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    Predefinito Università - Ricercatori in piazza: no ai tagli

    La protesta partirà sabato dal teatro con un volantinaggio

    Il programma prevede anche la bancarella della ricerca al mercato
    e l’aperitivo con la popolazione nei locali pubblici del centro storico

    L’università di Udine in piazza contro i tagli ai finanziamenti e il blocco della riforma Gelmini. La protesta dei 294 ricercatori affiancati da docenti e studenti prenderà il via sabato, alle 14, con un volantinaggio al teatro Giovanni da Udine dove la stessa università organizzerà la Fiera del lavoro. Mercoledì 27 ottobre, invece, la comunità accademica farà lezioni in piazza, il giorno seguente allestirà la bancarella della ricerca al mercato di piazza Matteotti dove sabato, al Bistrot, e in alcune osterie i ricercatori brinderanno con la popolazione.

    Questo il programma definito, ieri pomeriggio,
    dal gruppo tecnico riunito a palazzo Florio. Anche
    Udine, insomma, si prepara a scendere in
    piazzaperdire «no» ai tagli all’università. Lo stop della riforma Gelmini preoccupa non poco la comunità accademica friulana che, come le altre
    università italiane,auspicava che gli emendamenti presentati da diverse forze politiche riuscissero a bloccare la scure che nel 2011 tornerà a tagliare il Fondo di finanziamento.
    Udine riceverà 14 milioni di euro in meno.
    Domani la questione sarà affrontata dal Senato
    accademico. Da qui la mobilitazione che prenderà il via sabato pomeriggio al teatro nuovo Giovanni da Udine in occasione della Fiera del lavoro. Davanti al teatrone i ricercatori distribuiranno
    volantini e illustreranno la funzione che svolge l’ateneo sul territorio. Ma la protesta entrerà
    nel vivo mercoledì 27 ottobre quando ricercatori e professori faranno lezione in centro. La popolazione è invitata. Il giorno seguente, giovedì 28 ottobre, invece, i ricercatori allestiranno la bancarella della ricerca in
    piazza Matteotti per illustrare anche alle casalinghe i risultati raggiunti dall’ateneo friulano in questi anni. Il dialogo con i cittadini proseguirà sabato nelle osterie e nei bar del centro. L’iniziativa organizzata in collaborazione con la Confcommercio è
    stata denominata “aperitivo con i ricercatori”
    proprio perché i ricercatori brinderanno al loro futuro incerto con i clienti dei locali. Il primo a mettere a disposizione il suo locale è stato Diego Volpe Pasini, il gestore del Bistrot di piazza Matteotti. Queste le prime date
    della protesta che potrebbe proseguire anche in
    novembre. «Lo decideremo dopo aver valutato gli
    eventuali sviluppi dell’iter parlamentare della
    riforma» spiega Laura Rizzi, una delle portavoci
    dei ricercatori,auspicando che la città partecipi
    alla protesta. L’obiettivo, infatti,è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi e sulla funzione che svolge l’ateneo friulano al servizio del territorio.

    di Giacomina Pellizzari

    da "Messaggero Veneto" 18.10.2010



    Per il terzo anno consecutivo Lo Stato taglia i fondi all' Università di Udine, nonostante la profonda ristrutturazione avviata dal rettore Compagno. Dei finanziamenti arretrati che spetterebbero all' Ateneo non se ne è vista nemmeno l' ombra. Ci sembra opportuno richiamare alle loro responsabilità quanti hanno promesso senza mantenere. Le promesse, è vero, non costano nulla, ma l' Università rischia il collasso. La demagogia ed il populismo non portano a niente; i friulani dovrebbero ricordarselo al momento del voto.

    dal Messaggero Veneto del 20.01.2009:
    Pittoni dalla Gelmini: sbloccare il caso Udine
    I criteri di ripartizione del fondo per le università virtuose, sono stati al centro dell’incontro che il senatore Mario Pittoni, capogruppo della Lega Nord in commissione Pubblica istruzione del Senato, ha avuto l’altra sera con il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. «Incassato il sì definitivo alla conversione del decreto-legge 180, che avvia il riequilibrio dei finanziamenti statali al sistema universitario – spiega il parlamentare – siamo alla fase due: l’esplorazione delle possibilità di intervento sul sottofinanziamento accumulato da atenei magari piccoli, ma virtuosi come quello udinese, che "vanta" ormai un credito di 95 milioni di euro. Per le università in questa situazione stiamo valutando col Ministro quali siano i margini per recuperare fondi oltre che per la qualità anche per quanto non è arrivato in passato. Facendo naturalmente attenzione alle mosse dei grandi atenei, che - qualcuno teme - potrebbero tentare di far pesare le loro dimensioni per incamerare la fetta più consistente». Nello stesso incontro si è parlato anche dell’azione che il parlamentare friulano, come responsabile Scuola del Carroccio al Senato, sta portando avanti sul reclutamento degli insegnanti per le scuole di primo e secondo grado. Il suo disegno di legge che prevede «nuove norme per il reclutamento regionale del personale docente» è già depositato al Senato e alla Camera. «Adesso – anticipa Pittoni – si tratta di individuare il percorso più agevole. L’idea è di inserire il reclutamento regionale nel prossimo disegno di legge di riforma della scuola, che dovrebbe occuparsi anche della carriera degli insegnanti. Naturalmente il tutto in accordo con il ministro Gelmini. Per recuperare competitività in ambito europeo – ribadisce il senatore del Carroccio – dobbiamo poter contare su insegnanti con conoscenze specifiche di storia, cultura, valori ed economia del territorio, adeguatamente selezionati in base alle effettive capacità e preparazione. Questo è anche il modo corretto di affrontare l’annosa questione delle decine di migliaia di docenti che cambiano sede ogni anno, lasciando spesso sguarniti gli istituti del Settentrione. Creeremo albi regionali per gli insegnanti, ai quali si potrà accedere solo con il requisito della residenza nella stessa regione, indicando il possesso dei titoli ai fini del curriculum professionale, ma iscrivendo i docenti in ordine progressivo in base al miglior punteggio ottenuto al previsto test d'ingresso all'Albo, prescindendo dal voto ottenuto al titolo. Questo anticipa fra l’altro l’abolizione del valore legale del titolo di studio, battaglia che ha fatto un passo avanti proprio in occasione dell’approvazione del decreto per l’Università, con l’ok a un ordine del giorno leghista. Il test d’ingresso è reso necessario dalle differenze nella valutazione del grado di preparazione degli studenti nelle diverse aree del Paese. Differenze certificate dall’Ocse e da almeno altre sei ricerche sull’argomento, secondo cui una media dell’8 conquistata in una scuola del Sud Italia equivale a una media del 5 nella stessa scuola del Nord. Palese discriminazione – conclude Pittoni - a danno dei ragazzi settentrionali».

    http://www.frontefriulano.org/rasseg...=410&ID_AREA=0
    Ultima modifica di Furlan; 20-10-10 alle 11:47

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