
Faccio un esempio, nell'evo della Cristianità Romano Germanica l'estorsione di più del 50% della ricchezza prodotta avrebbe causato la morte del rapinato, mentre oggi grazie al progresso tecnologico il rapinato riesce ancora a vivere più o meno decentemente, ma cmq sempre peggio con il passare del tempo, quindi ripeto tocca staccare la mano che tiene il freno prima che qualcuno decida di usare la motosega. :giagia:
Uomo avvisato mezzo salvato.
Tradizione....sento questa parola e non capisco. Perchè la tradizione dovrebbe essere meglio di altro? Tradizionamente la donna era una schiava che doveva stare a casa a figliare e basta....è questo un bene? BHO...eppure è tradizione.
E' tradizione in Calabria sparare ai falchi pecchiaioli (detti Adorno) per evitare che la moglie lo cornificasse....è tradizione (ancora messa in atto per giunta...) e questo è bene? BHO
Quindi mi chiedo, anzi lo chiedo a Giò91 che la reputa la base della vita, cosa è la tradizione che LUI intende tanto importante da salvaguardare? Sono serio...non è uno sfottò...vorrei capire effettivamente cosa intendi/ete.
Non so tu ma i laici più scafati ritornano ancora a Parmenide per dirne una, mentre i positivisti tipici pensatori post rivoluzionari c'avevano ben altre prospettive che sono state completamente spazzate via, poi se parli di tecnologia allora è un altro discorso ma mi dovresti dimostrare che tale tecnologia derivi dal secolo dei lumi, un po' come quando i governi riescono a prendersi qualche merito anche dopo essersi insediati da una settimana. :giagia:
Cmq direi che da un po' abbiamo anche ripreso il cammino culturale dopo la pausa, bisogna guardare con ottimismo al futuro. :giagia: