Per la prima volta da decenni, l'Italia crescerà piu' della media europea. Solo l'Irlanda (favorita dalla Brexit) crescerà di piu' dei nostri azzurri. In 2 anni + 13,3% di Pil.
Il forum Termometro Politico si congratula con il Presidente Draghi che è riuscito in pochi mesi a togliere il coprifuoco, ad abbattere l'emergenza Covid, a vaccinare milioni di italiani, a far trionfare lo sport azzurro agli europei e alle olimpiadi e a rilanciare l'economia. E soprattutto un grazie di cuore allo statista Matteo Renzi senza la cui preziosa lungimiranza tutto questo non sarebbe stato possibile.
Pil Italia vola a +6,2%, a metà 2022 l’economia torna ai livelli pre crisi
Commissione Ue. « Espansione stabile e sostenuta» grazie all’aiuto dei fondi del Recovery Plan. Nodo competenze e carenza di manodopera
Gianni Trovati
ROMA
L’economia europea recupera il colpo del 2020 a ritmi più veloci del previsto, e dopo una latitanza ventennale l’Italia è uno dei motori della ripresa continentale. Ma da noi il baratro prodotto è stato secondo solo a quello spagnolo nell’Eurozona, e alla fine della corsa triennale i livelli di produzione italiani resteranno più lontani dalla media dell’area rispetto al 2019.
I numeri elencati ieri dalla Commissione europea nelle previsioni economiche d’autunno offrono questa doppia chiave di lettura. Le buone notizie, certo, dominano il quadro, a livello continentale e domestico. L’economia europea crescerà del 5% quest’anno, e nei prossimi due dovrebbe far segnare rispettivamente un +4,3% e un +2,5%. E in Italia il balzo iniziale è maggiore, con un +6,2% ora previsto per il 2021, poi la curva si riallineerebbe con il +4,3% del 2022 e il +2,3% nel 2023. A metà del prossimo anno, in linea con il calendario indicato dal ministro dell’Economia Daniele Franco, il Paese recupererebbe i livelli pre-Covid.
Tanto vento di crescita non cancella però le nubi dall’orizzonte, anche qui sia comunitario sia nazionale. «L’economia europea si sta riprendendo fortemente ma non è il momento dell’autocompiacimento», ha commentato il vicepresidente della commissione Valdis Dombrovskis ricordando i rischi prodotti dalle «strozzature nelle catene di approvvigionamento» e dall’«aumento dei prezzi dell’energia che colpirà famiglie e imprese in Europa». All’elenco delle incognite il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni ha aggiunto la recrudescenza pandemica e, guardando all’Italia, la presenza di rischi politici sulla continuità nell’attuazione del Recovery che «solo un marziano potrebbe negare». L’occupazione, sottolineano poi i tecnici della Commissione, rimarrebbe indietro perché «la carenza di manodopera in settori specifici, in parte legata al disallineamento delle competenze, è destinata a ostacolarla nonostante la debolezza del mercato del lavoro» (si veda l’altro articolo in pagina).
Ma è il linguaggio diretto dei numeri a offrire la misura precisa della sfida italiana. Le previsioni di crescita calcolate dai tecnici di Bruxelles per il 2021-23 offrono prima di tutto un inedito: grazie soprattutto al super-rimbalzo di quest’anno, nel triennio Roma crescerà a ritmi più veloci della media dell’Eurozona, cumulando un +13,3% di Pil contro il +12,1% dell’area. Staccate anche la Francia (+13,1%) e in particolare la Germania (+9,3% in tre anni). La lepre continentale è l’Irlanda, l’unica a non essere piombata in recessione nel 2020, che fra quest’anno e i prossimi due vivrà nei calcoli di Bruxelles una crescita del 25,4%. In coda la Finlandia con un +8,4%. Il danno del Covid però in Italia è stato più pesante: con il risultato che a fine 2023 la produzione italiana dovrebbe attestarsi 3,2 punti sopra il dato 2019, mentre nell’Eurozona lo scalino sarebbe di 4,7 punti e anche Germania e Francia (entrambi con un +3,9%) farebbero meglio di noi.
La morale è facile da trarre, ed è concentrata nel compito affidato al Pnrr di estrarre fattori strutturali dal rimbalzone congiunturale. Sui rischi di ritardi italiani nel raggiungimento dei target che aprono le porte alle prossime rate la preoccupazione a Bruxelles c’è, ha riconosciuto Gentiloni sottolineando però che «il governo italiano sta agendo con grande determinazione con un sostegno parlamentare». Ad arricchire l’urgenza del Recovery ci sono poi dati di finanza pubblica previsti in un miglioramento meno ambizioso di quello calcolato dal governo italiano: il debito nel 2023 sarebbe ancora al 151% del Pil, e non al 147,6% indicato dalla Nadef, e il deficit al 4,3% e non al 3,9% stimato a Roma. Tocca al Pnrr chiudere questa forbice




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