RICEVO E INOLTRO:
Edizioni di Ar - Casa Editrice di Franco Freda | Sito Ufficiale
* JOHANN JAKOB BACHOFEN
Le Madri e la virilità olimpica.
Studi sulla storia segreta dell’antico mondo mediterraneo
A cura di JULIUS EVOLA, con una postfazione di UMBERTO COLLA
Edizioni di Ar, Euro 20,00
Introducendo questa bella antologia bachofeniana, il suo curatore Julius Evola avverte il lettore che non si troverà di fronte a una erudizione fine a sé stessa, ai soliti “occhiali senza occhi”, ma a una profonda intuizione e una efficace rappresentazione del significato spirituale dell’Antichità classica. In Italia, sin dal 1934, nella sua Rivolta contro il mondo moderno è Evola il primo a confrontarsi seriamente con Bachofen. Nel capitolo di Rivolta dedicato alla “Civiltà della madre”, Evola rinvia espressamente alla lettura del Mutterrecht (il Matriarcato), di Bachofen. L’influsso di quest’ultimo scritto è pure evidente nelle pagine evoliane sull’“Ellade dorica”, mentre in quelle sulla “Romanità nordica” si rimanda il lettore allo studio della Sage von Tanaquil (La leggenda di Tanaquilla). Nel 1941, in Sintesi di dottrina della razza, Evola dispiega la propria miglior attitudine contemplativa nel definire, secondo canoni bachofeniani, le tipologie umane tellurica, afroditica, amazzonica, demetrica, dionisiaca, eroica, solare. Ma solo nel 1949, con la presente antologia apparsa per i tipi di Bocca, il lettore italiano dispone di un adeguato quadro
ricognitivo delle ricerche di Bachofen. Appunto ne Le Madri e la virilità olimpica, viene proposta una scelta ampia e significativa delle principali considerazioni dello studioso svizzero. Accanto alla “Introduzione” a La leggenda di Tanaquilla, si ritrova qui la “Prefazione” a Il Matriarcato – con la fondamentale teoria delle
corrispondenze cosmiche e del simbolismo naturale della Terra, della Luna e del Sole –, assieme a passi, come quelli su “La vita segreta del circo” (tratti dal Simbolismo funerario degli Antichi), che suggeriscono la connessione tra la simbolica del Bachofen e la dottrina romantica della polarità universale.
Sommario
Introduzione, di Julius Evola 5.
I. L’èra della Madre e il suo superamento 19.
II. Stadii intermedi. “Bellerofonte” 81.
III. Tanaquilla: Romanità, Oriente ed Occidente 93.
IV. Lunus e Luna. La virilità lunare 143.
V. Augusto-Oreste 153.
VI. Conoscenza delle Danaidi 162.
VII. La vita segreta del Circo 167.
VIII. Il punto di riferimento superiore 180.
IX. Feminilità di Dioniso 183.
X. Il significato di Apollo nella civiltà antica 194.
XI. Il diritto e il mondo delle origini 206.
XII. Pitagora 230.
XIII. Gli Etruschi 241.
Dell’una e dell’altra fortuna di Johann Jakob Bachofen, di Umberto Colla 251
Indice dei nomi 271
* Johann Gottlieb Fichte
DISCORSI ALLA NAZIONE TEDESCA
A cura di ENRICO BURICH con una postfazione di FRANCESCO INGRAVALLE
Edizioni di Ar, euro 20,00
Pronunziati dal 13 dicembre 1807 al 20 marzo 1808, a ridosso della sconfitta prussiana di Jena, i Discorsi alla nazione tedesca – qui riproposti nella classica versione di Enrico Burich – muovono da una dura imputazione di egoismo quale causa reale della sconfitta della Prussia e propongono un radicale programma di rieducazione della nazione. Gli individui vanno orientati a sentirsi parte del tutto nazionale, anziché atomi egoistici desiderosi soltanto del proprio benessere particolare. Il senso di appartenenza è non soltanto etnico, ma anche etico-politico e configura un tipo umano che realizza la libertà morale individuale come libertà della comunità nazionale. Un tipo umano che sarà non soltanto la guida per tutti i Tedeschi verso l'unificazione etico-politica, ma anche la guida dell'intera umanità sotto il regno della “ragione pratica” e della libertà secondo ragione.
