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  1. #1
    INVICTIS VICTI VICTURI
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    Question Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    Vaimanika Shastra - Wikipedia

    Vymanika-Shastra, i 32 segreti - Wikipedia

    Cosa ne pensate di questo manuale?

    Ci sarà qualcosa di vero o è tutta una bufala?

    Atlantideo
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-02-10 alle 15:17

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    Citazione Originariamente Scritto da Atlantideo Visualizza Messaggio
    Vaimanika Shastra - Wikipedia

    Vymanika-Shastra, i 32 segreti - Wikipedia

    Cosa ne pensate di questo manuale?

    Ci sarà qualcosa di vero o è tutta una bufala?

    Atlantideo
    Generalmente ne ho sentito parlare come di un testo autentico come una banconota da ventidue euro, ma non escluderei che sotto il probabile strato di bufale possa celarsi qualche vera intuizione antica.

    Bisognerebbe compiere un esame approfondito.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-02-10 alle 15:18
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    A tale riguardo consiglio vivamente anche la lettura del seguente testo, a breve sarò in grado di postare altro materiale.

    Ragnarok


    ----------------
    Presenze estranee nell'antichità

    di Lord David William Davenport


    Solo ora il problema della possibilità di vita intelligente su altri pianeti sta prendendo piede in termini di indagine scientifica. I primi tentativi di ricerca sono stati condotti dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica, accanto e di pari passo ai loro programmi spaziali, ma finora solo nel nostro Sistema Solare. Questo limite di distanza, molto circoscritto, con molta probabilità è principalmente dovuto al fatto che tra gli altri problemi la nostra tecnologia non riesce a superare quello la cui base è stata identificata da Einstein nella teoria della relatività: la velocità della luce.
    In questo caso siamo senz’altro di fronte a una legge di fondo che regola il rapporto materia-distanza, probabilmente valida per l’intero Universo. Tuttavia essa non necessariamente dove essere considerata l’unica.
    La ricerca futura, prima o dopo, certamente dimostrerà che all’interno delle coordinate di Einstein esistono leggi che consentono il superamento della velocità della luce. Quando la nostra tecnologia avrà capito questo "fattore X", ci sarà probabilmente il contatto con le forme di vita intelligente all’interno della nostra galassia.
    Questo non vuol dire che forme di vita sviluppata su qualche lontano corpo celeste siano al nostro livello di conoscenza tecnologica. Al contrario, tutti i dati che sono in nostro possesso - da quelli relativi ai testi antichi agli affreschi, alle sculture e ai disegni fino ai nostri "oggetti non identificati" - sembrano testimoniare che questi esseri già siano a conoscenza del "fattore X".
    Altrimenti, se avessero considerato la legge di Einstein come un limite invalicabile, non avrebbero attraversato gli spazi e lasciato presso di noi un ricordo cosi nitido della loro presenza.
    Voglio parlare dell’importanza di indagare nel nostro passato.
    Credo, dopo anni di ricerca, che l’approccio più importante per capire la vita su altri pianeti e la chiave della loro tecnologia sia proprio nell’indagine del materiale che ci viene dal nostro passato più antico.
    Questa osservazione può sembrare assurda a molti. Ed è comprensibile, se si prende in considerazione che tutta la cultura occidentale basa i suoi valori su quelli della società industriale, relativamente giovane, e analizza la storia antica dal punto di vista filosofico, mitologico e simbolico.
    Tutto ciò che è antico per l’uomo moderno è simbolo di "non-cultura" e di "non-civiltà".
