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Discussione: Su Otto Strasser

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    Predefinito Su Otto Strasser

    Il percorso ideologico di Otto Strasser (Thierry Mudry)


    Otto Strasser nasce il 10 settembre 1897 in una famiglia di funzionari bavaresi. Suo fratello Gregor (che sarà uno dei capi del partito nazista ed un serio concorrente di Hitler) è maggiore di cinque anni. L’uno e l’altro beneficiano di solidi antecedenti familiari: il padre Peter, che si interessa di economia politica e di storia, pubblica sotto lo pseudonimo di Paaul Weger un opuscolo intitolato Das neue Wesen, nel quale si pronuncia per un socialismo cristiano e sociale. Secondo Paul Strasser, fratello di Gregor e Otto, “in questo opuscolo si trova già abbozzato l’insieme del programma culturale e politico di Gregor e Otto, cioè un socialismo cristiano sociale, che è indicato come la soluzione alle contraddizioni e alle mancanze nate dalla malattia liberale, capitalista e internazionale dei nostri tempi.” Quando scoppia la Grande Guerra, Otto Strasser interrompe i suoi studi di diritto e di economia per arruolarsi il 2 agosto 1914 (è il più giovane volontario di Baviera). Il suo brillante comportamento al fronte gli varrà la Croce di Ferro di prima classe e la proposta per l’ Ordine Militare di Max-Joseph. Prima della smobilitazione nell’aprile/maggio 1919, partecipa con il fratello Gregor, nel Corpo Franco von Epp, all’assalto contro la Repubblica sovietica di Baviera. Ritornato alla vita civile Otto riprende i suoi studi a Berlino nel 1919 e fonda la “Associazione universitaria dei veterani socialdemocratici”.

    Nel 1920, alla testa di tre “centurie proletarie” resiste nel quartiere operaio berlinese di Steglitz al putsch Kapp (putsch d’estrema destra). Lascia poco dopo la SPD (Partito social-democratico) quando questa rifiuta di rispettare l’accordo di Bielefeld concluso con gli operai della Ruhr (questo accordo prevedeva il non-intervento dell’esercito nella Ruhr, la repressione degli elementi contro-rivoluzionari e l’allontanamento di questi dall’apparato dello Stato, nonché la nazionalizzazione delle grandi imprese), spostandosi dunque a sinistra dell’SPD. Tornato in Baviera, Otto Strasser incontra Hitler e il generale Ludendorff presso il fratello, che lo invita a legarsi al nazionalsocialismo, ma Otto rifiuta. Corrispondente della stampa svizzera e olandese, Otto si occupa, il 12 ottobre 1920, del congresso dell’USPD (Partito social-democratico indipendente) ad Halle, dove incontra Zinovev. Scrive su “Das Gewissen”, la rivista di Moeller van den Bruck e Heinrich von Gleichen, un lungo articolo sul suo incontro con Zinovev. E’ così che fa la conoscenza di Moeller van den Bruck che lo farà avvicinare alle proprie idee. Otto Strasser entrerà poco dopo nel ministero per gli approvvigionamenti, prima di lavorare, a partire dalla primavera del 1923, in un consorzio di alcolici. Tra il 1920 e il 1925 si attua nello spirito di Strasser una lenta maturazione ideologica data da esperienze personali (esperienza del fronte e della guerra civile, incontro con Zinovev e Moeller, esperienza della burocrazia e del capitalismo privato) e di diverse influenze ideologiche.

    Dopo il mancato putsch del 1923, l’imprigionamento di Hitler e l’interdizione del NSDAP che l’hanno seguito, Gregor Strasser si è ritrovato nel 1924 con il generale Ludendorff e il politico völkisch von Graefe alla testa del ricostituito partito nazista. Appena uscito di prigione Hitler riorganizza il NSDAP (febbraio 1925) e incarica Gregor Strasser della direzione del partito nel Nord della Germania. Otto allora raggiunge il fratello che l’ha chiamato. Otto sarà l’ideologo, Gregor l’organizzatore del nazismo in Germania settentrionale. Nel 1925 è fondato un “Comitato di lavoro dei distretti settentrionali e occidentali tedeschi del NSDAP” sotto la direzione di Gregor Strasser; questi distretti manifestano così la loro volontà d’autonomia (e di democrazia interna) nei confronti di Monaco. Inoltre il NSDAP settentrionale prende un orientamento nettamente gauchiste sotto l’influenza di Otto Strasser e di Jospeh Goebbels che espongono le loro idee in un quindicinale destinato ai quadri del partito, il “National-sozialistische Briefe”. Dall’ottobre 1925 Otto dà al NSDAP del Nord un programma radicale. Hitler reagisce dichiarando inalterabili i venticinque punti del programma nazista del 1920 e concentrando nelle sue mani tutti i poteri decisionali del Partito. Richiama Goebbels nel 1926, convince Gregor Strasser proponendogli il posto di capo della propaganda, poi quello di capo dell’organizzazione del Partito, espelle infine un certo numero di gauchistes (segnatamente i Gauleiter della Slesia, Pomerania e Sassonia). Otto Strasser, isolato e in totale opposizione con la politica sempre più apertamente conservatrice e capitalista di Hitler, si decide finalmente a lasciare il NSDAP il 4 luglio 1930. Fonda subito la KGRNS, “Comunità di lotta nazional-socialista rivoluzionaria”.

    Ma poco dopo la scissione strasseriana, due avvenimenti portarono alla marginalizzazione della KGRNS: anzitutto la “dichiarazione-programma per la liberazione nazionale e sociale del popolo tedesco” adottata dal Partito Comunista tedesco. Questo programma esercita sugli elementi nazionalisti anti-hitleriani una considerevole attrazione che li distoglierà dallo strasserismo (peraltro già nell’autunno 1930 una prima crisi “nazional-bolscevica” aveva provocato l’uscita dalla KGRNS verso il Partito Comunista di tre responsabili: Korn, Rehm e Lorf); in seguito, anche il successo elettorale del Partito Nazista alle elezioni legislative del 14 settembre convinse molti nazional-socialisti della fondata validità della strategia hitleriana. La KGRNS è inoltre minata da dissensi interni che oppongono gli elementi più radicali (nazional-bolscevichi) alla direzione più moderata (Otto Strasser, Herbert Blank e il maggiore Buchrucker). Otto Strasser cerca di far uscire la KGRNS dall’isolamento avvicinando nel 1931 le SA del Nord della Germania che, sotto la guida di Walter Stennes, sono entrate in aperta ribellione contro Hitler (ma questo riavvicinamento, condotto sotto gli auspici del capitano Ehrhardt, le cui inclinazioni reazionarie sono conosciute, provoca l’uscita dei nazional-bolscevichi dalla KGRNS). Nell’ottobre 1931 Otto Strasser fonda il “Fronte Nero”, destinato a raggruppare attorno alla KGRNS un certo numero di organizzazioni vicine, quali il gruppo paramilitare “Wehrwolf”, i “Gruppi Oberland”, le ex-SA di Stennes, una parte del Movimento Contadino, il circolo costituito attorno alla rivista “Die Tat” etc. Nel 1933, decimata dalla repressione hitleriana, la KGRNS si sposta in Austria poi, nel 1934, in Cecoslovacchia. In Germania, gruppi strasseriani clandestini sopravvivono fino al 1937, data in cui vengono smantellati e i loro membri imprigionati o deportati (uno di questi, Karl-Ernst Naske, dirige oggi gli “Strasser-Archiv”). Le idee di Otto Strasser traspaiono dai programmi che ha elaborato, gli articoli, i libri e gli opuscoli che i suoi amici e lui stesso hanno scritto.

