...parole usare.

di A. Gnocchi prima pg. e a pg.3 de ilgiornale.it del 21 10 2010

Com’è modaiola la sinistra.
Adesso ha scoperto Geor*ge Orwell, purtroppo per Orwell, ed è tutto un cazzeggia*re, mascherato da analisi politica, sulla «neolingua berlu*sconiana » che corrompe le radici della democrazia.
Gu*stavo Zagrebelsky, autore Einaudi, quindi berlusconiano honoris causa , non fa in tempo a stendere su Repubblica una sintetica lenzuolata di un paio di pagine sull’argo*mento e subito esce in libreria La manomissione delle pa*role
( Rizzoli) di Gianrico Carofiglio.
Stesse tesi, stesse cita*zioni. Imbarazzante.

Nel frattempo Gad Lerner infila una puntata dell’ Infedele con lo scrittore Christian Raimo, al*tro autore Einaudi, che discetta con tono professorale di filosofia del linguaggio per sentenziare la solita solfa: con la destra non si può discutere perché Cavaliere e soci hanno corrotto le parole del*la politica.
(Con il raffinato Antonio Di Pietro invece Raimo è sicuro di trovare un terreno comune).
Interviene a ruota, tra un accenno e l’altro al Grande fratel*lo, Marco Travaglio per il quale, indovi*nate un po’, quella berlusconiana «è una neolingua che tutti sono quasi costretti a parlare».
Per approfondire il vicediretto*re del Fatto sottolinea che «la neolingua produce menzogna, questa è la cosa peg*giore». Illuminante.
A supporto anche la filologa Monica Centanni, finiana doc, pronta a evocare la nobile politica «del fare» di Atene in contrapposizione alla triviale antipolitica sdoganata da Bossi «e altri politici».
Comunque la neolingua non poteva che attecchire visto che sia*mo un Paese di analfabeti di ritorno, co*me hanno sancito, con finezza, il lingui*sta Tullio De Mauro e il conduttore della trasmissione.

Ma veniamo all’ultimo genito, il pam*phlet di Carofiglio.
La democrazia «si fon*da sulla circolazione delle opinioni e del*le convinzioni»; «la povertà della comu*ni*cazione si traduce in povertà dell’intel*ligenza »;
le parole«sono strumenti politi*ci »e«sono atti dei quali è necessario fron*teggiare le conseguenze».
Con questo originalissimo bagaglio teorico, Carofi*glio parte in ricognizione nelle lande del linguaggio berlusconiano per scoprire che è un deserto.
Si direbbe un libro leg*germente a tesi, visto che già a pagina 25 l’autore tira fuori l’asso nella manica,l’ar*gomento che taglia la testa al toro, il tema nuovo e decisivo: 1984 , la neolingua ber*lusconiana e George Orwell.

(Lo scritto*re britannico non poteva prevedere che il suo romanzo sarebbe stato banalizza*to quasi ogni giorno proprio dalla sini*stra cui fieramente apparteneva.
L’aves*se saputo, essendo alieno al conformi*smo, avrebbe gettato il dattiloscritto di 1984 nel camino invece di darlo alle stampe).

Comunque, tra le scoperte di Carofiglio, c’è che il leader del Pdl si è abusivamente impossessato di termini come «democrazia», «libertà» e
«amo*re ». Adesso significano regime, libertà dalle leggi e odio per l’avversario politi*co.
Se quest’ultima trovata è pari pari in Zagrebelsky, quella relativa a «vergo*gna» (il presidente del Consiglio è inca*pace di provarla, infatti sfoggia «compor*tamenti in bilico fra il malcostume da basso impero e il territorio del penalmen*te rilevante») è pari pari in Senza vergo*gna di Marco Belpoliti.

Più sofisticato, in un’intervista del 2009 su Repubblica, Car*lo Ginzburg il quale, tra le altre, sceglieva la parola «vergogna» per spiegare i nostri giorni.
Con questa chiosa: «Io mi vergo*gno di Berlusconi non per Berlusconi».
Un pensiero sottile, quasi rarefatto, che ha fatto proseliti.

Il senatore Carofiglio passa poi in rasse*gna la parola «giustizia».
Nonostante l’autore sia un magistrato, non si va un passo oltre la propaganda di partito (de*mocratico):
«Curiosamente, chi è inca*pace di provare vergogna non frequenta volentieri neppure la giustizia. La rifug*ge, nei modi e con gli espedienti più vari. Denigra coloro che la esercitano. Cerca di modificare le leggi per piegarle alle pro*prie esigenze».
E parte la rassegna dei provvedimenti ad personam , senza prendere in considerazione, almeno per un momento, almeno come possibilità, l’altra faccia della medaglia,a esempio la politicizzazione di alcune procure.

Se lo scopo della neolingua, come so*stiene Orwell, è «diminuire le possibilità del pensiero» riducendo «al minimo la scelta delle parole», chissà in che lingua scrive la sinistra che ripete come un di*sco rotto: Berlusconi è cattivo, Berlusco*ni è cattivo, Berlusconi è cattivo...

saluti