    Partendo da questo presupposto è comprensibile che i testi antichi vengano interpretati come le fantasie di un popolo di selvaggi. Al massimo si studiano gli antichi scritti orientali come manuali di mitologia e di filosofia assieme.
    Al contrario, io sono arrivato alla conclusione che questi testi sono il racconto fedele della storia dei nostri avi, i quali avevano molto poca fantasia e non vagheggiavano mai, come vorrebbero alcuni linguisti occidentali, di una terra delle meraviglie.
    Certamente, i dati storici sono stati mescolati, con il passare del tempo, a quegli elementi simbolici, mitologici e filosofici che hanno colpito i nostri studiosi. Il Ramayana, il Mahabarata e il Rg Veda, però, per fare gli esempi più noti, possono consentire agli archeologi e agli studiosi di avvicinarsi con un ragguardevole livello di approssimazione al nostro passato.
    Se sono veri i dati che fanno riferimento alle città, come può essere dimostrato dal Carbonio 14, se sono veri quelli relativi a guerre e all’avvicendarsi delle dinastie degli Ariani, come dimostrano le ricerche di cronologia astronomica, perché dovrebbero essere falsi quando fanno riferimento a viaggi spaziali?
    Si può obiettare: perché non esisteva una tecnologia avanzata.
    Ma la risposta è: chi ci garantisce che i nostri antenati non abbiano visto esseri di altri pianeti o addirittura non abbiano convissuto con loro?
    Nessuno, a meno che non si invochino le "certezze" della società industriale moderna.
    Qualcuno potrebbe ancora notare: è più facile fare le ricerche sugli avvistamenti moderni, visto che esiste una gran quantità di materiale.
    Bene, esaminiamo la questione da tale punto di vista.
    Abbiamo anni di avvistamenti, tanti, cosi tanti da costringere americani e sovietici a installare centri di ricerca. Ma come si può senza ombra di dubbio provare che un UFO è un’astronave extraterrestre?
    Dobbiamo lasciare da parte le voci, non provate, che gli americani abbiano preso prigionieri alcuni abitanti di navicelle spaziali.
    Dobbiamo lasciare da parte queste voci perché non c’è materiale sufficiente per condurre, a nostra volta, una ricerca. Esaminiamo invece, gli "incontri ravvicinati del primo tipo", i normali avvistamenti.
    Si tratta, in questo caso, per lo più di oggetti volanti non identificati che sfrecciano nel cielo, che potrebbero essere qualsiasi cosa, in genere impossibili da identificare anche se si usano i più sofisticati strumenti.
    Prendiamo in considerazione gli "incontri ravvicinati del secondo tipo", quando questi oggetti lasciano impronte sulla terra, disturbano gli animali e, a volte, lasciano ustioni, paralisi temporanee e nausee nei presenti.
    Come si fa a dimostrare senza ombra di dubbio che si tratti di navicelle extraterrestri, solo perché segni e dati ci sembrano "diversi" e sconosciuti?
    Veniamo ai famosi "incontri ravvicinati del terzo tipo", che avvengono in genere in aree isolate, davanti a una o più persone.
    Per quel che si sa, gli americani girano da tempo attorno al problema ma raramente riescono a mettere le mani su qualcosa di più di una descrizione vaga e di alcune prove, in genere terrificanti. Anche in questo caso siamo lontani dal riuscire a individuare come e perché ci siano state queste visite, quali mezzi siano stati usati, da quali pianeti vengano le civiltà a noi sconosciute.
    Al massimo si può tentare di fare una raccolta di dati e, usando le statistiche, ci si può orientare verso "qualcosa", ma difficilmente si avrà la prova che questo qualcosa esiste veramente.
    Persino nei confronti delle fotografie, la scienza più ufficialmente scettica ha buon gioco a sostenere che esse non sono prove.
    Le note fotografie di George Adamski indicateci da Sir Desmond Leslie, ad esempio, sembrano corrispondere a quello che immaginiamo debbano essere le navicelle extraterrestri, per forma, dimensione e proporzioni.
