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    Predefinito Zaia: dal Veneto parte un’altra Europa



    LINGUE: ZAIA, DAL VENETO PRIMA RISPOSTA ALL'EUROPA DEI BUROCRATI


    Venezia - "C'e' un'Europa che non ci piace: e' quella che disdegna la lingua italiana e, con essa, culture e storie millenarie di cui la lingua e' simbolo. Oggi pero', proprio dal Veneto, parte la sfida all'Europa dei burocrati, vittima di una malintesa modernita' che fa strame della nostra identita'.

    Mentre a Bruxelles l'inglese mette all'angolo italiano, francese e tedesco, la Regione Veneto scrive, con l'Universita' Ca' Foscari di Venezia, un capitolo originale, se non del tutto nuovo, del rapporto fra cultura e istituzioni, inaugurando il corso di dialettologia". Cosi' il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, annuncia il varo della convenzione fra Palazzo Balbi e l'Universita' di Ca' Foscari di Venezia per l'istituzione di un corso di dialettologia.

    "Tutto cio' - prosegue il presidente - non accade a caso. Quella stessa gestione burocratica, e asfittica, della lingua che porta in Italia a teorizzare la discriminazione del veneto come lingua madre, induce l'Europa delle burocrazie a discriminare la lingua italiana, quasi fosse un orpello inutile. Di qua, dobbiamo e dovremo misurarci con i sepolcri imbiancati che credono che cultura e lingua siano immutabili nei secoli dei secoli; di la', con gli ultras della comunicazione 'facile' che discrimina tutto cio' che non e' anglofono.

    Il Veneto si propone oggi come laboratorio per un'idea, quella della valorizzazione delle lingue materne, che e' molto piu' che una provocazione. Perche' la difesa dei diritti di uno Stato fondatore e membro dell'Europa a 27 passa dalla valorizzazione e tutela dei diritti delle singole entita' che compongono quello Stato e che - e' giunta l'ora - dovrebbero dar luogo a un nuovo patto fra pari".

    AGI News On - LINGUE: ZAIA, DAL VENETO PRIMA RISPOSTA ALL'EUROPA DEI BUROCRATI


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 27-08-10 alle 22:29

  2. #2
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    Predefinito Rif: Zaia: dal Veneto parte un'altra Europa



    OGM, ZAIA: EUROPA SUCCUBE DELLE MULTINAZIONALI

    Dopo la decisione di Bruxelles di lasciare liberi gli stati di decidere sull'introduzione degli organismi geneticamente modificati, il commento del Presidente del Veneto a CNR: "Sono visceralmente contro gli OGM", dice l'ex ministro all'Agricoltura. "L'Europa è ostaggio delle multinazionali. In Veneto non entreranno mai".


    L'Europa abbandona l'idea di indicare una regola comune a tutti gli stati sugli OGM, gli organismi geneticamente modificati da usare in agricoltura. Ogni stato farà da sé. E in Italia il ministro dell'Agricoltura Galan si dice possibilista, se non apertamente favorevole.

    Ma l'opinione del presidente del Veneto Luca Zaia, ex ministro all'Agricoltura, è completamente diversa. "La decisione della UE dimostra che su queste partite l'Europa non esiste, è ostaggio delle multinazionali che tentano l'ultimo colpo di coda lasciando gli stati liberi di decidere" dice a CNRmedia." Ma i cittadini europei non vogliono gli OGM. Anche dal Veneto faremo battaglia perché gli OGM non entrino mai nel nostro Paese".

    Secondo Zaia, non solo il 75% dei cittadini italiani è contrario agli OGM, ma anche gli agricoltori non li vogliono. "E non è affatto vero", prosegue, "che chi coltiva OGM guadagna di più. E non sono innocui, abbiamo visto che in Germania è stata sospesa la coltivazione di un mais transgenico perché dava problemi di tumori alle cavie da laboratorio. E non risolve la fame nel mondo, perché la produzione non viene certo regalata a chi non ha cibo. Scegliere gli OGM significa consegnare l'agricoltura alle grandi multinazionali. In Veneto non passeranno mai".

    "Io sono visceralmente contro gli OGM", conclude Zaia, "perché è prova provata il fatto che non diano più reddito agli agricoltori e non risolvano affatto i problemi che si dice dovrebbero risolvere".

