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Discussione: Storia del panino

  1. #1
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    Predefinito Storia del panino

    Il pasto più rapido, pratico e veloce che esita. Ma spesso anche uno sfizio gustoso, un momento di relax, un ricordo di merende d’infanzia, di picnic in compagnia. Un pasto che ha radici lontane, per non dire lontanissime: sembra che siano stati proprio i Romani a diffondere l’usanza di mangiare il pane con qualcos’altro in mezzo. Quella che, infatti, ai giorni nostri è chiamata via Panisperna deriva dal latino panis ac perna, panini al mosto e prosciutto cotto nell’acqua di fichi secchi.

    Anche il genio di Leonardo Da Vinci prende parte alla storia del panino. “Pensavo di prendere una fetta di pane e metterla tra due pezzi di carne” dichiarò Leonardo. “Ma come posso chiamare questo piatto?” si chiedeva.

    E la risposta arrivò dalla Gran Bretagna, precisamente da un certo Lord Sandwich. Giocatore di carte incallito, trovava difficile abbandonare il tavolo da gioco per recarsi a pranzo.

    Si fece così preparare due fette di pane imburrato contenenti una fetta d’arrosto di carne, in sostituzione dell’ingombrante piatto di portata. Nasce in questo modo l’antesignano del sandwich, anche se il famoso tramezzino Club Sandwich verrà creato negli Stati Uniti nell’Ottocento, diffondendosi rapidamente in particolare negli scompartimenti dei treni. I passeggeri fanno lunghi viaggi e hanno bisogno di pasti nutrienti e allo stesso tempo pratici.

    E così anche grazie alla loro golosità la versione originale britannica inizia ad arricchirsi d’ingredienti e farciture. Un successo che non manca di riportarlo in Europa, adottato presto anche dai grandi alberghi, come il Ritz di Parigi, che annovera estimatori famosi dei suoi sandwich, come Ernest Hemingway.

    Anche l’Italia si accorge presto di questo pasto gustoso e delle infinite possibilità creative ad esso legato. È degli anni Trenta il Manifesto della Cucina Futurista, che si auspicava l’abolizione di forchetta e coltello e la creazione di “bocconi simultanei e cangianti”. Anche il sandwich era contemplato, con il suo nome italianizzato di “traidue”.

    Tra gli anni ‘50 e ‘60, in pieno boom, il panino diventa il simbolo delle gite fuoriporta: con la cotoletta, la frittata, si va arricchendo di contenuti sempre più Italiani, attingendo dalla sfaccettata tradizione del Belpaese.

    È degli anni ‘70 la nascita delle paninoteche, che aggiungono al panino una valenza aggregatrice e sociale, che culminerà negli anni ‘80 con i fast food di impronta americana. Il panino diventa così hamburger ed inizia un restyling di gusti e di ingredienti che lo allontaneranno dalla tradizione italiana.

    Ma la creatività che da sempre caratterizza il nostro paese non può non rivolgersi anche verso questo sostituto del pasto, attingendo dalle eccellenze locali.

    Abbiamo così il panino con il lampredotto fiorentino, nel quale le interiora di bovino assumono un gustoso e nobile ruolo, il pane c’a meusa siciliano, pane con semi di sesamo farcito con milza e polmoni e fino al panino con la porchetta di origine laziale.

    Non mancano varie declinazioni del panino anche nel resto d’Italia: come non citare la piadina romagnola o il gnocco fritto modenese, che diventa crescenta o crescenza a Bologna, pinzino a Ferrara e chisulin a Piacenza.

    Troviamo anche le tigelle, sottili e rotonde, cotte nella pietra refrattaria, condite con salumi, formaggi e con il classico battuto d’aglio, lardo e rosmarino, utilizzato anche per farcire il borlengo, sottilissima sfoglia originaria delle montagne modenesi e bolognesi.

    In Umbria e nelle Marche troviamo una parente della piadina: si chiama crescia. La crescia urbinate, o sfogliata o crostoso, è una sfoglia composta da farina, acqua, uova, strutto, sale e pepe.

    Ad Arezzo si può invece gustare il pan co’ grifi, parti muscolose e magre del muso del vitello, mentre in Piemonte si può gustare il gofri, cialda croccante a nido d’ape ricavata da un impasto di farina, latte, acqua, uova e lievito, cotta su piastre di ghisa sagomate.

    In quel d’Abruzzo troviamo, invece, il pane con le patate farcito con la ventricina, mentre in Puglia è un classico il pane d’Altamura abbinato alla salsiccia.

    Ovviamente non possiamo non citare le focacce, in particolare quelle liguri, e la classica michetta lombarda, ottima con tutti i salumi.

    https://www.pubblicitaitalia.com/car...ni/2008/9/8429

  2. #2
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    Predefinito Re: Storia del panino

    La figura del "paninaro' ha a che fare col boom di paninoteche e successivamente fast food?
    Socio Fondatore - Presidente in Carica - Alternativa Sociale - A.S. - "Rinnovare la Tradizione"

  3. #3
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    Predefinito Re: Storia del panino

    Citazione Originariamente Scritto da Troller Visualizza Messaggio
    La figura del "paninaro' ha a che fare col boom di paninoteche e successivamente fast food?
    Si

  4. #4
    Mitzvah
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    Predefinito Re: Storia del panino

    Citazione Originariamente Scritto da Gastida Visualizza Messaggio
    Il pasto più rapido, pratico e veloce che esita. Ma spesso anche uno sfizio gustoso, un momento di relax, un ricordo di merende d’infanzia, di picnic in compagnia. Un pasto che ha radici lontane, per non dire lontanissime: sembra che siano stati proprio i Romani a diffondere l’usanza di mangiare il pane con qualcos’altro in mezzo. Quella che, infatti, ai giorni nostri è chiamata via Panisperna deriva dal latino panis ac perna, panini al mosto e prosciutto cotto nell’acqua di fichi secchi.

