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  1. #1
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Convegno "Palestina, una terra troppo promessa"

    "I Palestinesi sono in Palestina perchè la Palestina è la Patria, l'unica Patria del popolo palestinese" : così si conclude Palestina. Una terra troppo promessa, libro di Antonella Ricciardi uscito per i tipi di Controcorrente un anno fa. Si tratta di una delle migliori ricostruzioni della ormai più che sessantennale vicenda palestinese, delle violazioni alle risoluzioni ONU perpetrate dai governi di Tel Aviv (ricordiamo che Gerusalemme è nei territori occupati illegalmente) , i quali, a prescindere dal loro colore politico, hanno vessato, umiliato e costretto all'esilio coloro i quali non rientravano nei canoni dello stato etnico che il Sionismo sta tentando di realizzare in Palestina.
    Da quando il libro è stato pubblicato, gli avvenimenti in questa terra martoriata non sono mancati, a partire dall'assedio criminale di Gaza compiuto dall'esercitoi israeliano fra dicembre e gennaio per giungere ai nuovi insediamenti abusivi di coloni isareliani in Cisgiordania, passando per le recenti elezioni che hanno portato al potere nell'Entità Sionista un governo ferocemente nazionalista che rifiuta di dialogare con Hamas, legittimo vincitore delle elezioni palestinesi.
    Saranno questi gli argomenti al centro del convegno "Palestina, una terra troppo promessa" che l'associazione culturale Strade d'Europa (info: stradedeuropa@ hotmail.it) organizza martedì 26 maggio alle ore 18:00 presso l'asssociazione Metamorfosys in via Milano 18 (terzo piano) a Trieste. Interverranno Antonella Ricciardi (autrice del libro Palestina. Una terra troppo promessa), Dagoberto Husayn Bellucci (direttore dell'agenzia di stampa Islam-Italia), Alì Mansur (collaboratore del periodico universitario Fuorionda) e Marco Bagozzi (collaboratore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici). L'evento si svolgerà grazie al contributo dell'Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario di Trieste, con il patrocinio del Coordinamento Progetto Eurasia www.cpeurasia. org e rientra nei Seminari 2008/2009 di Eurasia. Rivista di studi geopolitici www.eurasia- rivista.org

  2. #2
    MaxRed
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    Predefinito Riferimento: Convegno "Palestina, una terra troppo promessa"

    Purtroppo il sionismo è una piaga incredibile, loro e gli Americani sono tra quelli che si avvantaggerebbero maggiormente dalla scomparsa dell'Europa dei popoli.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Convegno "Palestina, una terra troppo promessa"

    Citazione Originariamente Scritto da MaxRed Visualizza Messaggio
    Purtroppo il sionismo è una piaga incredibile, loro e gli Americani sono tra quelli che si avvantaggerebbero maggiormente dalla scomparsa dell'Europa dei popoli.
    Non scriviamo stupidaggini per favore. La piaga incredibile è la palestinizzazione dell'Europa che va avanti da decenni, colpevolizzare Israele per aprire la pista al multiculturalismo nell'opinione pubblica europea.

    La questione ebraica è molto più complessa e il sionismo inteso come nazionalismo israeliano è l'ultimo dei problemi. Lo stesso Evola diceva che è una questione che non può essere più posta allo stesso modo quella ebraica con lo sradicamento di tanti gentili e il radicamento di molti ebrei in Israele che sono diventati pionieri, patrioti, contadini, militari.

    Per fortuna Lega Nord, Vlaams Belang, Dansk folkeparti e altri partiti identitari hanno capito benissimo che l'anti-sionismo va lasciato agli invasori mussulmani e ai loro think thank.


    carlomartello

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Convegno "Palestina, una terra troppo promessa"

    Suggeriamo questa lettura come minimo

    http://forum.politicainrete.net/dest...o-oriente.html


    carlomartello

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Convegno "Palestina, una terra troppo promessa"

    Le nuove moschee francesi



    Bandiera di Hamas sul tetto della moschea di Mulhouse

    I cugini francesi dell’UCOII, l’UOIF- Union des organisations Islamiques de France – filiale dei Fratelli Musulmani che comprende ben 250 associazioni in Francia, continua ad aprire scuole e moschee in tutta tranquillità. Anche se nella loro referenza giuridica affermano che omosessuali e apostati devono essere uccisi e che sul loro sito, sono pubblicate traduzioni di versetti coranici che intimano di “combattere i miscredenti” di cui tutti noi facciamo parte, cioè cristiani ed ebrei, sembra che questo non crei molto disturbo.