    Tra questi testi, i più importanti sono il programma del 1925, destinato a completare il programma del 1920 del Partito Nazista, la proclamazione del 4 luglio 1930 (“I socialisti lasciano il NSDAP”), le “Quattordici tesi della Rivoluzione tedesca”, adottate al primo congresso della KGRNS nell’ottobre 1930, il manifesto del “Fronte Nero” adottato al secondo congresso della KGRNS nell’ottobre 1931, e il libro Costruzione del socialismo tedesco, la cui prima edizione è del 1932. Da questi testi si trae un’ideologia coerente, composta di tre elementi strettamente legati tra loro: il nazionalismo, l’”idealismo völkisch” e il “socialismo tedesco”.

    1) Il nazionalismo.
    Otto Strasser propone la costituzione di uno Stato pan-tedesco (federale e democratico) “da Memel a Strasburgo, da Eupen a Vienna” e la liberazione della nazione tedesca dal Trattato di Versailles e dal Piano Young. Auspica una guerra di liberazione contro l’Occidente (“Salutiamo la Nuova Guerra”), l’alleanza con l’Unione Sovietica ed una solidarietà internazionale anti-imperialista tra tutte le Nazioni oppresse. Otto Strasser se la prende vigorosamente anche con gli ebrei, la Massoneria e L’Ultramontanismo (questa denuncia delle “potenze internazionali” sembra ispirarsi ai violenti pamphlets del gruppo Ludendorff). Ma le posizioni di Otto Strasser si evolvono. Durante il suo esilio in Cecoslovacchia appaiono due nuovi punti: un certo filosemitismo (Otto Strasser propone che sia conferito al popolo ebraico uno statuto protettore delle minoranze nazionali in Europa e sostiene il progetto sionista – Patrick Moreau pensa che questo filosemitismo sia puramente tattico: Strasser cerca l’appoggio delle potenti organizzazioni anti-naziste americane) e un progetto di federalismo europeo che permetterebbe di evitare una nuova guerra. L’anti-occidentalismo e il filo-sovietismo di Strasser sfumano.

    2) Idealismo völkisch
    Al materialismo borghese e marxista Otto Strasser oppone un “idealismo völkisch” a fondamento religioso. Alla base di questo “idealismo völkisch” si trova il Volk concepito come un organismo di origine divina dalle caratteristiche fisiche (razziali), spirituali e mentali. La “Rivoluzione tedesca” deve, secondo Strasser, ri-creare le “forme” appropriate alla natura del popolo nel campo politico o economico così come in quello culturale. Queste forme sarebbero, in campo economico, il feudo (Erblehen); nel campo politico, l’auto-amministrazione del popolo tramite gli “Stande”, cioè degli stati – stato operaio, stato contadino etc – e nel campo “culturale, una religiosità tedesca. Principale espressione dell’“idealismo völkisch”, un principio d’amore in seno al Volk – riconoscendo ognuno negli altri le proprie caratteristiche razziali e culturali – che deve marcare ogni atto dell’individuo e dello Stato. Questo idealismo völkisch comporta il rifiuto da parte di Otto Strasser dell’idea di lotta di classe in seno al Volk a profitto d’una “rivoluzione popolare” degli operai-contadini senza classi medie (solo una piccola minoranza di oppressori saranno eliminati), la condanna dello scontro politico tra tedeschi: Otto Strasser propone un Fronte unito della base dei partiti estremisti e dei sindacati contro le loro gerarchie e contro il sistema.

    Questo idealismo völkisch sottintende lo spirito di “socialismo tedesco” decantato da Strasser e ispira il programma socialista strasseriano. Questo programma comporta i seguenti punti: parziale nazionalizzazione delle terre e dei mezzi di produzione, partecipazione operaia, il piano, l’autarchia e il monopolio dello Stato sul commercio esterno. Il “socialismo tedesco” pretende di opporsi al liberalismo come al marxismo. L’opinione di strasser sul marxismo è pertanto sfumata: “Il marxismo non aveva per Strasser alcun carattere “ebraico” specifico come per Hitler, non era l’ “invenzione dell’ebreo Marx”, ma l’elaborazione di un metodo d’analisi delle contraddizioni sociali ed economiche della sua epoca (il periodo del capitalismo selvaggio) messo a punto da un filosofo dotato. Strasser riconosceva al pensiero marxista come all’analisi dell’imperialismo di Lenin, una verità oggettiva certa. Si allontanava dalla Weltanschauung marxista a livello di implicazioni filosofiche ed utopiche. Il marxismo era il prodotto dell’era del liberalismo e testimoniava nel suo metodo analitico e nelle sue stesse strutture una mentalità la cui tradizione liberale risaliva al contratto sociale di Rousseau.

    L’errore di Marx e dei marxisti-leninisti stava, secondo Strasser, nel fatto che questi credevano di poter spiegare lo sviluppo storico tramite i concetti di rapporto di produzione e di lotta di classe allorquando questi apparivano validi limitatamente al periodo del capitalismo. La dittatura del proletariato, l’internazionalismo, il comunismo utopico non erano più conformi ad una Germania nella quale era cominciato un processo di totale trasformazione delle strutture spirituali, sociali ed economiche, che portava alla sostituzione del capitalismo con il socialismo, della lotta di classe con le comunità di popolo e dell’internazionalismo con il nazionalismo. La teoria economica marxista rimaneva uno strumento necessario alla comprensione della storia. Il marxismo filosofico e il bolscevismo di partito, perdono significato nello stesso momento in cui il liberalismo entra in agonia”.

    3) Socialismo tedesco
    Il “socialismo tedesco” rifiuta il modello proletario così come il modello borghese e propone di conciliare le responsabilità, l’indipendenza e la creatività personali con il sentimento dell’appartenenza comunitaria ad una società di lavoratori di classi medie e, più particolarmente, di contadini. “Strasser, come Junger, sogna un nuovo “Lavoratore”, ma di un tipo particolare, il tipo “contadino”, che sia operaio-contadino, intellettuale-contadino, soldato-contadino, altrettante facce di uno sconvolgimento sociale realizzato con la dislocazione della società industriale, lo smantellamento delle fabbriche, la riduzione delle popolazioni urbane e il trasferimento forzato dei cittadini verso il lavoro rigeneratore della terra. Per rendere in immagini contemporanee la volontà di rottura sociale della tendenza Strasser, si può pensare oggi alla Rivoluzione Culturale cinese o all’azione dei Khmer rossi in Cambogia”.

