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Discussione: Pino Rauti assolto!

  1. #1
    Il fustigatore.
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    dal Manzanarre al Reno, dall'Alpi alle Piramidi!!
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    Predefinito Pino Rauti assolto!

    Finalmente l'incubo di Pino Rauti è stato dissolto da questa sentenza. Ha dovuto subìre l'infamia di questa accusa sino alla soglia degli 84 anni. Non posso che augurargli tutto il bene possibile per quel che gli resta da vivere.
    Il Giorno - Brescia - Processo strage, chiesti 4 ergastoli Assoluzione per Rauti
    Ahi serva Italia di dolore ostello,
    nave sanza nocchiero in gran tempesta
    non donna di provincia ma bordello!
    Dante Alighieri Divina Commedia Purgatorio canto VI° anno 1304!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. #2
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    Predefinito Rif: Pino Rauti assolto!

    Citazione Originariamente Scritto da kouros Visualizza Messaggio
    Finalmente l'incubo di Pino Rauti è stato dissolto da questa sentenza. Ha dovuto subìre l'infamia di questa accusa sino alla soglia degli 84 anni. Non posso che augurargli tutto il bene possibile per quel che gli resta da vivere.
    Il Giorno - Brescia - Processo strage, chiesti 4 ergastoli Assoluzione per Rauti
    mi associo all'augurio
    Non ti curar di lor, ma passa e sputa

  3. #3
    Ass. Cult. Nuova Gestapo
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    Predefinito Rif: Pino Rauti assolto!

    Ma l’anno nel quale l’offensiva di delegittimazione della destra raggiunse l’apoteosi fu il 1974, aperto in gennaio con l’allarme generale nelle caserme, e culminato il 28 agosto con le dichiarazioni “ad hoc” del ministro degli Interni Taviani, che indica la destra come unica autrice della sovversione, seguite alla strage di Brescia e dalla bomba sull’Italicus. Questa fase, avviata e rivelatasi dopo che, oltre al delitto del Circeo, l’anno precedente un poliziotto a Milano era stato ucciso da una bomba scagliata da un missino. Ma di solito le bombe a mano non si trovano nelle armerie… In quel caso l’episodio si rivelò a doppio taglio, dato che l’MSI stesso fu costretto a consegnare l’autore alla giustizia. L’autore del lancio Vittorio Loi, nel corso di un interrogatorio sostiene l’esistenza di un piano preordinato per creare disordini e fa i nomi degli organizzatori, successivamente però ritratta tutto. Non c’è da stupirsene della ritrattazione, se si considera la statistica in quegli anni di persone suicidatesi senza apparenti motivi o vittime di incidenti anomali, tra quelle implicate in indagini su episodi di terrorismo; 15 suicidi solo per piazza Fontana… Pasquale Juliano poté considerarsi fortunato, a differenza di Alberto Muraro…

    Visto quel fallimento precedente, stavolta con la strage di Brescia gli autori si premunirono nel far risaltare chiaramente i “colpevoli”, facendo esplodere pochi giorni prima un intero fascista con lo stesso esplosivo poi usato in piazza della Loggia. Si consideri che, come a Peteano, bersaglio erano i carabinieri, mancati solo per puro caso (le condizioni atmosferiche ). A voler essere maligni, ragionando col metro di Pasolini e della “teoria dei cerchi concentrici”, i “mandanti” di quella strage non sarebbero poi così ignoti…

    “Sarei curioso di vedere l’atteggiamento di certi magistrati se, per nostra sfortuna, a Brescia dovesse avvenire qualcosa di veramente grosso” (Mino Martinazzoli )

    Se solo non fosse necessario nemmeno ricorrere a congetture…

    “Quanti agenti di pubblica sicurezza sono morti sotto le Logge?” (Paolo Emilio Taviani, ministro dell’interno, 28 maggio ’74, ore 10.30, alla notizia della strage di Brescia )

    Ma perché in quella cupa e piovosa mattinata di maggio dovevano essere morti degli “agenti di pubblica sicurezza” secondo il ministro dell’interno?
    Per togliere ogni dubbio, oltre all’indicazione preventiva, si lavorò alacremente anche successivamente per indirizzare precisamente le indagini: quella di cui rimase vittima Giancarlo Esposti, due giorni dopo la strage di Brescia, pare più un esecuzione pianificata che una sparatoria casuale; con lo scopo, dopo quello preventivo dell’esplosione di Silvio Ferrari, di fornirne uno successivo come responsabile materiale della strage, onde darne un interpretazione golpista tramite la voce che il secondo passo di tale strategia sarebbe stato l’eliminazione del presidente della Repubblica Leone durante le celebrazioni del 2 giugno, motivo dell’accampamento laziale dei camerati milanesi armati fino ai denti. Per la morte di Esposti, Sandro Saccucci ha accusato espressamente il capo dell’ufficio D del sid, Maletti.

    Il probabile esecutore materiale della strage di Brescia, Ermanno Buzzi, non fu ucciso da Concutelli e Tuti per impedirgli di testimoniare, ma in quanto ritenuto autore della morte di Silvio Ferrari. Tuttavia la volontà di impedirgli di testimoniare può essere vista nel mandarlo nel carcere di Novara, dove si sapeva che sarebbe stato ucciso seppur per altri motivi. Il fatto che chi voleva metterlo a tacere aveva pure il potere di ordinare un trasferimento penitenziario è assai indicativa… Non è un pesce, ma vive nel mare.

