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    Predefinito Il fascismo massonico di San Sepolcro

    Il programma di San Sepolcro

    Il 1919 non fu solo l’anno della “rivoluzione democratica”, come lo definì Angelo Tasca, ma fu anche l’anno in cui l’ex dirigente socialista Benito Mussolini fondò il movimento fascista (che nel 1921 venne poi definitivamente trasformato in partito politico, con il nome di Partito nazionale fascista): il 23 marzo, in un salone di un circolo milanese in piazza San Sepolcro, furono infatti fondati i Fasci italiani di combattimento. Si trattò all’inizio di un movimento eterogeneo, che intendeva canalizzare differenti correnti di opposizione, prive di solidi riferimenti politici: quella più numerosa comprendeva la “vecchia guardia” interventista rivoluzionaria (ex socialisti, sindacalisti, anarchici); un’altra era composta dagli ex combattenti e in particolare dagli “arditi”; una terza era rappresentata dagli intellettuali futuristi, guidati personalmente da Marinetti. Dalla loro costituzione fino ai primi giorni di giugno l’attività dei Fasci di combattimento fu assorbita quasi completamente dall’elaborazione del programma, che inevitabilmente rispecchiava la poco omogenea composizione del movimento. Le contraddittorie e confuse ispirazioni teoriche dei Fasci dimostrano come il fascismo stesse ancora cercando i propri punti di riferimento sociali, che furono individuati nelle inquietudini degli ex combattenti, nelle frustrazioni della piccola borghesia, nelle spinte protestatarie che covavano anche in seno alla classe operaia.

    Italiani!
    Ecco il programma nazionale di un movimento sanamente italiano. Rivoluzionario perché antidogmatico e antidemagogico; fortemente innovatore, perché antipregiudizievole. Noi poniamo la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti. Gli altri problemi: burocrazia, amministrativi, giuridici, scolastici, coloniali ecc. li tracceremo quando avremo creato la classe dirigente.
    Per questo noi vogliamo, per il problema politico:
    a. Suffragio universale a scrutinio di lista regionale con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.
    b. Il minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni; quello per i deputati abbassato ai 25 anni.
    c. L’abolizione del Senato.
    d. La convocazione di una Assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.
    e. La formazione di Consigli nazionali tecnici del lavoro, dell’industria, dei trasporti, dell’igiene sociale, delle comunicazioni ecc. eletti dalle collettività professionali e di mestiere, con poteri legislativi, e col diritto di eleggere un Commissario generale con poteri di Ministro.

    Per il problema sociale, noi vogliamo:
    a. La sollecita promulgazione di una Legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.
    b. I minimi di paga.
    c. La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell’industria.
    d. L’affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie o servizi pubblici.
    e. La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
    f. Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sull’invalidità e sulla vecchiaia, abbassando il limite di età proposto attualmente da 65 a 55 anni.

    Per il problema militare, noi vogliamo:
    a. L’istituzione di una milizia nazionale, con brevi periodi d’istruzione e compito esclusivamente difensivo.
    b. La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi.
    c. Una politica estera nazionale intesa a valorizzare nelle competizioni pacifiche della civiltà la nazione italiana nel mondo.

    Per il problema finanziario, noi vogliamo:
    a. Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia la forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze.
    b. Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense vescovili, che costituiscono una enorme passività per la Nazione, e un privilegio di pochi.
    c. La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell’85% dei profitti di guerra.

    “Il Popolo d’Italia”, 6 giugno 1919.

  2. #2
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    Predefinito Re: Il fascismo massonico di San Sepolcro

    La regia della massoneria dietro la marcia su Roma e l'ascesa del fascismo
    Grazie a un processo di riconoscimento facciale e a uno studio durato 4 anni, il regista e scrittore Tony Saccucci ha dimostrato la presenza del gran maestro Raoul Vittorio Palermi il 28 ottobre 1922 al fianco di Mussolini


    AGI - C’era la massoneria dietro la marcia su Roma che il 28 ottobre 1922 portò Mussolini al potere in Italia. A 100 anni dalla marcia su Roma sono uscite fuori le prove. Fino ad oggi era noto l’appoggio diretto del gran maestro Raoul Vittorio Palermi a Mussolini, le sue simpatie anche successive al 1922.


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    Così come, d’altra parte, era noto che il potere dei massoni tout court rappresentava l’ultimo baluardo democratico alla scalata del giovane Mussolini. Proprio per questo nel 1925 il Duce mise fuori legge la massoneria e alcuni esponenti finirono male, qualcuno addirittura ucciso.