    Otto Strasser vuole riorganizzare la società tedesca attorno al tipo contadino. Per fare questo, preconizza la spartizione delle terre, la colonizzazione delle regioni agricole dell’Est poco popolato e la dispersione dei grandi complessi industriali in piccole unità in tutto il paese – nascerebbe così un tipo misto operaio-contadino. Patrick Moreau non esita a qualificare Otto Strasser come “conservatore agrario estremista”. Le conseguenze di questa riorganizzazione della Germania (e della socializzazione dell’economia che deve accompagnarla) sarebbero: una considerevole riduzione della produzione dei beni di consumo per il fatto dell’ “adozione di un modo di vita spartano, in cui il consumo è ridotto alla soddisfazione quasi autarchica, a livello locale, dei bisogni primi”, e “l’istituzione nazionale, poi internazionale, di una sorta di economia di baratto”. Il socialismo tedesco rifiuta infine la burocrazia e il capitalismo privato (Strasser conosce i misfatti dei due sistemi) e propone la nazionalizzazione dei mezzi di produzione e della terra che saranno in seguito ri-distribuite a degli imprenditori sotto forma di feudi. Questa soluzione unirebbe, secondo Strasser, i vantaggi del possesso individuale e della proprietà collettiva.

    Thierry Mudry

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    Predefinito Re: Su Otto Strasser

    Fronti chiari! (Karl Otto Paetel)


    Il seguente saggio è stato scritto dall'intellettuale social-nazionalista Karl Otto Paetel in quel breve periodo 1929-30 quando era organizzatore del "Arbeitsring Junge Front", un gruppo di pressione informale il cui ideale guida era la promozione di legami più forti e una più stretta cooperazione tra gruppi radicali di estrema sinistra e l'estrema destra. La maggior parte degli sforzi di propaganda del Fronte Giovane era concentrata sul NSDAP, un partito che Paetel e i suoi associati consideravano all'epoca il veicolo più promettente per il raggiungimento di una rivoluzione che sarebbe stata sia socialista che nazionalista. Sebbene Paetel non sia mai stato un membro del NSDAP, nondimeno mantenne stretti legami con esso in questo periodo: molti dei suoi amici erano membri del ramo radicale di Berlino-Brandeburgo, e sia il Fronte dei giovani che la sua organizzazione successiva (il "Gruppo dei Nazionalisti social-rivoluzionari", fondata nel maggio 1930) attirava gran parte dei loro membri dagli insoddisfatti della fazione Strasser del NSDAP. Il rapporto di Paetel con i nazionalsocialisti era abbastanza forte da essere un frequente contributore alle pubblicazioni del Partito, principalmente quelle pubblicate dalla casa editrice Kampfverlag di proprietà di Strasser. L'articolo riprodotto di seguito ne è un buon esempio, poiché la sua pubblicazione originale era nel Nationalsozialistiche Briefe , una rivista teorica dell'editrice Kampfverlag. Pur non essendo tecnicamente una pubblicazione ufficiale del Partito (il Kampfverlag e la sua produzione furono mantenuti formalmente indipendenti al fine di distanziare la loro associazione da Hitler) l' NS-Briefe era, accanto al Nationalsozialistische Monatshefte ufficiale, la principale pubblicazione intellettuale del movimento nazionalsocialista tedesco, ed è stata letta abbastanza ampiamente dai radicali nazionalisti. L'articolo di Paetel invita questi lettori a non "travisare" il "fronte" rosso e a riconoscere che il sistema, piuttosto che il Partito comunista tedesco (KPD), è il vero nemico della rivoluzione tedesca. Le critiche dell'autore al KPD e la sua apparente fede nel NSDAP non dovevano durare. Entro la fine dell'anno, deluso dalla deriva "borghese" del NSDAP ed entusiasta dall'apparente corso "nazionalista" del KPD , Paetel si sarebbe avvicinato al KPD e avrebbe iniziato a sostenere una posizione più in linea con quella successivamente espressa nel suo Manifesto Nazional-Bolscevico.


    Le coalizioni o gli accordi politici possono essere il prodotto di considerazioni razionali o misure tattiche, ma possono anche essere forniti dalla situazione politica stessa. Le opinioni su altre forze politiche hanno un valore reale solo per un movimento che in qualche modo sa di essere un esponente di una filosofia spirituale fondamentale che è la caratteristica del suo tempo (perché solo in tali movimenti si può pensare di essere costretti alla politica), se sono in una certa misura già nell'aria e rappresentano la concretizzazione essenziale della sua conoscenza ideale.

    Il socialismo tedesco si trova oggi di fronte a due di queste determinazioni. Sul piano interno, si trova di fronte al problema: come dovrebbe comportarsi se un giorno l'attività sovversiva del KPD, che è sempre più chiaramente svolta in conformità delle direttive di Mosca, tenti di fomentare "disordini" da qualche parte come base per una rivoluzione proletaria, e allo stesso tempo i guardiani(1) di Weimar chiamano giovani e pistole a lottare per "pace e ordine", per affrontare il "bolscevismo", e così ancora una volta tirare fuori le castagne dal fuoco sotto le bandiere nero-bianco-rosse della dittatura di Weimar e Versailles?

    Si dovrebbe essere decisamente chiari su una cosa: se il nazionalismo social-rivoluzionario e il suo esponente per le masse, la NSDAP, segue questi slogan, allora avrà fallito nella sua missione storica che è quella di reintegrare i proletari sfrattati nel comune destino tedesco attuando un sistema socialista-corporativista, basato sulla natura tedesca, attraverso il conflitto della lotta di classe del lavoro contro il capitale internazionale e antinazionale. Una falsa partenza nella politica interna in una situazione del genere - un esempio è il rispetto in qualsiasi circostanza degli slogan di "pace e ordine" - imprimerebbe invece il marchio di Caino una volta per tutte sui socialisti tedeschi, contrassegnandoli come volenterosi o creduloni portabandiera di quel capitale finanziario che domina il sistema attuale anche a giudizio del democratico Haas(2), e bloccando per sempre quell'accesso al proletariato produttivo che il socialismo richiede.


    Lo stato di “ordine” in quanto tale non è mai stato prima un valore politico; solo se c'è qualcosa di prezioso nella sostanza che vale la pena preservare, l'atteggiamento conservatore (= preservare la sostanza) ha il diritto di dominare l'anarchico, il distruttivo. Ma oggi la situazione è chiaramente la seguente: dalle due "ali" politiche - perché in essa è la condizione dell'individuo sentita più duramente in prima persona, a dimostrazione dell'impossibilità delle condizioni attuali - una tempesta si sta precipitando contro un Sistema di infiltrazione straniera, di interessi capitalistici ed egoistici. Quindi, se da una parte si tenta concretamente di portare la lotta al Sistema, i suoi oppositori dall'altra non hanno il minimo interesse a proteggere questo "antistato" (3). La consapevolezza incredibilmente semplice che la democrazia liberale sopravvive oggi solo a causa del reciproco legame e lacerazione delle energie rivoluzionarie ha messo radici solo gradualmente, ma deve essere tenuta presente in ogni circostanza durante i momenti di azione della "sinistra".