    OGM, ZAIA: "L'EUROPA E' SUCCUBE DELLE MULTINAZIONALI" - CNR CRONACA


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 30-05-11 alle 21:36

  3. #3
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    Predefinito L’inglese tramonta e il russo si espande

    Interessante articolo de Il Giornale di giorni fa proprio sul declino della lingua inglese.

    L’inglese tramonta e il russo si espande


    Quali saranno di qui a una generazione gli esiti di quella che Louis-Jean Calvet ha chiamato in un suo fortunato libro «la guerra delle lingue in Europa»?

    Il Laboratoire européen d'anticipation politique prevede per il 2025 una serie di «tendenze» suscettibili di dare all’Europa un nuovo assetto linguistico. Alcune di esse, per la verità, si possono constatare sin da oggi. Ad esempio il «grande ritorno del tedesco», che già domina nell’Europa orientale ed è da sempre la lingua «forte» della Ue, estendendosi ben oltre i confini della Germania, come è noto, la quale, diversamente dalla Francia, non ha al suo interno minoranze linguistiche. Tutt’altro che scontata è invece la previsione di una «rivitalizzazione» della lingua francese, che sembra dettata più dalla speranza, o dall’amor patrio, che da un’analisi della realtà.

    IL Leap prevede, più verosimilmente, «il tramonto dell'angloamericano come lingua egemonica della modernità» a causa della fine dell’ordine mondiale nato dopo il 1945. Il destino che si sta profilando per l’inglese è quello di una lingua veicolare con un uso piuttosto informale e un vocabolario limitato. Di contro lo spagnolo, pur restando debole in seno alla Ue causa la frammentazione linguistica della Spagna, rafforzerà il suo ruolo internazionale, minacciando in America la supremazia dell’inglese.

    Nel 2020 il parternariato Russia-Ue produrrà l’entrata del russo nel «purgatorio» linguistico europeo in veste (non ufficiale) di lingua veicolare dei Paesi slavi. Ma secondo il Leap né questo né la pressione delle altre lingue muteranno il sostanziale bilinguismo della Ue, anche perché la presenza del francese impedirà l’ascesa delle altre lingue neolatine. Linguisticamente, insomma, si rafforzerà l’asse Francia-Germania.

    Benché l’italiano sia anche, grazie alla Chiesa, una lingua internazionale, nelle previsioni del Leap non c’è traccia della nostra lingua. Indubbiamente l’italiano non è stato una lingua «imperiale» come spagnolo, francese e inglese, ma non è neppure una lingua nazionale di seconda o terza grandezza come ad esempio il danese (5 milioni e mezzo di parlanti) o l’albanese, che accerchiato, per così dire, da una dozzina di lingue di maggior prestigio, ha solo 600 parole non di prestito. L’italiano conta 57 milioni di parlanti, più della Francia e della Gran Bretagna, con un bacino potenziale di utenza valutato sui 120 milioni di parlanti. È una delle lingue ufficiali della Confederazione Elvetica.

    La Corsica, che fino al 1768 faceva parte della repubblica di Genova, è stata ed è in parte di lingua italiana. L’italiano, infine, è ancora vivo a Malta e non è del tutto sparito nelle ex-colonie africane, né nell’ambito del Mediterraneo. Il Leap constata che «le lingue possiedono delle dinamiche internazionali fondate essenzialmente sulla forza di attrazione della loro cultura di origine» e questo calza a pennello per l’italiano. La nostra, giova ripeterlo, è una grande lingua di cultura (una delle otto più studiate nel mondo).

    Il punto è che gli italiani sembrano non avvedersene: immemori del loro passato, apparvero ad Aldous Huxley come «comparse sullo sfondo di un grande affresco storico». «Questa povera Italia, scriveva nel dopoguerra Vincenzo Cardarelli, che non è riuscita ad accordarsi colla propria tradizione in maniera da poter contare sopra una solida e ben radicata coltura nazionale, è divenuta così babelica a un tratto che tutto ci si può riscontrare, fuorché la certezza del linguaggio!».