    Quello di cui nessuno finora ha avuto la prova, era che lo stesso Palermi fosse presente alla marcia su Roma e sfilasse insieme al ristretto gruppo dei futuri ministri e sottosegretari del primo governo Mussolini, che non è superfluo ricordare abbondava di non fascisti (si pensi solo a Gronchi, futuro presidente della Repubblica italiana).

    La ‘pistola fumante’, la prova della presenza della massoneria dietro la marcia arriva oggi grazie allo studio durato quattro anni condotto da Tony Saccucci, regista, sceneggiatore, professore (continua tuttora a insegnare Storia e Filosofia al liceo classico Mamiani di Roma), autore di ‘Marcia su Roma’, il film diretto dal regista irlandese Mark Cousins che ha aperto le Giornate degli autori all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e attualmente in sala.

    Saccucci ha discusso proprio lo scorso 19 settembre la sua tesi di dottorato in Scienze politiche dal titolo ‘Il film della marcia’. Un Phd che ha ottenuto il massimo dei voti e la lode, alla cui esposizione ha assistito anche il professor Fulvio Conti, uno dei maggiori storici di storia della massoneria in Italia.

    “L’uso del cinema come fonte storiografica è il futuro della ricerca storica. Questo è il maggior apporto del mio studio alla scienza storica”, dice Saccucci all’AGI.

    La mattina del 28 ottobre 1922 Raoul Palermi insieme a Ernesto Civelli era dal re alle 7.30 del mattino – si legge nel dottorato - e fu lui a convincerlo a non firmare l’ordinanza di stato d’assedio che avrebbe impedito la marcia. Questo è un episodio noto e viene raccontato anche nel film di Cousins, ma ciò che è del tutto inedito è il fatto che Raoul Palermi prese poi parte alla marcia su Roma in prima fila, accanto a quelli che sarebbero poi diventati i ministri del governo fascista.

    La scoperta di questa presenza tra i vertici fascisti e liberali di quel primo governo Mussolini è arrivata solo questa estate ed è stata frutto di una complessa operazione di alta tecnologia. Un processo di riconoscimento facciale su poche centinaia di fotogrammi del film di Umberto Paradisi dal titolo ‘A Noi! Dalla sagra di Napoli al trionfo di Roma’ dove ci sono le uniche immagini della manifestazione.

    "Ho smontato e rimontato i 64.945 fotogrammi che compongono le 436 scene di 'A Noi!' - racconta Saccucci - poi grazie alla Facoltà di Ingegneria dell'università 'La Sapienza' di Roma (all'equipe della professoressa Francesca Campana) e a Morgana studio (con il Dop Filippo Genovese), sono stati 'matchati' i profili di alcuni manifestanti con foto con didascalia rinvenute su giornali americani ed è stata scoperta la presenza di numerosi massoni noti".

    Am in Rome and Bologna all next week for Italian release of The March on Rome, about Mussolini 100 years ago, and more recent developments... pic.twitter.com/wHyYf13iVa

    — mark cousins (@markcousinsfilm) October 13, 2022
    Tra questi la scoperta più importante riguarda proprio Raoul Palermi. La sua presenza è la cosiddetta 'pistola fumante'. Una presenza fisica mai provata finora. Eppure era lì, in quei fotogrammi, da un secolo.

    Il gran maestro della massoneria, il cui figlio Amleto Palermi aveva un sodalizio artistico ed era stato socio di Paradisi fino al 13 ottobre 1922, fu la prima persona che Mussolini incontrò dopo aver ricevuto l’incarico di formare il governo da parte del re. Di questo ci sono prove documentali. Così come ci sono prove che con Mussolini sfilarono tanti massoni (il celebre Balbo a parte), tra cui Giacomo Acerbo, sottosegretario e braccio destro del Duce, autore della legge che porta il suo nome che, col 25% dei voti, diede a Mussolini il 66% dei seggi in Parlamento.

    Acerbo fu iniziato proprio da Palermi al 32esimo grado del Rito scozzese il 6 novembre, una settimana dopo che aveva assunto la carica di sottosegretario, quando già redigeva i verbali delle riunioni del Consiglio dei ministri.

    Dopo cento anni, dunque, grazie a questo monumentale studio e all’ausilio delle moderne tecnologie dell’università di Roma si aggiunge un tassello importante alla storia d’Italia.

    Palermi dal re Vittorio Emanuele III per convincerlo a non firmare l’ordinanza di stato d’assedio. Palermi, il primo a incontrare Mussolini dopo che questi ha ricevuto l’incarico. Palermi, in posa per la foto di rito col governo. Uno ‘sponsor’ potente che però, come altri illustri personaggi, primo fra tutti il sovrano, non ha ottenuto quanto sperato.

