"QUANDO SENTO PARLARE DI CULTURA METTO MANO ALLA PISTOLA!"
"QUANDO SENTO PARLARE DI CULTURA METTO MANO ALLA PISTOLA!"
Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) fu uno dei più importanti gerarchi nazisti, Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945, Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945, Ministro plenipotenziario per la mobilizzazione alla guerra totale dall'aprile 1945, generale della Wehrmacht con l'incarico della difesa di Berlino dall'aprile del 1945, e, dopo il suicidio di Hitler, (30 aprile 1945), per quasi due giorni, Cancelliere del Reich.
Essendo laureato in filosofia e letteratura, e comunque una delle persone più colte tra i nazionalsocialisti del Terzo Reich[1], furono in molti (tra cui lo stesso Führer Adolf Hitler) a chiamare il Ministro Herr Doktor (cioè Dottore)[2]. Le sue tecniche di propaganda furono uno dei fattori che consentirono al Partito Nazista l'ascesa al potere in Germania nel 1933.
Joseph Paul Goebbels nacque il 29 ottobre 1897 a Rheydt (oggi quartiere di Mönchengladbach[3]), importante centro dell'industria tessile della Nord Reno-Westfalia che all'epoca contava circa trentamila abitanti, figlio di Fritz, capo operaio di una fabbrica tessile del luogo, e di Maria Katharina Odenhausen, figlia di un fabbro.
La sua infanzia fu segnata da una grave malattia: l'osteomielite (infiammazione del midollo osseo), o secondo altre fonti una forma di paralisi infantile, che lo colpì a sette anni, attorno al 1904. Un'operazione chirurgica al femore sinistro non riuscì, tanto che la gamba sinistra rimase per sempre più corta dell'altra. A causa di questo difetto, che lo costrinse a camminare zoppicando vistosamente per il resto della propria vita, Goebbels non poté prendere parte alla Prima guerra mondiale rimanendo così privato di un'esperienza che sembrava, almeno in un primo momento, tanto gloriosa ai giovani della sua generazione. Successivamente però Goebbels fece circolare la notizia secondo cui egli fosse un veterano della Grande Guerra e che il suo infortunio fosse dovuto a una ferita bellica[4].
La sua invalidità non gli impedì tuttavia di continuare con profitto gli studi; entrambi i genitori erano cattolici devoti, tanto che il futuro ministro nazista della propaganda dovette in massima parte ai cattolici la propria formazione durante gli anni della gioventù; gia all'inizio degli anni Venti, tuttavia, la sua fede andava scemando in quanto egli rifiutava gli elementi filo-pauperistici del cristianesimo[5].
Dopo essere passato successivamente attraverso otto università (tra cui una francescana e una olandese), il giovane Goebbels si laureò nel 1922 in filosofia presso l'Università di Heidelberg. Dopo un'iniziale infatuazione politica per Anton Graf von Arco auf Valley[6] (attivista anticomunista ed antisemita che nel 1919 assassinò il primo ministro repubblicano della storia della Baviera Kurt Eisner), nel giugno sempre del 1922 udì parlare Adolf Hitler per la prima volta e, sedotto dalla veemente oratoria del capo nazista, si convertì alle sue idee e si iscrisse al partito nazista.
Nel 1925 Gregor Strasser, deputato nazista eletto già nel 1924 alla Dieta bavarese e poi al Reichstag - cui Hitler aveva affidato il compito di riorganizzare il partito nel nord -, lo udì parlare per la prima volta, e gli offrì il posto di suo segretario personale, posto che era stato fino a quel momento occupato da Heinrich Himmler. Nella lotta svoltasi all'interno del NSDAP che vide contrapposto Hitler all'ala proletaria e radicaleggiante del partito, Goebbels si schierò inizialmente a favore dei fratelli Strasser e di quest'ultima, facendo proprie molte delle idee dei principali avversari interni del Führer.