    In realtà, con la caduta del fascismo si era interrotta la storia dell’italiano come lingua legata alla coscienza nazionale italiana. Come tante altre realtà simboliche (la bandiera, l’inno di Mameli) suscettibili di evocare il concetto di «patria», l’italiano era stato messo nel cassetto dai costituenti, diventando una lingua per così dire ufficiosa, specchio delle difficoltà degli italiani a riconoscersi in una storia unitaria. Di qui cominciano tutte le sue debolezze e da ultimo la sua clamorosa assenza sulla scena europea.

    L’inglese tramonta e il russo si espande - Cultura - ilGiornale.it del 21-04-2010


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 27-08-10 alle 23:33

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    Predefinito Rif: Zaia: dal Veneto parte un'altra Europa

    Zaia mi sta simpatico. Ad ogni modo, il Veneto offre degli esperimenti interessanti. Personalmente ritengo azzeccata e degna di nota - per non concentrarsi esclusivamente sulla metapolitica, sulla sterile militanza, qualora sia possibile - la strategia di Andrea Miglioranzi della Fiamma Tricolore di Verona, in coalizione con il sindaco Tosi della Lega Nord.
    Ultima modifica di Lucio Vero; 30-04-10 alle 14:46

  5. #5
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    Predefinito Rif: Zaia: dal Veneto parte un'altra Europa

    Interessante l'Europa che ha in mente Zaia, l'Europa "delle lingue" vittime dell'egemonia della lingua "tecnico-commerciale" (l'inglese). Per Zaia c'è una tendenza accentratrice che vuole marginalizzare le lingue madri in Italia come in Europa, da qui propone un modello alternativo, un patto fra territori che ricorda l'Europa decantata da Herder come una comunità di etnie intrecciate dalla Storia.

    Comunque a parte Zaia il discorso delle lingue madri e dell'Europa è interessantissimo, anche la Germania, potenza riemergente d'Europa, ha lanciato una campagna per la valorizzazione della lingua tedesca contro l'egemonia anglofona in sede europea, e contro le ambizioni dei turchi nella stessa Germania. Pure l'esempio del russo, che si espande mentre l'inglese arretra, è da tenere in considerazione, a tal proposito è interessante lo jus sermonis in vigore proprio nella Federazione russa, per altro uno dei cavilli principali che hanno spinto l'Ossezia e l'Abkhazia a chiedere l'annessione a Mosca vedendosi minacciate da Tbilisi dal punto di vista etno-linguistico.


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 27-08-10 alle 22:24

  6. #6
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    Predefinito Zaia no-global contro gli Ogm e le multinazionali

    «Io sto con i no global, quel campo era illegale»


    Quando era ministro dell’Agricoltura ha fatto sua la battaglia anti-Ogm. Oggi, da governatore del Veneto, Luca Zaia commenta in maniera forte la distruzione di un campo di mais geneticamente modificato in Friuli. «È stata ripristinata la legalità», ha detto a caldo. Certo, ha specificato, non difende quel gesto, che comunque a suo avviso ha rappresentato un illecito, ma è convinto che il ripristino della legalità sia avvenuto per il semplice fatto che il primo a commettere un reato a suo avviso è stato chi ha piantato mais Ogm in quel campo, mentre la normativa vigente in Italia vieta espressamente in tutto il paese la coltivazione di prodotti geneticamente modificati.


    Ripristinata la legalità, ha detto. Governatore, difende i no global?

    Non entro nel merito e non voglio fare l’avvocato difensore dei ragazzi che hanno compiuto quell’azione perché hanno commesso un’illegalità entrando in una proprietà privata e distruggendo una coltivazione. Però è altrettanto vero che lì c’era un campo di mais transgenico che in Italia non può essere coltivato, totalmente illegale.


    Molti sapevano di quel campo, nessuno ha agito. Insomma c’era un’illegalità palese, ma chi aveva il dovere di bloccarla non ha fatto nulla.

    Ci sono i tempi della giustizia, certo, ma i cicli biologici, i pollini, non hanno gli stessi tempi. O si elimina il problema o sicuramente qualche contadino confinante con le colture ogm raccoglierà del mais ibridato dal seme transgenico. Io dico questo: il 75% dei cittadini in Italia non vuole gli Ogm. Gli unici che ci guadagnano sono le multinazionali, non è vero che i contadini guadagnano di più. Noi siamo il paese dai 4700 prodotti tipici, questo vuol dire che dobbiamo difendere questa nostra caratteristica. Faccio un esempio: non tutte le macchine rosse sono Ferrari. Bene, noi produciamo, nel campo agricolo, l’equivalente delle Ferrari. Perché mai dovremmo smetterla con le nostre eccellenze per iniziare a portare a casa le auto sgangherate che producono gli altri? Difendiamo fino in fondo la nostra biodiversità.