    Per tutta la durata del Fascismo Raoul Palermi scriverà centinaia se non migliaia di lettere al Duce – si può leggere nel lungo lavoro di Saccucci – e, dopo aver tentato il suicidio nel 1929, riceverà una pensione di 3.000 lire al mese fino all’aprile del 1943. All’Archivio di Stato è conservata una delibera datata 25 luglio 1943, ossia il giorno del Gran consiglio che depose Mussolini, in cui si rinnova il vitalizio per Palermi.

    Una fine forse non onorevole per quello che nel 1922 era uno degli uomini più potenti d’Italia (o almeno così sembrava essere in quell’autunno).

    https://www.agi.it/cultura/news/2022-10-28/28-ottobre-marcia-su-roma-intervista-saccucci-18615989/

  3. #3
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    Predefinito Re: Il fascismo massonico di San Sepolcro

    All’armi siam fascisti, anzi massoni
    di Marcello Veneziani
    Pubblicato il 19 Settembre 2021

    In una giornata d’autunno di cent’anni fa un gruppo di giovanotti in abiti borghesi posa davanti al Teatro Augusteo di Roma dove sta nascendo il Partito Nazionale Fascista. Tra loro il ventiseienne Dino Grandi, unico col cappello in testa, il ventiquattrenne Italo Balbo, con la sigaretta in bocca e un bastone, i ventiseienni Giuseppe Bottai e Ulisse Igliori, e il più giovane di tutti, il ventitreenne Curzio Malaparte. Nella foto che segue ci sono i quadrumviri della Marcia su Roma: Michele Bianchi, Cesare Maria De Vecchi, Emilio De Bono, lo stesso Balbo, e i due vicesegretari del Pnf, Attilio Teruzzi e Achille Starace.

    Cos’hanno in comune questi signori? Sono fascisti, direte voi, anzi sono il fascismo, Duce a parte. Si, ma non solo: tutti i camerati appena citati risultano affiliati alla Massoneria. Tutti. Di alcuni di loro era noto, di altri no. E sono la quasi totalità della nomenklatura fascista. Non è presente nelle foto ma è presente in spirito e in loggia anche il fascista intransigente per antonomasia, Roberto Farinacci, massone pure lui. E’ impressionante scorrere gli elenchi e le relative qualifiche massoniche nel libro appena uscito di Luca Irwin Fragale La Massoneria nel Parlamento. Primo novecento e Fascismo, edito da Morlacchi University Press.

    All’alba del governo Mussolini erano ben 267 i parlamentari affiliati alla Massoneria: una loggia più che un emiciclo. Massoni di riti diversi furono altri nomi importanti nella storia del fascismo: il sindacalista Edmondo Rossoni, il gran ministro Araldo di Crollalanza, il gran giurista Alfredo De Marsico; e Peppino Caradonna, Bernardo Barbiellini Amidei, Aldo Finzi, Balbino Giuliano e Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, Alberto Beneduce, il futuro patron dell’Iri e Giacomo Acerbo, autore della legge elettorale che porta il suo nome; Ezio Maria Gray, che sarà poi esponente dell’ Msi, Armando Casalini e tanti altri.

    Di massoni ce ne sono anche dalla parte opposta: dal leader dell’opposizione aventiniana Giovanni Amendola al comunista e disertore Francesco Misiano, dal socialista Ivanoe Bonomi al compagno Arturo Labriola, dal futuro partigiano Emilio Canevari al democratico sociale Andrea Finocchiaro Aprile, dal demoliberale Luigi Luzzatti al socialista Corso Bovio, da Pietro Mancini (padre di Giacomo) a Mario Berlinguer, della nota famiglia. E personalità come Vittorio Emanuele Orlando, l’economista Maffeo Pantaleoni, gli scrittori Paolo Orano e Sem Benelli, tanti sindacalisti rivoluzionari. Un elenco infinito. Senza dire dei massoni “esoterici”.

    Considerando che quasi tutte le personalità significative del fascismo appartenevano o transitarono per la Massoneria, non si può nemmeno parlare d’infiltrazione, almeno nei primi anni del regime fascista e nel tempo che lo precede. Oltre i casi personali e famigliari, le relazioni e gli opportunismi di carriera o le infiltrazioni strategiche del potere massonico nelle istituzioni e nei partiti, anche più avversi, c’era pure un movente politico e ideale.

