
Originariamente Scritto da
Nostradamus
Cari compagni del forum — sì, compagni, perché quando si parla di politica italiana sembra sempre di essere in un congresso del 1903 dove ci si divide in fazioni dai nomi esotici pur litigando sulle stesse tre poltrone — vorrei proporvi una riflessione: forse, ma dico forse, viviamo in una democratica e modernissima dittatura della minoranza.
Sì, perché abbiamo un Paese dove il 40% dei cittadini va a votare con la stessa serenità con cui si rinnova l'abbonamento alla palestra che non frequenterà mai: “tanto è incluso nel pacchetto”. Questa minoranza civicamente iperattiva, sono i nostri bolscevichi moderni: pochi, agguerriti, convinti di star salvando il mondo mentre in realtà stanno salvando giusto il loro posto nella catena alimentare del parassitismo istituzionalizzato.
Dall’altra parte, il 60% dei menscevichi contemporanei: la maggioranza silenziosa, silenziata, autosilenziata e orgogliosa di non partecipare alla festa perché “tanto è tutto inutile”, “sono tutti uguali”, “io non voglio avere niente a che fare con quel sistema”. Che tradotto suona più o meno: “non voglio pagare il biglietto per uno spettacolo in cui gli attori rubano pure le sedie al pubblico”.
E qui sta l’ironia suprema: la minoranza che vota decide tutto, la maggioranza che non vota subisce tutto. È il capolavoro della democrazia al contrario: una sorta di rivoluzione bolscevica dei tempi moderni, solo che invece di proclamare l’uguaglianza universale proclamano l’eterna stabilità del loro stipendio pubblico, della loro consulenza da 3.000 euro al mese, o della loro poltroncina para-statale con vista su buffet e rimborsi.
Il 40% guida la barca. Il 60% non rema, non sale, non nuota e pretende pure di non bagnarsi. E nel frattempo il Paese affonda come una carretta del mare con più assessori che salvagenti.
E allora eccoci qui, menscevichi e bolscevichi, tutti insieme, a recitare la stessa commedia da decenni. La minoranza che governa, la maggioranza che protesta, nessuno che cambia niente.
Ma attenzione: in questa storia non ci sono buoni o cattivi. Ci sono solo parassiti volontari e parassitati consenzienti. Un ecosistema perfetto. Una simbiosi involontaria. Una distopia soft-touch che manco Huxley avrebbe osato descrivere.
Perché in fondo, la vera domanda non è chi comanda.
La vera domanda è: chi ha ancora voglia di partecipare al gioco?
E la risposta, purtroppo, è chiara:
solo chi ci guadagna.