    Galan ha definito il raid degli attivisti come un atto squadristico. Il ministero che una volta era suo ha cambiato linea sugli ogm?

    Non mi occupo più delle attività del ministero, ma ho una certezza: in Italia non c’è nessuna semente Ogm autorizzata alla coltivazione. Quindi se c’è qualcuno che pianta organismi geneticamente modificati commette un reato. Da un punto di vista normativo in Italia è proibito come in Germania e in Francia, che ha approvato come noi la moratoria. Noi ci stiamo occupando in Europa di ogni richiesta che arriva. Ogni tanto c’è una multinazionale che si sveglia e chiede di poter autorizzare un nuovo seme. Noi continuiamo a dire di no. Il punto è un altro: bisogna fare una moratoria a 360 gradi, è inutile che ogni volta dobbiamo dire di no. L’Italia deve essere Ogm free.


    Nessun compromesso sul tema. Luca Zaia è anti Ogm al cento per cento, insomma?

    Sì. L’ho scritto anche nel mio libro dal titolo “Adottare la terra”. E posso spiegare il perché del mio deciso no agli organismi geneticamente modificati.
    Primo: dove si coltivano gli Ogm i contadini non guadagnano di più. Due: consegnare i semi alle multinazionali vuol dire consegnare tutta l’agricoltura alle multinazionali, che per definizione vogliono solo fare profitto. Terzo: ultimamente si sono creati due mercati distinti. Uno per i poveri, Ogm, e uno per i ricchi, che vanno a comprarsi il cibo biologico. Quattro: non è vero che gli Ogm curano la fame nel mondo. La Fao dice che nel mondo ci sono sei miliardi di cittadini, di cui un miliardo e duecento milioni soffrono la fame. Ma il problema non è quello di arrivare al cibo, bensì di avere i soldi per comprarlo. Non mi risulta che se piantassimo Ogm la produzione che avremmo in più, che sarebbe
    circa il 10% in Italia, verrebbe regalata a chi muore di fame. Anzi si rischierebbe una sovrapproduzione in un mercato che, nella parte ricca che può comprare il grano, non riesce già in questo momento a smaltirlo tutto. E la parte povera del mondo continuerebbe a morire di fame. Ancora: noi siamo la nazione dei 4700 prodotti tipici, la nostra deve essere una difesa della biodiversità. E poi dire no agli Ogm vuol dire dire no alle multinazionali, e questo è un impegno che i cittadini devono prendersi. Ultimo motivo, se ancora ne servissero altri: non è vero che sono innocui. Il mondo scientifico è spaccato a metà. La Germania lo scorso anno, per fare un esempio, ha sospeso un mais perché dava tumori nelle cavie da laboratorio.


    Fosse successo in Veneto e non in Friuli come si sarebbe comportato lei?

    L’avessero piantato in Veneto quel mais, non sarebbe durato fino all’estate. Almeno finché sarò io governatore, non accadrà mai, glielo garantisco. Il mais si pianta in marzo-aprile, non li avrei fatti arrivare fino ad agosto perché avrei agito prima per bloccarli.
    «Io sto con i no global, quel campo era illegale»
    Ultima modifica di Hagakure; 01-09-10 alle 15:24

  7. #7
    Bushidō
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    Predefinito Rif: Zaia no-global contro gli Ogm e le multinazionali


  8. #8
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    Predefinito Rif: Zaia no-global contro gli Ogm e le multinazionali

    Futuro dell'Ogm in Italia

    Zaia chiede una precisa posizione della Chiesa prima di decidere sugli Ogm

    Alla conferenza stampa, il Ministro ribadisce la sua contrarietà agli Ogm


    Roma - "Sugli ogm serve una presa di posizione chiara anche da parte della Chiesa. Ne ho parlato oggi nell'incontro privato che ho avuto con il cardinale Ruini". Così il ministro dell'agricoltura Luca Zaia che durante la conferenza stampa di fine anno ha riaffermato la sua posizione contraria agli organismi geneticamente modificati e accennato al suo incontro con il presidente del comitato per il Progetto culturale della Cei.