    Non bisogna fraintenderci: siamo ben consapevoli che con la “bossocrazia” senza tatto del KPD(4) in Germania oggi (che è disposta a lanciare arbitrariamente e liberamente la rivoluzione il 15 di ogni mese secondo gli ordini di Mosca!) nessuna rivoluzione tedesca e nessuna rivoluzione socialista può essere raggiunta, anche in caso di emergenza. Tanto meno con gli autori della Legge di Tutela della Repubblica(5). Indipendentemente da ciò, questo fatto deve a tutti i costi impedirci di essere usati in modo improprio una seconda volta per uomini che non sono i nostri, per uno stato che odiamo tanto quanto le persone che ic tshirtstanno nelle barricate sotto la bandiera rossa. "Pronti alla battaglia!" (6). Questo può essere l'unico slogan per il nazionalismo tedesco in un momento del genere. E prontezza attiva per quel momento in cui facciamo nostra l'iniziativa degli oppressi, spazzando via la bossocrazia di Mosca e cambiando rotta verso il socialismo tedesco, per vincere finalmente la rivoluzione tedesca, che sarà nazionalista e socialista. Non un uomo per questo sistema quando sorgono i suoi problemi! Qualsiasi indebolimento del Sistema è un'opportunità per noi! E se le camicie imbottite [Spie ßer] gridano tre volte "bolscevismo" e tremano per i soprammobili nelle loro credenze, che fastidio ci dà? Questo stato non ci riguarda. Possono proteggersi da soli. Stiamo aspettando...per un giorno diverso.

    Non travisiamo di nuovo i fronti! La situazione politica interna è direttamente analoga allo stato attuale della politica estera. C'è anche una disastrosa "isteria bolscevica". Facendo riferimento allo “spauracchio” di Mosca, la borghesia di ogni tipo e colore sta oggi tentando di incitare i giovani membri della nostra cerchia ad agire come scagnozzi del capitale mondiale contro la Russia. Il Cardinale Faulhaber,(7)lo Stahlhelm, il Santo Padre e tutti i circoli politicamente interessati di una "cristianità" prepotente convergono insieme "sotto la croce" per lanciare l'anatema [Bannfluch] contro la Russia! - Cos'è questo per noi? Anche qui può esserci solo uno slogan per il socialismo tedesco: non lasciarti ingannare dalla psicosi di massa che si coltiva oggi!

    Non c'è bisogno di sottolineare che, per quanto riguarda la forma di Stato, ecc., siamo molto diversi dalla Russia sovietica. Ma, ci chiediamo, cosa guadagniamo se aiutiamo e favoriamo la propaganda capitalista contro una comunità socialista? Cosa otteniamo dal sostenere le rivendicazioni di Roma al potere mondiale attraverso una mendace propaganda "cristiana" (che è solo una cortina di fumo per elementi politici, e che quindi sostiene tutte le forze politiche che sono direttamente o indirettamente coinvolte nella schiavitù della Germania) diretta contro uno Stato che almeno non è tra i nostri oppressori, non importa quale colpa potremmo altrimenti trovarci? Al contrario: rimanere alla larga da questo trambusto contro la Russia, che offusca solo una chiara visione delle opportunità politiche che possono indubbiamente portare una politica tedesca più vicina alla Russia che alle potenze dietro i piani Dawes e Young (8). Non ci lasceremo guidare da un falso senso di solidarietà verso potenze politiche nel cui crollo abbiamo un fervido interesse, né nel nostro [innerdeutschen] interno né nella nostra politica europea:

    Né gli oppositori rossi dell'odierna repubblica democratica né il nemico del capitale occidentale, la Russia, devono essere combattuti con qualsiasi forma di aiuto da parte nostra. Nella situazione attuale entrambi sono nostri alleati, per quanto possibile, contro Weimar, Versailles e Wall Street. Le differenze tra di noi si dimostreranno ancora abbastanza chiaramente. Per il momento: attenzione! Non lasciamo che i fronti confondano!

    Nationalsozialistische Briefe, vol. 18, 15 marzo 1930

    Note di Arplan:

    1. "Guardiani" - in tedesco "Gralshüter" lit. "detentori del graal".

    2. "Il democratico Haas" - Ludwig Haas (nato nel 1875 - morto nel 1930) era un politico liberale ebreo-tedesco. Ha ricoperto posizioni di leadership in un certo numero di gruppi di difesa ebraica ed è stato un co-fondatore sia del Partito Democratico Tedesco (DDP) che del paramilitare pro-repubblicano, Reichsbanner. L’autore non è riuscito a scoprire l'esatta natura del suo "giudizio" a cui fa riferimento Paetel, sebbene sia chiaramente nel contesto delle critiche mosse da Haas riguardo alla situazione economica nella Germania di Weimar.

    3. "Anti-stato" - in tedesco "Unstaat" . Questo potrebbe in alternativa essere tradotto come "non statale". L'uso della parola da parte di Paetel intende indicare che vede lo stato di Weimar come illegittimo, non che il paese sia in uno stato di illegalità.

    4. "Bonzokratie" in tedesco. In tedesco la parola "Bonze" ha un significato più o meno analogo a "pezzo grosso" o "gatto grasso", implicando una persona in una posizione di privilegio e potere (un "capo") che abusa della propria autorità a proprio vantaggio egoistico. Era un peggiorativo usato frequentemente tra socialdemocratici e sindacalisti, che liquiderebbe come "Bonzen" quei membri del movimento operaio che erano diventati troppo interessati e borghesi (come i politici dell'establishment SPD). Anche i nazionalsocialisti adottarono la parola, usandola per descrivere in modo beffardo i membri della leadership SPD o KPD, o addirittura usandola criticamente contro alcuni funzionari dell'NSDAP. “Bonzokratie” potrebbe anche essere tradotto come "burocrazia", ma "bossocrazia" coglie meglio il suo significato contestuale.

    5. "Autori della legge per la protezione della Repubblica" - cioè i socialdemocratici. La Legge per la Protezione della Repubblica (Republikschutzgesetz) è stata approvata dal Reichstag nel 1922, in seguito all'assassinio del ministro degli Esteri Walter Rathenau da terroristi nazionalisti. Mirata esplicitamente contro i gruppi radicali, la Legge ha vietato le organizzazioni e le pubblicazioni ritenute contrarie allo “Stato repubblicano costituzionale” e ha introdotto pene più severe per la violenza politica. Sebbene il governo che ha introdotto la legge fosse guidato dal cancelliere Wirth, un membro del partito di centro, la legge era in gran parte responsabilità del ministro della giustizia socialdemocratico Gustav Radbruch ed era comunemente vista come un prodotto dell'SPD. Anche una versione successiva e rivista della legge introdotta nel dicembre 1929 fu fortemente influenzata dai socialdemocratici, in questo caso dal ministro dell'Interno Carl Severing. Mentre la legge originale del 1922 era stata introdotta come risposta diretta alla violenza nazionalista, la revisione della legge del 1929 fu introdotta sulla scia del divieto a livello nazionale verso i paramilitari del KPD, la Lega dei combattenti del fronte rosso.