Introduzione, di Enrico Burich V-XXIV I. Prolegomeni e considerazioni gene-rati 1. II. Quale deve essere la nuova educazione 19. III. Ancora dell'idea della nuova educazione 37. IV. In che cosa differiscono i Tedeschi dagli altri popoli di origine germanica 53. V. Con-seguenze della suddetta differenza 73. VI. Le qualità fondamentali dei Tedeschi guardate nella storia 89. VII. Si approfondisce il concetto della origi-nalità e della germanicità di un popolo 105. VIII. Che cosa s'intende per popolo nel senso alto della parola e che cosa è l'amor patrio 125. IX. A quale cosa già esistente nella realtà va riallacciata la nuova educazione nazionale dei Te-deschi 145. X. Per determinare meglio l'educazione nazionale tedesca 161. XI. A chi spetta di effettuare questo piano di educazione 179. XII. Con quali mezzi possiamo mantenerci in vita fino al conseguimento del nostro intento prin-cipale 197. Sunto del discorso XIII. Si continua la discussione di prima 213. XIV. Conclusione 235. Democrazia etnica e Stato etico, di Francesco Ingravalle 255. Indice dei nomi 271
* Dudù
Gabazkuak
Edizioni di Ar - Librette di controra
Euro 12,00
[“Gabazkuak gabazkuentzat”: “Quelli della notte
per quelli della notte”. Formula della stregoneria
basca.]
Questa è un’avventura di principi, anzi di briganti, anzi di filosofi. Ovvero è la storia e la descrizione vivida di ciascuna di tali figure, l’una separata dall’altra, ma l’una coincidente nel rango con l’altra. Se Adrasto, il principe protagonista del secondo racconto, si fosse trovato nelle condizioni di Umberto, il sanguinario e generoso bandito del primo, scommetteremmo che si sarebbe comportato nello stesso identico modo, desiderando fare il mondo a brani come lui. O se, al posto di entrambe le figure vagheggiate, ci fosse stato Giordano Bruno, il mago sacrificato ai suoi demoni.
Per superiori meriti di stile (una scrittura di una bellezza violenta, che sommuove, atterrisce, incanta, istiga, rapisce), l’autrice ha avuto modo di penetrare la cortina delle fiamme in cui il nolano arse e di fare così la conoscenza di quei demoni, che sono i demoni del coraggio, della lucidità, della lealtà, della libertà. Dai loro abbracci e duelli nascono i grandi romanzi. Nascono anche i demonii – voi dite? Ebbene, dopo aver letto fino in fondo l’epilogo del meraviglioso Gabazkuak il rischio non ci metterà troppa paura...
* E. Malynski - L. de Poncins
LA GUERRA OCCULTA
Armi e fasi dell’attacco ebraico-massonico alla tradizione europea.
A cura di Julius Evola. Postfazione di Giovanni Damiano.
Edizioni di Ar. Euro 20,00
In un saggio magistrale del 1929, uscito su Nuova Antologia, e intitolato “Americanismo e bolscevismo”, Julius Evola denunciava il pericolo rappresentato dall’Oriente bolscevico e dall’Occidente americano, definiti “come due branche di una unica tenaglia [che] cominciano a serrarsi lentamente intorno al nucleo della nostra Europa”. Nel corso di quegli anni fatali, non pochi altri grandi protagonisti della cultura europea, da Spengler a Drieu La Rochelle, da Heidegger a Schmitt, hanno intravisto lo stesso pericolo: l’attacco portato all’Europa da potenze estranee al suo nomos. Anche La guerra occulta di Emmanuel Malynski, una volta liberata dalle sue incrostazioni ‘cospirazioniste’, si rivela essere un’opera sorprendentemente lucida sui destini di un’Europa stretta fra Oriente ed Occidente. Ripercorrere, grazie alle pagine di Malynski, l’inesorabile crisi dell’Europa, è dunque un esercizio di anamnesi storica che ancora oggi mantiene intatta tutta la sua importanza.
* Bartolomeo Balbi,
Yamato Damashii.
La psiche e la virtù bellica del popolo giapponese.
Edizioni di Ar - Sanno-Kai, collezione: 'Yûgao' (il «volto della sera»).
