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    Predefinito Nasce l’asse Fini-D’Alema per ....

    ...rovesciare Silvio.

    Paolo Bracalini

    pg.3 de ilgiornale.it del 24 10 2010

    «Il ribaltone? Non è un colpo di stato».
    Fini lo dice e D’Alema lo sottoscrive.
    A voler pensare male, gli ingredienti per una trappola a regola d’arte ci sono tutti. Il congegno è stato messo in moto dal rilievo di Napolitano, legittimo e sacrosanto (come si sono affrettati a commentare tutti, da sinistra a destra), sul testo del lodo Alfano.
    Improvvisamente, il quadro è cambiato, chiamando in scena due altri attori, con un copione in parte inatteso.
    Prima l’intervista a D’Alema, il gemello diverso di Fini, con l’appello alle forze responsabili di mettersi insieme per archiviare Berlusconi e formare un governo di coalizione.
    Quindi, l’ennesimo colpo alle spalle firmato dall’«alleato» Fini:
    «Su alcune leggi potremmo votare contro. E se ciò portasse alla caduta del governo, allora si aprirebbe una fase nuova».

    La prima occasione è proprio il lodo Alfano.
    La tattica è chiara. Gianfranco offre un accordo di massima sulla giustizia e poi affonda e svuota le parti fondamentali dello scudo.
    La parola d’ordine è: sfinire il Cavaliere fingendo di stringergli la mano.
    E così, nel giro di pochi giorni, i finiani hanno compiuto una nuova giravolta, seguendo il senso tortuoso della tattica disegnata da Fini per ribaltare la maggioranza in Parlamento e saldando l’asse con il tattico del Pd, D’Alema.
    Il lodo retroattivo e reiterabile, votato così anche dai finiani, è così diventato un mostro giuridico, un obbrobrio da emendare al più presto.
    «Se la filosofia è tutelare la funzione quale che sia la persona - ha spiegato Fini - non credo che il Lodo possa essere reiterabile perché non sarebbe una tutela di una persona per un periodo di tempo, ma un privilegio garantito a una persona».

    Eppure, si chiedono nel Pdl, soltanto giovedì scorso la commissione Affari costituzionali aveva bocciato alcuni emendamenti dell'opposizione che proponevano, appunto, la non reiterabilità dello scudo giudiziario previsto dal Lodo Alfano. E con la maggioranza aveva votato anche il senatore Maurizio Saia, unico finiano a sedere nella prima commissione di Palazzo Madama.
    E allora, cosa può essere cambiato in 72 ore, si chiede Osvaldo Napoli del Pdl.

    La domanda è retorica perché negli ultimi tre giorni qualcosa che può aver spinto Fini a insistere su quel punto è successo.
    Lo stop di Napolitano, appunto.
    Con il quale Fini, anche sfruttando la carica che ricopre, ha sempre cercato un rapporto privilegiato.
    Agli occhi dei falchi berlusconiani il tira e molla dei finiani, che prima collaborano al Lodo Alfano portandolo avanti nelle commissioni e votandolo insieme al Pdl, ma poi al minimo intoppo se ne chiamano fuori additandolo come una forzatura berlusconiana, appare come una tattica di puro logoramento.
    Se è questo lo spirito di collaborazione promesso da Fini per portare a termine la legislatura - ragionano nel Pdl - allora è meglio andare allo scontro.

    Parlando Fini con «lingua biforcuta», per leggerne il pensiero conviene allora leggere quel che dice il suo alter ego del Pd, D’Alema, che ha un progetto identico a quello finiano («un governo con al più ampia base parlamentare possibile»), ma che a differenza del leader Fli può giocare a carte scoperte.
    Lo spettro di un governo tecnico, sostenuto da un qualche terzo polo, che cambi la legge elettorale (in chiara ottica anti-Cav) e poco altro.
    Il premier nuovo lo dovrebbe decidere il capo dello Stato, ed è per questo che ogni tensione tra Quirinale e maggioranza viene salutata con un brindisi dai terzopolisti.
    In primis Fini, solo per equivoco esponente dell’attuale maggioranza.

    si sente un volgare menefreghismo nei confronti dei milioni di elettori che hanno espresso chiaramente le loro scelte alle ultime elezioni politiche.
    Ma chi se ne frega....pensa Fini!
    Chssenefrega degli elettori?

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Nasce l’asse Fini-D’Alema per ....

    Berlusconi digerisce il veto sul Lodo ma non l'ultimo affondo di Gianfranco.

