
Originariamente Scritto da
tolomeo
21 agosto 2009 - ore 11:16
Piccola previsione per il Pd
In teoria, le primarie dovrebbero essere uno strumento utile per rafforzare uno dei due candidati alla guida di un partito. In un primo momento il partito si spezza in due, a volte persino in tre parti, e poi alla fine tutti convergono sul candidato che ha fatto di più il mazzo agli altri. Visto in America come funziona no? In Italia le cose sono un po' diverse. I tre candidati alla guida del Pd non combattono tra di loro. Se c'è un problema, un argomento di discussione, una questione politica, evitano di scontrarsi per paura di dividere, loro direbbero "lacerare", eccessivamente il partito e semplicemente non ne parlano. Loro credono che questo sia il modo migliore per fare meno danni possibili: se io non faccio troppo il gradasso lo faccio solo per il bene del partito, perché creare zizzania non serve a nessuno. Restiamo uniti. Lottiamo insieme. Non facciamoci del male. A mio avviso, l'atteggiamento con cui Franceschini, Bersani e Marino hanno impostato la corsa alla segreteria del Pd non solo ha avuto l’effetto di rendere la campagna elettorale per le primarie persino più noiosa di un triangolare estivo di precampionato ma anche di aver dato all’esterno l’idea di avere di fronte un partito non solo senza idee ma, se è concesso, anche un po’ senza palle.
Il risultato è che alla fine delle primarie, al contrario di quello che succede in America, invece che avere almeno un candidato rafforzato dalla campagna elettorale ne avremo tre tutti terribilmente indeboliti.
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