    6. In tedesco "Gewehr bei Fuß stehen!" Questo è un linguaggio militare che si traduce letteralmente in "pistola ai piedi!" e significa essenzialmente "preparati per la battaglia!" o "armi pronte!"

    7. Il cardinale Michael von Faulhaber (nato nel 1869 - morto nel 1952) era un importante leader religioso cattolico in Baviera. Era noto per le sue spiccate tendenze politiche anticomuniste, anti-radicali e nazional-conservatrici. Sebbene antisemita e ostile allo Stato di Weimar, Faulhaber aveva giocato un ruolo nell'ostacolare il colpo di stato di Hitler del 1923 e divenne così un nemico del Partito per tutti gli anni '20. Negli anni a venire fu attaccato brutalmente dalla stampa nazionalsocialista con epiteti come "reazionario", "traditore pacifista", "pio amico ebreo", ecc.

    8. I poteri dietro il Piano Dawes e il Piano Young, le potenze occidentali (in particolare Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti) che potrebbero dettare alla Germania i pagamenti delle sue riparazioni. Era la tesi dei nazionalsocialisti di sinistra e dei nazional-bolscevichi che una politica estera filo-occidentale da parte della Germania fosse sciocca considerando come le potenze occidentali l'avevano sfruttata attraverso il Trattato di Versailles e i successivi piani di riparazione. I radicali sostenevano (come fa Paetel) che la Germania aveva più cose in comune con un'altra potenza che aveva sofferto a causa dell'imperialismo occidentale, e che avrebbe dovuto orientare la sua politica estera verso quella nazione: la Russia sovietica.

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    Predefinito Re: Su Otto Strasser

    I socialisti lasciano la NSDAP! (Otto Strasser)

    Il 4 luglio 1930 un titolo sorprendente salutò i lettori del quotidiano berlinese Der Nationale Sozialist: "I socialisti lasciano la NSDAP!" L'articolo, scritto dall'eminente radicale Dr. Otto Strasser e co-firmato dai suoi più fedeli alleati attivisti, delineava in dettaglio la loro insoddisfazione collettiva per lo sviluppo delle tattiche e dell'ideologia del NSDAP (Il partito nazional socialista) e i motivi delle loro rumorose dimissioni dal Partito. Il conflitto era scoppiato quasi dal primo ingresso di Strasser nel partito nel 1925. Ex socialdemocratico, Otto era un anticonformista sin dall'inizio, essendo stato uno dei protagonisti nel tentativo del 1926 di introdurre un nuovo programma di partito e di porre limiti all'autorità di Hitler, così come un critico aperto e aspro dell'abbandono del partito della sua strategia di "linea urbana" dopo il fallimento della conquista degli elettori proletari nelle elezioni del 1928. La sua pubblicazione di un altro programma radicale proposto ("Le 14 tesi della rivoluzione tedesca") alla vigilia del Reichsparteitag alla fine di luglio 1929 fu vista come un'ulteriore provocazione, così come i numerosi articoli critici successivi che scrisse diretti contro Hitler o la strategia elettorale del partito. La goccia che fece traboccare il vaso, tuttavia, fu molto più prosaica: la decisione di Otto nel marzo 1930 di pubblicare un'edizione berlinese del suo giornale Der Nationale Sozialist, direttamente contro gli ordini di Hitler e in aperta concorrenza con il tabloid berlinese di Goebbels Der Angriff. Un Goebbels infuriato chiese a Hitler di intercedere, e questo fu l'inizio della fine. Dopo un tentativo fallito di riavvicinamento da parte di Hitler all'Hotel Sanssouci, è del 30 giugno l'ordine ufficiale del Führer in cui si chiede l'espulsione dei ribelli rimasti. Otto sperava che la sua risposta pubblicata, l'articolo tradotto di seguito, avrebbe ispirato tutti coloro che erano insoddisfatti del Partito ad unirsi a lui e ai suoi seguaci nel loro esodo dal NSDAP. Rimarrà molto deluso. Circa 5000 membri del NSDAP al massimo seguirono Otto nel deserto politico, le reclute più significative erano diversi contingenti della Gioventù Hitleriana e alcuni degli organizzatori locali più radicali. Nessun Gauleiter di spicco o leader delle SA si unì ai ribelli e persino Gregor voltò le spalle a suo fratello (i due non avrebbero parlato di nuovo fino al 1933). i Kampfzeit di Otto, i suoi "anni di lotta", erano ora ufficialmente iniziati.



    I socialisti lasciano il NSDAP!
    Dr. Otto Strasser

    Lettori, compagni di partito, amici! Da mesi seguiamo con profonda preoccupazione lo sviluppo del NSDAP, e con crescente apprensione siamo stati costretti a notare come, sempre più frequentemente e in questioni sempre più critiche, il Partito abbia violato l'Idea (1) del nazionalsocialismo.

    Su numerose questioni di politica estera, di politica interna e, soprattutto, di politica economica, il Partito ha adottato una posizione che diventava sempre più difficile da conciliare con i 25 punti che abbiamo visto come programma esclusivo del Partito; ancora più difficile era l'impressione della crescente borghesizzazione del partito, di una precedenza delle considerazioni tattiche sui principi e dell'osservazione allarmante di una prepotenza in rapido progresso (2) dell'apparato del partito, che diviene così sempre più fine a se stesso per il movimento e pone i propri interessi più in alto delle richieste programmatiche dell'Idea.

    Abbiamo concepito e concepiamo tuttora il nazionalsocialismo come un movimento consapevolmente antimperialista, il cui nazionalismo si limita alla conservazione e alla salvaguardia della vita e della crescita della nazione tedesca senza alcuna tendenza al dominio su altri popoli e paesi. Per noi, quindi, il rifiuto della guerra interventista perseguita contro la Russia dal capitalismo internazionale e dall'imperialismo occidentale era ed è una richiesta naturale, derivante tanto dalla nostra idea quanto dalle necessità di una politica estera tedesca. Sentivamo quindi che l'atteggiamento della direzione del partito, che stava diventando sempre più aperto alla guerra interventista, era contraddittorio all'Idea e dannoso per le esigenze di una politica estera tedesca.

    Per noi, la simpatia per la lotta del popolo indiano per la sua libertà dal dominio inglese e dallo sfruttamento capitalista era ed è una necessità, derivante tanto dal fatto che qualsiasi indebolimento dei poteri di Versailles è vantaggioso per una politica di liberazione tedesca quanto dalla nostra istintiva approvazione per ogni lotta insieme ai popoli oppressi [Völker] diretta contro gli usurpatori sfruttatori. Perché è una conseguenza necessaria della nostra idea nazionalista che il diritto alla realizzazione di un carattere völkisch che rivendichiamo per noi stessi sia dovuto anche a tutti gli altri popoli e nazioni, per cui il concetto liberalista delle "benedizioni della cultura" ci è sconosciuto . - Abbiamo quindi ritenuto che la politica della direzione del partito, che ha adottato una posizione di aperto sostegno all'imperialismo britannico contro la lotta di liberazione dell'India, fosse tanto contraddittoria con gli interessi tangibili della Germania quanto con i presupposti ideologici del nazionalsocialismo.