    Il cantiere di una nuova moschea in costruzione a Mulhouse, in Alsace, è stato ripreso dal canale televisivo France 3, il 25 agosto scorso. I reporter, con grande stupore, si sono accorti che sui locali ancora provvisori della futura moschea, c’era una bandiera e che questa bandiera era quella di Hamas. Mulhouse non si trova sulla Striscia di Gaza, si trova in Francia, in Europa! Ora è importante ricordare che Hamas è stato classificato nella lista delle organizzazioni terroristiche, perché colpevole del massacro di migliaia di civili israeliani, dell’Unione Europea oltre che in quella americana.

    La moschea che sarà edificata su una superficie di 4,5 ettari, con una sala di preghiere con una capacità di 2000 fedeli, avrà anche la propria medina : una galleria commerciale, un supermercatino, 10 classi per l’insegnamento della sharia, una biblioteca, una sala informatica, una sala sportiva, una sala polivalente di 600 m2, una sala da tè e delle sale di ricevimento e sarà corredato da un minaretto, il tutto per il modesto costo di 3,6 milioni di euro. Da quanto dichiarato dall’UOIF, il finanziamento è avvenuto grazie ai contributi versati dai musulmani della comunità.

    Anche se la comunità islamica di Mulhouse ammonta a ben 40.000 persone, la maggior parte di essi non hanno proprio situazioni prosperose ed è molto più probabile che i finanziamenti arrivino da ben altra parte.

    Il sito Bienvenue sur le site Mosquethon.org ... che è stato aperto appositamente per raccogliere denaro è patrocinato da personaggi ben accolti dall’UOIF come lo Sceicco Cheikh Abdellah Basfar e il celebre Youssef Karadawi, giustificatore del terrorismo contro gli ebrei e gli infedeli.

    Ci sono dei simboli molto più significativi di ogni dichiarazione!
    Molto probabilmente, il sindaco di Mulhouse sarà senz’altro molto preso dai suoi impegni però questi non gli hanno impedito di organizzare una votazione per la vendita del terreno alla AMAL che è l’associazione che ufficialmente si occupa della costruzione della moschea.
    Quando si pensa poi che il sindaco è J.M. Bockel è anche Segretario di Stato alla Difesa ed agli Ex Combattenti, c’è da rimanere ai quanto stupiti.

    Stiamo parlando di Hamas, movimento che pratica il terrorismo e che incita al Jihad minacciando i nostri paesi, puntando il dito addirittura su Roma.
    I deputati di Hamas hanno annunciato chiaramente che le loro pretese su Gerusalemme erano soltanto il primo passo nel loro piano di dominio del mondo intero e che Roma doveva essere conquistata. La natura totalitaria del movimento non lascia spazio a equivoci: la nozione del termine pace è completamente bandita dal loro linguaggio.
    Lo statuto di Hamas costituito il 18 agosto 1988, oltre che a richiamare immediatamente la distruzione dello stato di Israele riporta all’articolo 13 : “ Le iniziative e ciò che vengano chiamate soluzioni pacifiche e conferenze internazionali sono contrarie ai principi del Movimento di Resistenza islamica. Non ci sono soluzioni per la questione palestinese che tramite il Jihad!”

    L’appartenenza al movimento dei Fratelli Musulmani appare nel secondo articolo dello statuto: “ Il Movimento Islamico della Resistenza è una delle filiali dei Fratelli Musulmani in Palestina. L’organizzazione dei Fratelli Musulmani è una organizzazione universale che costituisce il movimento islamico il più importante dei tempi moderni”

    Per vedere le minacce a Roma, cliccare:
    "Nous conquerrons Rome" : Observatoire de l' islamisation

    Per vedere la bandiera di Hamas sulla moschea di Mulhouse, cliccare:
    5-_uoif_freres_musulmans : Observatoire de l' islamisation



    Nicole Touati
    Logan’s Centro Studi sul Terrorismo

    http://www.loganscentrostudi.org/articolo.asp?ID=823


    carlomartello

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Convegno "Palestina, una terra troppo promessa"

    Il discorso di Yunis al-Astal



    Hamas: "Conquisteremo Roma, la capitale dei cattolici"

    Gli obiettivi e gli strumenti, per raggiungere i propri scopi, Hamas li chiarisce nei discorsi pubblici dei leader. Anche quelli pronunciati in Parlamento, in Palestina.