    Ma nessuna prova scientifica, nessuna ricerca ci può fare affermare: si tratta senz’altro di una navicella aliena. Senza contare che le fotografie da sole non ci permettono di andare avanti nelle nostre conoscenze tecnologiche, di capire quel "fattore X" cui accennavo prima.
    Questo materiale raccolto ci dimostra tuttavia che il fenomeno degli avvistamenti deve essere messo al primo posto nella nostra ricerca scientifica.
    Il problema è quello di imboccare la strada giusta.
    Ed ecco che interviene l’indagine sui testi antichi. I nostri antenati, secondo me, hanno avuto incontri del primo, secondo e terzo tipo. In molti casi, addirittura, sembrano aver convissuto con esseri extraterrestri per un ragionevole spazio di tempo, a giudicare da quello che ci hanno tramandato, dalle cose scolpite, dalle pitture e dagli affreschi, dall’esperienza che hanno raccontato oralmente.
    In questa direzione, un’importanza dominante la devono avere i testi scritti, facilmente databili. Di per sé, nessuna scultura, nessuna pittura prova qualcosa.
    Ma se sono messe a confronto con quanto è tramandato, allora si può arrivare a una seria probabilità di successo nell’indagine scientifica.
    Prendiamo ad esempio, la pietra tombale più nota, scoperta dall’archeologo messicano Alberto Ruz Lhuillier nel 1949, nel Tempio delle Iscrizioni di Palenque. Sono stati scritti numerosi saggi in genere favorevoli all’ipotesi che si tratti di una navicella galattica. Ingegneri aeronautici, come John Sanderson, hanno disegnato la sagoma dell'astronave. Ma se si arriva al fondo, nessuno ha portato una prova inconfutabile che vada al di là di una supposizione seppure fortemente motivata. La risposta a Palenque è sicuramente sommersa nella letteratura e nella tradizione del popolo che ha immaginato e ha riportato sulla pietra la "navicella spaziale". In alcuni casi persino la letteratura cui popoli vicini può aiutare.
    Bisogna recuperare manoscritti, confrontarli, datarli, capire le interpolazioni successive, togliere le mitologie dalla cronaca dei fatti. Una procedura non facile, che richiede in genere la formazione di un tema scientifico.
    Come è successo con Mohenjo Daro.
    Sono partito da una tradizione popolare di un’esplosione antica, ho analizzato il Ramayana, ho confrontato la mia ipotesi con quella di alcuni studiosi indiani, sono andato sul posto, ho fatto condurre le analisi sulle pietre fuse, 2000 anni avanti Cristo, da un équipe di geologi dell’Università di Roma.
    Dopo queste operazioni, si può dire quasi con matematica certezza: quell’esplosione non fu naturale.
    Considero questo solo un primo passo per analisi successive, che dovranno scartare anche il residuo margine di dubbio che qualcuno potrebbe avanzare.
    Sto conducendo la stessa operazione sugli avvistamenti nell’antichità e sulle esperienze tramandate dai nostri antenati. Io credo che nel passato sia sepolta la soluzione per il nostro futuro, forse anche un orientamento per capire quel "fattore X" attorno al quale stiamo girando da tempo.
    Solo confrontando i dati tecnici estremamente dettagliati che ci raccontano gli antichi Ariani con quelli oggi in nostro possesso si può capire quale probabilità c’è che entrambi siano veri.
    Le fotografie di Adamski acquistano ben altro significato se risultano simili, come sembra, agli strumenti utilizzati sulle navi conosciute nell’antico passato. Le pitture smettono di essere frutto della fantasia di un artista per diventare un avvistamento reale. Soprattutto, la scienza ufficiale non ha appigli per smontare quello che faticosamente, pezzo per pezzo, è stato oggetto di ricerca.
    A mio parere, soloattraverso questo metodo comparativo un UFO non sarà più un oggetto non identificato ma diventerà una navicella spaziale, identificata e concreta.