    Abbiamo concepito e concepiamo ancora il nazionalsocialismo nella sua intera natura come un movimento della Grande Germania la cui missione interna è soprattutto la creazione di una grande Germania völkisch, un movimento che rifiuta quei singoli stati che sono sorti su basi dinastiche, religiose o arbitrarie (gli interventi di Napoleone!) e attraverso i quali non si può realizzare quella integrazione unificata delle forze nazionali essenziale per la liberazione e l'autoaffermazione della Germania.(3) - Abbiamo quindi sentito la posizione sempre più aperta della direzione del partito a favore del sistema dei singoli stati, la cui salvezza ed espansione del potere è stata virtualmente proclamata come un dovere del nazionalsocialismo, altrettanto ostile agli interessi della nazione in quanto ostile al concetto di unificazione della Grande Germania.


    Abbiamo concepito e concepiamo ancora il nazionalsocialismo come un movimento repubblicano in cui c'è poco spazio per la monarchia ereditaria quanto per qualsiasi altro privilegio non basato sul successo per la nazione. Abbiamo visto e vediamo ancora in esso un movimento rivoluzionario che rende altrettanto netta una rottura con uno stato autoritario basato su false fondamenta come con la democrazia formale, vedendo nel suo obiettivo statale uno stato corporativo organico [Ständestaat] di democrazia germanica. - Abbiamo quindi percepito l'ambiguità repubblicano-monarchica [Halbdunkel] volutamente sostenuta dalla direzione del Partito come un peso, l'eccessiva venerazione per lo Stato autoritario fascista che emergeva sempre più fortemente da parte delle autorità ufficiali del Partito come un pericolo assoluto per il movimento e come un peccato contro l'Idea.

    Soprattutto, abbiamo sostenuto e anzi ancora sosteniamo che il nazionalsocialismo è la grande antitesi del capitalismo internazionale; che rende reale l'idea del socialismo, contaminato dal marxismo, come economia sociale di una nazione che agisce a beneficio di quella nazione; che rompe quel sistema di dominio del denaro sul lavoro che ha inevitabilmente impedito lo sviluppo dell'anima völkisch e la formazione di una vera Volksgemeinschaft.

    Per noi socialismo significa un'economia basata sui bisogni reali della nazione, la partecipazione della totalità dei produttori (4) alla proprietà, gestione e profitti dell'intera economia di questa nazione, rompendo così il monopolio della proprietà del sistema capitalista contemporaneo e, soprattutto, rompere il monopolio di gestione che è oggi legato al possesso. Abbiamo quindi ritenuto che, in contrasto con i 25 punti, la formulazione sempre più confusa della nostra volontà socialista e le molteplici attenuazioni apportate alle richieste socialiste del programma (ad esempio al punto 17) (5) fossero un'offesa contro lo spirito e il programma del nazionalsocialismo, quando per anni abbiamo enfatizzato con vigore le sue rivendicazioni socialiste.

    Di conseguenza, abbiamo percepito e percepiamo ancora il nazionalsocialismo come ostile alla borghesia capitalista quanto al marxismo internazionale e vediamo il suo compito come il superamento di entrambi, sulla base del fatto che nel marxismo il sentimento socialista - intrinsecamente corretto- è legato alla falsa dottrina del meccanismo liberale (6) e all'internazionalismo, mentre nella borghesia il sentimento nazionalista -intrinsecamente corretto- è legato alla falsa dottrina del razionalismo liberale e del capitalismo - e le forze vere ed essenziali in questa empia alleanza non possono di conseguenza portare frutti né per la nazione né per la storia. Nella nostra opposizione al marxismo e alla borghesia, di conseguenza, non abbiamo prima e ancora non percepiamo alcuna differenza essenziale, poiché il liberalismo che opera all'interno di entrambi li rende ugualmente nostri nemici. Abbiamo quindi sentito il grido di battaglia sempre più unilaterale [Kampfparole] "Contro il marxismo" in quanto è una mezza misura, e sempre più eravamo pieni del timore che dietro di esso ci fosse una simpatia per la borghesia, che difende i propri interessi sotto lo stesso slogan e con la quale non avevamo e non abbiamo nulla in comune.

    Queste apprensioni fondamentali sono state rafforzate, sottolineate ed evidenziate dai nostri dubbi sui percorsi tattici perseguiti dalla leadership del NSDAP.

    Ci ha sempre riempito di rammarico e disagio il fatto che, mentre Adolf Hitler parlava frequentemente ai circoli più importanti di uomini d'affari e capitalisti sugli scopi e sui mezzi del nazionalsocialismo, non ha mai colto l'occasione per fare lo stesso con i circoli di lavoratori e contadini. La risultante impressione che abbiamo ricevuto, che il nazionalsocialismo fosse più vicino a quei circoli, l’abbiamo sentita come un grave fardello, tanto più che dovevamo dirci che la sincerità del nostro socialismo preclude qualsiasi accordo con quei circoli per i quali la conservazione dei loro diritti capitalistici era ed è sempre più importante del raggiungimento degli obiettivi nazionali, se tale realizzazione presuppone il socialismo.

    Per lo stesso motivo abbiamo assistito con crescente preoccupazione alla stretta associazione della dirigenza con Hugenberg e il Partito popolare nazionale tedesco, e in una certa misura anche con lo Stahlhelm e i cosiddetti Patrioti [Vaterländischen], perché tutti questi sviluppi - anche se, come nel referendum, potevano essere tatticamente fattibili caso per caso - sembravano appropriati solo per dare una falsa impressione del nostro carattere.(7)

    Come teorema fondamentale del carattere rivoluzionario del nazionalsocialismo noi sosteniamo fermamente e continuiamo a sostenere il rifiuto di qualsiasi forma di compromesso politico o coalizione, poiché ogni coalizione serve sempre solo a mantenere il sistema esistente come sistema di schiavitù nazionale e sfruttamento capitalista. Ci sembra che, in accordo con il nazionalsocialismo e in conformità con la sua missione: portare a termine la rivoluzione tedesca è semplicemente impossibile sotto lo slogan "Nello Stato" (8) che abbiamo combattuto contro lo Stahlhelm solo due anni fa con tutte le forze della nostra volontà rivoluzionaria.

    La decisione della direzione del partito di formare un governo di coalizione con i partiti borghesi in Turingia ci ha quindi scosso di più nella nostra convinzione che la natura e la missione del nazionalsocialismo così come le concepiamo e come furono senza dubbio espresse all'interno del programma e nell'agitazione passata del partito, può ancora essere sostenuta. Le nostre proteste all'epoca furono lasciate senza risposta dalla leadership. Quindi il NSDAP si trovava nella stessa posizione dell'SPD dopo il 1918 quando decise di unire le forze con i nemici della sua volontà economico-politica e quindi tradì inevitabilmente i suoi obiettivi politici. Con tristi conseguenze lo stesso tradimento di principi è avvenuto all'interno del NSDAP, come risulta evidente dalla sua approvazione per la poll tax, gli aumenti degli affitti, ecc., In Turingia.