    Gioca di rimessa il Cavaliere, sempre più convinto che il Lodo Alfano costituzionale non sarà mai legge ma consapevole che l’approvazione in un ramo del Parlamento - nel caso specifico il Senato - potrebbe avere un peso fondamentale su quel che deciderà la Consulta il 14 dicembre circa la costituzionalità del legittimo impedimento. Per questo Berlusconi abbassa i toni e pur non avendo affatto gradito la lettera inviata dal capo dello Stato al presidente della prima Commissione di Palazzo Madama, Vizzini, arriva perfino a dire di non essere interessato al Lodo.
    Perché ora la partita si gioca sui tempi, su quel 14 dicembre che costituisce una sorta di spartiacque della legislatura. Se la Corte Costituzionale «salverà» il legittimo impedimento, infatti, il premier continuerà ad essere «scudato» fino alla fine del 2011. Insomma, una decisa boccata d’ossigeno.
    E la «pezza d’appoggio» costituzionale a una sentenza in questa direzione sarebbe proprio un primo via libera del Senato al lodo Alfano che metterebbe nero su bianco l’intenzione del legislatore di pronunciarsi a favore di uno scudo per le alte cariche

    È questa la ragione di un balletto surreale, con Berlusconi che segue la via della prudenza nonostante incassi in meno di 24 ore tre significativi altolà: venerdì quello del Colle e ieri quelli di Fini e, per altri versi, di D’Alema (che rilancia un «governo di salvezza nazionale»). Perché se il Quirinale decide in qualche modo di aggiustare il tiro chiamandosi fuori dalle «conseguenze politiche» della missiva a Vizzini ipotizzate da «soggettive interpretazioni e generalizzazioni», ad affondare i colpi ci pensa il presidente della Camera. Che con la consueta tempestività decide di affossare il lodo sostenendo che non dovrebbe essere reiterabile perché in tal modo «non sarebbe una tutela di una persona per un periodo di tempo ma un privilegio garantito ad una persona». Traduzione: sarebbe una legge ad personam. Insomma, nel giorno in cui Napolitano puntualizza che la sua uscita era volta solo a «favorire con la massima imparzialità la correttezza e la continuità della vita istituzionale» - complice anche un colloquio telefonico con Gianni Letta - è la terza carica dello Stato - che per inciso è pure leader di un partito che fa parte della maggioranza - a puntare i piedi. Scoprendo come d’incanto il problema della reiterabilità nonostante solo pochi giorni fa - fa notare Napoli, vicecapogruppo del Pdl alla Camera - il senatore finiano Saia abbia votato contro gli emendamenti delle opposizioni che volevano abolirla. L’ennesima conferma che - anche a voler prescindere dal referendum confermativo - difficilmente il lodo Alfano costituzionale sarà mai legge dello Stato.

    Una riflessione che, con ogni probabilità, avrà fatto anche il Cavaliere. Ecco, quindi, la ragione del low profile: esporsi su un tema tanto caldo rischia a questo punto di essere del tutto inutile. Così, non è strano che venerdì nessuno sia salito sugli scudi dopo la missiva di Napolitano. Anzi, proprio due sere fa Fitto si è presentato fuori dal Petruzzelli di Bari dove Fini aveva in programma un dibattito sul suo nuovo libro. Uno scambio di battute breve e lontano dalle telecamere, con l’augurio del ministro affinché emergano «tutte le ragioni che uniscano e non quelle che dividano».
    Un incontro del quale difficilmente Berlusconi non era a conoscenza.
    Lo stesso Berlusconi che ieri sera, in quel di Arcore, non ha mancato di puntare il dito contro l’ex leader di An dopo la sua uscita sul lodo.
    Pur di logorarmi e crearmi difficoltà - è stato il senso del suo ragionamento - nonostante sia presidente della Camera non si preoccupa neanche più di apparire super partes.

    E pure Bossi entra in campo, così.
    Il Cav e' perseguitato, scelga meglio gli alletati.
    Parlando a Sotto il Monte, provincia di Bergamo, si schiera apertamente con Berlusconi mentre non risparmia critiche a Fini.

    Paolo Bracalini e Adaberto Signori a pg3 de ilgiornale.it 24 10 2010

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Nasce l’asse Fini-D’Alema per ....

    è normale che due persone con le stesse idee politiche facciano accordi, come Fini e d'Alema.
    Ultima modifica di QUINTO; 24-10-10 alle 10:48
    Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Nasce l’asse Fini-D’Alema per ....

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  5. #5
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    Predefinito Rif: Nasce l’asse Fini-D’Alema per ....

    Non ti curar di loro ma guarda e passa.

 

 

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