Le due anime della sinistra, da sempre divisa tra la tentazione massimalista e la cultura progressista, hanno trovato nelle reazioni all'ennesima aggressione dell'impero russo ad un paese democratico una cartina di tornasole. Sono infatti riaffiorate le aspirazioni della sinistra massimalista, con motivazioni che erano rimaste celate dalla polvere del tempo, ma sono quelle di sempre per giustificare i carri armati russi:
diritto alla ... difesa ...
contrasto all'imperialismo amerikano
lotta al nazismo
Il massimalista in definitiva vede oggi, come cento anni fa, la soluzione ai mali del mondo nella realizzazione dell'egemonia del comunismo a tutto il pianeta o quanto meno ad un ecosistema che ne comprenda la parte più ampia possibile.
L'apparente terreno comune con i progressisti, si rivela alla prova dei fatti un semplice artifizio dialettico, realizzato adottando una terminologia comune, simulando affinità etica, ma come tutti lì artifizi non regge alla prova dei fatti.
Bisogna prendere atto di un fatto ineluttabile: il progressismo percorrere un cammino in divenire, il massimalismo è ancorato a un'ideologia immutabile, il divario è evidente ed è destinato a incrementare sempre più.
Non è parimenti casuale l'avvicinamento tra le posizioni dei massimalisti con la destra fascistoide, ben evidente nella questione della guerra di aggressione russa. Si tratta infatti di due posizioni cementificate nel passato che trovano nel riconoscimento di un tempo che fu la reciproca giustificazione per l'esistenza e anche per un futuro sviluppo. Sviluppo inteso ovviamente in termini esclusivamente numerici, nella capacità cioè di attrarre su queste posizioni un numero maggiore di persone attraverso il degrado culturale che può ricondurre nuovi sostenitori a ideologie retrograde.




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