Nell'autunno 1925 Goebbels fu in prima linea al fianco di Strasser nel sostenere la campagna per l'espropriazione dei beni dei nobili decaduti, proposta dai deputati comunisti e socialdemocratici: nel novembre 1925 l'assemblea dei capi nazisti dei distretti settentrionali, capeggiata dai fratelli Strasser e dallo stesso Goebbels, scelse ufficialmente di seguire questa linea, ma il 14 febbraio 1926 Hitler stroncò definitivamente la "ribellione" di Strasser e di Goebbels, costringendoli a rinunciare al loro programma. A quel punto Goebbels provò una delusione cocente nei confronti dell'uomo che tre anni prima aveva salutato come un profeta, ma Hitler, positivamente impressionato dal giovane renano, fece in modo di portarlo dalla propria parte: il 29 marzo 1926 offrì a Goebbels di parlare in pubblico a Monaco il successivo 8 aprile. Goebbels accettò, e da quel momento in poi fu completamente riconquistato dal Führer. Nell'agosto del 1926 ruppe ufficialmente con Strasser e passò completamente agli ordini di Hitler, di cui divenne il seguace più radicale e fedele, fino alla fine.
Dal film di propaganda statunitense Preludio alla guerra (1942) della serie Why We Fight.Verso la fine dell'ottobre 1926 Hitler nominò Goebbels Gauleiter di Berlino, con il compito di guadagnare la capitale tedesca, considerata una città «rossa», al nazionalsocialismo. La maggior parte degli elettori era socialista o comunista, e a Goebbels era affidato il compito di portarla dall'altra parte. Egli portò avanti questa operazione, seppur con risultati non sempre soddisfacenti[7], con fanatismo ed inesauribile energia riuscendo ad affascinare ed attrarre verso il nazionalsocialismo numerosi elettori dei quartieri operai della città (capisaldi elettorali del Partito comunista tedesco, il KPD).
Nel 1928 venne eletto deputato al Reichstag; nel 1929 venne ufficialmente incaricato della propaganda su tutto il territorio nazionale. Infine, nel 1933, Goebbels venne chiamato a rivestire la carica di Ministro della Propaganda (e l'equivalente carica all'interno dello NSDAP come Reichsleiter) del primo gabinetto Hitler, carica che manterrà ininterrottamente fino alla fine sua e del Terzo Reich. In tale veste Goebbels assunse il controllo totale di ogni ramo dell'informazione e della vita culturale e sociale tedesca (stampa, cinema, teatro, radio, sport), ovunque applicando con rigore i principi della "morale nazista" e divenendo così il vero e proprio "dittatore della cultura" del Terzo Reich. Fu il principale artefice delle campagne di "arianizzazione" rivolte contro l'«arte degenerata» e la «scienza ebraica, massonica e bolscevica» che costrinsero all'esilio centinaia di artisti e scienziati, ebrei e non. Rimangono famosi i roghi di libri che egli organizzò a Berlino istigando gli studenti nazionalsocialisti a perlustrare e saccheggiare le biblioteche alla ricerca di opere proibite dal regime.[8]
Durante la guerra, e specialmente dopo i primi rovesci al fronte che resero critica la situazione della Germania, l'abile opera di propaganda portata avanti da Goebbels con perizia e fanatismo riuscì in buona parte a convincere il popolo tedesco ad accettare i sempre più numerosi sacrifici che gli erano imposti. Egli applicò un modo di fare propaganda all'epoca ritenuto molto efficace e derivato dalle teorie del Behaviourismo, basato sulla continua ripetizione di notizie parziali o palesemente false rigidamente controllate dal vertice: il futuro «radioso» della Germania, il pericolo delle «orde asiatiche» che non avrebbero avuto pietà della Germania, la crudeltà degli alleati che chiedevano una «resa incondizionata», le «armi miracolose» sono solo alcuni dei temi utilizzati che contribuirono ad alimentare la resistenza quando l'esito della guerra, dopo gli iniziali successi, era già compromesso e ad allontanare l'ora della disfatta.
