
Originariamente Scritto da
Ochtopus
Per chi ha ancora il coraggio di dire che il giornale non è di berlusconi o altre amenità.
Parte dalla corazzata berlusconiana la nuova crociata sull'informazione: precisamente da
Vittorio Feltri (direttore del 'Giornale' di famiglia),
Daniela Santanchè (nella sua doppia veste di sottosegretario e di proprietaria della concessionaria di pubblicità del medesimo 'Giornale'),
Maurizio Belpietro (ex 'Giornale' e 'Panorama' ora a 'Libero') e
Augusto Minzolini (direttore del berlusconianissimo Tg1, scelto personalmente dal Cav.). Insomma tutta gente direttamente o indirettamente alle dipendenze del premier che ha
deciso di lanciare un'offensiva per 'la libertà di stampa sotto attacco' (sic!), come ha detto proprio Santanché presentando il convegno di martedì a Roma.
Il risultato è un pomeriggio surreale, dove alla stampa considerata avversaria non è consentito fare domande e le uniche autocritiche dei relatori consistono nel non essere stati abbastanza vicini al regime:
"Dobbiamo fare un'ammissione", dice ad esempio Santanchè: "
Abbiamo lasciato troppo tempo da solo Silvio Berlusconi nella sua denuncia dell''asse di ferro fra magistrati e giornalisti di sinistra. E abbiamo lasciato troppo tempo da soli i giornalisti. Giornalisti di pura razza come Feltri, Belpietro, Ostellino, Ferrara, Fede, Rossella". E, fra gli applausi scroscianti del pubblico, viene citata anche anche Oriana Fallaci, "abbandonata a se stessa quando immaginava un mondo migliore".
Presente in sala tutto l'establishment dell'attuale potere italiano: tra gli altri, il ministro della Difesa
Ignazio La Russa, il capogruppo del Pdl
Maurizio Gasparri, il coordinatore del Pdl
Denis Verdini, i ministri
Sandro Bondi e
Renato Brunetta.
Insomma, se nella tradizione americana il giornalismo dovrebbe essere un 'cane da guardia' del potere, qui invece abbiamo il potere che applaude e coccola i giornalisti amici.
Da questa compagnia nasce quindi l'idea di istituire "
un tavolo costante di vigilanza": ieri
con Feltri, Belpietro e Minzolini, fra due settimane con
Giorgio Mulé (attuale direttore di 'Panorama', ultimamente nei casini per i tentativi di dossieraggio fiscale degli avversari di Berlusconi) e
Mario Sechi (oggi direttore de 'Il Tempo', già a 'Panorama' e al 'Giornale').
Insomma, le Pravde italiane si autoincaricano di 'vigilare' sulla libertà di stampa.
Minacciata da chi, non è ben chiaro, ma il nemico principale qui è la magistratura: e quando Feltri annuncia che la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione delle indagini sulla casa di Montecarlo dal pubblico si alza un coro di "Noooooo" indignati, e qualcuno grida pure: "Ma è assurdo!". Gli altri avversari evocati in sala sono i 'giornalisti di sinistra', i comitati di redazione, l'Ordine dei giornalisti e i sindacati.
N
el pubblico c'è chi se la prende con la Gabanelli, chi con Santoro, chi si lamenta perché Paragone e Vespa non sono in prima serata. Ci dice Michela Biancofiore, deputato del Pdl, che "
anche a sinistra ci sono degli ottimi giornalisti, solo che predicano la filosofia dell'odio". Un esempio? "
A Bolzano c'è un quotidiano locale del gruppo L'Espresso ("l'Alto Adige", ndr)
che pubblica solo foto mie bruttissime, con l'intento di screditarmi. Questo atteggiamento genera odio".
E, come conclude Minzolini, nel giornalismo "chi non si adegua alla sinistra viene emarginato". Infatti lui è direttore del primo telegiornale italiano.
I media di B. all'attacco - L'espresso
Tanto perchè sian chiari, espliciti e dichiarati gli scopi e le posizioni quando sentirete bonfonchiare un banana che tenta di negare che i suddetti pagliacci siano servi di berlusconi.