    Anche il genio di Leonardo Da Vinci prende parte alla storia del panino. “Pensavo di prendere una fetta di pane e metterla tra due pezzi di carne” dichiarò Leonardo. “Ma come posso chiamare questo piatto?” si chiedeva.

    E la risposta arrivò dalla Gran Bretagna, precisamente da un certo Lord Sandwich. Giocatore di carte incallito, trovava difficile abbandonare il tavolo da gioco per recarsi a pranzo.

    Si fece così preparare due fette di pane imburrato contenenti una fetta d’arrosto di carne, in sostituzione dell’ingombrante piatto di portata. Nasce in questo modo l’antesignano del sandwich, anche se il famoso tramezzino Club Sandwich verrà creato negli Stati Uniti nell’Ottocento, diffondendosi rapidamente in particolare negli scompartimenti dei treni. I passeggeri fanno lunghi viaggi e hanno bisogno di pasti nutrienti e allo stesso tempo pratici.

    E così anche grazie alla loro golosità la versione originale britannica inizia ad arricchirsi d’ingredienti e farciture. Un successo che non manca di riportarlo in Europa, adottato presto anche dai grandi alberghi, come il Ritz di Parigi, che annovera estimatori famosi dei suoi sandwich, come Ernest Hemingway.

    Anche l’Italia si accorge presto di questo pasto gustoso e delle infinite possibilità creative ad esso legato. È degli anni Trenta il Manifesto della Cucina Futurista, che si auspicava l’abolizione di forchetta e coltello e la creazione di “bocconi simultanei e cangianti”. Anche il sandwich era contemplato, con il suo nome italianizzato di “traidue”.

    Tra gli anni ‘50 e ‘60, in pieno boom, il panino diventa il simbolo delle gite fuoriporta: con la cotoletta, la frittata, si va arricchendo di contenuti sempre più Italiani, attingendo dalla sfaccettata tradizione del Belpaese.

    È degli anni ‘70 la nascita delle paninoteche, che aggiungono al panino una valenza aggregatrice e sociale, che culminerà negli anni ‘80 con i fast food di impronta americana. Il panino diventa così hamburger ed inizia un restyling di gusti e di ingredienti che lo allontaneranno dalla tradizione italiana.

    Ma la creatività che da sempre caratterizza il nostro paese non può non rivolgersi anche verso questo sostituto del pasto, attingendo dalle eccellenze locali.

    Abbiamo così il panino con il lampredotto fiorentino, nel quale le interiora di bovino assumono un gustoso e nobile ruolo, il pane c’a meusa siciliano, pane con semi di sesamo farcito con milza e polmoni e fino al panino con la porchetta di origine laziale.

    Non mancano varie declinazioni del panino anche nel resto d’Italia: come non citare la piadina romagnola o il gnocco fritto modenese, che diventa crescenta o crescenza a Bologna, pinzino a Ferrara e chisulin a Piacenza.

    Troviamo anche le tigelle, sottili e rotonde, cotte nella pietra refrattaria, condite con salumi, formaggi e con il classico battuto d’aglio, lardo e rosmarino, utilizzato anche per farcire il borlengo, sottilissima sfoglia originaria delle montagne modenesi e bolognesi.

    In Umbria e nelle Marche troviamo una parente della piadina: si chiama crescia. La crescia urbinate, o sfogliata o crostoso, è una sfoglia composta da farina, acqua, uova, strutto, sale e pepe.

    Ad Arezzo si può invece gustare il pan co’ grifi, parti muscolose e magre del muso del vitello, mentre in Piemonte si può gustare il gofri, cialda croccante a nido d’ape ricavata da un impasto di farina, latte, acqua, uova e lievito, cotta su piastre di ghisa sagomate.

    In quel d’Abruzzo troviamo, invece, il pane con le patate farcito con la ventricina, mentre in Puglia è un classico il pane d’Altamura abbinato alla salsiccia.

    Ovviamente non possiamo non citare le focacce, in particolare quelle liguri, e la classica michetta lombarda, ottima con tutti i salumi.

    https://www.pubblicitaitalia.com/car...ni/2008/9/8429
    Interessante, ci sono ancora persone che lo fanno cosi il prosciutto, poi magari affumicato, io lo faccio cosi, i Romani erano semplicemente geniali (non moderni).
    Gli ebrei sono tutti nati con un fanatismo furioso nel cuore, proprio come i Bretoni e i Tedeschi nascono con i capelli biondi. Non sarei minimamente sorpreso se queste persone non diventassero un giorno mortali per la razza umana.

 

 

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