Marzo 1945, congratulazioni con un sedicenne nell'impiego al fronteDurante l'ultimo mese di guerra (aprile 1945), Goebbels ricevette dal Führer due importanti nomine che lo resero ufficialmente il numero due del Terzo Reich; dapprima venne nominato Ministro plenipotenziario per la mobilizzazione alla guerra totale, poi generale della Wehrmacht con l'incarico della difesa di Berlino. Quest'ultimo incarico significò molto per Goebbels perché, anche se per pochi giorni, era entrato nell'esercito, possibilità sempre negatagli durante la Grande Guerra per via della poliomielite che lo rese non idoneo a prestare servizio militare. Hitler, nelle sue volontà, lo nominò Cancelliere del Reich della Germania (con Karl Dönitz come Presidente del Reich).[9]
Morto Hitler, subentrò al cancellierato (30 aprile 1945), rimanendo in carica un solo giorno, fino alla morte (1º maggio 1945).
I dettagli delle ultime ore e della morte di Goebbels, di sua moglie e dei loro sei figli (vedi famiglia Goebbels) sono ancor oggi in parte non completamente chiariti.
Il Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa (Berlino) è stato edificato nell'area originariamente occupata dal palazzo e dalle proprietà di GoebbelsLa sera del 1º maggio, alle ore 20, la signora Goebbels insieme ad un medico delle SS, Helmut Kunz, narcotizzò i suoi figli con della morfina. Una volta addormentati Magda Goebbels (forse con l'aiuto del dottor Ludwig Stumpfegger), li uccise rompendo dentro la loro bocca una capsula di cianuro, potentissimo veleno.
Poi Goebbels, secondo la ricostruzione fatta da alcuni storici, sparò alla moglie rivolgendo quindi l'arma verso di sé; secondo altri studiosi, invece, egli e la moglie, date disposizioni per la cremazione dei loro corpi, si sarebbero fatti uccidere con due colpi alla nuca esplosi da un attendente. Di fatto, quando i loro corpi vennero ritrovati dai sovietici erano carbonizzati a tal punto da non poter discernere la verità.
http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Goebbels
Joseph Goebbels -
La conquista di Berlino
Collana Adel
€ 35
“C’è poco dell’opportunista nell’uomo-Goebbels, fedele sino in fondo al proprio destino, sicuro di non ingannare sé stesso né il suo popolo nell’anticipare, sin dalle prime battaglie, la visione di uno scontro titanico fra opposte visioni del mondo che avrebbe segnato il volto della Civiltà di un intero secolo.” (Marco Tarchi)
"Non basta sottomettere più o meno pacificamente le masse al nostro regime, inducendole ad assumere una posizione di neutralità nei confronti del regime. Vogliamo operare affinché dipendano da noi come da una droga."
(Joseph P. Goebbels)
Ultima modifica di Avamposto; 23-08-10 alle 21:20
Obiettivi e tecnica della propaganda nelle direttive di Joseph Goebbels
Documenti -
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Tratto da: J: Goebbels, Revolution der Deutschen. 14 Jahre Nationalsozialismus, 1933
Nel neoistituito ministero per l’educazione popolare e per la propaganda vedo il collegamento fra governo e popolo, il contatto vivo tra il governo nazionale, quale forma d’espressione della volontà del popolo, e il popolo stesso. Così come nelle settimane passate abbiamo sperimentato la realizzazione di un crescente allineamento {Gleichschaltung) fra politica del Reich e politica del Lander, considero ora quale primo compito del nuovo ministero l’allineamento fra governo e l’intero popolo. Non credo che avremmo raggiunto il nostro obiettivo con una maggioranza parlamentare del 52 per cento. Un governo che deve prendere provvedimenti così imponenti e radicali come il nostro, non potrebbe trovare a lungo nel popolo la copertura che esige per misure così incisive [...]. Esso deve per contro prendere tutte le predisposizioni propagandistiche per portare l’intero popolo dalla sua parte. Se questo governo sarà deciso a non cedere mai, mai e poi mai e in nessuna circostanza, non avrà bisogno di servirsi del potere morto delle baionette, alla lunga non potrà contentarsi di sapere di avere dietro di sé il 52 per cento, per terrorizzare con esso il restante 48 per cento; esso considererà viceversa quale suo prossimo compito la conquista del restante 48 per cento.
