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    Predefinito 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    https://www.ilriformista.it/cento-an...solini-326465/

    La marcia cha aprì le porte al fascismo

    Cento anni fa la marcia su Roma: quando il Re Vittorio Emanuele ebbe paura di Mussolini
    David Romoli — 27 Ottobre 2022




    Piove. Diluvia su decine di migliaia di camicie nere che, male armate e senza viveri sguazzano nel fango a decine di km da Roma. La pioggia si abbatte su Perugia dove i quadrumviri che dovrebbero guidare la marcia fascista su Roma faticano anche solo a incontrarsi tra loro. Grandi e De Vecchi si decidono a raggiungere la città solo a tarda notte ma nel frattempo Italo Balbo è corso a Firenze dove l’insurrezione minaccia il capo dell’esercito Armando Diaz in persona. A Roma piove e fa freddo, tanto che nella sua stanza all’Hotel Londres il presidente del consiglio Facta si è addormentato coprendosi con i pantaloni e la giacca. Lo trovano così i sottosegretari Rossini e Beneduce quando alle 3 di notte si decidono a svegliarlo.

    Nella ore precedenti il ministero degli Interni è stato bombardato da telefonate e telegrammi che registrano l’inizio dell’insurrezione in moltissime città: prefetture e uffici telegrafici occupati, concentramenti di fascisti armati, spesso casi di fraternizzazione tra insorti ed esercito. A Milano Cesare Rossi e Aldo Finzi si sono presentati minacciosi nelle redazioni dei maggiori giornali avvertendoli di non provare a ostacolare gli eventi. Qualcuno si piega, qualcuno no. Al Viminale solo il capo di gabinetto del ministro degli Interni Efrem Ferraris è rimasto di guardia ed è lui il primo a rendersi conto di quel che sta succedendo nel Paese: “Assistevo nella notte, nel silenzio delle grandi sale, allo sfaldarsi dell’autorità e dei poteri dello Stato”.

    Svegliato di soprassalto Facta si sposta al ministero della Guerra, convoca il generale Pugliese e poi, per le 5 al Viminale, il consiglio dei ministri. Sbotta in stretto dialetto piemontese: “Se a voelo avnì a devo portame via a toch”, se vogliono venire devono portarmi via a pezzi. Il parere del governo è unanime: fermare i fascisti alle porte di Roma non basta. Bisogna proclamare lo stato d’assedio. Anche Riccio, l’uomo di Salandra, è furibondo: «Mussolini si è fatto prendere la mano. Ci vuole lo stato d’assedio». Alla riunione presenzia anche l’aiutante di campo di Vittorio Emanuele, il generale Cittadini e dice senza mezzi termini che il re vuole lo stato d’assedio. Dopo meno di un’ora di riunione, il Consiglio si pronuncia all’unanimità per proporre al re, a cui spetta l’ultima parola, la proclamazione dello stato d’assedio.

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    Il bando preparato da Pugliese vieta, a partire dalle 12, le riunioni pubbliche oltre cinque persone, revoca tutte le licenze di portare armi e stabilisce la chiusura di tutti i negozi di armi, proibisce la circolazione delle automobili private e dei mezzi pubblici, sospende tutti gli spettacoli, fissa per le 21 l’obbligo di chiusura per tutti i negozi. Alle 7.50 la notizia dello stato d’assedio da mezzogiorno viene comunicata a tutti i prefetti e comandanti militari. A Roma reparti dell’esercito presidiano i palazzi del potere circondati dai cavalli di frisia, le truppe bloccano ponti e punti d’accesso alla città. Il ministro ordina l’occupazione delle sedi fasciste e l’arresto dei capi del fascismo a Roma e chiede al prefetto Lusignoli di prepararsi a fare lo stesso a Milano. Alle 8, mentre vengono bloccate le linee ferroviarie intorno a Roma, sull’agenzia di stampa Stefani viene data la notizia dello stato d’assedio.

    Mezz’ora dopo i muri di Roma sono tappezzati dai manifesti con il proclama mentre scattano la censura sul telegrafo e l’interruzione di tutte le linee telefoniche. Al re viene consigliato di spostarsi al più presto, per sicurezza, dalla residenza privata di Villa Savoia al meglio difeso Quirinale. La notizia battuta dall’agenzia Stefani precipita nel caos i quadrumviri che, senza telefoni, arroccati a Perugia da dove spostarsi in treno è quasi impossibile, non riescono a comunicare con le colonne che dovrebbero “scattare su Roma” e che, a loro volta, non riescono a mettersi in contatto tra loro. Flagellati dalla pioggia, senza ordini né coordinamento, affamati, i fascisti invece di marciare restano per ore bloccati a decine di km da una Roma irraggiungibile e presidiata dall’esercito.