    Gaza, Palestina Uno dei sermoni del parlamentare e chierico di Hamas, Yunis al-Astal lancia un appello chiaro. Un appello ai fedeli, spiegando che «l'islam presto conquisterà Roma, la capitale dei cattolici, la capitale crociata che ha dichiarato guerra all'islam e che ha insediato in Palestina i fratelli delle scimmie e dei maiali (gli ebrei, ndr) per impedire il risveglio dell'islam».


    Il rappresentante di Hamas, movimento nell'elenco delle organizzazioni terroristiche dell'Unione europea e non solo, prosegue spiegando che Roma diventerà «un avamposto della conquista islamica che si estenderà su tutta l'Europa e poi si volgerà alle due Americhe ed anche all'Europa orientale (fino a Mosca, la Terza Roma, anch'essa sotto la pressione demografica islamica, ndr)». «Allah ha scelto voi - dice al popolo palestinese - per sé e per la sua religione affinché serviate da motore che traini questa nazione verso la fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e verso la conquista delle capitali di tutto il mondo per mezzo della predicazione e delle conquiste militari».


    Al-Astal guarda al futuro e al proseguo del lavoro portato avanti da Hamas: «Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad (guerra santa, ndr) e i nostri sacrifici e, a Dio piacendo, i comandanti della conquista si leveranno fra loro. Oggi noi instilliamo queste buone nozioni nelle loro anime e, mediante le moschee, i libri coranici e le storie del nostro profeta, dei suoi compagni e dei grandi condottieri, li prepariamo per la missione di salvare l'umanità dal fuoco dell'inferno sul cui orlo oggi si trova».


    Il sermone di Yunis al-Astal è in piena linea con gli obiettivi dichiarati di Hamas, il gruppo armato che dopo aver scagliato i suoi Qassam su Israele, oggi viene bombardato da Tel Aviv. È la stessa Carta di Hamas, infatti, a definire lo scopo di questa organizzazione. Un documento ideologico, formato da 36 articoli, varato il 18 agosto 1988 e mai modificato. In cui si spiega, chiaramente, l'atteggiamonto che le milizie islamiche devono tenere nei confronti degli israeliani. Chi uccidere e perché. Con quali metodi lo stato ebraico dovrebbe completamente scomparire per lasciare il posto a uno stato palestinese nella zona che ora è Israele, la Cisgiordania (West Bank, ndr) e la Striscia di Gaza.


    Nel preambolo della Carta è scritto che «Israele esisterà solo finché l'islam non lo cancellerà, esattamente come ha cancellato altri prima di lui (l'islam ha già conquistato tre dei cinque patriarcati originari della Chiesa, Alessandria, Antiochia e Costantinopoli, ndr)». L'artico 13 del testo dice: «Le iniziative, le cosiddette soluzioni di pace e le conferenze internazionali sono in contraddizione con i principi di Hamas. Queste conferenze non sono altro che un mezzo per rendere gli infedeli arbitri in terra islamica. Non c'è altra soluzione per la questione palestinese al di fuori della jihad. Iniziative, proposte e conferenze internazionali sono una perdita di tempo, un esercizio di futilità». Poco sopra, l'artico 7: «Il Giorno del Giudizio non arriverà finché i musulmani non avranno combattuto e ucciso gli ebrei». La Carta chiarisce così quale «dialogo» Hamas deve tenere con Israele.

    Il Tempo - Hamas: "Conquisteremo Roma, la capitale dei cattolici"


    carlomartello

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    Predefinito Riferimento: Convegno "Palestina, una terra troppo promessa"

    Israele: Aryeh Eldad proietta «Fitna» e propone una coalizione difensiva anti-Islam‏



    Il leader del PVV olandese Geert Wilders con Aryeh Eldad


    GERUSALEMME - Il parlamentare israeliano e leader della formazione di estrema destra «Hatikva» Aryeh Eldad, facente parte dell’Unione Nazionale di Benny Elon alla Knesset, nonché accanito oppositore di un accordo territoriale con i palestinesi dei quali chiede il «transfer», ovvero l’espulsione verso i Paesi arabi, ha presentato il cortometraggio «Fitna» di Geert Wilders, secondo il quale esisterebbe un legame diretto fra la violenza dell’estremismo islamico e gli insegnamenti del Corano, in un dibattito pubblico al Ramada Hotel di Gerusalemme. Secondo Eldad la proiezione di «Fitna» offre l’opportunità di comprendere la vera natura della reigione maomettana e la pericolosità che essa rappresenta per la civiltà occidentale.