Ciò non sarà possibile soltanto attraverso il lavoro pratico. Il lavoro pratico del governo dovrà essere spiegato al popolo. Noi abbiamo fondato un ministero per l’educazione e la propaganda. Questi due termini non esprimono la stessa cosa. L’educazione popolare (Volksaufklarung) è nella sua natura qualcosa di passivo, la propaganda invece qualcosa di attivo. Non possiamo contentarci di dire al popolo solamente quello che vogliamo e dare spiegazioni sul come lo facciamo. Noi dobbiamo affiancare a questa informazione una propaganda attiva, una propaganda che persegue l’obiettivo di convincere la gente. Non basta conciliare più o meno la gente con il nostro regime, convincerla a starci di fronte in modo naturale, vogliamo adoperarci perché la gente si voti a noi, affinché anche idealmente capisca che quanto si verifica oggi in Germania non solo deve essere, ma può anche essere accettato.
In questo campo il movimento nazionalsocialista ha già compiuto un enorme lavoro preparatorio. Se in questi 14 anni che ci stanno alle spalle [...] abbiamo ottenuto successi senza precedenti, ciò è in gran parte da attribuire al fatto che come giovane movimento rivoluzionario abbiamo dominato abilmente tutte le forme moderne di influenzamento delle masse, che non abbiamo praticato la propaganda a tavolino, ma che come veri Fuhrer di popoli siamo venuti fuori dal popolo stesso e non abbiamo mai perso l’intimo contatto con il popolo. Uno dei vantaggi più grandi della nuova propaganda governativa consiste nel fatto che possono ora essere utilizzate per il nuovo stato le attività degli uomini che fino a ora sono stati i principali responsabilità della propaganda nazionalsocialista.
Propaganda — una parola spesso oltraggiata e fraintesa. Il profano pensa a qualcosa di deteriore o addirittura di spregiativo. La parola « propaganda » ha sempre un sapore amaro. Se però analizziamo la propaganda nelle sue più riposte cause giungeremo a risultati diversi. Il propagandista deve essere il miglior conoscitore delle anime. Non potrò convincere nessun essere umano della necessità di una cosa, se non saprò toccare la corda che farà risuonare la sua anima.
Non è vero che la propaganda rappresenta solamente rozze frasi fatte, non è vero che il propagandista non fa altro che somministrare alle masse in forma rozza, allo stato bruto pensieri complicati. Il propagandista non deve solo conoscere in generale l’anima del popolo, deve anche capire le vibrazioni segrete dell’animo popolare in una direzione o nell’altra. Il propagandista non si rivolge solamente al popolo nel suo complesso, ma anche alle sue singole parti: egli parla all’operaio, al contadino, all’uomo di città, al tedesco meridionale e al tedesco settentrionale, egli deve saper parlare alle diverse categorie professionali e alle diverse confessioni. Il propagandista deve sempre essere in grado di parlare la lingua che la gente capisce. Queste capacità sono le premesse essenziali per il successo [...].
Dei metodi della propaganda non può giudicare un esteta qualunque. Un giudizio decisivo può essere dato solo sulla base del successo. Perché la propaganda non è fine a se stessa ma un mezzo per raggiungere uno scopo. Se con questo mezzo abbiamo raggiunto lo scopo, vuol dire che il mezzo è buono; se poi corrisponda in ogni caso a criteri estetici è indifferente. Se però lo scopo non è stato raggiunto, vuol dire che il mezzo era cattivo. Lo scopo del nostro movimento era quello di mobilitare uomini, organizzarli e conquistarli all’idea nazionalrivoluzionaria. Questo scopo — neanche il più maligno potrebbe contestarlo — è stato raggiunto; con questo è stato pronunciato anche il giudizio sui nostri metodi propagandistici. Il nuovo ministero non ha altro scopo che mettere la nazione compatta dietro l’idea della rivoluzione nazionale. Se lo scopo verrà raggiunto si potranno condannare pure i miei metodi, ma sarebbe completamente indifferente, perché il ministero in questo caso avrebbe raggiunto con il suo lavoro i suoi obiettivi. Se però lo scopo non verrà raggiunto, potrei sempre dimostrare che i miei metodi di propaganda corrispondevano a tutte le regole estetiche; in tal caso però avrei dovuto diventare regista di teatro o direttore di una accademia d’arte, piuttosto che ministro per l’educazione popolare e la propaganda.
