Re: Nel piccolo sta il grande
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Vladimir Ilyich
L’hai detta giusta: indossano l’uniforme del minchione, una versione involgarita della divisa da consulente globale di programma Italia.
quelli di programma italia , mediolanum e varie assortite non me li toccare ... gli voglio bene, un mese sì e l'altro pure mi invitano a qualche convention che di fatto sono cene sontuose in location spettacolari, mai comprato nemmeno un euro di prodotti, ma loro invitano per categorie professionali ... lunga vita ai promotori finanziari.
Re: Nel piccolo sta il grande
Sul treno per Foggia con i giovani “lanzichenecchi”
Un gruppo di ragazzi poco educati e un signore con i capelli bianchi che usa carta e penna, legge Proust e i giornali in inglese protagonisti di questo racconto d’estate di Alain Elkann
Non pensavo che si potesse ancora adoperare la parola “lanzichenecchi” eppure mi sbagliavo. Qualche giorno fa, dovendo andare da Roma a Foggia, sono salito su una carrozza di prima classe di un treno Italo. Il mio posto assegnato era accanto al finestrino e vicino a me sedeva un ragazzo che avrà avuto 16 o 17 anni.
T-shirt bianca con una scritta colorata, pantaloncini corti neri, scarpe da ginnastica di marca Nike, capelli biondi tagliati corti, uno zainetto verde. E l’iPhone con cuffia per ascoltare musica. Intorno a noi, nelle file dietro e in quelle davanti, sedevano altri ragazzi della stessa età, vestiti più o meno allo stesso modo: tutti con un iPhone in mano. Alcuni avevano in testa il classico cappello di tela con visiera da giocatore di baseball di colori diversi, prevalentemente neri, e avevano tutti o le braccia o le gambe o il collo con tatuaggi piuttosto grandi. Nessuno portava l’orologio.
Io indossavo, malgrado il caldo, un vestito molto stazzonato di lino blu e una camicia leggera. Avevo una cartella di cuoio marrone dalla quale ho estratto i giornali: il Financial Times del weekend, New York Times e Robinson, il supplemento culturale di Repubblica. Stavo anche finendo di leggere il secondo volume della Recherche du temps perdu di Proust e in particolare il capitolo “Sodoma e Gomorra”. Ho estratto anche un quaderno su cui scrivo il diario con la mia penna stilografica.
Mentre facevo quello, i ragazzi parlavano ad alta voce come fossero i padroni del vagone, assolutamente incuranti di chi stava attorno. Parlavano di calcio, di giocatori, di partite, di squadre, usando parolacce e un linguaggio privo di inibizioni.
Intanto il treno, era arrivato a Caserta. Non sapevo che per andare da Roma a Foggia si dovesse passare da Caserta e poi da Benevento. Pensavo di aver sbagliato treno, ma invece è così. Non ho mai rivolto la parola al mio vicino che o taceva ascoltando musica o si intrometteva con il medesimo linguaggio nella conversazione degli altri ragazzi.
A un certo punto, poco dopo Benevento, mentre erano sempre seduti o quasi sdraiati ai loro posti, ammassando nei vari cestini per la carta straccia lattine di Coca Cola o tè freddo, uno di loro ha detto: «Non è che dobbiamo stare soli di sera: andiamo a cercare ragazze nei night».
Un altro ragazzo più piccolo di statura e con il viso leggermente coperto di acne giovanile ha detto: «Macché night! Credetemi, ho esperienza. Bisogna beccare le ragazze in spiaggia e poi la sera portarle fuori e provarci. La spiaggia è il posto più figo e sicuro per beccare».
Quella conversazione sulle donne da trovare era andata avanti mentre io avevo finito di scrivere sul mio quaderno ed ero immerso nella lettura di Proust. Loro erano totalmente indifferenti a me, alla mia persona, come se fossi un’entità trasparente, un altro mondo.
Io mi sono domandato se era il caso di iniziare a parlare col mio vicino, ma non l’ho fatto. Lui era la maggioranza, uno nessuno centomila, io ero inesistente: qualcuno che usava carta e penna, che leggeva giornali in inglese e poi un libro in francese con la giacca e i pantaloni lunghi.