    PROTESTE DEGLI ARABI - «Quel film genera solo astio ed intolleranza, Wilders ha girato quel film solo per incitare all’odio contro la religione islamica. Proeittarlo qui in Israele ha l’unico obiettivo di creare tensione», ha commentato il deputato arabomussulmano Ahmed Tibi, che ha organizzato un un sit-in di protesta davanti al Ramada Hotel contro la proiezione del film di Wilders.

    COALIZIONE ANTI-JIHAD - Aryeh Eldad ha annunciato di mirare alla costituzione con deputati europei di una coalizione difensiva contro l’invasione islamica: «credo sia arrivato il momento di guardare in faccia la realtà, non di abbassare i nostri occhi, di non avere paura della realtà». «Come un medico, posso dirvi che un paziente che nega la sua malattia è condannato». La nuova coalizione sarà orientata verso i membri del Parlamento europeo che credono che l’espansione dell’Islam e dei suoi seguaci pone una grave minaccia.

    FERMARE L’IMMIGRAZIONE - Eldad ha dichiarato che in Europa molti iniziano a comprendere la resa da parte dei governi europei all’immigrazione islamica: «l’Europa deve fermarla», in questo momento è possibile ancora «porre fine alla Jihad islamica contro l’Europa» prima che i danni siano devastanti. Una portavoce di Eldad ha riferito che il dibattito e la proiezione di «Fitna» rappresentano la preparazione di una conferenza internazionale che si svolgerà a dicembre in Israele volta a «coordinare gli sforzi occidentali contro la Jihad e l’espansione dell’Islam». All’incontro di dicembre prenderanno parte anche alcuni parlamentari europei e italiani ma la portavoce non ha saputo indicarne i nomi.

    Israele: Aryeh Eldad proietta «Fitna» e propone una coalizione difensiva anti-Islam| SARAJEVO


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    Kol: Israele non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e non ha intenzione di farlo

    28. aprile 2009.

    Israele non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e non ha intenzione di farlo, ha dichiarato l’ambasciatore dell’Israele a Belgrado Artur Kol nell’intervista rilasciata all’agenzia Tanjug. Egli ha ribadito che i rapporti tra l’Israele e la Serbia sono buoni in tutti i campi e che essi devono essere migliorati ulteriormente. Kol ha ricordato che è passato un anno dalla proclamazione unilaterale della separazione del Kosovo e che l’Israele non esaminava mai la possibilità di riconoscerla. Il popolo serbo e il suo governo devono apprezzare la posizione dell’Israele, la quale rafforzerà l’amicizia tra i due paesi, ha rilevato l’ambasciatore dell’Israele, il quale celebra domani la Giornata della sua fondazione.

    glassrbije.org - Kol: Israele non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e non ha intenzione di farlo


    carlomartello

  9. #9
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    Non scriviamo stupidaggini per favore. La piaga incredibile è la palestinizzazione dell'Europa che va avanti da decenni, colpevolizzare Israele per aprire la pista al multiculturalismo nell'opinione pubblica europea.

    La questione ebraica è molto più complessa e il sionismo inteso come nazionalismo israeliano è l'ultimo dei problemi. Lo stesso Evola diceva che è una questione che non può essere più posta allo stesso modo quella ebraica con lo sradicamento di tanti gentili e il radicamento di molti ebrei in Israele che sono diventati pionieri, patrioti, contadini, militari.

    Per fortuna Lega Nord, Vlaams Belang, Dansk folkeparti e altri partiti identitari hanno capito benissimo che l'anti-sionismo va lasciato agli invasori mussulmani e ai loro think thank.


    carlomartello
    Karl, il sionismo è un nemico clamoroso per l'Europa. Sai meglio di me che lo stato di Israele è stato fatto nascere ed è stato armato dagli U$A soprattutto, il che non mi sembra una buona cosa per noi, almeno per me che vedo negli Stati Uniti il male quasi assoluto (melting pot, iperconsumismo, sfruttamento intensivo del pianeta). Se l'Europa andasse a farsi benedire, l'asse U$A-Israele oltre a monopolizzare l'economia arriverà a controllare anche la mentalità dell'Europeo medio, già ora abbastanza castrata dall'Olocausto e da sentimenti di "solidarietà forzata" verso Israele.