    I Massoni erano da un verso risorgimentali (Garibaldi, si sa, era un Gran Maestro e la Massoneria ebbe un ruolo decisivo nel processo unitario) e dall’altro erano nemici del Trono e dell’Altare, della Tradizione cattolica, degli Imperi centrali. Il grande evento storico che li unì fu la Prima Guerra Mondiale che da un verso si poneva in Italia come il compimento del Risorgimento e dall’altro verso nasceva contro l’Ancien Regime, le potenze restauratrici del Congresso di Vienna. La Massoneria, già legata al mondo internazionale, liberale e radicale, aprì al nazionalismo e ai sindacalisti rivoluzionari. Anche una parte dei socialisti si convertì all’interventismo: tra loro spicca il compagno Benito Mussolini. Che diventò interventista intervenuto; abbandonò la direzione de l’Avanti! e fondò il Popolo d’Italia. Lo fece con l’aiuto di Filippo Naldi, massone e amico di massoni che sostennero l’impresa. Dal punto di vista ideologico, precursore della svolta interventista mussoliniana fu il compagno avvocato e docente Giuseppe Rensi, filosofo e massone. L’interventismo e la guerra coagularono energie giovanili e anche intellettuali di prim’ordine. Lo stesso D’Annunzio, in odore di massoneria, scrisse col sindacalista e massone Alceste De Ambris la Carta del Carnaro per Fiume e ammise: “Senza l’appoggio incondizionato della massoneria, l’impresa di Ronchi non avrebbe potuto raggiungere il suo obbiettivo”.

    Mussolini si avvalse del sostegno massonico ma quando fu al potere se ne volle liberare, anche per le ingerenze franco-inglesi. Vi risparmio la storia raccontata in dettaglio da storici di diverso orientamento, da Gianni Vannoni ad Aldo G.Mola. La svolta fu il delitto Matteotti, con la longa manus della Massoneria nella vicenda. Venne la legge per sciogliere la Massoneria che da allora diventò nemica giurata del fascismo. E vennero gli attentati a Mussolini, ben quattro in pochi mesi. Il primo fu di un deputato socialista e massone, Tito Zaniboni nell’anniversario della Vittoria, il 4 novembre del 1925. Zaniboni finì in carcere e uscirà solo nel ’43. La fece franca invece il confratello generale Luigi Capello, nascosto dai fratelli massoni. Il Concordato con la Chiesa allargò la rottura con la Massoneria.

    Alla seduta del Gran Consiglio il fatidico 25 luglio del ’43, otto massoni votarono contro Mussolini; due confratelli furono invece dalla sua parte, Farinacci e Buffarini Guidi. Poi ci fu il governo Badoglio, con tanti massoni. Insomma, la massoneria è alle origini del fascismo e della sua caduta, del regime e dell’opposizione. La storia non si può scrivere in bianco e nero, ha tante sfumature di grigio.



    MV, Panorama (n.39)

  4. #4
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    Predefinito Re: Il fascismo massonico di San Sepolcro

    https://www.marcelloveneziani.com/articoli/allarmi-siam-fascisti-anzi-massoni/

  5. #5
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    Predefinito Re: Il fascismo massonico di San Sepolcro

    Quello stretto (ignorato) legame tra massoneria e fascismo

    L’origine del fascismo va spostata al 1914, cioè alla fondazione del Popolo d’Italia, il giornale di Mussolini finanziato dalla massoneria, che serviva a spezzare il fronte pacifista e “portare il paese alla guerra” per completare le ‘conquiste’ risorgimentali. È la tesi, basata su un gran numero di documenti, sostenuta nel libro di Gerardo Padulo, L’ingrata progenie.


    I libri di storia ben scritti hanno fascino. E quello scritto da Gerardo Padulo ne ha. E molto. Innanzitutto per il tipo di scrittura che, documentata alla virgola, non è né pedante né noiosa. Poi per la novità e l’autorevolezza con cui disegna del fascismo e del suo rapporto con la massoneria un quadro tanto diverso da quello conosciuto da farlo risultare inedito e insieme ovvio. Sto parlando di L’ingrata progenie. Grande Guerra, Massoneria e origini del Fascismo (1914-1923), edito da Nuova Immagine (208 pagine, 30 euro).

    Padulo sposta l’origine del fascismo dall’adunata di San Sepolcro nel 1919, dopo la guerra, alla fondazione del Popolo d’Italia nel 1914, prima della guerra. Non è questione di poco conto. Il Popolo d’Italia è un giornale voluto e finanziato dalla massoneria “per portare il paese alla guerra” e per “fare della guerra una guerra di popolo”. Il socialista Mussolini serve a spezzare il fronte pacifista del Partito socialista mettendolo così in condizioni di non nuocere: il Popolo d’Italia «non spaccò il Partito socialista ma lo immobilizzò su un dibattito sterile da cui nascerà la parola d’ordine “né aderire né sabotare”».

