Non hanno aspettato che fosse in corso il G.8 per tirar fuori una motivazione di sentenza che contiene tutto quello che i giudici non hanno potuto scrivere nel dispositivo (già noto da tempo) a carico di Silvio Berlusconi.
In compenso hanno scelto accuratamente per il “deposito” il tempo più appropriato perché avesse effetto sulle imminenti elezioni.
Non abbiamo e non vogliamo avere informazioni di una qualche precisione o passabile approssimazione sulla vicenda che ha dato luogo (si fa per dire: sappiamo bene che cosa “ha dato luogo”) a questo procedimento e a questa sentenza.
Siamo in un Paese in cui Enzo Tortora ha subìto quello che ha subìto, i Carabinieri sono stati mandati ad arrestare Gamberale perché un imputato “voleva parlare” e “presumibilmente” lo avrebbe chiamato in correità, in cui il padre dei due poveri bimbi di Gravina di Puglia è stato non solo arrestato per il loro omicidio non sapendosi che fine potessero aver fatto i suoi figli, ma è stato mantenuto in carcere dopo che si era scoperto che nessuno li aveva uccisi e che erano precipitati nel vuoto in uno stabile abbandonato dove andavano a giuocare etc. etc.
Con varianti sul tema (salvo la costante dell’assoluta mancanza di qualsiasi provvedimento a carico dei responsabili).
In uno Stato consimile, dicevamo, non c’è bisogno di dimostrare che un’accusa è infondata per poter affermare che l’accusato è, perciò solo, sempre un perseguitato o, almeno, che ha tutto il diritto di proclamarsi tale.
Può darsi che Berlusconi non si aspettasse questo colpo.
Per lui le cose stanno andando tanto a gonfie vele che è comprensibile che pensi veramente che quanto è avvenuto ai tempi del famoso avviso di garanzia di Borrelli appartenga all’epoca dei dinosauri.
Può darsi, ma se così è, si tratta di un errore gravissimo.
Ed un errore gravissimo sarebbe quello che Berlusconi avrebbe commesso se avesse confidato nel ritorno alla “serenità” con la magistratura organizzata dopo lo spauracchio delle riforme.
Una “serenità” che sembra il più pressante obiettivo di Alfano, che di “patti di non aggressione” con i più arrischiati giustizialisti se ne intende per le sue esperienze agrigentine.
Ma ancora una volta dobbiamo ricordare a noi stessi (che non ne abbiamo alcun bisogno), visto che sembra inutile predicarlo quando nessuno sembra prestarci ascolto, che se non si fa la storia (la storia, ripetiamo, non la cronaca) di “mani pulite” e del golpe giudiziario, con tutte le loro premesse, è impossibile nel nostro Paese fare politica con un minimo di coerenza e di chiarezza di idee.
E’ inutile gridare che quella sentenza è un obbrobrio, che un obbrobrio è aver fatto una motivazione che sembra più quella di una condanna di Berlusconi che quella di condanna dell’imputato.
E’ inutile domandarsi, come dicevamo poc’anzi, se la vicenda abbia avuto o no quel particolare corso.
Ed è inutile, rispetto ad una giustizia nella quale non è arbitrario presumere la persecuzione, discettare sui modi per renderla più rapida ed efficiente.
Ed è inutile lambiccarsi il cervello per ipotizzare un processo più giusto (aver addirittura modificato la Costituzione per introdurre il c.d. “giusto processo” è una delle più miserevoli baggianate di questi decenni) se non si affronta la questione della responsabilità dei magistrati.
Giustizia Giusta - Editoriale




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