...mi fa solo vergognare!
di Marcello D'Orta
Ci risiamo con l’eterna emergenza, diventata eterna vergogna dei napoletani. Più che al ciclo dei rifiuti, qui sia*mo al ciclo del rifiuto: un osti*nato chiudere gli occhi di fronte alle responsabilità.
Che, va detto, sono soprattut*to nostre, di noi napoletani.
Il ciclo qui è perverso: le autori*tà locali dormono, la «mon*nezza » si accumula nelle no*stre strade, lo Stato interviene a risolvere l’emergenza, co*stretto dalla situazione a rime*di tampone.
E allora scattano le proteste, quasi sempre inci*vili, e i piagnistei contro lo Sta*to stesso, mica contro chi ha lasciato che si accumulasse*r*o quelle montagne di spazza*tura.
E ieri, non contenti di es*ser tornati nei titoli dei tg co*me città della spazzatura e delle proteste, ci abbiamo ag*giunto pure le aggressioni agli inglesi.
Ma dov’è finito il nostro or*goglio?
Non appena entrato nel taxi, il milanese dottor Cazzaniga (film Così parlò Bellavista ) deve sorbirsi tutta la poesia Pianefforte 'e notte , declamata con enfasi dal con*ducente.
Salvatore Di Giacomo è il primo a essere tirato fuori, quando i napoletani voglio*no farsi vanto dei propri per*sonaggi illustri.
Subito dopo si passa a Giambattista Vico, Benedetto Croce, Eduardo De Filippo, e tutte quelle figu*re storiche e artistiche che hanno dato lustro alla città.
Fieri del nostro passato mo*striamo la Reggia di Capodi*monte, il teatro San Carlo, il Maschio Angioino eccetera e ricordiamo i primati borboni*ci, che in verità non furono po*chi: prima ferrovia d'Italia, primo orto botanico, prima il*luminazione a gas di città, pri*ma città per numero di con*servatori e teatri, prima flotta mercantile e militare eccete*ra .
Primati che fecero di Napo*li la terza città d'Europa.
E sta bene.
Ma per quanto tempo vorremo campare su questo glorioso passato?
Per quanto adagiarci sugli allori?
E poi, se vogliamo proprio dirla tutta la verità, anche nei secoli di maggior splendore artistico e culturale (700 e 800) Napoli si mostrava una città semibar*bara, colpa soprattutto della plebe, «molto più plebe delle altre» come scrisse Monte*squieu.
Questa plebe, a Napo**li, non è mai scomparsa.
Sia*mo forse l'unica città al mon*do dove sopravvive una clas*se sociale presente a Babilo*nia, Alessandria o Roma anti*ca.
Solo che a quei tempi essa non contava niente, e oggi la fa da padrona (viaggia perfi*no in Mercedes).
La plebe -per dirla con Domenico Rea- ha stravinto.
Si è sostitui*ta alla borghesia e ha finito per inghiottirla.
Oggi è lei a fa*re la storia della città. Ed è que*sta plebe, sono questi lazzaro*ni eterni che ci stanno facen*do mettere lo scuorno ( vergo*gna) in faccia, dando la cac*cia ai tifosi inglesi, spaccando le vetrine dei negozi, brucian*do la bandiera tricolore.
Oggi un napoletano intellettual*mente onesto, alieno da pre*concetti ed obiettivo non può che vergognarsi di appartene*re a un popolo che sta dando lezioni d'inciviltà all'Italia e al mondo.
Un popolo incapace perfino di individuare il suo Nemico (come sapeva fare un tempo, quando si oppose allo Spagnolo e al Tedesco).
Nemico che non sono le forze di polizia (contro cui i dimo*stranti di Terzigno hanno da*to vita a una specie di intifa*da) o lo Stato, ma la camorra (i rifiuti si accumulano per*ché la malavita organizzata impedisce di raccoglierli, sa*bota gli impianti di raccolta, fa scioperare i netturbini, cor*rompe i funzionari dei con*trolli eccetera) e una sciagura*ta amministrazione politica locale.
Già, l'amministrazio*ne politica locale.
Sono quin*dici anni che a Napoli e pro*vincia c'è l'«emergenza rifiu*ti ».
Come dice Gian Antonio Stella, questo periodo bastò ad Alessandro Magno per conquistare il mondo.
Ebbe*ne, da allora Bassolino e poi Iervolino sono stati capaci so*lo di produrre demagogia, chiacchiere e propaganda.
Di recente Berlusconi ha dichia*rato: «La colpa di questo ritor*no dell'emergenza rifiuti ha un solo nome: Rosa Russo Ier*volino ».
La quale, qualche an*no fa ha dichiarato: «L'emer*genza rifiuti è chiusa».
Non ci fosse stato l'intervento del premier del Popolo delle li*bertà, i sacchetti avrebbero superato l'altezza del gratta*cielo di via Medina.
Ma Napoli, invece di pren*dersela con chi la sta mandan*do in rovina, se la prende con i tutori della Legge, e scandi*sce slogan antiberlusconiani.
Quale tragico errore e quale insensatezza.
Nel frattempo gli intellettuali tacciono (com'è naturale, quando si è stati foraggiati, per anni, dal potere) o levano una voce fle*bile flebile, tanto per dimo*strare che hanno corde voca*li.
Non agli inglesi dovremmo dare la caccia, ma a quanti stanno affossando Napoli.
dalla pg.3 del ilgiornale.it del 22 10 2010
saluti




Rispondi Citando