    L'obiezione che il pericolo della persecuzione statale renda necessari tali sacrifici di convinzione non è solo errata - come mostra il divieto in Baviera e Prussia (9) - ma, soprattutto, mina il coraggio e il carattere del movimento, poiché con questo argomento codardo ogni tradimento può essere giustificato. Mentre per noi tutte le tattiche derivano da principi, la direzione del Partito ha abbandonato sempre più spesso i principi del nazionalsocialismo su questioni sempre più centrali per ragioni "tattiche".

    Di pari passo con la borghesizzazione del movimento è andata una burocratizzazione [Verbonzung, cioè 'bossificazione'] del Partito che assumeva forme quasi spaventose. Il comportamento e l'atteggiamento non solo dei cosiddetti alti leader delle SA, ma sempre più anche dei funzionari politici del partito, si sono sviluppati in un modo che era incoerente con le leggi interne di un movimento rivoluzionario quanto lo era con le richieste di una concezione limpida. - La dipendenza materiale, diretta e indiretta, di quasi tutti i funzionari dal Partito e dal suo Führer, divenuta nel corso del tempo pressoché universale, ha dato luogo a quell'atmosfera di oltraggio bizantino che rendeva impossibile la rappresentazione di ogni opinione indipendente e che doveva condurre a quella corruzione ideativa e materiale di cui ogni compagno di partito ha assistito con crescente amarezza senza poter fare nulla per rimediare alla situazione strutturale.

    Abbiamo osservato questo sviluppo all'interno delle aree fondamentali, tattiche e organizzative del Partito con crescente preoccupazione, e siamo stati visti come i suoi principali, più profondi e inesorabili denigratori e oppositori ad ogni ora negli ultimi anni. Ne sono testimonianza i cinque volumi del Nationalsozialistische Brief (10), così come l'atteggiamento retorico e personale che abbiamo assunto nonostante le pressioni e le lusinghe dall'alto. Non abbiamo mai pensato, per ragioni opportunistiche, di cambiare la nostra posizione, e abbastanza spesso ci siamo trovati di fronte alla questione se, alla luce delle violazioni particolarmente gravi della leadership del partito contro l'essenza del nazionalsocialismo, non avremmo dovuto denunciarlo pubblicamente.

    Se non lo abbiamo fatto fino ad ora, quindi, è perché la direzione del partito ha apertamente rinunciato ai 25 punti, e perché speravamo che lo spirito rivoluzionario vivo nelle masse delle SA e soprattutto tra i giovani avrebbe prevalso sul mentalità borghese strisciante di una leadership burocratizzata [verbonzten].

    Questa nostra speranza è stata ora resa impossibile da un atto di volontà da parte della direzione del partito.

    Nella lettera di Adolf Hitler del 30 giugno, il Gauleiter di Berlino del NSDAP fu chiamato a mettere in atto una "spietata epurazione" del Partito di tutti i "salotti bolscevichi". (11)

    Insieme a questa richiesta, fu minacciata o ordinata l'espulsione contro compagni di partito noti per essere social-rivoluzionari.

    Così fu dichiarata apertamente dalla direzione del partito la dissociazione del NSDAP dagli obiettivi e dalle richieste della rivoluzione tedesca e dai punti socialisti del programma.

    In quanto onesti e inflessibili confessori [Bekenner] del nazionalsocialismo, come ferventi combattenti per la rivoluzione tedesca, rifiutiamo qualsiasi distorsione del carattere rivoluzionario, della volontà socialista e dei principi nazionalisti del nazionalsocialismo, e d'ora in poi rimarrà fuori dal NSDAP ministeriale quello che siamo sempre stati:

    Nazionalsocialisti rivoluzionari.


    Pubblicato per la prima volta su Der Nationale Sozialist , 4 luglio 1930

    Otto Strasser

    [Bruno Ernst] Buchrucker,
    Kurt Brandt,

    Herbert Blank,
    Rudolf Manske,

    Paul Brinkmann,

    E. Mossakowsky,

    Bernhard Eger,

    Alfred Raeschke,

    Paul Gallus,

    Rudolf Raeschke,

    E. Gaudek,

    Friedrich Reich,

    Richard Schapke,

    [Alfred] Grieksch-Franke,

    Friedrich Herrmann,

    Ewald Stephan,

    Albert Jacubeit,

    Karl Vogt,

    Kaumm,

    Horst Wauer,

    Willem Korn,

    Alfred Wildies,

    Günther Kubier,

    G. Zawacki


    Note di Arplan:

    1. "L'idea": all'inizio del 1930 uno dei principali sostenitori di Otto Strasser all'interno del Partito, Herbert Blank, pubblicò un articolo intitolato Treue und Untreue ("Lealtà e slealtà"). Nell'articolo Blank ha sostenuto che all'interno della filosofia nazionalsocialista il concetto di "Idea" era supremo, che trascendeva i concetti di "Leader" e "Partito" e non era necessariamente inseparabile da essi. Il concetto di 'Idea' era una componente centrale dello strasserismo, fornisce la legittimità teorica dietro le azioni indipendenti di Otto che andavano contro la volontà di Hitler (Führerprinzip) o che violavano la disciplina interna del partito. Le teorie di Blank (tra gli altri argomenti) costituirono parte della sostanza del famoso dibattito privato che ebbe luogo tra Strasser e Hitler all'Hotel Sanssouci di Berlino il 21-22 maggio 1930. La tesi di Hitler era che Leader e Idea fossero inseparabili, che il Leader era l'incarnazione fisica dell'Idea, che andare contro l'uno significava andare contro l'altro, e questa era una caratteristica fondamentale dell'ideologia nazionalsocialista. Il punto di vista di Strasser, al contrario, era essenzialmente democratico (gli individui hanno il diritto di giudicare il Leader in merito a quanto bene riflette e sostiene l'Idea), mentre quello di Hitler era essenzialmente autoritaria (la disciplina e l'ordine gerarchico sono essenziali per la stabilità in tutti i campi - gli individui che mettono in dubbio la loro Leader naturale porterebbe alla dissoluzione e alla rovina).

    2. "Bossification" è una traduzione approssimativa della parola tedesca "Verbonzung" . È stata anche presa in considerazione la "burocratizzazione", sebbene tale scelta perda parte del significato contestuale dietro la parola. In tedesco la parola "Bonze" ha un significato più o meno analogo a "pezzo grosso" o "gatto grasso", implicando una persona in una posizione di privilegio e potere (un "capo") che abusa della propria autorità a proprio vantaggio egoistico. È un termine peggiorativo reso popolare dai socialdemocratici e dai sindacalisti nel XIX secolo; lo impiegarono in particolare contro membri del loro stesso movimento che raggiunsero posizioni elevate nello stato, nel partito o nel sindacato e furono successivamente considerati come interessati e borghesi. Il termine è stato usato in modo simile dai nazionalsocialisti, che hanno preso in giro i politici socialdemocratici tedeschi come Bonzen corrotti e borghesi che avevano venduto gli operai. Come i socialdemocratici, anche i nazionalsocialisti schierarono il termine contro la propria gerarchia di partito; questo è stato particolarmente il caso della SA. Il disgusto di molti nazionalsocialisti per la "Verbonzung" del partito è stato spesso giocato nella propaganda di gruppi di sinistra-NS come Strasser, così come in alcune pubblicazioni comuniste.