Euro 14,00
Un sottotitolo che non è millanteria di parole. Difficilmente il vocabolo ‘popolo’ è al suo posto nel descrivere l’agglomerato umano che convenzionalmente si definisce composto di connazionali. Ed è raro che a qualcuno o a qualcosa si possa fare il dono della certezza che possegga un’anima. Invece, quello giapponese è certamente un ‘popolo’ e il suo corpo è altrettanto certamente dotato di anima. Un’anima pura, regolare, limpida, intransigente, essenziale, leale, generosa. Dove le altre civiltà hanno conosciuto la storia come un corso rapinoso e lutulento e vario, il Giappone si è semplicemente esteso, facendo del tempo uno spazio, come in uno stato di grazia. L’incantesimo gli riuscì, forse, per l’attitudine a contemplare la fioritura del ciliegio, ad assumere come modello di eccellenza il momento di perfetto, eterno candore del ciliegio. Gli uomini del Paese degli Dei scoprirono che l'eternità non è imparentata con la durata, ma con la perfezione. Poi vennero fedeltà e onore. Poi vennero le innumerevoli guerre combattute e l’agio di condurre, con fortuna e grazia insieme, ogni impresa.
- J. B. Fichte, Lo Stato commerciale chiuso, a cura di Francesco Ingravalle, pp. 154+22; Edizioni di Ar, collezione: "gli Inattuali" n. XXV; euro 15,00
Lo Stato deve garantire la libertà della comunità – e soltanto di conseguenza quella degli individui che la compongono –, attraverso un modello autarchico che elimini la povertà e assicuri a tutti i consociati lavoro e benessere. Nel momento in cui l’interdipendenza economica degli Stati del tempo in cui Fichte scrive Lo Stato commerciale chiuso (1800) si è fatta «transtatualizzazione» dell’economia, le parole del filosofo tedesco suonano come un appello «regressista» rispetto alle teorie economiche e politiche riguardanti lo sviluppo della globalizzazione. Un appello che implica un regime economico che esclude il lusso configurando uno stile di vita destinato al soddisfacimento delle necessità vitali e non alla creazione di nuovi bisogni. In altri termini, visto dalla prospettiva odierna, Lo Stato commerciale chiuso è un modello economico-politico alternativo al capitalismo in via di globalizzazione.
- Carlo Mattogno, Hitler e il nemico di razza. Il nazionalsocialismo e la questione ebraica, pp 132 + 4 illustrazioni; Edizioni di Ar, collezione: "Il tempo e l'epoca dei fascismi" n. 9; euro 15,00
Prendendo spunto da una ben nota tesi eretica esposta da David Irving sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, questo studio esamina a fondo il ruolo di Hitler nel preteso genocidio ebraico secondo la storiografia olocaustica, in particolare il presunto “ordine del Führer” di sterminio ebraico. Dopo aver delineato una storia sintetica degli ebrei sotto il regime nazionalsocialista, l’Autore discute tre aspetti essenziali dell’argomento considerato. Il primo aspetto si riferisce, in modo specifico, ai risultati fallimentari cui è pervenuta sul tema in questione la suddetta storiografia, ridottasi a formulare congetture tanto impalpabili da sconfinare nella parapsicologia. Il secondo aspetto riguarda la revisione della datazione dell’“ordine del Führer” operata alla fine degli anni Novanta dalla storiografia ufficiale, che in tal modo ha suscitato un dilemma insolubile. Il terzo aspetto concerne il preteso rapporto di causa-effetto tra l’“ordine del Führer” e la genesi del campo di Birkenau, tuttora affermato dal Museo di Auschwitz, che è stato però scardinato dalla più recente storiografia olocaustica. Così, sul tema dell’“ordine del Führer” e delle sue implicazioni, questa storiografia negli ultimi decenni si è avvicinata pericolosamente all’autodistruzione.
- Anonimo, De tribus impostoribus - I tre impostori. Mose Gesù Maometto, a cura di Francesco Ingravalle, pp. 72; Edizioni di Ar, collana 'Paganitas' n. XX; euro 9,00
Dal 1239 a oggi non si è ancora cessato di parlare dell’empio trattato intitolato De tribus impostoribus. Quasi ogni avversario delle religioni rivelate è stato accusato di esserne l’autore, a cominciare da Federico II Hohenstaufen. Non possiamo risalire con certezza all’epoca di composizione del testo qui pubblicato e men che meno possiamo pronunciarci con sicurezza sulla questione della “paternità” dell’opera. Una lettura non preconcetta suggerisce che ci troviamo di fronte a un testo certamente empio, ma non ateo, a un testo da cui prorompe l’insoddisfazione per ogni configurazione umana dell’Assoluto e che rivela lo stretto nesso fra religioni e istituzioni politiche nonché l’uso politico costante di ogni religione positiva considerandole, tutte, imposture.
Edizioni di Ar - Casa Editrice di Franco Freda | Sito Ufficiale




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