IL GOVERNO E’ SPACCATO SULLA STRATEGIA PER LE NAVI UMANITARIE. IL MINISTRO DELL’INTERNO PIANTEDOSI, HA DOVUTO RINUNCIARE AL NUOVO BRACCIO DI FERRO CON LE ONG. L'INDICAZIONE ARRIVATA DA PALAZZO CHIGI È STATA CHIARA, SULLA LINEA ASSAI PIÙ MORBIDA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI ANTONIO TAJANI CHE NON FA MISTERO DI NON CONDIVIDERE LA CROCIATA DI STAMPO LEGHISTA CONTRO LE ONG. IL DAGOREPORT SUL DIETROFRONT DI PIANTEDOSI E LA DOPPIA LINEA NEL GOVERNO.
La strategia dei porti chiusi si è dimostrata un fallimento, il tentativo (abortito) di sbarchi selettivi ha creato un grosso problema con la Francia e il rapporto con l'Europa è fin troppo importante (e certo non solo per i migranti) per insistere con il pugno duro contro le Ong. È stato così che venerdì il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, ha dovuto ingoiare un altro boccone amaro e rinunciare al nuovo braccio di ferro con le navi umanitarie.
L'indicazione arrivata da Palazzo Chigi è stata chiara, sulla linea assai più morbida del ministro degli Esteri Antonio Tajani che non fa mistero di non condividere la crociata di stampo leghista contro le Ong. "Persuaso" ad aprire i porti alle due navi protagoniste dello scontro di novembre, Piantedosi ha dato indicazioni che almeno la Geo Barents e la Humanity 1 fossero mandate il più lontano possibile dai «loro scenari operativi», come ammesso nella nota (da cui traspare la sua irritazione) inviata per spiegare che l'apertura dei porti «non è un dietrofront». In realtà, il dietrofront non è il solo: anzi in quattro giorni il Viminale di "richiami" ne ha subiti due, a dimostrazione di come anche sull'immigrazione il governo proceda con bruschi stop and go provocati dall'ormai evidente doppia linea.
Ultimo quello delle due lettere in 24 ore con cui l'Italia ha rischiato di scatenare un altro incidente diplomatico in Europa: prima comunicando di sospendere le riammissioni dei cosiddetti dublinanti (i migranti approdati in Italia e poi trovati in altri Paesi) poi correggendo il tiro e annunciando solo nuove modalità e tempistiche. Anche questa volta dopo un precipitoso intervento di Tajani e Palazzo Chigi che nulla sapevano. A far esplodere il caso, il 6 dicembre (all'antivigilia del vertice dei ministri dell'Interno della Ue) un tweet della segretaria di Stato belga per l'asilo e immigrazione, Nicole de Moore: «Inaccettabile che l'Italia non accetti più le riammissioni da Dublino.
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