    3. Un riferimento al dibattito sul federalismo tedesco. La Repubblica di Weimar aveva ereditato la struttura federale pre-1918 della Germania imperiale e per la maggior parte lasciò intatta la struttura dei vari Länder (singoli stati o province tedesche). A causa della natura di come questi stati erano emersi nel corso della storia, tendevano a mancare di proporzioni geografiche e demografiche e avevano popolazioni e livelli di potere e influenza molto diversi. C'era quindi un dibattito in corso sul ridisegno dei confini federali della Germania; il punto 25 del Programma NSDAP indicava che il Partito aveva una posizione unitarista ("Chiediamo la formazione di un forte potere centrale nel Reich"), una posizione che Hitler sostiene anche nel Mein Kampf. Nonostante ciò, la posizione del Partito sulla questione a volte potrebbe essere ancora molto incoerente (di solito per ragioni tattiche), che è probabilmente ciò a cui Strasser si riferisce qui.

    4. La parola usata qui in tedesco è "Schaffenden" . "Schaffenden" racchiude il significato di "produttori" e "creatori" in inglese, ed è tipicamente tradotto come l'una o l'altra di queste parole. Il termine era usato abbastanza comunemente dagli scrittori nazionalsocialisti come mezzo per descrivere coloro il cui lavoro, affari o industria contribuivano al Volk e alla nazione senza sfruttamento o conseguenze sociali negative. Deriva dalla distinzione nella teoria economica nazionalsocialista tra capitale "schaffendes" (produttivo) e capitale "raffendes" (rapace).

    5. Il punto 17 del programma NSDAP è una richiesta di riforma agraria, con uno degli obiettivi dichiarati l'espropriazione di terreni privati ​​senza compensazione per scopi di uso pubblico. Il 13 aprile 1928, Hitler rivedette un po' notoriamente questo punto del programma (nonostante in precedenza avesse dichiarato il programma "inviolabile" sulla scia della Conferenza di Bamberga del 1926) per chiarire la posizione del partito. Da quel momento in poi le copie del programma includevano solitamente il seguente addendum:"A causa delle interpretazioni mendaci da parte dei nostri oppositori del punto 17 del programma del NSDAP, è necessaria la seguente spiegazione: poiché il NSDAP difende la proprietà privata, è ovvio che il testo 'esproprio senza risarcimento' si riferisce semplicemente alla creazione di possibili mezzi legali di confisca, quando necessario, di terreni acquistati illegalmente o non gestiti nel pubblico interesse. Questo è, quindi, diretto principalmente contro le compagnie ebraiche che speculano sulla terra". Questo emendamento è stato fonte di molta amarezza per i membri più radicali del Partito che speravano nella nazionalizzazione o collettivizzazione delle terre.

    6. "Meccanismo liberale" ( "liberalen Mechanismus" ) - Probabilmente un riferimento al parlamento rappresentativo e alla divisione dei poteri, che insieme costituiscono il "meccanismo" dello Stato liberale. Quando Otto menziona le qualità liberali del marxismo, si riferisce alla socialdemocrazia piuttosto che al bolscevismo.

    7. Un riferimento al "Referendum contro la riduzione in schiavitù del popolo tedesco" del 1929, in cui vari gruppi nazionalisti si unirono per promuovere un referendum nazionale a favore della loro "Legge sulla libertà" contro il Piano Young proposto e i pagamenti di riparazione della Germania dopo la prima guerra mondiale. Il referendum è stato organizzato principalmente da Alfred Hugenberg, leader del Partito popolare nazionale tedesco nazionalista conservatore. Tutti i principali gruppi nazionalisti e conservatori furono invitati a partecipare, inclusi lo Stahlhelm, la Lega pan-tedesca, il Landbund agricolo e le Associazioni patriottiche unite della Germania ( 'Vereinigte Vaterländische Verbände Deutschlands', alias "Patriots" o "Fatherlanders", una libera coalizione di paramilitari nazionalisti), tra gli altri. L'aperta cooperazione di Hitler con i conservatori borghesi fu profondamente controversa tra i membri più radicali del NSDAP. Goebbels annotò nel suo diario quanto gli fosse scomodo vedere Hitler e l'arcireazionario Hugenberg in piedi insieme in conversazione.

    8. Nell'ottobre 1926 la leadership dei paramilitari dei veterani dello Stahlhelm soppresse la propria fazione rivoluzionaria radicale e, lavorando con il leader del Freikorps Hermann Ehrhardt, annunciò una nuova politica sotto lo slogan "Nello Stato" ( "Hinein in den Staat" ). La nuova direzione derivava da una crescente sensazione all'interno della leadership Stahlhelm che il rovesciamento rivoluzionario del sistema di Weimar non fosse più una strategia praticabile, che la cosa migliore fosse cercare di ottenere il controllo dello Stato lavorando legalmente dall'interno attraverso mezzi costituzionali. La strategia "Nello Stato" era ovviamente impopolare con molti membri e portò a un'espansione degli sforzi di reclutamento da parte dell'NSDAP, il cui impegno rivoluzionario all'epoca vinse successivamente numerosi convertiti dallo Stahlhelm alle SA.

    9. Il NSDAP e le SA furono banditi in più occasioni sia a livello di Reich che a livello statale, con diversi divieti completi, divieti uniformi o divieti di parola sia in Prussia che in Baviera in varie occasioni. Strasser si riferisce molto probabilmente al periodo Verbotzeit dal novembre 1923 al febbraio 1925, quando sulla scia del Putsch Bürgerbräukeller il NSDAP fu bandito in tutta la Germania.

    10. "Nationalsozialistische Brief" (aka "NS-Brief" ) - generalmente tradotto come "National Socialist Letters" o "National Socialist Correspondence", il NS-Briefe è stato fondato da Gregor Strasser nel 1925 come giornale ufficiale del gruppo di lavoro di Gauleiters della Germania settentrionale e occidentale. Pubblicato dalla casa editrice Kampfverlag, il giornale era associato ai radicali del partito e serviva come giornale intellettuale per la discussione di questioni programmatiche.

    11. "Salon Bolsheviks" ("Salon-Bolschewisten" ) era un insulto preferito di Hitler, rivolto agli intellettuali appassionati di scrivere o discutere di rivoluzione nei loro "salotti" (salotti) senza fare nulla di concreto come attivisti. La lettera menzionata da Otto fu scritta a Goebbels (il Gauleiter di Berlino all'epoca) e annunciò efficacemente l'espulsione di Otto e dei suoi seguaci dal partito; fu pubblicato sul giornale di Goebbels Der Angriff il 3 luglio, il giorno prima che la risposta di Otto (questo articolo) apparisse su Der Nationale Sozialist.

 

 

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