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Convegno "Palestina, una terra troppo promessa"



    E Israele strizza l’occhio a Mosca

    Obama rientra a Washington con tre spiacevoli no alle sue richieste: dell’Europa all'invio di soldati in Afghanistan e all’aumento degli investimenti diretti per tamponare la crisi, e della Francia all'entrata della Turchia nella Ue. Ora deve incassare il no della Cina e della Russia alla mozione americana all’Onu contro il missile nordcoreano. Il Medio Oriente resta il solo campo privilegiato di azione di Washington con due problemi: l'Iran, che preoccupa in primo luogo i Paesi arabi sunniti, e la Palestina. Sull'Iran la strategia di apertura di Obama elimina per il momento ogni tipo di pressione, economica o militare. Sul conflitto palestinese forti restano a Washington le speranze di ottenere successi capaci di ridare prestigio e autorità agli Stati Uniti. Lo conferma l'impegno preso da Obama ad Ankara di creare due Stati in Palestina e far onorare gli accordi di Annapolis (che il ministro degli Esteri israeliano Lieberman dichiara non vincolanti).

    Tutto questo risveglia a Gerusalemme e nel mondo ebraico antiche paure di un «pagamento con denaro israeliano» della politica americana verso l'islam. Sono per il momento paure esagerate e lo dimostra l'apprezzamento di Netanyahu al discorso di Obama in Turchia. Israele ha infatti bisogno di tempo per cambiare i suoi parametri di politica estera: deve infatti capire come finirà a Washington la lotta fra coloro che ritengono che Israele sia un peso troppo grave per gli Stati Uniti e coloro che pensano, al contrario, che Israele con tutti i suoi difetti sia l'unico alleato fidato dell'America nel Medio Oriente che non si deve indebolire. A questo scontro dietro le quinte ha dato voce il capo di Stato Maggiore americano uscente, ammiraglio Mike Mullen, quando in un commento del Wall Street Journal ricorda esserci ora a Gerusalemme un governo che «non tollererà un Iran nucleare»; che, secondo Netanyahu, Israele ha i mezzi per «causare danno significativo» alle installazioni iraniane e infine che l'Iran è «sulla strada di creare l'arma atomica» ponendo l'America davanti a «un serio problema».

    Dove questo porterà nessuno può al momento prevedere. Ma se la storia può essere di aiuto occorre ricordare che, pur non avendo tradizionalmente capacità di prendere iniziative proprie in politica estera ma solo di rispondere, più o meno bene, a minacce esterne, la diplomazia sionista, prima, e israeliana poi, è sempre stata capace di «aprire finestre quando la porta principale si chiude».

    A sostituzione dell'appoggio imperiale tedesco al sionismo venne sfruttato nel 1917 quello britannico. All'abbandono da parte inglese del «focolare nazionale ebraico» nel 1948 fu trovato l'appoggio della Francia. Il rapporto con Parigi, rotto nel 1967, fu rimpiazzato dall'appoggio Usa. Se questa grande porta di aiuto dovesse chiudersi o socchiudersi, la struttura del nuovo governo israeliano (con un ebreo russo ammiratore di Putin come Lieberman alla guida del ministero degli Esteri) sembra attrezzata per allargare la finestra che già esiste verso Mosca. Equilibrare cioè all'Est il vuoto di potenza amica che potrebbe crearsi a Ovest. In questo caso la possibilità di infliggere all'Iran «danni significativi» alle sue strutture nucleari causando, come dice l'ammiraglio Mullen, «conseguenze intenzionali o non intenzionali risentite in lungo e largo», diventa un'opzione per Israele. Non è una opzione semplice ma è rinforzata dai precedenti storici e dall'impotenza altrui di controllare una volta di più la megalomania dei tiranni. A Washington, dove con la guerra d’Irak sono state bruciate da Bush molte carte di pressione sull'Iran, se ne è coscienti. L’Europa, dove queste carte, soprattutto economiche, esistono ancora se ne rende conto molto meno.

    E Israele strizza l’occhio a Mosca - Esteri - ilGiornale.it del 08-04-2009


    carlomartello

 

 
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