    Alle 9 però il re non ha ancora convocato Facta per firmare lo stato d’assedio. Il primo ministro si presenta senza invito a Villa Savoia, con la voluminosa busta gialla contenente il proclama sullo stato d’assedio. Il re non firma. Prima rimprovera a Facta la decisione di affiggere i manifesti prima del suo ordine, poi taglia corto: “Non firmo un decreto che non approvo”. Quindi licenzia Facta con un commiato che suona come una sentenza: “Occorre che uno di noi si sacrifichi”. Non c’è bisogno di specificare che il sacrificato sarà Facta, costretto alla più umiliante fra le retromarce. Alle 12 il ministro Taddei comunica a prefetti e comandanti che le disposizioni sullo stato d’assedio non devono più essere applicate. Poco dopo un secondo telegramma cancella l’ordine di arrestare i capi fascisti. Alle 13 l’agenzia Stefani annuncia il contrordine. Trafelati, gli uomini della polizia si affannano per strappare o coprire tutti i manifesti col proclama. La città, che si era svegliata in una situazione da guerra civile, festeggia. I fascisti sentono di avere la partita in mano e con i nazionalisti manifestano entusiasti di fronte al Quirinale.

    Sul perché tra le 5 e le 9 del mattino del 28 ottobre il re abbia cambiato idea sullo stato d’assedio non vi è alcuna certezza ma solo ipotesi, ognuna parzialmente avvalorata dalle pochissime frasi che Vittorio Emanuele si lascerà sfuggire nei decenni successivi. Probabilmente alla scelta concorsero diverse ragioni. Il re lamenterà in seguito di essere stato “lasciato solo” da un governo che, dopo aver sottovalutato sino all’ultimo la minaccia, si presentava dimissionario. Certamente temeva la guerra civile, probabilmente sopravvalutando la forza della Milizia ma anche perché i comandanti della Marina Thaon di Revel e dell’esercito Armando Diaz erano stati tutt’altro che traquillizzanti: «L’esercito sarà fedele però sarebbe meglio non metterlo alla prova», aveva avvertito Diaz. Probabilmente il sovrano temeva che una crisi avrebbe potuto portare alla sua sostituzione con il cugino Emanuele Filiberto, duca d’Aosta, sostenuto dai fascisti, e pesavano anche le simpatie per Mussolini della regina madre. Infine è certo che il re considerasse ancora possibile chiudere la crisi senza affidare l’incarico a Mussolini ma con quella partecipazione dei fascisti al governo alla quale puntavano da settimane tutti i leader liberali.

    Proprio perché ancora non ritiene necessario nominare il duce presidente del consiglio il re, trasferitosi al Quirinale, avvia nella stessa mattinata le consultazioni. Così riparte il valzer delle trame. Facta esorta Giolitti a precipitarsi a Roma. L’anziano leader accampa un raffreddore, poi si convince ma le linee ferroviarie sono interrotte a causa del maltempo e deve rinunciare. Il re punta su Salandra, a cui assegnerà l’incarico alle 18. Convocato dall’aiutante di campo Cittadini a nome di Vittorio Emanuele, De Vecchi, con Grandi, riparte per Roma. Non prima di aver firmato con gli altri quadrumviri una solenne dichiarazione che non lascia alternative alla nomina del duce e che disattenderà appena rientrato nella capitale.

    Al Quirinale De Vecchi viene ricevuto dal sovrano in persona che gli chiede se i fascisti sono pronti a sostenere il governo Salandra. Ma De Vecchi non può impegnarsi senza l’assenso di Mussolini e Mussolini, nonostante pressioni iniziate ancora prima che fosse cancellato lo stato d’assedio, non ha alcuna intenzione né di dare il via libera a Salandra né di farsi vedere a Roma, nonostante la richiesta dello stesso re. Prova a convincerlo Federzoni: il duce glissa. Ritenta il deputato nazionalista e futuro ministro della Giustizia Alfredo Rocco, che guida una delegazione di politici e industriali nella redazione del Popolo d’Italia: Mussolini risponde che “non è più tempo di governi Salandra o Orlando” e anzi consegna a Rocco la lista dei ministri che intende nominare nel suo governo, perché la notifichi a Roma. Torna alla carica nel pomeriggio Cittadini.