    Roma, 1979.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-11-10 alle 14:15

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    La necessità di tenere nascoste ai profani le vie del cielo per il bene dell'umanità fu il proposito di re Ashoka, imperatore buddhista della dinastia Maurya vissuto in India dal 304 al 232 a.C.

    Egli creò la "Società Segreta dei Nove Sconosciuti" con il compito di catalogare la scienza del tempo in nove libri, tra cui erano annoverati i segreti della gravitazione, custoditi in luoghi remoti dell'Asia.

    Diversi anni fa i cinesi rinvennero antichi documenti sanscriti che trattavano dell'antigravità presente nell'uomo, capace di far levitare ogni cosa e conosciuta 10.000 anni fa anche nell'Antico Egitto, essendo stata impiegata nella costruzione delle Piramidi.

    I veicoli interstellari chiamati "Astras" avevano la facoltà di rendersi invisibili, grazie all'energia antima, e di operare deviazioni nello spazio–tempo tramite la facoltà di "diventare pesanti come una montagna di piombo".

    Notiamo che "astra" in lingua latina è il plurale di stella, mentre antima ha dato origine ad antimateria, etimologicamente un'energia composta interamente di antiparticelle.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-11-10 alle 14:17
    «L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano le tasse, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono» da "Codice della vita italiana", Giuseppe Prezzolini

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    Posso chiederti la fonte di queste informazioni? Mi interessa molto l'argomento!

    Grazie.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-02-10 alle 15:21

  6. #6
    Alto Misayoq
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    Predefinito Riferimento: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    Citazione Originariamente Scritto da Ragnarok Visualizza Messaggio
    Posso chiederti la fonte di queste informazioni? Mi interessa molto l'argomento!

    Grazie.
    La Lingua Sanscrita e la Dottrina Segreta sono alla base di ogni lingua nota e di ogni religione...

    ACAM - VIMANA
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-02-10 alle 15:21
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  7. #7
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    VIMANA, LE ASTRONAVI DEGLI DEI

    (Astronavi aliene nell’antico Israele e nell'antica India)



    In India:

    Con il termine sanscrito "vimana" ("vimanam" in pali) vengono indicati misteriosi oggetti volanti descritti negli antichi poemi epici indù, dalle prestazioni del tutto superiori a quelle delle moderne astronavi. Negli antichissimi testi religiosi della filosofia indiana le astronavi venivano descritte come i mezzi di trasporto usate dagli “esseri celesti” durante i loro viaggi. In uno di questi testi, il Ramayana di Valmiki si legge testualmente: "La splendente astronave irradiava un bagliore fiammeggiante. Fiammeggiando come un fuoco rosso vivo, volava il carro alato di Ravana. Era come una cometa nel cielo". L’astronave era dunque una macchina fragorosa che, decollando, si ammantava di una forte luminosità. “…Quando partì, il suo rombo riempì tutti i quattro punti cardinali".



    In Israele:

    Non sono solo gli antichi Purana (testi storici) indiani a descriverci l’esistenza di astronavi e di esseri alieni… Molte testimonianze le troviamo anche nella Bibbia. Il profeta Ezechiele, descrive alcuni esseri ed anche il veicolo usato da questi. La storia è ambientata tra Babel e Nippur, nei pressi del fiume Kebar, era il quinto giorno del mese di Tammuz (giugno luglio), era il quinto anno della deportazione del re Jojakin (593 a.c.). A Ezechiele appare un turbine tempestoso, proveniente dal nord, emetteva fumo, sembrava una nube, con al centro un nucleo folgorante di fuoco, che continuamente si rinnovava. Man mano che la macchina volante si avvicinava al profeta, questo ne discerne, meno confusamente le diverse parti. In quel fuoco, qualcosa brilla come un fulmine. Quattro esseri dall’aspetto umano si fanno avanti. Infatti, la testa e il petto, la parte cioè più alta e frontale, che sono visti per primi, hanno caratteristiche umane. Ciascuno di essi, subito dopo, svela quattro aspetti:



    1. Fattezze di uomo;

    2. Fattezze di leone sul fianco destro;

    3. Fattezze di toro sul fianco sinistro;

    4. Fattezze di ali come di aquila per la parte posteriore;



    Ciascuno possedeva quattro ali, due coprivano il corpo e due erano tese verso l’alto, le ali di uno potevano toccare quelle dell’altro. Queste ultime muovendosi producevano il rumore dell’oceano in tempesta. Di sotto le ali usciva un paio di braccia. Gli esseri erano disposti perpendicolarmente in forma di croce: nord-sud e est-ovest. Tra di essi, Ezechiele discerne, ora, muoversi rapidamente fuoco vivo, che brucia a mo di fiaccole e sprigiona lampi. Accanto ad essi, poi, guardando verso il veicolo che li aveva condotti fin la, Ezechiele nota quattro turbine, la loro forma è poco comune, ognuna pareva ne avesse un’altra dentro, incrociatesi ad angolo retto. Il veicolo era di proporzioni gigantesche, tutto ricoperto di oblò e si muoveva in sintonia con quegli strani esseri. Gli esseri sembravano dipendere dall’energia di quella macchina. Dall’insieme risultava una specie di carro maestoso, indefinibile. Sulla cima di quella macchina vi era una sorta di cupola luminosa, trasparente che brillava come il cristallo che sovrastava la testa di quegli esseri. Sotto la cupola si intravedeva un seggio, qualcosa di simile ad un trono e su di esso stava seduto un uomo dalle apparenti fattezze umane, un uomo la cui luminosità era come quella del fulmine, sembrava risplendere come fuoco vivo. Un alone gli brillava intorno, simile all’arcobaleno tra le nubi. A quel punto Ezechiele si spaventa e si getta con la faccia a terra…



    Torniamo in India:

    Le astronavi potevano essere equipaggiate con potenti armi da guerra. Nel Mahabharata queste potenti veicoli vengono descritti in modo molto particolareggiato, nella sezione Drona Parva, leggiamo: "Costruiremo un’astronave di grande potenza. La mente divenne il suolo che sosteneva quel veicolo, la parola divenne il binario sul quale voleva procedere. Tutti i discorsi e tutte le scienze erano raccolte in essa, tutti gli inni, ed anche il Suono Vedico “vashat”. E la sillaba “om” piazzata davanti a quel carro lo rendeva straordinariamente bello. Quando si muoveva, il suo rombo riempiva tutti i punti cardinali. Antiche tradizioni tibetane, parlano di un "magico cubo volante" chiamato duracalapam, grazie al quale i monaci in meditazione sostenevano di essere in grado di spostarsi in qualsiasi angolo della Terra. La distinzione, netta e precisa di un’astronave, compare nel testo Samsaptakabagha: "Quando veniva usato quella macchina era enormemente risplendente, come un carro celeste che vola nel cielo". Nel Ramayana, nel VI libro dello Yuddhacanda, si legge del combattimento fra Rama e Ravana con “dardi” infuocati, lanciati da navi spaziali mosse da motori dai cui scarichi “uscivano faville” e nel Samaranga Sutradhara troviamo ben 230 Sloka (versi) dedicati ai principi della costruzione delle aeronavi.

    Torniamo in Israele:

    La Bibbia narra di alcuni esseri chiamati Nefilim e li definisce antichi eroi. La Bibbia, un libro antico che parla di esseri ancora più antichi.



    Genesi 6:1

    “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli degli Elohim (esseri celesti), videro che le figlie degli uomini erano belle e si accoppiarono con esse…”



    Genesi 6:4

    “C’erano sulla terra i Nefilim a quei tempi -e anche dopo- quando i figli degli “esseri celesti” si univano alle figli degli uomini e queste partorivano loro dei figli, sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”.



    Qui la Bibbia si ferma, ma la storia viene ripresa da un antico testo, il “Libro dei Vigilanti”, il cui autore è l’Enoc biblico.



    Libro dei Vigilanti 6:1-6

    “Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, che in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E i figli degli esseri celesti, i figli del cielo, le videro, se ne innamorarono e dissero fra loro:

    “Venite, scegliamoci delle donne fra le figlie degli uomini e generiamoci dei figli”. E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: <<Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che solo io pagherò il fio di questo atto>>. E tutti gli risposero e gli dissero: <<Giuriamo, tutti noi e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremmo in essere>>. Allora tutti insieme giurarono e tutti quanti si impegnarono vicendevolmente ed erano in tutto, duecento. E scesero in Ardis, cioè sulla vetta del monte Armon e lo chiamarono così, poiché su esso avevano giurato e si erano scambiati promessa impegnativa”.