    "Non siamo qui per consegnare l'agricoltura ai laboratori genetici né alle multinazionali" ha aggiunto Zaia. Il Ministro ha raccontato di essere stato convinto proprio da un contadino che gli ha spiegato come quei semi genetici, a differenza dei semi naturali, non danno vita, non generano altri semi ma finirebbero per "fermare la natura".

    Durante l'incontro con Camillo Ruini, ha aggiunto Zaia, "abbiamo parlato di molte cose": il Cadinale aveva un piccolo podere a Sassuolo, sua città d'origine. Da qui la sua vicinanza al mondo dell'agricoltura. "Con la Chiesa - ha aggiunto Zaia - dobbiamo avere posizioni comuni e gli ho ricordato che dove c'é un contadino c'é un crocifisso".
    Zaia chiede una precisa posizione della Chiesa prima di decidere sugli Ogm - Newsfood.com


    Ultima modifica di Hagakure; 01-09-10 alle 15:31

  9. #9
    Bushidō
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    Predefinito Rif: Zaia no-global contro gli Ogm e le multinazionali

    Vandana Shiva: "Gli Ogm uccideranno i piccoli coltivatori"

    L'attivista: in India 200 mila suicidi in 10 anni con quei semi modificati ci si indebita per sempre

    ANDREA ROSSI


    È una brutta notizia. È la vittoria dell’Europa dei burocrati e delle lobbies sull’Europa dei popoli, che restano in larga parte contrari all’utilizzo dei semi geneticamente modificati». Vandana Shiva, 58 anni, attivista indiana (nel 1993 ha vinto il «Right Livelihood Award», una sorta di Nobel assegnato a chi si batte per un’economia più giusta), una vita a combattere contro gli Ogm, è diretta come sempre. E delusa: «L’Europa era la grande speranza di chi difende la biodiversità. Per 12 anni aveva resistito a pressioni di ogni sorta. Il sì alla patata Amflora, invece, è una resa».

    Se è per questo anche tra i governi serpeggia un certo malumore: il ministro italiano Luca Zaia propone un referendum e Francia, Germania, Austria, Lussemburgo, Ungheria e Grecia potrebbero appellarsi alla clausola di salvaguardia per bloccare l’autorizzazione.

    «E fanno bene. Meno di un anno fa prima la Francia e poi la Germania hanno bandito le coltivazioni di mais Ogm. E hanno deciso forti di recenti ricerche secondo cui gli Ogm sono nocivi per l’ambiente».

    Molti scienziati sostengono il contrario. E dicono che chi si oppone è agitato da fobie o paure legate alle possibili conseguenze economiche. È così?

    «Ah sì? Vadano a vedere di quanto è cresciuto l’uso dei fitofarmaci dove si sono impiantati gli Ogm. In India otto Stati hanno adottato una moratoria per vietare la melanzana transgenica. L’Ogm non è sicuro. E comunque le conseguenze economiche esistono e sono pesanti: nel mio Paese gli agricoltori che sono passati alle coltivazioni geneticamente modificate sono andati in rovina. E sa perché?»

    Lo spieghi.

    «Ogm equivale a brevetto. Vuol dire che un’azienda può diventare monopolista di un certo seme e imporlo a chiunque lo voglia coltivare. In India coltivare a riso un ettaro, prima che arrivassero le multinazionali con le loro sementi, costava circa 16 mila rupie. Quando molti hanno spostato la coltivazione sulla vaniglia, il costo è salito a 300 mila rupie per ettaro».

    Come è successo?

    «A tanti contadini è stato fatto credere che si sarebbero arricchiti comprando i nuovi semi, che avrebbero incrementato le produzioni. Chi si è lasciato convincere ha scoperto che bisognava acquistare le sementi tutti gli anni - non si riproducono, hanno un gene “suicida”, ed è la dimostrazione che sono contro natura - a un prezzo triplo rispetto ai semi tradizionali. Così si sono indebitati fino al collo. Risultato: 200 mila suicidi in 10 anni».

    Crede che possa succedere anche in Europa?

    «Forse non in modo così dirompente. Ma gli Ogm saranno la rovina dei piccoli produttori: i costi, per loro, diventeranno insostenibili. Perderanno la terra».