    Per la massoneria l’entrata in guerra obbediva a un imperativo categorico: solo la guerra avrebbe potuto portare a compimento le “conquiste” del risorgimento ponendo fine al pacifismo, all’arrendevolezza, alla pusillanimità, all’oscurantismo, incarnati dalla tradizione cattolica della popolazione italiana. Fatta l’Italia bisognava fare gli italiani e per farlo era indispensabile ricorrere alla guerra. Mussolini e i fascisti servivano perfettamente allo scopo.

    Padulo sostiene a ragione che, per “mettere in discussione tutta la guerra” e “per capire il fascismo”, bisogna “rifare la storia della sua fase originale”, strettamente collegata alla strategia massonica: per comprendere perché e come nasce il fascismo “la massoneria è una via obbligata”. Ma non si tratta di un’impresa facile dal momento che “sulle origini del fascismo grava il peso delle interpretazioni” e “le lezioni dei maestri rischiano di oscurare l’evidenza dei fatti”. L’unica strada è partire dai documenti. Ai documenti, ad una straordinaria abbondanza di documenti e ad una altrettanto straordinaria maestria nel padroneggiarli, è affidato il racconto storico impostato da Padulo che ribalta la leggenda storiografica dominante proprio grazie all’abbondanza del ricorso alle fonti (le più varie).

    Se, come risulta in maniera inconfutabile, tra fascismo e massoneria il legame è strettissimo e costitutivo dall’inizio, cioè dal 1914 e dalla fondazione del Popolo d’Italia, allora veramente, come recita il titolo, Mussolini e i fascisti che nel 1923 dichiarano l’incompatibilità fra fascismo e massoneria sono “un’ingrata progenie”. Perché lo fanno? Per rispondere con serietà alla domanda, bisogna seguire Padulo nelle sue lucide e documentatissime analisi. No. Mussolini non è stato un uomo solo al comando.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il fascismo massonico di San Sepolcro

    https://lanuovabq.it/it/quello-stretto-ignorato-legame-tra-massoneria-e-fascismo

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    Predefinito Re: Il fascismo massonico di San Sepolcro

    Solite esagerazioni.
    È vero che nelle fasi iniziali del fascismo molti aderenti, anche importanti, appartenevano alla massoneria, ma il movimento fascista per origini e finalità era tutt'altro che massonico. Mussolini, che sin dai tempi della sua militanza socialista aveva preso nettamente posizione contro la massoneria, volle sfruttare alcune entrature nella loggia massonica di Raoul Palermi (che era più "conservatrice" dell'altra loggia) per favorire la sua ascesa al potere, ma poi, una volta al governo, prima impose di scegliere fra l'adesione alla massoneria e la permanenza all'interno del PNF (1923) e poi fece approvare una legge contro le società segrete (1925), che ebbe per effetto lo scioglimento di ogni loggia massonica all'epoca ancora esistente. Quando Alberto De Stefani nel settembre del '22 fece presente a Mussolini un pronunciamento anti-massonico dei federali fascisti riunitisi a Vicenza, il Duce rispose che i tempi non erano ancora maturi per un atto del genere. Ma poi i tempi maturarono e...si sa come andò a finire. Peraltro, gli ambienti massonici internazionali poco gradirono - per usare un eufemismo - la politica di Mussolini nei confronti della Chiesa Cattolica, che portò alla stipulazione dei Patti lateranensi nel 1929 e alla risoluzione della "questione romana".
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

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    Predefinito Re: Il fascismo massonico di San Sepolcro

    Eppure Mons. Benigni attaccò ferocemente il fascismo in quanto movimento colluso con la massoneria....

  9. #9
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    Predefinito Re: Il fascismo massonico di San Sepolcro

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Eppure Mons. Benigni attaccò ferocemente il fascismo in quanto movimento colluso con la massoneria....
    Se è per questo, mons. Benigni dal 1922 in poi, una volta che Mussolini diventò presidente del consiglio, iniziò ad avere un giudizio più benevolo nei confronti dell'operato del fascismo. Addirittura, le precedenti preclusioni di mons. Benigni vennero meno al punto che il fondatore del Sodalitium pianum giunse a collaborare con l'OVRA in funzione anti-massonica, anti-liberale ed anti-comunista. Dopo il Concordato del '29, nonostante le frizioni (poi risolte) del '31, l'atteggiamento di mons. Benigni diventò ancor più favorevole, seppur non privo di riserve.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

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