    Seguono i nomi dei duecento “esseri celesti” che scesero sulla Terra, per accoppiarsi con le figlie dell’uomo. Dopo essersi accoppiati, insegnarono alle loro mogli e ai loro figli la loro scienza in ogni dettaglio… il resto della storia la potete trovare sul “Libro dei Vigilanti”



    Torniamo in India:

    Dal Mahabharata: “Gli esseri celesti volavano sulle loro aeronavi, come portati dalle nuvole, raggiungevano tranquillamente la loro meta: i luminosi Adita nel loro splendore, i Marut muovendosi nell’aria; gli alati Suparna, i Naga coperti di squame e i Gandharva famosi per la loro musica: a bordo di splendenti veicoli celesti, tutti insieme solcavano il cielo limpido e azzurro”.



    I testi vengono scarsamente tradotti perché si dovrebbe ben sapere che, se fossero rivelati pubblicamente, verrebbero male usati. Gli studiosi preferiscono evitare di interpretare alcuni dei brani quali il seguente, di ordine prettamente tecnico: “Forte e durevole deve essere il corpo, come un grande “uccello” volante, di materiale leggero. Dentro si deve porre il motore al mercurio, con sotto l'apparecchio in ferro per il riscaldamento. Per mezzo della forza latente del mercurio, che mette in moto le turbine, un uomo seduto all'interno può viaggiare nel cielo, in modo meraviglioso, percorrendo grandi distanze. Quattro forti contenitori di mercurio debbono essere costruiti nella struttura interna. Quando sono stati riscaldati per mezzo dei contenitori di ferro, l’astronave sviluppa la forza del tuono attraverso il mercurio. E subito diventa come una perla nel cielo... Tuttavia, se questo motore di ferro con le giunture appropriatamente saldate viene riempito di mercurio e il calore viene condotto fino alla parte superiore, sviluppa potenza con il ruggito di un leone... I possibili movimenti dell’aeronave sono l'inclinazione, l'ascesa e la discesa verticale, gli spostamenti avanti e indietro, l' ascesa normale, la discesa normale, la progressione su lunghe distanze grazie all'opportuna regolazione delle parti funzionanti che assicurano il moto perpetuo. La forza e la durata di queste macchine dipende dai materiali usati”. Ecco ora alcune delle qualità principali dell’astronave, può essere invisibile, trasportare passeggeri, essere resa piccola e compatta, muoversi in silenzio (se deve essere usato il suono deve esservi una grande flessibilità di tutte le parti mobili che debbono esser costruite alla perfezione); deve durare a lungo; deve esser ben coperta; non deve diventare troppo calda, troppo rigida o troppo morbida; può essere mosso da melodie e ritmi.
    Per questo motivo molti studiosi di sanscrito e di ebraico, che hanno potuto leggere gli antichi Sastra (scritture rivelate) indiani e ebraici, si sono convinti che in un passato remoto alcuni esseri celesti, siano scesi sulla Terra.

    Vimana. le astronavi degli dei
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  8. #8
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    Predefinito Rif: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    Citazione Originariamente Scritto da Il Matto Visualizza Messaggio
    VIMANA, LE ASTRONAVI DEGLI DEI

    (Astronavi aliene nell’antico Israele e nell'antica India)

    Vimana. le astronavi degli dei
    Quando culture diverse sia pure con parole diverse finiscono col raccontare gli stessi avvenimenti è probabile che vi sia della verità in essi.

  9. #9
    INVICTIS VICTI VICTURI
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    Predefinito Rif: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"


  10. #10
    INVICTIS VICTI VICTURI
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    Predefinito Re: Rif: Vaimanika Shastra o "Scienza dell'Aeronautica"

    (14° segreto)

    Suroopa

    «attraendo i 13 tipi della forza Karaka menzionati nel Karaka-Parakarana, applicando aria sovraccarica di neve e proiettandola attraverso il tubo convettore d’aria verso gli specchi pushpinee-pinjula nel lato anteriore destro del Vimana e focalizzandoli sopra il raggio Suragha, apparirà a chi guarda il Vimana una donzella celeste coperta di fiori e di gioielli».

 

 

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