L’allineamento fra il governo rivoluzionario e il popolo richiederà un lavoro instancabile. Esso non potrà essere completato in due settimane, in due mesi o in due anni, sono però convinto che questo allineamento si compierà in misura crescente. I metodi che noi adottiamo, alla fine, dovranno convincere anche i più resistenti e i peggio intenzionati che la nostra linea è la linea giusta.
Il governo nazionale non ha intenzione di stare a guardare. Non vediamo nella Reichswehr una truppa a protezione della politica interna, ma una difesa e un’arma per i confini della Germania. La lotta politica interna la conduciamo attraverso il movimento popolare, che sta dietro di noi, e con il potere statale che sta sopra di noi. Nessuno potrà più mettere in dubbio che sia vano fare opposizione, moderata o radicale, contro questo governo. Questo governo non se ne andrà, è deciso a restare, ma realizzerà anche il suo progetto di trovare la necessaria risonanza nelle masse popolari.
Nel corso del tempo in tutti i campi, specialmente nella tecnica, si sono verificate trasformazioni rivoluzionarie. Noi viviamo oggi nell’età della radio, delle grandi manifestazioni di massa; parate di masse di 100-200-300.000 persone non sono più irraggiungibili.
I compiti più importanti di questo ministero devono essere i seguenti: in primo luogo bisogna centralizzare in una sola mano tutte le imprese propagandistiche e tutti gli enti di informazione popolare del Reich e dei Lànder. Deve essere inoltre nostro compito dare a queste istituzioni propagandistiche un impulso moderno, in conformità con il nostro tempo. Non deve essere la tecnica a sopravanzare il Reich, ma il Reich deve andare di pari passo con la tecnica. Il più moderno è buono a sufficienza. Noi viviamo in un’età in cui le masse devono schierarsi dietro a una politica. Il movimento nazionalsocialista e il governo della rivoluzione nazionale capeggiato da esso si basano esclusivamente sul principio della personalità. Il principio della massa e quello dell’individuo non devono contraddirsi. Al contrario, la vera personalità non si subordinerà mai alla massa, ma si verificherà il rapporto inverso. I moderni capi di popolo devono essere dei moderni re popolari, essi devono capire le masse, ma non devono adularle.
Essi hanno il dovere di dire alla massa che cosa vogliono e spiegarlo in modo che le masse lo capiscano. Il motto secondo cui i subordinati avrebbero intelligenza limitata deve scomparire in Germania una volte per tutte. [...]
È compito della propaganda statale semplificare idee complicate perché alla fine anche l’uomo della strada più umile possa capirle. Il popolo non è così irragionevole come comunemente si ritiene. [...]
Obiettivi e tecnica della propaganda nelle direttive di Joseph Goebbels
"Per la politica il carattere conta molto più dell'intelligenza: è il coraggio che conquista il mondo!"
(Joseph P. Goebbels)
Ultima modifica di Avamposto; 23-08-10 alle 21:24
Joseph Goebbels. Noi tedeschi e il fascismo di Mussolini.
Il testo che veniamo a presentare è stato pubblicato per i tipi Quaderni dei C.A.U.R. nel 1936, XIV anno dell’Era Fascista.
Il documento riveste particolare interesse storico in quanto evidenzia l’opinione sul fascismo di uno dei personaggi più influenti del Nazionalsocialismo, Paul Joseph Goebbels.
45 pagine, formato A4, copertina cartonata.
Prezzo al pubblico € 15,00.
"Joseph Goebbels. Modelli e forme di propaganda nel Terzo Reich"
di Vezzelli E.
Prezzo: € 12.00
Joseph P. Goebbels -
"Dal Kampf um Berlin al govrno del Reich"
(Antologia di scritti e discorsi 1927-1933)
Ultima modifica di Avamposto; 23-08-10 alle 21:29
"La propaganda è un'arte, non importa se questa racconti la verità!"
( Joseph P. Goebbels )
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