    Il capo del fascismo rifiuta: “Non posso muovermi da Milano se non ho l’incarico ufficioso di formare il governo”. Insistono De Vecchi, Grandi e Ciano. Il capo li gela: «Non valeva la pena di fare una rivoluzione per una soluzione Salandra-Mussolini.» A tarda notte De Vecchi, Grandi e Ciano tentano l’ultima carta: un telegramma per dire che a volere il governo Salandra è il re. Mussolini risponde con un altro telegramma: «Fate pure. Io non parteciperò mai a un simile ministero. Mussolini».

    David Romoli
    Mao Tse-tung "sono convinto che tutti gli uomini nascano buoni, e che pure l'ex Imperatore della Cina possa essere un buon comunista"[/B] @Scomunista Reloaded più incazzoso di prima!!

  2. #2
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marci su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    Questa discussione ha implicazioni politiche, quindi non iniziante con la litania che non dovrebbe stare qui..., dopo un secolo il partito che deriva da quella storia torna legittimamente al potere, una pianta ha sempre la sua radice, nonostante la destra italiana attuale sia distante anni luce dal fascismo, vi è il compito con questa legislatura di taglia la radice e fare crescere una pianta nuova, e proprio una donna lo può fare..
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  3. #3
    Crocutale
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    Scomunista progressista.

  4. #4
    ik manèbimus òptime
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    «Non posso però nascondere un profondo senso di amarezza e di dolore. Quanto è avvenuto mi ha riempito di tristezza, ma anche di umiliazione, perchè per la prima volta è entrata nell'esercito italiano, sia pure per fini idealistici, la sedizione. (Commenti). [...] Altra cosa è un'azione di volontari, altra è la partecipazione di soldati dell'esercito regolare. Il soldato che rompe la disciplina, sia pure per alti fini, è contro la patria. Chi lo induce, con blandizie, sia pure per fini non volgari, sia pure per tendenze idealistiche, ad atti di sedizione, mette il soldato contro la patria.»

    (Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio dei ministri, discorso alla Camera, 13 settembre 1919)
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  5. #5
    Alto Misayoq
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    Se erano per davvero fascisti già avevano purgato con l'olio di ricino Letta e Speranza a seguito delle nefandezze perpetrate durante la pandemia.
    "Se le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, le persone oneste devono fare lo stesso"
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  6. #6
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    1922-2022 un'amalgama improponibile

  7. #7
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    Il cimitero Verano di Roma oggi è chiuso su disposizione della prefettura di Roma. Il timore che ha spinto l'ente a provvedere con una propria ordinanza è stato quello di evitare che ci possano essere commemorazioni in occasione del centenario della Marcia su Roma, i nostalgici del fascismo sono delusi??
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
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  8. #8
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    L'avvento del fascismo fu la presa del potere da parte dei giovani, se non di adolescenti, che spazzarono via tutto il vecchiume che era ormai al tramonto e opprimeva l'italia di allora (come è tornato a opprimerci oggi).

    Fu l'avvento della gioventù, in contrapposizione ai vecchi. Età media: 23 anni circa.



    La marcia su Roma, ovvero: gli adolescenti al potere.
    «Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via. Molti per aver mirata la bellezza di donne altrui diventarono reprobi. Il trattenersi con lei è come fuoco fiammante». No, non è il Corano, ma la sacra Bibbla (Siracide 9, 10-11)

  9. #9
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    Citazione Originariamente Scritto da adry571 Visualizza Messaggio
    Il cimitero Verano di Roma oggi è chiuso su disposizione della prefettura di Roma. Il timore che ha spinto l'ente a provvedere con una propria ordinanza è stato quello di evitare che ci possano essere commemorazioni in occasione del centenario della Marcia su Roma, i nostalgici del fascismo sono delusi??
    La faziosita' comunista del sindaco

  10. #10
    Non confondermi con Salvo
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    Predefinito Re: 28 Ottobre 1922 la Marcia su Roma, dopo un secolo la destra torna al potere.

    Citazione Originariamente Scritto da FrancoAntonio Visualizza Messaggio
    1922-2022 un'amalgama improponibile
    solo un cretino potrebbe non accorgersi che l'hanno fatto apposta, a far vincere la Meloni esatttamente 100 anni dopo.
    «Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via. Molti per aver mirata la bellezza di donne altrui diventarono reprobi. Il trattenersi con lei è come fuoco fiammante». No, non è il Corano, ma la sacra Bibbla (Siracide 9, 10-11)

 

 
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