Ieri pomeriggio ho ascoltato la relazione introduttiva della Meloni nella conferenza stampa tenuta dopo il Consiglio dei ministri, eccezionalmente e simbolicamente, riunito a Cutro. Ho così avuto modo di toccare con mano l’inadeguatezza complessiva della Meloni rispetto al ruolo di presidente del Consiglio. La prima prova di inadeguatezza si connette alla sua desolante povertà di linguaggio, dovuta alla mancanza, nel suo personale curriculum, di una sufficiente formazione scolastica di base. A ciò si aggiunge anche la sua mancanza di un percorso politico-istituzionale –i cui contenuti comunicativi erano stati sinora limitati ai comizi urlati- che l’abbia progressivamente preparata, partendo da quelli più bassi, ad incarichi vieppiù elevati ed impegnativi. Peraltro il Cdm di ieri si è occupato di una materia dai forti connotati tecnici, e cioè l’inasprimento della repressione penale del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che richiede anche il possesso di qualche nozione basilare di diritto. Ne è venuta fuori una avvilente sagra di banalità/insulsaggine di contenuti comunicativi, introdotti dalla improprietà linguistica (ripetuta più di una volta) della “celebrazione” del Consiglio dei ministri. La parola “celebrazione” si addice ai riti (messa, matrimonio…) o alle ricorrenze, agli anniversari (come la Giornata internazionale della Donna) ma non ai Consigli dei ministri, per i quali si può usare la parola “svolgimento”, “riunione”. Giorgia avrebbe dovuto limitarsi a due paroline introduttive generiche e dare subito la parola a Nordio; invece non ha resistito alla tentazione dell’autoesposizione ('celebrativa', qui ci vuole), con i risultanti deprimenti di cui sopra.




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