    Accanto al cadavere dilaniato di Silvio Ferrari vennero rinvenute diverse copie della rivista “Anno Zero” (organo di stampa del movimento “Ordine Nero”, effimero erede diretto del disciolto “Ordine Nuovo”). Copie dello stesso giornale vennero trovate nell’auto di un gruppo di neofascisti schiantatasi solo venti minuti dopo la morte del Ferrari, nella stessa città. Utile è ricordare come Nico Azzi ostentasse una copia di “Lotta continua” prima che gli esplodesse in mano una bomba nel cesso di un treno. Evidente appare come si volesse fornire un collegamento tra Ferrari ed i quattro milanesi come latori della bomba che lo dilaniò; utile ai nostri fini è far notare un paragone con un altro strano incidente stradale che uccise 4 anarchici calabresi mentre si recavano a Roma nel 1970 con un dossier sulle bombe ai treni di quell’anno, colpiti da un camion alla cui guida stava, fatalità, una persona alle dipendenze di Junio Valerio Borghese. Alla luce di questo non sorprenderebbe che il detonatore della bomba data ad Azzi fosse stato predisposto appositamente per scoppiargli in mano; dopotutto si inserisce appieno nel contesto strategico enunciato, ed è simbolico in particolare in quanto corrispondente al “giro di boa” e da certi ambienti si voleva rendere palese la precedente strategia di far effettuare alla destra attentati da attribuire alla sinistra. L’incidente di Azzi lo rivelò ampiamente a tutti. E poi vi era già il precedente di Giangiacomo Feltrinelli…

    “Il limone prima si spreme e poi si getta”

    Azzi subito si prodigò per garantire il silenzio ai suoi mandanti onde salvarsi la vita. Avendo intuito l’antifona assecondò alla perfezione quanto essi auspicavano ottenere dall’attentato, rilasciando dichiarazioni che ricalcavano esattamente quanto si voleva far intendere. Obiettivamente è difficile credere che simili puerili farneticazioni possano essere sincere:

    “Io mi batto per la dittatura militare. Con l’attentato al treno volevo scatenare il panico nel paese, provocare una tensione politica tale da rendere necessario l’avvento di un governo forte. Solo i colonnelli possono sistemare le cose in Italia. (…) Noi siamo missini. Il Msi ha promesso a tutti noi coperture e cariche nel partito. Servello è il nostro ispiratore ideologico” (Nico Azzi dopo l’arresto )

    Inevitabile rimandare il ricordo alle dichiarazioni del “mostro di Nerola”…
    L’addebito a Franco Servello ne è la conferma, dato che era parecchio malvisto negli ambienti extraparlamentari di destra, e non certo preso ad ispirazione come Azzi vorrebbe far credere.
    Tanto più che per cinque giorni dopo era prevista a Milano una manifestazione proprio dell’Msi, quindi la scelta del momento non fu certo casuale. Alcuni “militanti” del partito pensarono bene di finire in bellezza quello che Azzi aveva iniziato, scatenando la guerriglia urbana e lanciando bombe verso i poliziotti uccidendone uno.

    La conferma delle teorie di Pasolini ci viene dal destino di Federico Umberto D’Amato, il burattinaio della strategia anticomunista, per più di 20 anni responsabile del famigerato Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni: il 30 maggio 1974, in seguito alle sue proteste sull’indirizzo dato verso destra delle indagini sulla strage di Brescia, viene destituito e mandato a dirigere la polizia stradale. Un vero sopravvissuto, dinnanzi all’ecatombe, tra “suicidi”, “incidenti stradali”, e “disastri aerei”, occorsa ad altri nelle sue medesime condizioni…

    “E’ stato lanciato un sasso contro la destra per nascondere la mano che stringe sempre più compromettenti intese con la sinistra parlamentare e financo extraparlamentare” (Giorgio Almirante )

    Tutto questo ruota attorno al troppo spesso trascurato referendum sul divorzio, che acquistò un importanza che andava ben oltre alla semplice questione che proponeva. Rappresentava invece uno spartiacque nella scelta politica italiana: o a sinistra, o a destra.

    “Il comportamento di Andreotti si spiega con la perdita del referendum. Andreotti, uomo di destra, ha avvertito la necessità di non rimanere isolato e ha quindi fatto la mossa che gli ha ridato la verginità politica” (Guido Giannettini) al giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio, 5 settembre 1974.

    La vittoria dei “no”, ovvero della sinistra, ha aperto la strada del compromesso storico con il Pci ed il ritorno sulla scena di Moro accantonato dal 1968; sulla vittoria dei “si” si possono fare solo congetture, ma una prospettiva è intuibile: Fanfani avrebbe certamente estromesso dal potere Rumor e Taviani, magari instaurando un governo militare come suggerito da Gianadelio Maletti . Già nelle settimane precedenti Fanfani aveva cominciato a prepararsi la strada rinfocolando lo scandalo dei petroli contro il presidente del consiglio Rumor.


    Che lo si voglia accettare oppure no, i responsabili indiretti della strage di Brescia sono, insomma, i milioni di italiani che hanno votato no al referendum sul divorzio.
    Ultima modifica di Astolfo; 22-10-10 alle 19:13
    "Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Pino Rauti assolto!

    io a Pino Rauti non auguro un bel NIENTE...
    Anche se tutti......IO NO !!

 

 

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