    Chi approva la decisione dell’Ue sostiene che le aziende europee potranno entrare nell’agricoltura industriale. Saranno più competitive?

    «Se lo saranno, succederà a danno dell’agricoltura organica e biologica. L’introduzione degli Ogm sarà un genocidio per i piccoli coltivatori. La biodiversità, che è lo strumento per battere la fame, sarà spazzata via. Tutto il mondo rischia di essere soggetto a una dittatura dei semi».

    Oggi un quarto del mais coltivato è Ogm. Secondo molti scienziati è più sicuro: combatte i parassiti senza i pesticidi e non permette la formazione di funghi, responsabili delle microtossine. Perché vi opponete?

    «Perché non così. Una delle cause dell’indebitamento degli agricoltori indiani è stata la spesa in fitofarmaci. Le coltivazioni sono più vulnerabili. Hanno bisogno di più pesticidi e acqua. L’Ogm non cambia l’agricoltura, non ammortizza l’impatto sul clima, né produce più cibo. È solo una resa agli interessi delle lobbies».
    Vandana Shiva: "Gli Ogm uccideranno i piccoli coltivatori" - LASTAMPA.it


    Ultima modifica di carlomartello; 11-08-11 alle 09:55

  10. #10
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    Predefinito Rif: Zaia no-global contro gli Ogm e le multinazionali

    OGM -Una questione strategica per Washington

    Il caso giunse per la prima volta davanti all'Organizzazione Mondiale del Commercio in una serie di documenti consegnati dal governo Bush nel Maggio del 2003, proprio mentre l'occupazione militare dell’Irak entrava in una nuova fase. Il Presidente americano tenne una breve conferenza stampa per dire al mondo che gli Stati Uniti querelavano formalmente l'UE, accusando la sua moratoria sull’approvazione dei prodotti OGM di essere una causa di morte per fame in Africa. Secondo questa logica contorta, il fatto che l’Europa, una delle piu’ importanti regioni industrializzate, ponesse un veto alle sementi OGM, avrebbe indotto i governi africani piu’ scettici a diffidare degli aiuti OGM americani. Questo, secondo Bush, causava un’immotivata “malnutrizione” in Africa poiche’ alcune nazioni rifiutavano gli aiuti alimentari dell’USDA in forma di eccedenze di raccolti OGM.

    Il problema di come rompere la resistenza dell’Unione Europea alla proliferazione delle colture OGM è una delle più importanti priorità strategiche per i controllori della politica di Washington dal 1992, quando l’allora Presidente George H.W. Bush, padre dell’attuale, emano’ un’Ordinanza Esecutiva nella quale si affermava che le colture OGM quali la soia o il mais sono “sostanzialmente equivalenti” a quelle ordinarie e, pertanto, non necessitano di particolari studi o verifiche di sicurezza sanitaria.

    Quella “equivalenza sostanziale” decretata da Bush nel 1992 ha spalancato le porte alla diffusione incontrollata di OGM nell’agricoltura americana. Di fatto, alla base della denuncia del 2003 alla WTO, e a tutto vantaggio degli interessi del mercato agricolo ed in particolare della Monsanto, Dow, DuPont ed altre societa’, c’e’ l’accusa di Washington all'UE di aver violato la dottrina della “equivalenza sostanziale” americana!

    Finche’ l'UE, il secondo mercato agricolo mondiale, si opporra’ strenuamente all'introduzione di colture geneticamente modificate e non testate, la diffusione globale della rivoluzione OGM rimarra’ strategicamente paralizzata. Da decenni, la spaccatura del sistema protezionistico dell’agricoltura europea, che ruota intorno al Programma Comune sull’Agricoltura, è stato uno specifico obiettivo strategico, politico e commerciale del governo degli Stati Uniti e dell’industria agricola americana. La nascita del WTO nel 1995, come risultato dei negoziati del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade, Accordo Generale sulle Tariffe e sul Commercio) durante gli incontri dell’Uruguay Round negli anni ‘80, offri’ per la prima volta la possibilità di costringere l'UE a cedere alle minacce di sanzioni degli Stati Uniti.
    comeDonChisciotte.net - WTO, OGM E LA SUPREMAZIA TOTALE

 

 
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