Per loro chi era costui?
Un signore con i capelli bianchi, una sorta di marziano che veniva da un altro mondo e che non li interessava. Pensavano ai fatti loro, parlavano forte, dicevano parolacce, si muovevano in continuazione, ma nessuno degli altri passeggeri diceva nulla.
Avevano paura di quei ragazzi tatuati che venivano dal nord, lo si capiva dall’accento, o erano abituati a quel genere di comportamento?
Arrivando a Foggia, mi sono alzato, ho preso la mia cartella. Nessuno mi ha salutato, forse perché non mi vedevano e io non li ho salutati perché mi avevano dato fastidio quei giovani “lanzichenecchi” senza nome.
https://www.repubblica.it/cultura/20...chi-408733095/
Re: Nel piccolo sta il grande
Re: Nel piccolo sta il grande
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Originariamente Scritto da
Indra88
per non dimenticare
Beh io oggi ero una presenza assai più inquietante al tavolo vicino ai minchioni… ahem agli agenti immobiliari: un centinaio di chili per 190cm in t-shirt nera, abito nero taglia 58, scarpe da sbirro ed occhio ceruleo che sprizzava voglia di uccidere.
Re: Nel piccolo sta il grande
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Originariamente Scritto da
Indra88
mica sei costretto a rivolgerti all' agente immobilire, puoi anche combinarti senza con un altro privato o l' impresa... non capisco il punto.. che t' hanno sfatto?
In effetti tutti coloro che si occupano di intermediazione, che guadagnano su beni e servizi su prodotti non loro sono di fatto dei parassiti.
Le agenzie immobiliari non portano alcun valore aggiunto. Si interpongono solo tra chi offre un bene e chi lo acquista.
Ciò accade sempre più sovente che ci sia qualcuno che si interpone tra chi offre e produce e coloro che acquistano.
Ciò che irrita di più è che alla fine costoro senza produrre nulla, senza rischiare nulla ottiene la fetta del guadagno maggiore.
Quando poi non si creano vere e proprie catene di intermediari che si interpongono tra il produttore ed il consumatore finale.
Allungamento della filiera per dare a tutti di che magiare ed arricchirsi in questi passaggi di mano!
Saluti
Re: Nel piccolo sta il grande
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Originariamente Scritto da
Vladimir Ilyich
1) non mi sono “fatto vanto”. Ho detto che non posso provare invidia né della loro fisicità, né del loro stile e neppure del loro salario
2) non è scritto da nessuna parte che un comunista debba ammantarsi di ipocrita umiltà.
3) e comunque definire “lavoratori” certi sciacalletti del terziario è un po’ stiracchiato.
ma tu che lavoro fai per dare dello "sciacalletti del terziario" agli altri ?
Re: Nel piccolo sta il grande
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Originariamente Scritto da
Gaudente
ma tu che lavoro fai per dare dello "sciacalletti del terziario" agli altri ?
Lo sanno tutti: mi occupo di robotizzazione della chirurgia ortopedica.
Re: Nel piccolo sta il grande
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Il Pasquino
In effetti tutti coloro che si occupano di intermediazione, che guadagnano su beni e servizi su prodotti non loro sono di fatto dei parassiti.
Le agenzie immobiliari non portano alcun valore aggiunto.
Se cosi' fosse , perche' non compri/vendi immobili direttamente ? Cosa te lo impedisce ?
Re: Nel piccolo sta il grande
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Originariamente Scritto da
Gaudente
Se cosi' fosse , perche' non compri/vendi immobili direttamente ? Cosa te lo impedisce ?
Sai che palle, se ti piace il lavoro non avrai lavorato un giorno.
Re: Nel piccolo sta il grande
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Originariamente Scritto da
Gaudente
Se cosi' fosse , perche' non compri/vendi immobili direttamente ? Cosa te lo impedisce ?
Non riesce a sopportare l’idea di mettersi i mocassini senza calze e con le nappine danzanti - che sono evidentemente necessari per avere successo nel mondo immobiliare.