di S. Tramontano in prima pg. de ilgiornale.it del 31 10 2010
L’abuso e la menzogna: met*tete queste due colpe sulla bi*lancia.
Da una parte c’è un premier che telefona in que*stu*ra per aiutare una ragazzi*na sbandata, che nella vita si arrangia come può. Non è un ordine. Non è un diktat che arriva dall’alto. È solo un modo per non rispedir*la in comunità, da dove è già scappata più vol*te.
È un abuso di potere che offre un’altra possibilità a chi ha una vita già molto complica*ta.
L’altra è la menzogna di un uomo che ha fatto in fretta a iscriversi al partito dei giusti.
Uno che fa il moralista di pro*fessione ma non trova scan*daloso dare le chiavi di casa al cognato, una casa che il suo partito ha ricevuto in ere*dità da una vecchia signora che sperava così di sostenere la sua causa e i suoi ide*ali.
Fini, dicono ora i pm, ha truffato solo se stesso. E per questo hanno chiesto di archiviare tutto.
Sarà il gip a decidere.
Ma Gianfranco resta ancora indagato. Un presidente della Camera indagato.
È stato furbo: ha blandito i giudici, si è iscritto al loro partito e in cambio ha otte*nuto quel segreto istruttorio che a gente come Berlusconi non spetta mai. Tutto l’affare Montecarlo è rimasto sotto co*perta, per lunghi mesi il procedimento era solo per ignoti.
Il Fini indagato era un fantasma, una spruzzatina di bian*chetto.
E così lui, i Bocchino, i Granata potevano alzare la testa e dire: chi è inda*gato deve stare fuori dalla politica.
La ve*rità su Fini, su Fini indagato, si è svelata quando ormai non faceva più male.
Ma questo non fa del cognato di Tulliani un uomo d’onore.
Chi salverà Fini dalle sue menzogne?
Perché Fini ha mentito a se stesso, al suo passato, alla sua storia, ai suoi compa*gni di partito, a tutti quelli che hanno cre*duto in lui, sostenendolo e finanziando*lo.
Ha rinnegato i suoi ideali.
Ha conti*nuato a mentire anche quando i suoi elettori chiedevano: ma perché quel si*gnorino di Tulliani sta lì a Montecarlo? Come c’è finito in quella casa che appar*teneva ad An?
Nulla. Il presidente della Camera non ha mai dato una risposta convincente. Prima ha alzato le spalle sprezzante.
Poi ha messo giù su un fo*glio di carta otto scuse. Quindi come Bin Laden ha lanciato via web un messaggio urbi et orbi.
Il concetto era più o meno questo:
se la casa è veramente di mio co*gn*ato mi dimetto da presidente della Ca*mera.
Bene, le carte dei pm dicono che la firma del locatore e del locatario è la stessa.
Tulliani in pratica fa due parti in commedia. Fini da ieri lo sa ufficialmen*te. Ma non si è dimesso. Fini a mollare la poltrona non ci pensa assolutamente. La verità è che la sua bugia non interessa a quelli che contano. I giornali dei giusti non ne parlano più: Fini deve restare al di sopra di ogni sospetto.
Non importa che abbia preso in giro gli italiani.
Tirare in ballo Montecarlo è qualcosa di scon*veniente, è dossieraggio, è porcheria.
Tutte queste accuse hanno un solo sco*po: coprire una menzogna, non sporca*re la faccia del neo antiCav.
La differenza è che Fini non è come il Cavaliere.
Non è Berlusconi da sbattere sempre in prima pagina.
Non è da tre lu*stri sempre l’uomo da battere.
Berlusco*ni è colpevole anche per uno starnuto.
Fini è il nuovo anti Berlusconi che va pro**tetto e tutelato in ogni modo.
È per que*sto che l’abuso di Berlusconi non varrà mai la menzogna di Fini. Questa è la giu*stizia dei due pesi e delle due misure.
saluti




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